Tu scapperesti? 24


Ne ho girate di città italiane, da Firenze a Milano, da Bologna a Torino e da napoletano cresciuto nel rione sanità ogni volta che becco il classico espertone di criminologia, che vuole parlare e straparlare con me di Napoli e del Sud (dopo averlo vissuto e conosciuto attentamente attraverso “studio aperto” e “tg2”), poi arriva il momento in cui pongo sempre la stessa domanda. E lo/li lascio puntualmente con la bocca spalancata e le pupille rivolte verso il vuoto, verso l’ignoto ed infinito universo.
“Ma tu, Xxx”, dimmi una cosa: tu emigreresti da un quartiere, da una città, da un paese, in cui hai: burocrazia zero, poco lavoro da fare e buona quantità di soldi facili da guadagnare, simulacri del consumismo (smartphone, rolex, abbigliamento alla moda) sempre disponibili, moto e auto di ultima generazione sotto al culo? Dimmi tu, Xxx, tu sinceramente scapperesti da un posto del genere?”
Ecco, la risposta è il vuoto più assoluto. Qualche attimo di “ebbè, beh, cioè, boh, ma…” ma poi nessuno (nessuno!) crederebbe mai che in Italia, cioè in questo stato, governo, nazione che inizia da Roma e finisce ai confini con la Svizzera, l’Austria, la Slovenia e la Francia, potrebbe mai esistere un posto del genere. E invece è così.
Ricordo ancora da adolescente di aver visto smartphone di ultima generazione, quando al Nord secondo me ancora comunicavano con il telegrafo. Ricordo di aver visto auto e moto come neanche a Montecarlo. Ricordo di aver visto jeans e scarpe, Levis e D&G, Cesare Paciotti e Nike, forse prima ancora che fossero sfilati in passerella o sponsorizzati in tv.
Ma è così che funziona nei sud del mondo. Me l’ha raccontato benissimo un frate francescano che è stato per un bel periodo della sua vita tra le favelas brasiliane: “in ogni favela in cui entravo, tra mura di cartone luride, la povertà, l’ignoranza e il degrado più assoluto, non potevano mai mancare due cose: la tv e la Coca-Cla”. Si chiama, mi spiegò: “esorcizzazione del ghetto”.

Che la società, la nostra società, e mi riferisco a quella occidentale (neanche a quella italiana) sia drogata di benessere, credo sia un’affermazione a dir poco ovvia e scontata.
Oggi, a 13 anni, avere uno smartphone con facebook e whatsapp, e’ un tuo fottutissimo diritto. E non importa che tu sia figlio di un ricco imprenditore del bresciano o il figlio di un sottoproletario del rione sanità che vende i calzini fuori alla stazione. Tuo padre ha il dovere morale di comprartelo. E questa “droga di benessere”, questi disvalori che sono diventati l’essenziale, questo bisogno di apparire che da vezzo è diventato necessità appartiene al rione Italia, al rione occidente, non sono al rione Sanità.
Certo allora il lettore o l’ascoltatore attento potrebbe chiedere: “bhè, ma allora con questo vuoi dire che è un problema di fine, e non di mezzo? Cioè di scopi e di obiettivi da raggiungere, il problema non è (solo) lo strumento che utilizzi per raggiungerli e perseguirli?”

Ora io me ne frego nel continuare a battere il ferro sul discorso che in fondo Rolex e Louis Vuitton sono il sogno del 90% di chi mi sta leggendo, e i soldi hanno sempre fatto star bene tutti. Non voglio avere così facilmente e banalmente ragione. Io qui mi voglio arrogare il diritto di dire la mia sul mezzo per raggiungerli, e cioè quel nascere, crescere e vivere nel rione Sanità di cui tanto si sta straparlando in questi giorni, visto che in questi si sta arrogando il diritto di farlo una cosiddetta commissione antimafia, capeggiata niente poco di meno che da Rosi Bindi da Sinalunga, paesino di 13mila anime della provincia senese.

Il rione Sanità, così come tanti rioni del sud del mondo, sono i rioni dalle domande sbagliate. Succede qualcosa di mediaticamente sconvolgente? Il giorno dopo tutti a chiedersi: come combattere i criminali, come debellare il “cancro”, come sconfiggere la malattia? Risposta: repressione. Esercito e carri armati da mandare, bisogna vincere la guerra.
E mai nessuno a porsi la domanda esatta: vuole questa gente liberarsi da quel cancro, da quella malattia? E se credi che la risposta sia no, perché?

Tu Xxx che in questo momento mi stai leggendo, dimmi una cosa: tu emigreresti da un quartiere, da una città, da un paese, in cui hai: burocrazia zero, poco lavoro da fare e buona quantità di soldi facili da guadagnare, simulacri del consumismo (smartphone, rolex, abbigliamento alla moda) sempre disponibili, moto e auto di ultima generazione sotto al culo? Dimmi tu, Xxx, tu sinceramente scapperesti da un posto del genere?


24 commenti su “Tu scapperesti?

  • serpiko

    Bell’articolo che propone un punto di vista sconosciuto ai più, me compreso.

    Mi era chiaro che il problema sia la volontà di chi abita in questi Rioni e vorrei chiederti quale sia la tua opinione in merito alla risposta per la domanda esatta.

    • CogitoergoVomito

      Serpiko la domanda é ovviamente provocatoria … dovrebbe (o vorrebbe lasciare intendere) che per capire certi fenomeni bisogna possedere delle attrezzature culturali, e con ciò mi riferisco sia a chi è dentro che a chi è fuori al sistema.

  • fma

    Nel fondo devo essere rimasto un ingenuo se mi torna spontaneo chiedermi: ma al rione Sanità proprio tutti con lo smartphone il Rolex e la moto sotto il culo?
    Domanda sbagliata?

    • Mumon89

      Lungi da me rispondere al posto dell’autore, secondo me è una domanda leggitimissima e la risposta fa la differenza tra l’oggettiva osservazione ed il pregiudizio.

    • CogitoergoVomito

      Si Fma domanda sbagliata. Secondo me non cambierebbe qualcosa se fosse uno swatch, piuttosto che un berretto o uno zaino…la differenza (ed il problema) non sta nel simulacro del consumismo di turno, ma il significato che si attribuisce ad esso per sghettizzare la propria immagine.

      • fma

        Tu puoi uscire dal ghetto, ma il ghetto non uscirà da te?
        Se al rione Sanità la pensano tutti così le domande non sono né giuste né sbagliate, ma inutili.

        • CogitoergoVomito

          Eh? “Tu puoi uscire dal ghetto, ma il ghetto non puoi uscire da te? ” Scusa da dove o da cosa lo evinci questo pensiero?

          • CogitoergoVomito

            Ovvio che puoi uscirne… nulla è impossibile. Ma il problema secondo me, è avere le attrezzature culturali per “capire” prima di “fare”. I miei posti hanno percentuali di dispersione scolastica altissime. La scuola dell’obbligo non esiste. Si cresce tra famiglie disagiate e quartieri sgarrupati. Tu fma (prima di essere fma) sei stato la scuola e l’università che ti hanno consigliato/ imposto i tuoi genitori, sei stato la famiglia che ti ha accudito/cresciuto…e se in una comunità le prime istituzioni fallimentari sono la scuola e la famiglia, stiamo parlando delle basi, delle fondamenta di una società. Ma uscirne, quello mai, non è mai impossibile.

  • Mumon89

    Se avessi il Rolex, la moto e lo smartphone e vivessi allegramente, probabilmente non scapperei. Ma c’è sempre chi sta dall’altra parte della barricata e spesso più che non volere non può scappare, non così semplicemente come si crede.

    • anna

      ….a gambe levate scapperei!!!!
      ma perchè sono così importanti le cose che hai elencato? così irrinunciabili? Sono quelle le cose che ti rendono sereno, appagato??
      Credo che sia una storia complicata quella napoletana.Complicazione che viene da lontano. Da dominazioni. Da politiche scellerate e immonde. Da mancanza di istruzione, che si traduce in mancanza di responsabilità e presa di coscienza. Sopratutto da mancanza di modelli nell’età dove i modelli e i punti di riferimento ti “formano”.
      Il rolex e le moto e i soldi sono stati i modelli. E averli con la sopraffazione, il ricatto, la violenza.
      Perchè non lo dici questo? Non ti vengono serviti su un piatto d’argento, senza pagare un prezzo. E chi per un merdosissimo orologio o smartphone o abitio griffato perderebbe la pace, la certezza di essere vivo il giorno dopo. Chi camperebbe con il rischio quotidiano di essere arrestato, picchiato, torturato, incaprettato.
      Tu questo non lo dici.
      E chi ha avuto una famiglia dove si è parlato di valori, dove i valori sono stati “modelli”. Dove una bella serata è quella trascorsa a parlare, a tavola, di un libro, di una poesia, di teatro, di lavoro, di politica ecc. Chi da un valore agli amici, chi cerca di trovare il tempo per aiutare qualcuno…ti assicuro che si sente fortunato e se fotte di quegli oggetti da bulli, che non fanno la differenza, nella vita.
      Questo non toglie che il problema nel rione sanità c’è. E che la politica dovrebbe averlo risolto da un pezzo.

      • Mumon89

        Credo che ci sia un fraintendimento di fondo. Personalmente, credo che chi è “bullo”, ossia chi ha quegli oggetti che trovo inutili almeno quanto te, lo è solo in parte per costrizione. Ciò non è valido solo nel Napoletano, ma in ogni dove. Il senso del mio commento era il seguente: se fossi il bullo non me ne andrei perchè in quella condizione immonda ci sguazzo vivendo di sopraffazione. Se sono una persona per bene ed ho modo di scappare, certamente scappo, ma spesso la dinamica è talmente complicata da non consentire di scappare così, a gambe levate. Ed allora si scambia la costrizione con connivenza e via di pregidizi…una storia che si riversa da decenni sul sud in generale.

      • CogitoergoVomito

        Anna forse la tua posizione è legittima ma, ora io non ti conosco personalmente però vorrei chiederti se da Italiana hai mai sentito la stessa necessità di scappare dopo che:
        – Per vent’anni hai vissuto in un Paese governato da un tizio condannato per evasione fiscale
        – Per vent’anni hai vissuto in un Paese governato da un partito fondato da un condannato per associazione mafiosa
        – Vivi in un Paese in cui quasi un giovane su due è disoccupato, è il tuo Governo ha speso 14,5 miliardi di euro per comprare dei Caccia F35
        …Devo continuare?
        Mi chiedi “ma perchè sono così importanti le cose che hai elencato? così irrinunciabili? Sono quelle le cose che ti rendono sereno, appagato?? Credo che sia una storia complicata quella napoletana.Complicazione che viene da lontano. Da dominazioni. Da politiche scellerate e immonde.” perché ovviamente le politiche che subisci ed hai subito per vent’anni in Italia sono state sempre dettate da giustizia, onestà e trasparenza?
        Mi dispiace, ma la vita funziona così: ognuno è libero di “scappare”, ergo di indignarsi per ciò che vuole. C’è a chi potrebbe risultare insostenibile vivere al Rione Sanità e a chi potrebbe risultare insostenibile vivere in Italia. O a chi potrebbe risultare insostenibile vivere alle Cayman o in qualsiasi altro paradiso fiscale, tant’è l’onestà e la purezza d’animo.
        O forse la verità è che per ogni luogo, a scavare bene, ci sia sempre un motivo per scappare ed anche un altro per restare?

  • Django

    La bellezza di questo pezzo è che mette tutto sotto la luce giusta. in fin dei conti la (questa) società non è altro che una cella di galera con brutti ceffi ma solo ad una diluizione maggiore.

      • Anna

        oh, condivido ogni parola sullo splendido ( e ahimè realistico) quadretto politico degli ultimi vent’anni. Ma possiamo tranquillamente allargarci agli ultimi cinquant’anni. Clientelismo democristiano. Oppressioni cattoloiche. Sepolcri imbiamcati, buonismo religioso., modello famigliare improntato sulla perfezione di facciata.
        Poi gli ultimi vent’anni devastanti.
        Come non essere d’accordo?
        Però non è detto che ci si debba piegare.
        Non è detto che debba prevalere l’istinto di scappare. Lo so,lo so, non è facile, ma si può anche lottare.
        Si può anche ascoltare la voce dell’anima che si ribella!!
        Sono nati così i cambiamenti epocali. Non voglio voltarmi dall’altra parte, vomitare e decidere di scappare. NO. Perchè abbiamo anche una storia di uomini e donne coraggiose alle spalle. Di morti per cause comuni che potevano voltarsi dall’altra parte e vivere.Vivere male ma VIVERE. Io non li dimentico. Loro sono i miei modelli. Non i ladruncoli governativi. I cogliencelli televisivi di turno.
        E’ chiaro che un rolezx e una bella moto fanno deviare i pensieri, sono simboli di comodo. Sono oggetti di schiavitù. Ma io non perdo la speranza. Non mi giro dall’altra parte. Vomito in faccia alla classe dirigente e politica che permette questo.. E cerco di fare il possibile, con le parole e i fatti, per resistere, nel mio paese e in tutti i rioni sanità d’Italia,

        • CogitoergoVomito

          Anna chi dice o chi direbbe il contrario. Anch’io sono riuscito ad estraniamo da quel mondo, come te, come altri milioni di persone. E quindi? Mica stiamo parlando di me e di te, sembra che tu l’abbia presa sul personale…il mio è solo un tentativo per indurre ad un cambio di prospettiva, a vedere il mondo dalla parte non solo dei vincitori ma anche dei vinti.

          • Anna

            Infatti! Parliamo di me e di te e di quei milioini di persone che non si sono piegati ai simboli citati nel post.
            Un problema grande come quello da te esposto non può MAI rigurdare un me o un te,,,,E’ un grande problema sociale.
            Di modelli e politiche assassine (scusa, mi ripeto).
            Ma quanto ha influenzato il berlusconismo, questo modo di pensare. Il lusso come priorità nella vita. La figaggine in politica. Il denaro che compra tutto e tutti. E’ radicato. E’ terribile. Forse non si rimedia più??? Non voglio perdere la speranza.

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