Nota di MC: Pubblico questo articolo perché adoro le opinioni controcorrente, ma non lo condivido. Anche io sono convinto che nel nostro ed in molti altri paesi del mondo, le donne siano discriminate e sopravvivano sacche di odiosa arretratezza culturale. Nello stesso tempo penso che la generalizzazione e la denigrazione di certe culture non siano adeguate ad un uomo pubblico, specialmente con l’aria di guerra santa che c’è in giro. E’ corretto dire la ciò che si pensa, ma occorre pensare a come verrà estrapolato e a quale uso ne faranno i media. Nelle parole del ministro degli interni della Repubblica Italiana, molti ci avranno letto la giustificazione per l’odio viscerale che portano a certe genti ed a certe culture. Generalizzare su certe cose è una libertà che ci possiamo permettere noi, gente comune. Un uomo politico, in piena guerra di religione e con le tensioni razziali che ci sono in questo momento, non può assolutamente.
“Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E’ una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario“. Il ministro dell’Interno Amato, al convegno su Islam e integrazione, voleva puntare l’accento sulle tradizioni piuttosto che sulle religioni: ma ha usato una frase che ha fatto discutere. Amato lo ha più volte ricordato: fino agli anni ‘70 si trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle che ora in Italia sono importate dagli immigrati di certi gruppi musulmani.
Il ministro ha sottolineato nel suo intervento che l’integrazione “passa anche di qua: attribuire alla tradizione ciò che appartiene alla tradizione che non vuol dire negare Dio” ma semmai “l’io” che domina negli atteggiamenti patriarcali e maschilisti. Dobbiamo evitare di imputare a Dio - ha ribadito - il Dio dei cristiani e dei musulmani, che in realtà è lo stesso, ciò che è da imputare invece agli uomini”.
(dalla dichiarazione del ministro Amato riportata da Repubblica)
Difficile che io mi riconosca nelle dichiarazioni di un rappresentante della classe politica italiana. Ma questa volta, spiacente per la levata di scudi che queste parole hanno suscitato, voglio stringere la mano a Giuliano Amato per il coraggio di dire a chiare lettere ciò che in molti pensiamo e che quasi nessuno osa dichiarare. Si chiama politically correct ed è una clamorosa e acclarata forma di ipocrisia.

Mia nonna materna era siciliana, di Naso, in provincia di Messina. Ancora oggi ho dei parenti in Sicilia, a Capodorlando (Messina) e ad Adrano (Catania). Il primo viaggio in Sicilia lo facemmo a bordo di una gloriosa 500 Fiat quando io avevo solo sette anni. Non c’era la Salerno-Reggio Calabria e il viaggio durò due giorni all’andata e due giorni al ritorno. Fu come approdare su un’altro pianeta (parliamo del 1970): uomini vestiti di nero seduti in piazza, donne vestite di nero e con il fazzoletto in testa dietro le imposte accostate, a spiare l’arrivo degli “stranieri”. Ricordo mio padre, giovane uomo abituato alla realtà di Roma, chiedere alla zia di mia madre: “Ma le donne dove sono?” Risposta: “Intra!” ovvero dentro. Recluse. Mio padre e mia madre erano già stati a Capodorlando in viaggio di nozze, nel 1960. All’epoca mio padre si rese protagonista di un episodio che rischio di sfociare in tragedia. Passando per la strada in motoretta, mia mamma seduta di dietro, scandalosissima nei suoi attillati pantaloni stile Capri, ebbe l’ardire di salutare con un cenno della mano delle ragazze che transitavano per la strada. Un gesto dettato dall’entusiasmo del momento, dalla vacanza, dalla spensieratezza di un ragazzo novello sposo di soli 23 anni. Poche ore dopo, visto che tutto il paese sapeva chi fossero quei due stranieri in motoretta e da chi fossero ospitati (esattamente come succederebbe oggi, ne sa qualcosa la sorella di Loredana in quel di Mondragone), alla porta della zia di mia madre si presentò un uomo armato di fucile da caccia. Si, avete letto bene. Chiedeva che l’onta arrecata all’onore di sua figlia, una delle ragazze maldestramente salutate da mio papà, venisse lavato con un impegno da parte dello straniero a sposare la fanciulla disonorata. Peccato che mio papà fosse fresco di nozze con mia madre. L’uomo sbraitò, minacciò di usare il fucile e la zia di mia madre nonché il mio papà furono costretti a profondersi in scuse, arrecando come giustificazione il fatto che quei due sposini scandalosi in fondo non avevano colpa, era il “continente” ad averli resi così… spregiudicati. Veniamo ad un episodio più recente. 1985, mia cugina di secondo o terzo grado (mai capiti di gradi di cuginanza), nata e cresciuta a Capodorlando, cittadina turistica e quindi “scafata” da un punto di vista di liberalità di costumi, si fidanza con il figlio di uno dei notabili del paese. Lui la gonfia di botte tutte le volte che gliene salta l’estro in quella testa vuota da talebano. Io sono lì in vacanza, decido di affrontarlo nonostante il parere contrario dei miei e, naturalmente, quello di mia cugina ( “masculu iè, accussi fanno i masculi”, mi perdonino i siciliani per la pessima grafia di quello splendido dialetto) e di sua madre (”e se poi non se la sposa più? Una che è stata fidanzata e viene lasciata è disonorata, nessuno la vuole una ragazza usata” dove per “usata” non dovete pensare ad una che abbia consumato uno o più rapporti sessuali con il fidanzato, ma semplicemente una ragazza che sia stata vista in giro con un ragazzo). Insomma, affronto il soggetto in questione il quale coglie l’occasione per portarmi a parlare in riva al mare, luogo isolato. Ci vado e gli dico cosa penso di lui e del suo comportamento. Tra l’altro mi era stato riferito che si trastullava con più di una fanciulla del posto, alla faccia di mia cugina che si struggeva di pena e di botte. Lui ridacchia, si atteggia a uomo di mondo, mi spiega che io non posso capire perché vengo dal “continente” ma che lì le cose vanno esattamente così. Che le donne siciliane sono abituate alle botte e ad eseguire gli ordini dei maschi perché loro non sono “bottane”. Prima ancora che io possa elaborare il pensiero che con questo tipo di sillogismo anch’io sono una “bottana”, il signore in questione mi salta addosso. Ne riceve un manrovescio che ancora non si spiega da dove sia piovuto quel meteorite e l’invito ad andarsene a quel paese insieme a tutti quelli come lui. Torno da mia cugina e mi faccio un dovere non di dirle che quello stronzo ci ha provato con me (e forse è stato un grosso errore) ma di invitarla a venire a Roma, a casa nostra, di trovarsi un lavoro, una vera vita, di lasciare Capodorlando e tutta la Sicilia. Lei scuote la testa e mi fa capire che il padre del bastardo è uno che conta, che loro sono orfane di padre (c’è un’altra cugina, più giovane), che non hanno un uomo in famiglia e questo in Sicilia può essere un grosso problema (praticamente come a Kabul durante il regime dei talebani), che non può permettersi di disonorare la propria famiglia con una fuga, perché anche sua sorella in quel caso avrebbe rischiato di rimanere zitella a causa delle sue scelte. Morale: mia cugina ha sposato il soggetto, a che so io continua a farsi gonfiare di botte nel segreto della bella casa di lusso che lui le ha messo su. Tutti sono soddisfatti, mia zia è una signora vedova ma rispettata, l’altra cugina ha potuto a sua volta sposarsi.
Non sarà così dappertutto, per carità. Ma a me la Prestigiacomo che si indigna e La Russa che fa la voce grossa per quello che ha detto Amato mi fanno ridere. Sarebbe stato più giusto se avessero preso Amato da una parte e gli avessero sussurrato con voce roca stile Padrino: “Giuliano, statti mutu!”
Di: Laura Costantini
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Tag: comunicazione, discriminazione, memoria, propaganda, razzismo, scontri, società-civile
Laura Costantini
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16 Luglio, 2007 a14:36
Pingback da MenteCritica · Caccia al terrone
14 Luglio, 2007 a 10:12
Doxaliber
Io sono stato due volte in Sicilia, non erano gli anni 70 ed ero in compagnia di amici ed amiche, mi è rimasto un bel ricordo.
La mia è una famiglia particolare, mio padre, ed anche tutti i suoi fratelli (tranne uno) hanno sposato donne settentrionali, del Piemonte, del Veneto e della Lombardia. Mia zia di Mantova, non molto tempo fa, mi raccontò che quando si fidanzò con mio zio molti suoi amici ed i parenti stretti, senza farsi sentire da mio zio, a parte la loro contrarietà al matrimonio, gli disserò di stare attenta a quello che avrebbe fatto una volta scesa giù. Di non vestirsi scollata, di non guardare gli uomini e cose così… Mia zia prese alla lettera questi consigli e scese in città, in pieno agosto, con una maglietta a maniche lunghe ed a girocollo, quando arrivò a casa di mia nonna lei la accolse con un vestito molto scollato, mia zia invece stava per andare a mare ed era in costume da bagno. Mi disse che ci rimase malissimo e sentì di aver fatto una pessima figura…
Probabilmente comunque la città, in quei tempi, era diversa dall’entroterra e dalle zone rurali, ma a quanto ne so dai racconti di mia madre anche il Veneto conosceva situazioni di arretratezza culturale in alcune zone….
Mia madre Veneta e mia zia Piemontese, traferitesi nel meridione una volta sposate, si dicono sempre felicissime di essere venute qui.
Insomma, come dice MC, generalizzare, soprattutto se sei un politico, e soprattutto di questi tempi, non è mai un bene.
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14 Luglio, 2007 a 10:28
ASSU
Conosco questo post. Leggo Laura Costantini. Ritengo, tuttavia, che siano pensieri di tal sorta , spesso celati dietro l’innocente convinzione di raccontare coraggiosamente e senza pregiudizi, a fomentare le peggiori discussioni della rete che non rendono onore all’intelligenza di nessuno.
La mia risposta, semplice e per nulla polemica, ma contenente l’invito all’intelligenza, la trovate qui.
Link disabilitato per tentativo di scarico di componenti software. Ho invitato l’autrice a controllare. MC
Assunta Altieri
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14 Luglio, 2007 a 12:06
spes74
E’ difficile dare una risposta.
La prima cosa che mi viene in mente è la giusta osservazione di MC: non generalizzare.
Però leggere certi episodi mi fa ribollire il sangue, non soltanto in quanto donna ma soprattutto in quanto essere umano civile e in grado di pensare (come dovremmo essere tutti).
E poi mi sono immaginata in quelle situazioni. Probabilmente, conoscendo il mio carattere e il mio modo di pensare, sarei già stata ammazzata. Mai e poi mai mi sarei piegata a certe cose, anche se capisco che se la realtà è quella a volte ci si sente obbligati a fare determinate scelte.
Ad ogni modo dipende tutto dalla mentalità, finchè non cambia quella non cambiano neanche certe realtà (che ovviamente non sono tutte uguali).
Io abito in un paesino della Ciociaria e anche qui la mentalità maschilista unita a forti tradizioni religiose la fanno da padrone: io sto messa proprio male perchè non credo in dio, non vado a messa e soprattutto a 33 anni non sono sposata e non ho figli!
Sicuramente qualcuno pensa che questa mia scelta sia ben ponderata, per potermela spassare con più di qualcuno. Non è così e me ne vado avanti per la mia strada, non faccio caso a queste cose, augurandomi che le nuove generazioni comincino a pensarla in modo diverso.
P.S.: racconto un piccolo episodio (ma ce ne sarebbero tanti). Qualche anno fa ho lavorato con un fotografo professionista e facevo vari servizi fotografici per conto di questo fotografo (battesimi, comunioni ecc.). Un giorno, durante il pranzo per la prima comunione di una bambina, un signore (sulla sessantina) voleva farsi fare una foto con la festeggiata e cercava IL FOTOGRAFO. Andò a chiedere dritto filato al mio collega (in genere andavamo in due per il servizio completo, io la parte fotografica e il mio collega per la parte video) che lui aveva bisogno DEL FOTOGRAFO; il mio collega (ridendo e pregustandosi la scena) gli disse che ero io LA FOTOGRAFA, lui faceva il video. Il signore disse queste testuali parole: “Una donna fotografa? E’ mai possibile che una donna faccia la fotografa? Non può essere, fammela tu la foto (sottinteso perchè sei uomo)”. Il mio collega gli disse che non era in grado (non era vero) e che comunque non era suo compito, la fotografa ufficiale ero io. Il signore, molto riluttante, mi chiese se era vero che dovevo farla io e gli risposi: “LA FOTOGRAFA sono io, se ha bisogno della foto gliela faccio volentieri altrimenti lasci perdere”. Diciamo che mi ero un po’ alterata. Con la coda fra le gambe se l’è fatta fare. Qualche tempo dopo lo incontrai in piazza e mi fece molti complimenti (sentiti) per l’ottimo lavoro svolto, aveva visto l’album della bimba e gli era piaciuto molto, compresa la sua foto!
Purtroppo ancora oggi una donna per dimostrare quanto vale deve fare doppia fatica in confronto ad un uomo.
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14 Luglio, 2007 a 13:02
cruman
al di là delle generalizzazioni e dei casi specifici (ognuno potrebbe portare ad esempio casi estremi) e come ho scritto ultimamente, trovo incredibile che molte cose tremende si possano fare ma non si possono dire. Molte “attività” coercitive vengono in qualche modo considerate “normalità” o “culturali” poi però se qualcuno si permette di dirlo si scatena una bufera di indignazione, denunce, accuse di razzismo e scandali. Indignazione che non è nemmeno lontana parente dell’indifferenza con cui si ascoltano i resoconti di violenze inaudite.
Ripeto anche qui cose che ho già scritto: spesso il “rispetto” per certe culture ha giustificato storture umane inaccettabili e ha generato omertà o indifferenza nei confronti della sofferenza di un gran numero di persone.
Possiamo parlare anni del politically correct, di che cosa intendesse Amato, che sicuramente non intendeva che tutti i siciliani e tutti i pakistani si dedicano alla cinghia eccetera, ma un giorno mi piacerebbe sentire tanta indignazione anche per il dolore e non solo per le parole. E’ l’indifferenza che uccide non le parole. Vorrei ricordare anche il “va be’ è normale” con cui è stata accolta la notizia delle aggressioni e minacce di morte alle partecipanti del movimento di donne islamiche in ricordo di Hina, massacrata senza pietà dai suoi parenti e ora infangata perchè “puttana come le altre donne che la difendono”. Io non conosco il pakistan e fino a prova contraria crederò che questa non è “cultura”. Ma non c’è stata una sola persona di quelle che ora gridano allo scandalo, che abbia mosso un dito. Perchè se la sicilia (per fare un esempio) non E’ la mafia non significa che in sicilia non C’E’ la mafia.
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14 Luglio, 2007 a 13:36
freedom
sinceramente io da siciliano mi sento offeso da quello che ha detto amato, inviterei amato a farsi un giretto qui in sicilia magari perchè no qui in provincia di messina e vedere le nostre tradizioni siculo pakistane, e anche all’autore del post consiglio di farsi una bella vacanza sulla riviera jonica (senza rancore è!!) non nego che fino a qualche anno fa c’era una mentalità piuttosto conservativa di matrice cattolica e ancora adesso c’è qualcuno che può pensarla in un modo simile ma sono delle eccezioni (spesso in pensione) generalizzare è il primo passo verso qualcosa di più pericoloso e in in un paese con evidenti fratture interne non è la cosa migliore da fare
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 14:02
MenteCritica
Ho espresso il mio dissenso formale, ma non posso farci nulla, le donne coraggiose come Laura mi piacciono. E poi facciamo MC per dare voce a tutti.
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14 Luglio, 2007 a 14:20
freedom
mc@ se ti riferisci a me non ho criticato il post infatti nel post ho scritto “senza rancore”, ho solo detto la mia opinione sulle parole di amato
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14 Luglio, 2007 a 14:23
Giacomo
Salve a tutti, sono un ragazzo siciliano di 24 anni e abito in un paese (Furnari) abbastanza vicino a Capodorlando, quello di cui parla Laura Costantini nell’articolo. Nulla da eccepire sul contenuto dell’articolo, che riconosco in altri episodi che mi raccontano i miei genitori o i miei nonni. Voglio puntualizzare solo una cosa, rifacendomi proprio a quello che dice Laura, per evitare che qualcuno veda nell’articolo la giustificazione per il suo odio ingiustificabile verso il Sud Italia e in particolare la Sicilia. Semplicemente le cose non stanno più così: la tv, i media e le altre modernità, seppur forse con qualche anno di ritardo, sono arrivati anche qui. Ragazze e ragazzi escono insieme, vanno in discoteca, tornano la mattina dopo, nessuno si scandalizza più se vede una ragazza con un tipo e l’indomani con un altro, nessuno si scandalizza più se la propria ragazza è già deflorata (l’importante è ovviamente che non vada con altri mentre sta con me). Donne e uomini hanno anche qui la parità, sono sempre meno le donne che sanno cucinare e gli uomini non possono sdraiarsi sulla poltrona a guardare la partita mentre la donna fa le faccende di casa, altrimenti l’uomo viene accompagnato alla porta in malo modo. C’è ancora qualche anziano che borbotta se vede una ragazza con una gonna troppo corta (dopo ovviamente averne ammirato le gambe, perchè “masculu è” :-)) ma ovviamente nessuno lo caga neanche di striscio. C’è ancora qualche coppia scoppiata che fa finta di rimanere insieme semplicemente per non far parlare la gente, ma si tratta di casi sporadici, presenti soprattutto nelle classi più degradate della società o in qualche paese più dell’entroterra. Insomma, le cose non stanno più come una volta e, se non siamo come cultura simili al nord, poco ci manca. La parte che ci manca la acquisiamo sicuramente in calore: a parte le temperature che ultimamente sono state altissime, mi riferisco al calore umano, qui al sud siamo in genere più calorosi, vuoi perchè ci si impiccia dei fatti altrui, vuoi per altri motivi, ma è così, senza nulla togliere ovviamente a quelli del nord. Saluti a tutti!
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 15:32
Uyulala
Avevo scritto un post al riguardo:
http://spirtules.blogspot.com/2007/07/amato-e-le-esternazioni-siculo-afghane.html
In questo periodo mi sono abbastanza divertita a seguire gli effetti - tipo cerchi nell’acqua dopo il sasso - che le parole di Amato hanno scatenato. Laura Constantini racconta le sue esperienze e il vissuto familiare al riguardo, altri raccontano qualcosa di analogo o di diverso. Personalmente parto da un punto di vista culturale alquanto differente: il matriarcato in Sardegna è una realtà, non un mito, sebbene vi siano e vi siano state situazioni di sopraffazione del femminile, da noi si tendeva più che altro a procedere attraverso binari paralleli. Il guaio insorgeva quando un sesso sconfinava nei compiti dell’altro. Poi, violenze entro le mura domestiche esistono e son sempre esistite, ma questo capita al centro della Sicilia (o della Sardegna) come nei palazzoni delle periferie milanesi, come nelle vallate altoatesine.
Quello che mi premeva e mi preme invece ri-sottolineare è che nessuna cultura ha poi tanto da vantarsi della propria modernità, intanto perché non sempre è così specchiata come si vuole far credere, e poi perché, anche quando ci sia veramente, è stata frutto di conquiste lunghe, dolorose, impegnative. Non sono nella testa di Amato e non posso sapere quello che LUI volesse dire, però le sue pur infelici parole le ho intese in questo senso.
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 16:32
ASSU
A MC che parla di coraggio (?).
Personalmente, senza alcuna presunzione e in tutta franchezza, penso che si sia persa l’occasione di dimostrare che le donne – giacché vogliamo per forza darci delle etichette – sanno affrontare la stitichezza di pregiudizi generalmente diffusi, non con la diarrea da blog che ancora non si sa scrollare di dosso le mai obsolete e dannose discussioni sulle differenze fra Nord e Sud, non con un percorso dialettico da comari, quanto piuttosto da persone intelligenti che vanno oltre il proprio orticello.
Per lavoro, e per nomadismo interiore, ho vissuto in varie regioni d’Italia. Ho avuto modo di vivere sulla mia pelle diversi modi d’intendere e vedere, di acquisirne leggende e realtà, di constatare i percorsi evolutivi che, con troppo semplicismo, vengono negate, rimanendo ancorati a una visione che, purtroppo, devo definire sterile, non ponendo il giusto limite fra caso e genere.
Non mi interessa riportarvi ciò che i milanesi pensano dei romani, i torinesi dei milanesi, i siciliani dei modenesi, i napoletani dei genovesi. Certo, alimenterei la discussione e lieviterebbe di molto il numerino sotto al post: 20/21/22/…/50/…/63/…commenti, ma, in tutta onestà e senza nessuna ombra di ipocrisia, continuo a invitare a pensare prima di parlare e soprattutto prima di scrivere. Non è questa la popolarità che serve. Non è questo tipo di discussione che migliora la rete.
Assunta Altieri
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14 Luglio, 2007 a 17:08
MenteCritica
ASSU,
un paio di cose da chi la discriminazione l’ha vissuta per nascita e cognome.
Uno, non vedo nulla di male a dire che uno è donna o uomo. Non sono etichette, è un fatto naturale e, dal mio punto di vista, bello.
Due, quando si discute non si perdono mai occasioni. Le si creano.
Tre (non c’entra), mi sembra che aprendo il link che hai indicato ci sia un tentativo di installare sul PC qualcosa che penso sia pericoloso perché il mio firewall ed il mio antivirus sono scattati come molle.
Per sicurezza disabilito il link fino a quando non avrai fatto un controllo.
Al limite, se vuoi, possiamo ospitare il tuo contributo su MC.
Ciao
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 17:50
ASSU
Purtroppo penso che fomentare discussioni fra le differenze Nord-Sud non sia creare occasioni, quanto piuttosto navigare nel mare già assai navigato del contrasto razziale. Leggo anche con una certa regolarità Laura Costantini e questa sua presa di posizione mi ha lasciata di stucco. Non si tratta di coraggio, si tratta di dire a un branco di persone assetate: ecco, qui c’è un ruscello in cui abbeverarsi. E’ facile - non ci vuole coraggio - tirare fuori dal cappello una storiella e metterla sul blog. Tutti ne abbiamo qualcuna, tutti abbiamo visto almeno un’ingiustizia, almeno un’amenità. Ma non rendersi conto che da quando il fidanzato della cugina le è zompato addosso ad oggi sono passati un bel po’ di anni è terribile. Aver denunciato l’aggressione a suo tempo, quello sì che sarebbe stato coraggio. Alora come lo devo chiamare questo atteggiamento? omertà siculo-romanesca?
Così come ho trovato terribile accogliere solo i pareri favorevoli e cacciare via chi - peraltro fortemente provocato - andava contro corrente, perché mi si perdoni la precisazione, ma per quanto io abbia vissuto a Parma la maggior parte della mia vita, in Puglia ci sono nata e ci vivono i miei genitori e leggere offese quali quelle che sono impunemente rimaste spalmate fra i commenti, anzi fomentate dalle padrone di casa mi ha sconcertata e non certo perché io neghi l’evidenza, quanto piuttosto perché lo trovo un discorso da comari, e se volessi usare i toni che si sono usati dovrei dire “discorso da romani, anzi da burini, anzi da ciociari”. Ecco queste cazzate le sappiamo scrivere tutti, ma a che c***o servono? A niente. E in più, si continua a fare il gioco dei politici. Berlusconi in questo ha educato bene: scannatevi sulle cazzate, scannatevi fra di voi e lasciate che noi ci spupazziamo la vostra Italia.
Bé io in tutto questo non vedo l’ombra di coraggio.
Per quanto riguarda il “pericolo” dal link, non so. Mi hanno detto che presumibilmente è il counter: cercando di individuare l’IP si mentte in contatto con il pc, e alcuni antivirus lo identificano come virus, basta bloccarlo e non succede nulla. Comunque s-linka pure e sì, mi farebbe piacere che fosse pubblicato qui. Grazie.
Assunta Altieri
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 18:02
MenteCritica
@ASSU
Un piccolo OT in tema informatico.
Ti consiglio di rivedere il counter perché chiunque abbia un minimo di protezione, impedisce l’installazione dell’oggetto e quindi hai un idea falsata delle visite e delle proveninenze e se il counter non conta, non serve.
Poi, per il post, sarei felice di accoglierlo per aprire un civile contraddittorio che non puo’ che ammaliarmi visto l’amore che porto per la discussione garbata ed intelligente.
Noi abbiamo le nostre regole, ti pregherei di sottoporre, anche per motivi di copyright, il tuo post a questo link.
puoi inviare direttamente il codice HTML. Anche se in genere ci vogliono settimane per scodare le pubblicazioni, considerando il tuo diritto ad una replica di pari evidenza a quella di laura, mi impegno a cercare di immetterti nella prossima settimana.
Attendo il tuo invio. Grazie.
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 18:28
spes74
@Assu
Se fosse tutto così semplice come la vedi tu non ci sarebbe tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora. Ho parlato di mentalità perchè dipende tutto da quello e mi fa ben sperare che Giacomo, il ragazzo siciliano che ci ha lasciato un commento, la pensi così: finalmente la mentalità sta cambiando. E non è affatto così semplice, ci sono cose molto ben radicate (è ovvio che sia così ovunque, non serve certo ripeterlo).
Siamo apposta qui per parlarne e per confrontarci, è anche così che si cambiano certe cose (per la bacchetta magica ci stiamo attrezzando)
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 21:41
Uyulala
@ ASSU: Sinceramente non ci vedo nulla di male a osservare la realtà così com’è, anche quando ciò che vediamo non coincide esattamente con quello che vorremmo vedere. Non esistono offese nelle constatazioni, solo punti di vista che non sempre coincidono. Se nella tua esperienza non hai avuto occasione di sperimentare o assistere a comportamenti sessisti o discriminatori nei confronti delle donne, mi fa piacere per te, ma questo non significa che essi non vi siano.
Ci sono ragioni in parte fisiche e in parte culturali se le società umane si sono evolute tendenzialmente tutte in una direzione maschilista: l’uomo è fisiologicamente più forte della donna a causa degli ormoni sessuali, nelle società che nascono da una necessità di caccia o di difesa del territorio è inevitabile che prevalga il maschile. Poi nel tempo tale predominio fisico è stato codificato con usanze, con leggi, con motivazioni religiose, con il radicarsi di stratificazioni costituite da un intreccio non districabile di tutte queste cose. Prendiamo la cosa per quella che è. Il femminile sta reclamando la sua importanza in tempi relativamente recenti ma tanti passi sono ancora da fare. Questo rende ragione di realtà anche vicinissime geograficamente che però presentano differenze a chiazza di leopardo nel modo di riequilibrare maschile e femminile nell’ordine della società. A constatare questo non c’è nulla di male né alcunché di offensivo. Il male risiede semmai nel NON VOLER vedere le nostre realtà variegate e in divenire, assumendo come dato di fatto che nelle altre società vi sia solo abominio e arretratezza. Guardando dentro noi stessi (personalmente e collettivamente) si cresce e si scoprono più affinità di quanto le apparenze non ci mostrino.
[Rispondi a questo commento]
14 Luglio, 2007 a 21:57
MenteCritica
Mi sembra che il dibattito si stia sviluppando in pieno stile MC. Opinioni diverse discusse con calma e civiltà.
Bene.
[Rispondi a questo commento]
15 Luglio, 2007 a 1:20
ASSU
Scusate, ma qualcuno si è preso la briga di leggere quello che ho scritto? Mi occupo di comunicazione da oltre quindici anni, lavoro con Internet da quel dì che “Internet? Mah, io devo ancora mettere a norma l’impianto elettrico!”, ho partecipato ad alcune fra le più belle list italiane (cito: ADCI e ZONKER’S ZONE) e dell’annosità di discussioni come Nord-Sud ne ne posso più, giacché è difficile che il discorso non scivoli nel banale e nell’offensivo, come è successo a seguito di questo post, non perché sia particolarmente pungente, ma per l’atteggiamento successivo di alimentare quanti hanno commentato con una serie di offese dirette ai napoletani, ai siciliani, ai pugliesi. Non considerazioni di carattere storico, ché sarebbe utile, per esempio che qualcuno rinfreschi la storia non limitandosi alle quattro frescacce che propone la scuola. Magari iniziando a non osannare Garibaldi che con il suo codardo obbedire ha segnato il primo grande declino del Sud, continuando con Cavour, eccetera. Non voglio mica tenere una lezione. Voglio solo dire che se veramente si vuole affrontare il discorso in maniera civile non si può, non si deve fomentare livore e offesa. Tutti cattivi e terroni, tranne i romani che sono intoccabili. Brava gente. Bé, la differenza fra me e chi scrive queste cavolate sta nel fatto ch’io sono convinta che ci siano fra i romani persone civili, oneste, educate e persone incivili, disoneste e maleducate (e non a caso uso questo termine piuttosto che ineducato).
Portare avanti una discussione così complicata, senza sfociare nell’insulto gratuito da infima categoria, richiede coraggio e temperamento. Basta verificare come Loredana Lipperini, che pur ha affrontato il medesimo argomento, sia riuscita a non cadere nella trappola dell’ovvietà, mitigando e non fomentando commenti gratuitamente offensivi. Come si dice? Ah, sì: la classe non è acqua.
Ciò che io contesto non è il fatto che se ne parli, ma il modus. E, inoltre - come leggerete quando sarà postato il mio intervento - il fatto che si sia persa l’occasione di discutere di ben altro.
A rileggerci.
Assunta Altieri
[Rispondi a questo commento]
15 Luglio, 2007 a 10:12
spes74
@ASSU
Mi sembra che qui nessuno abbia detto che i romani sono intoccabili. A parte queste sottigliezze, visto che leggiamo tutto prima di commentare, aspettiamo anche il tuo articolo.
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15 Luglio, 2007 a 11:05
Uyulala
@ ASSU, scusa, io ho letto con pazienza tutto: articolo e commenti, e sinceramente non ho visto offese da parte di nessuno e non è mai stato mio intento scriverne. Tu non fai che parlare di offese, puoi per cortesia quotare le frasi che suonano tali alle tue orecchie?
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15 Luglio, 2007 a 11:11
doxaliber
Io, come ASSU, ho girato l’Italia in lungo ed in largo e , come scritto in uno dei primi commenti, ho parenti stretti sparsi in tutta Italia, forse anche per tendo a darle ragione. Purtroppo le persone che vivono di preconcetti (e sono tante) cercano il singolo episodio per trovare “conforto” al loro pregiudizio, certi racconti quindi non fanno altro che agevolarli. Di solito quando queste persone iniziano i loro racconti “razzisti” partono sempre dicendo: “un mio amico mi ha raccontato che….”.
Naturalmente la questione non è soltanto nord-sud, siamo il paese dei campanili e riusciamo a provare odio anche per qualcuno che abita a 30 km da noi, se non a pochi metri…
Nello specifico il racconto di Laura Costantini, ed anche l’intervento d’Amato, portano con se un enorme difetto che nessuno ha evidenziato, sembra ciò che la violenza sulle donne, la segregazione, la sottomissione, siano un problema esistente solo in Sicilia e Pakistan, mentre sappiamo benissimo che il problema non è affatto così circoscritto, violenze sulle donne, nell’omertà generale, avvengono a Milano, come a Roma, come nel più sperduto paese di provincia, senza distinzioni di nazionalità o etniche….
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15 Luglio, 2007 a 11:14
ASSU
SPES74: hai ragione.
Ho commesso un errore imperdonabile (io con me stessa sono molto più critica che con gli altri): mi sono trascinata dietro l’indignazione per la discussione precedente, scaturita non qui, dove i toni sono garbati e apprezzabili, ma nel Blog dove è stato inizialmente postato questo intervento (che ribadisco, di suo non mi sconvolge; ciò che mi ha indignata è stato il modo successivo di mettere legna sui tizzoni ardenti dell’odissea “i siciliani e i pugliesi picchiano, o alla meno peggio, non rispettano le donne”). Errore dettato dalla voglia, che sento forte, di andare oltre lo stereotipo e di riconoscere alle “diversità regionali” il giusto valore culturale, senza pregiudizi. Perché non è vero che tutti i sicialini sono fatti in un modo e tutti i milanesi (o i romani) in un altro. Tutto qui.
A presto.
a.a.
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16 Luglio, 2007 a 0:23
cruman
Ricordo una fervente indignazione di Loredana Lipperini contro la censura verso una rivista che copertinava con un altisonante “testa di ca..o” (senza puntini) verso un noto politico. Eh sì, come non scivola lei negli insulti bassi e gratuiti….. devo informarmi se monta bridgestone o michelin.
p.s.
ma che c’entra la Lipperini?? che senso ha venire qui a dire “la lipperini ha classe da vendere e voi siete dei cafoni ignoranti”?
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16 Luglio, 2007 a 12:20
Atena
Sono meridionale e non esito a dire, con piena convinzione e cognizione di causa, che il nostro Sud vive in una condizione di complessiva arretratezza, anche culturale e dunque di costume, rispetto al Centro-Nord d’Italia.
Le ragioni di questo scarto tra le due “Italie” sono molteplici: ritornare a Garibaldi o alla dominazione angioina e aragonese o, ancora più indietro, alla divisione tra Italia longobarda e Italia bizantina è utile per capire, ma bisognerebbe avere poi anche il coraggio di andare oltre. Una volta acquisita la consapevolezza della nostra condizione, occorrerebbe rimboccarsi seriamente le maniche: educare diversamente le nuove generazioni, impegnarsi ad estirpare pregiudizi, violenze e omertà.
Questo processo è lentamente in atto, ma è molto lontano dal dirsi concluso.
Detto questo, tengo a fare qualche ulteriore precisazione, per evitare il rischio di generalizzazioni, che sono sempre erronee, proprio in quanto tali, e rischiano di generare equivoci.
Anche nel Nord Italia esistono paurose sacche di oscurantismo: come parlo di un “profondo Sud”, io parlo sempre anche di un “profondo Nord”, non molto dissimili l’uno dall’altro. È, secondo me, solo una questione di percentuali.
Premesso che modernità, a mio parere, non è necessariamente sinonimo di progresso (ma non voglio divagare), per quel che concerne il ruolo delle donne nella società non c’è dubbio che questo sia riconosciuto e rispettato al Centro-Nord più che al Sud. E in questo senso il Nord è complessivamente più moderno, in senso positivo, e civile del Sud.
D’altro canto le statistiche dicono che la gran parte (si sfiora il 90%!!!) delle violenze su donne e minori in Italia avviene tra le mura domestiche. Pare inoltre (http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/persone/paese-veline/paese-veline/paese-veline.html ) che il nostro Bel Paese sia assai indietro rispetto ad altri nella considerazione della figura femminile. Incontro difficoltà a pensare che tutto questo sia da imputare solo a Siciliani e immigrati pakistani.
Dunque, c’è molto da lavorare, nel profondo Sud come nel profondo Nord; e mettere da parte razzismo e pregiudizi potrebbe essere il primo passo concreto verso una costruttiva collaborazione in questa direzione.
Concludo come forse avrei dovuto cominciare.
L’affermazione di Amato non mi ha offesa, ma non mi è piaciuta neppure: perché ha circoscritto alla Sicilia e al Pakistan un fenomeno che in realtà è molto più diffuso, in Italia e nel mondo, offrendo così il destro a strumentalizzazioni pericolose delle sue parole.
Un uomo politico dovrebbe indubbiamente valutare meglio il peso e l’eco che avranno i suoi interventi.
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18 Luglio, 2007 a 0:32
Alessandro
Nel post di Laura riscontro un modo di pensare (o meglio, di non pensare) purtroppo comune a molte persone, spesso anche di una certa cultura, che non hanno avuto modo di viaggiare a lungo lontani dal proprio paesetto.
Ho incontrato molta gente del centro-nord, anche giovani e laureati, che mi hanno raccontato la loro enorme sorpresa nello scoprire, visitandola, una sicilia totalmente diversa da quella immaginata.
Persone che prima di venire qui pensavano di trovarci con la lupara, la coppola e l’asinello (questo stereotipo è cosi’ radicato che DAVVERO molti italiani che non sono mai stati in Sicilia la immaginano tutt’ora cosi’!).
Io ho 33 anni ed il primo (ed unico) asino l’ho visto in un orticello di una casa di campagna di un paesino dell’entroterra della provincia di Enna.
Catania è la città italiana con la maggiore densità di locali notturni (pub, ristoranti, pizzerie, winebar, discopub, night,etc..).
Le ragazze girano tranquillamente per il centro storico fino all’alba, con molta minor probabilità di venir aggredite che a Milano.
Laura ci narra di un caso di vita vissuta di quasi 20 anni fa. Io conosco invece una ragazza di un paesino della provincia di Agrigento che si è sposata con un ragazzo di cui si era innamorata (i genitori di lei non lo vedevano di buon occhio e hanno cercato di convincerla che non faceva al caso suo ma alla fine hanno accettato la cosa di buon grado). Dopo neanche 3 mesi dal matrimonio il neomarito comincio’ a tradirla e perfino a picchiarla.
Dopo 7 (sette) mesi di matrimonio la ragazza chiese ed ottenne il divorzio.
Di esempi del genere ne potrei fare a migliaia. I casi di maltrattamento all’interno della famiglia sono, purtroppo, diffusissimi in tutta Italia. Vi posso assicurare che la non cultura che ritiene la violenza dell’uomo sulla donna una cosa normale da noi non esiste piu’ da tempo.
Dico solo, a tutti quelli che la pensano come Laura: venite a toccare con mano, venite in Sicilia. Basta una vacanza di una settimana (meglio 2 se volete visitarla bene). Vi assicuro che ne resterete stupiti e ammaliati.
Per lo meno questa è stata la reazione di tutti quelli che conosco che sono venuti da noi.
E’ ovvio, abbiamo molti difetti, i piu’ anziani sono ancora radicati alle tradizioni e guardano magari non di buon occhio le convivenze (che poi a ben vedere non sono poi molto diverse dalle storiche ‘fuitine’ comuni fino a 30-20 anni fa).
Alla ‘cosa pubblica’ non viene ancora dato il rispetto necessario, non è ancora sufficentemente diffusa tra i giovani la voglia di diventare imprenditori di se stessi e tanto altro. Ma anche questo sta, lentamente, cambiando.
Non dimentichiamo anche che la Sicilia ‘terrona’ dagli inizi del 900 fino agli anni 70 ha dato all’Italia scrittori e poeti come Verga, De Roberto, Luigi Capuana, Pirandello, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo per finire con Camilleri.
Quello che voglio dire è che è facile cavalcare gli stereotipi, non ci vuole molto coraggio. I Vanzina c’hanno fatto una fortuna sugli stereotipi del romano e del milanese.
Potrei scrivere centinaia di articoli sul milanese che si ubriaca e si impasticca il sabato sera e poi si spalma su un albero con il suo SUV appena comprato o sul burino romano che inveisce coloritamente contro ‘er laziale’. Sarei coraggioso? Io penso che sarei stupido e superficiale perchè starei generalizzando da fatti singoli e specifici.
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18 Luglio, 2007 a 4:18
Silent Enigma
Ha ragione alessandro. Siamo tutti siculopakistani, mettiamocelo bene in testa
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