La Tradizione (con Finale a Sorpresa)
15 novembre, 2008 di Il Gobb
Archiviato in Meccanica delle Cose
Ho appena finito di leggere un interessantissimo saggio di Gèrard Lenclud, etnologo francese, dal titolo “Le tradition n’est plus ce qu’elle ètait”, cioè “La tradizione non è più quella di una volta“.
La parte più stimolante, che mi ha fatto più riflettere, è quella in cui Lenclud definisce il concetto di “tradizione“.
Il termine ha molte definizioni, che trovate qui, ma quella etnologica è molto più densa e approfondita perché l’etnologia, per avere senso deve scendere nel dettaglio più fine e considerare gli oggetti sociali non come, appunto, oggetti, ma come i processi che essi veramente sono.

Per esempio un discorso non è un oggetto. Non esiste di per sè, non è studiabile come se avesse contorni definiti(vi) perché gran parte di esso dipende da altri fattori: chi lo ha condotto (almeno due persone), in quale contesto fisico e sociale, il rapporto fra loro, il senso e le conseguenze per entrambi… e via così, tanto per farla semplice. Può essere trascritto ma non sarà mai la “performance comunicativa” che era all’origine.
Un oggetto sociale è anche la tradizione.
Ma cos’è la tradizione?
Molti dicono che essa sarebbe un fatto di permanenza del passato nel presente, il “lascito vivente” di un’epoca per il resto conclusa. Qualcosa di antico che ha subito un transfert in un nuovo contesto. È un significato molto comune e diffuso.
Già, ma perché questi elementi del passato sono ancora osservabili? C’è da chiedersi, se si vuole capire cosa sia e come funzioni la tradizione, come (e perché) certi elementi sono stati conservati e in che modo (e perché) hanno ancora senso per noi contemporanei.
Chiaramente a nessuno verrebbe in mente di indicare come tradizionale tutto ciò che ci viene dal passato. La nozione di tradizione rimanda a certi fatti del passato, e non ad altri.
Se ne deduce che il processo di conservazione della tradizione implichi una selezione, un filtraggio dei contenuti destinati ad arrivare fino al presente.
Inoltre quando ci riferiamo alla tradizione di un popolo di certo non ci riferiamo a TUTTO: tutte le sue istituzioni, tutte le sue credenze, tutte le sue pratiche culturali.
In altri termini, questo vuol dire che associata alla tradizione c’è la rappresentazione di un contenuto culturalmente molto importante, significativo e dotato, proprio per questo, di una sua forte spinta a riprodursi.
Infine i fatti ci dicono che diversi elementi del passato non sono affatto tradizione (pensate alla tragedia classica in quanto genere: recitata e studiata ancora oggi ma di certo non parte della tradizione). Questo vuol dire che per essere tradizionale un contenuto deve anche usare una determinata forma di trasmissione, oltre che essere trasmesso.
Mi seguite fin qui?
Coraggio
Riassumendo, tre sarebbero i concetti chiave per dare una definizione di tradizione: conservazione nel tempo, messaggio culturale sensato e importante, modo particolare di trasmissione.

Ok, adesso che sappiamo cosa cercare andiamo a cercarla.
Ma un attimo. Se la tradizione è un contenuto che si conserva nel tempo, come possiamo verificarlo? Spesso non esiste alcun mezzo per fare un raffronto fra una pratica tradizionale operata oggi e il suo originale perché, beh, molto banalmente quell’originale non esiste più e tutti quelli che ne sono stati testimoni sono morti (pensate alle favole delle lavandaie bergamasche del XII secolo e capirete).
Una trascrizione non è sufficiente: non possiamo sapere per certo se sia aderente e, comunque, manca del contesto che la renderebbe comprensibile. Un esempio: per capire una barzelletta è necessario condividere con chi la racconta tutto un set di significati comuni. Se la cultura in cui è nata quella barzelletta è morta otto secoli fa, come è possibile comprenderla senza studi specifici che poi, spesso, nemmeno sono possibili?
Altra complicazione: la tradizione non è immutabile. Altrimenti non si spiegherebbero le diverse versioni esistenti delle fiabe. Questo vale per ogni altro fenomeno culturale “tradizionale”.
L’adempimento di una tradizione non è mai la copia identica di un modello del quale, peraltro, spesso nulla si sa. Quindi il grado di cambiamento non è misurabile. Come è possibile allora dire che la conservazione dal passato al futuro sia un elemento utile a identificare una tradizione se niente ci consente di misurare il grado del cambiamento?
Si potrebbe pensare che l’essenziale di questa conservazione della tradizione non stia nelle forme, che cambiano, ma nello “spirito”, nel contenuto di queste manifestazioni esteriori.
Questo significa che le pratiche tradizionali non sono la tradizione in se stesse, ma meramente l’espressione di una tradizione. Una fiaba o un mito sarebbero dunque manifestazioni di idee e valori che sarebbero, questi sì, la tradizione, che quindi risulterebbe nascosta dietro parole e gesti.
Ma perché la tradizione si dovrebbe nascondere dietro certi gesti e parole, e non altri?
Se è dietro tutti, perché non è lei a guidare le azioni dell’intero gruppo, sempre? Si può veramente credere che riprodurre uno schema di comportamento sia riprodurre un sistema di pensiero?
Lanclud qui fa l’esempio delle buone maniere a tavola.
Dietro il modo di disporre piatti e posate, egli dice, c’è ovviamente una certa concezione dell’ordine delle cose, cioè degli elementi di significato che sarebbero la tradizione stessa. Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone ignora bellamente per quale oscuro motivo il bicchiere del vino va lì e quello dell’acqua va là.
Ciononostante tutti fanno così, e parrebbe logico pensare che lo facciano perché quella disposizione è il solo esempio osservabile che hanno nella vita quotidiana.
Tutto quindi sembra succedere come se la tradizione stesse non nelle idee, ma nelle pratiche.
Quindi ancora non sappiamo COSA SIA la tradizione.

Ci siete ancora?
Bene, quasi finito ^________^
In ultimo, i meccanismi con cui avviene la trasmissione culturale (la faccio breve: sociali e psicologici) non ci illuminano sulla natura dell’informazione trasmessa: è tradizione? E perché?
Uh, che stress, vero?
Ma mi siete venuti dietro fin qui, quindi ve lo meritate… volete finalmente sapere cos’è la tradizione?
È un punto di vista che le donne e gli uomini del presente sviluppano su ciò che li ha preceduti, una interpretazione del passato condotta in funzione di criteri rigorosamente contemporanei.
Per dirla con Pouillon (possibile che in italiano si trovi solo il necrologio? O__O):
Noi selezioniamo ciò da cui ci dichiariamo determinati, noi ci presentiamo come i continuatori di coloro che abbiamo reso nostri predecessori.
Il passato persiste, vero, ma esso è solo il serbatoio da cui peschiamo le nostre legittimazioni: della nostra identità, del nostro credo, delle nostre idee politiche, della originalità e “sacralità” del nostro gruppo di appartenenza.
L’utilità di una tradizione è quella di fornirci una garanzia per ciò che siamo: una cultura, enunciando la sua tradizionalità, giustifica la sua condizione presente.
Alla luce di tutto questo, ditemi: non capite meglio, ora, cosa intende gente di questo tipo quando si proclama paladina della tradizione?
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Che bella questa riflessione!
“Alla luce di tutto questo, ditemi: non capite meglio, ora, cosa intende gente di questo tipo quando si proclama paladina della tradizione?”
Si lo capisco meglio ma questi esempi secondo me sono più dovuti alla “superstizione” piuttosto che alla tradizione!
Comunque la tradizione dal punto di vista “fisico” in un sistema complesso la definirei come l’insieme di processi immutati nella loro esecuzione ma mutati nel modo di attuarsi nel tempo…
Ad esempio nel corpo umano la tradizione è quella di rinnovare le cellule di alcuni tessuti, col tempo cambiano le modalità per fare questo, quindi il processo è più lento, è più difettoso, però avviene comunque.
Ma sto divagando…
Mi interessava mettere in luce le contraddizioni di chi sbandiera la tradizione come un vessillo di battaglia, facendone un uso parziale e strumentale (che poi è esattamente quello indicato da Lenclud).
In sé niente di male, il “folklorismo” può essere un buon modo di rimettere in gioco passati identitari utili alla conservazione dell’identità (pardon per il bisticcio) di fronte alla complessità del mondo globalizzato… il brutto è quando i trisultati di questa tattica di reinvenzione dell’identità vengono spacciati come verbo
1) gente: si riferisce più al comportamento, è un classico “qui pro quo”.
2) di: per lo meno quel diavolaccio di un Balbo si oppose al duce e fu contro la seconda guerra mondiale; Silvio è molto contrario alla guerra in se eccetto quando si parla di “ricostruzione”, allora si, le buone vecchie tradizioni di distruggere per ricostruire tornano utili (e infatti il suo George era il suo partner perfetto).
3) questo: altro “qui pro quo”, in realtà sospetto che la Palin intenda un altro “dio” quello by luci & fer.
4) tipo: ma perchè impegnarsi tanto per poi far fuori qualcuno ? E se fosse un frugoletto come Silvio, o una pargoletta come la Palin, ci vogliamo privare di questa gioia comune ? Niente sesso, siamo inglesi, esportiamo questo concetto; cioè si può fra i 25 e i 30 prima e dopo ci si contiene (o almeno si tenta).
Ciao, stò facendo girare in rete tra i vari blog, che in Parlamento hanno nuovamente riproposto la legge blocca-blog, quella che, se ho ben capito, potrebbe farci chiudere a tutti. Ci sono delle petizioni firmabili on-line in riguardo. Ciao e buon fine settimana. Maria
Proprio qui sta il nocciolo: la tradizione non è, come vogliono farci credere, un’idilliaca raccolta di valori universali e buoni per ogni tempo e Paese.
E’ un’invenzione legittimante per i propri comodacci :d
si ma funziona in virtu’ del fatto che la gente non pensa.. se si facesse qualche domanda lo avrebbero capito.
il problema alla base e’ la mancanza di qualsiasi forma di pensiero critico
Concordo.
Troppi tendono a dare per scontato il mondo in cui vivono, e sulle cose scontate non si riflette.
Meglio aderire alla fazione di chi sembra avere idee chiare e (soprattutto) SEMPLICI.
Mi ero perso il mio pezzo! Uno non può assentarsio qualche giorno da MC che subito si ritrova pubblicato!
Mi scuso se non ho commentato prima ^_____^