La madre dei grandi fratelli è sempre incinta e per lei la 194 è un nuovo modello di Alfa Romeo trabordante di cavalli. Incinti. Un altro grande fratello vede la luce, con la sicumera che ben conosciamo. Fa bungee jumping col cordone ombelicale e sculaccia l’ostetrica prima che possa farlo lei. Lui non piange e se lo fa è per fare audience.

Io però non sono contento, non ci andrò al reparto maternità ad alitare sul vetro al di là del quale un plotoncino di scimmiette urlatrici riceve i complimenti da parenti che apprezzerà solo per quello che scriveranno sotto il titolo “ultime volontà”. Non sono contento perché questo malsano vizio di nascere non fa che confondermi. Io cerco di seguire ogni novità, ogni sviluppo interessante, ma quando le cose e le persone sono troppe e troppo simili, si rischia di non capire più che cosa sia importante e per che cosa valga la pena sfregare tra loro un paio di neuroni per accendere la fiammella dell’intelligenza. Avanti così ho finito per convincermi che gli assassini di Cogne, Perugia e Garlasco siano la stessa persona o persone diverse che assumono lo stesso avvocato a turno.
Se siete attenti osservatori, cosa che ha un labile confine con lo sfracellare divani armati di telecomando, avrete notato anche voi un inquietante intreccio tra la sceneggiatura del grande fratello e quella del panorama politico e sociale italiano: un gruppo di diversamente senzienti che cerca di adoperarsi ai minimi termini e vive in condizioni di privilegio, completamente avulse dalla realtà che conosciamo noi mortali, tesi a sopravvivere al dilatarsi del tempo che intercorre tra un 27 e l’altro. In entrambi i casi i protagonisti, male che vada, usciranno dalle relative esperienze con vitalizi prosperosi. Se poi vogliamo cercare curiosità si trova corrispondenza anche nella presenza di un trans, di una potente famiglia siciliana e di un milanese che dice “mi consenta” e vuole comprare l’immunità.

E ora siamo qui ad aspettare che qualcuno decida per noi se ci fidiamo o no di questo governo. Una Marcuzzi attempata e con qualche metro di gambe in meno ci dirà chi è stato nominato e assisteremo alle sue acrobazie (del nominato non della Marcuzzi) atte a far sì che dove finisca il suo culo continui in qualche modo a cominciare una poltrona. In Italia nessuno molla. Un romagnolo pelato (non Giovanni Rana) ne sarebbe fiero. Boia d’un mond leder.
In Italia gli sfaceli sono edulcorati dal fatto che li vediamo attraverso un plasma tantipollici e hanno 16 milioni di colori e nemmeno un colpevole. Non sarà sfuggito al vostro acume, tanto per distribuire esempi senza darne di buoni, il rinnovato significato assunto dalla frase “porta fuori la spazzatura” in Campania. Uno che non abbia ancora portato fuori la ragione, potrebbe pensare che qualcuno nella catena che unisce il ramazzaro al ministro della rumenta, abbia fallito nel perseguire i risultati per cui viene pagato. Ora, non parlo di qualcuno che si sia dimesso, ma almeno uno che si sia, in tono dimesso, assunto qualche responsabilità, con la gioia che dà assumere in modo dimesso. E soprattutto: qualcuno ha capito perché c’è la spazzatura nelle strade campane? E perché c’è una campana di spazzatura su Ponte Milvio?

In Svezia un ministro si è dimesso perché la moglie non ha pagato il canone televisivo, in Israele un altro ministro si è dimesso perché la moglie non ha dichiarato 3 mila dollari di guadagni da una transazione immobiliare. Chissà, magari loro ci invidiano, visto che qui le mogli dei ministri le arrestano direttamente. In Inghilterra un amministratore delle poste si è dimesso per un disguido di spedizione. Io ho ricevuto ieri una lettera che se fosse stata più vecchia di qualche anno sarebbe stata incisa nel granito e ovviamente non ho trovato un responsabile, anche perché tutti i coinvolti nella vicenda ormai guardano i fiori dalla parte del gambo.
Mastella si è dimesso, ne convengo. Anche Filippo Nardi è andato via dalla casa del grande fratello per mancanza di figarette (è un refuso striato, cioè volontario), eppure è sempre in televisione. Il Clemente ha fatto il gesto storico: muoia Mastellone e tutti i cicisbei. Si è caricato sulle spalle tutto l’1,3% di voti e ha lasciato Prodi in crisi, perché non gli ha telefonato, nemmeno un sms con scritto “cmq tvb lo stss :-P”.
Mi avevano condannato a cinque anni di Prodi, ma grazie all’indulto di Mastella, forse me la cavo con due. Certo, non organizzo party di giubilo come Cuffaro che ha preso solo 5 anni per cortese empatia mafiosa, ma nemmeno io, come il presidente della regione Sicilia, mi dimetto dal mio posto di zigrinabulloni alla Ansaldo. Del resto vuoi essere presidente della Trinacria e non avere un po’ di simpatia per la mafia? E il folclore, le tradizioni, dove le mettiamo?
E noi guardiamo, votiamo, nominiamo. L’ex ministro guardasigilli si indigna della persecuzione operata ai suoi danni dalla magistratura, perché ancora non c’è nel codice penale un articolo o un comma che parli di atti privati in luogo pubblico (si intenda “in luogo” come “al posto di”). E anche la magistratura più che ai presunti reati della famiglia Mastella, ha dimostrato di badare molto a mantenere quell’autonomia d’azione che anche faccio come me pare va bene. E noi cianciamo dietro a un caffè o scriviamo blog per commentare lotte di potere mascherate da strategie politiche o di giustizia.

Il buon Mastella dai toni pizziniani è genuinamente indignato. Vive in un mondo in cui non contano le regole ma i meccanismi: si scambiano voti per nomine (televoti e nomination) e si espia a porta a porta (confessionale). Loro non hanno la consapevolezza che è accessorio necessario della dignità e della decenza. Loro sanno come funziona. Sanno che nelle università le cattedre sono talmente nepotizzate che capita di leggere circolari interne che recitano “Magnifico Rettore, quando torni a casa ricordati di passare a prendere il bambino alla presidenza del simposio di gerontofobia o ti boccio l’amante”. Sanno che negli ospedali puoi trovare un primario di chirurgia che ha una specializzazione in ceramica Ming e l’unica cosa che ha pubblicato è l’annuncio del suo matrimonio (con allegata la tessera del partito). E soprattutto sanno che tutto questo è normale. Nel loro mondo funziona così. Siamo noi che siamo nati nell’emisfero (o emiciclo) sbagliato. Persino nel cinema, nella televisione, dove tutti, per una serie di ineffabili coincidenze, hanno lo stesso cognome e se non ce l’hanno è sintomo di scambio di fluidi corporei, tutto è affidato a giochi di potere e a qualche giochino di impotenza. In questo scenario, un magistrato indaga Berlusconi per aver raccomandato cinque attrici. Il triplo bypass me lo impianta un odontotecnico ammanicato e i magistrati indagano un produttore cinetelevisivo per aver raccomandato delle attrici? Il mio barbiere dice che c’è qualcosa sotto. Sarà dermatite seborroica dico io.
Il problema è che non saranno i magistrati a liberarci della famiglia Mastella e dei Berlusconi. Tangentopoli ha fatto piazza poco pulita dei mercanti del tempio ma il tempio è ancora lì. I meccanismi che lo hanno generato sono intatti e pronti ad accogliere nuovi sacerdoti metà “famiglia” e metà potere. Sarà un caso che a capo del CSM ci sia un democristiano da corsa e che a salvare questo governo ci abbia pensato spesso Andreotti?
A certi livelli, nel morboso meccanismo di gente di potere che controlla altra gente di potere, si instaura sempre un equilibrio devastante per chi il potere nemmeno lo conosce per sentito dire. Le condizioni che creano i Mastella e tutti quelli peggio di lui ma meno noti, non tarderanno ad essere di nuovo prolifiche e la sete di denaro corre molto più forte della civiltà.

Per qualche motivo pesante come un grosso masso (certe volte sono più subliminale dei Black Sabbath) i giudici che si sono davvero occupati della Giustizia, hanno sempre dovuto combattere due nemici e quello peggiore ce l’avevano alle spalle. Non ne conosco uno che sia uscito vincitore da questa guerra.
Io, visto il faticoso parallelismo che ho messo in piedi, consiglierei a un capostruttura (usate tutti i vostri sensi per assaporare le sensazioni che dà questa parola) della Rai di mandare sull’isola dei famosi tutti questi giocolieri del potere. Non per fare un reality, portateli lì, indicate un punto a caso dietro le loro spalle con aria sbigottita e poi tornate a casa più in fretta che potete.
In contemporanea con Ce lo dice Hillman.
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cruman
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25 Gennaio, 2008 a1:07
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25 Gennaio, 2008 a12:32
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24 Gennaio, 2008 a 11:18
mc
Quando leggo certe cose e le paragono a quello che vedo in televisione o sui giornali, mi viene da pensare che il meglio del nostro Paese sia ai margini e che il centro della scena sia occupato da scimmie urlatrici organizzate a quadrato per difendere la posizione.
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24 Gennaio, 2008 a 11:55
Doxaliber
@MC, anche per esperienza personale mi sono convinto che la situazione sia esattamente quella da te descritta.
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24 Gennaio, 2008 a 12:27
ilBuonPeppe
Non mi piace fare l’adulatore ma “diversamente senzienti” è fantastico.
Questa poi è anche meglio:
E complimenti per le citazioni di De Andrè
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24 Gennaio, 2008 a 13:03
Emanuele
Un articolo indescrivibile.
Come un quadro di Dalì o una suite dei Pink Floyd
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24 Gennaio, 2008 a 14:14
cruman
è solo una questione di punti di vista mc. C’è da dire che è più semplice essere migliori quando si sta fuori dal quadrato. Come disse Sonny Liston al suo allenatore.
Comunque tutti ben gentili. Onorato.
P.S.
In effetti ho la persistente memoria di riflessi sul tuo folle diamante. Ma non sapevo che i pink floyd facessero anche gli albergatori.
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24 Gennaio, 2008 a 14:29
Alex
Complimenti per l’articolo. A mio avviso manca un personaggio: la Chiesa. Riprendendo l’allegoria del grande fratello la Chiesa sta sempre più prendendo le veci della redazione del grande fratello che dispensa giudizi e prove. Dopo che dei professori e degli studenti avevano fatto la cattiva azione di rivoltarsi contro il Papa, quest’ultimo da umile pastore in cerca di redenzione, umile tra gli umili, se ne resta nel suo palazzo e invia per vessillo il suo discorso. Nessuno si è mai posto il problema che forse il rettore ha fatto un invito senza chiedere prima se a tutti andava bene l’invitato. E’ implicito che doveva andare a genio. E da lì la redazione del grande chiesone ha iniziato a dispensare le punizioni:
1. recitare il discorso del Papa durante la cerimonia con gigantografia del volto papesco quasi fosse la croce sopra l’altare e dire 100 mea culpa di fronte alle televisioni;
2. Partecipare numerosi all’Angelus domenicale come dice l’istruttor Ruini (anche stavolta c’era chi voleva andare in piazza per dire che non condivide questo gesto ma sia mai! la libertà mica è di tutti!);
E per non finire durante la riunione della CEI Ruini - ancora non contento della lezione - ribadisce l’orrore della Sapienza e poi, tirando un sospiro, si siede con i colleghi della redazione per discutere su come modificare la 194, su come affrontare questa crisi della casa italiana etc etc
Alle volte mi chiedo quale pozione abbian preso al Governo e nel clero per entrare a far parte de “Gli inviolabili”.
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24 Gennaio, 2008 a 14:39
cruman
non c’entra molto ma mi vengono due considerazioni:
se il rettore dovesse invitare solo persone che sono gradite a tutto il corpo insegnanti, a tutto il corpo studenti e al “personale non docente” credo che ci andrebbero in pochi a parlare. Io mi chiedo piuttosto con quale criterio si facciano parlare terroristi, dittatori e massoni e un papa qualunque no.
l’altra è la seguente: in italia la chiesa non ha nessuno dei poteri fondamentali in uno stato democratico, per sopramercato al governo c’è una coalizione di sinistra, più di questo che bisogna fare? Se la chiesa continua ad avere riscontro tra la gente e tra le istituzioni non è colpa del papa ma della gente e delle istituzioni, il papa fa il papa, come un imam fa l’imam o il dalai lama, lama. Lo vogliamo chiudere in una segreta? Usando i sistemi storici della chiesa? Forse qualcuno ha capito che dare addosso al papa è facile, sicuro e a volte anche conveninete, questo qualcuno però dovrebbe avere il coraggio di dire che insieme a lui dovrebbero tacere milioni di cattolici o che insieme al papa anche questi milioni di cattolici sono degli stupidi. Perchè la chiesa non detta leggi (in senso stretto) e funziona perchè ci sono i fedeli. Se i fedeli sono stupidi bisogna che chi la pensa così abbia il coraggio di dirlo.
Tutto qui.
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24 Gennaio, 2008 a 15:24
Alex
per cruman:
se si parla di libertà, essa deve essere a 360 gradi. Libertà anche di dire che una persona non gradisce una situazione o un’ideologia o una persona. Così vale per quei professori e così anche per coloro che non hanno potuto manifestare a San Pietro. A me sembra che non a tutti in definitiva è stata concessa la libertà. La presenza ostentata e pubblicizzata dei politici all’Angelus è una delle varie testimonianza della mancata libertà.
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24 Gennaio, 2008 a 15:27
cruman
non sono proprio sicurissimo di aver capito, comunque siamo un po’ fuori tema rispetto al post quindi magari spostiamo la conversazione altrove. chiedo venia per la divagazione.
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24 Gennaio, 2008 a 15:33
ilBuonPeppe
Per la Sapienza la questione non è complicata se la si prende dal lato giusto:
- il rettore invita il papa e ne ha tutto il diritto
- i professori contestano l’invito e ne hanno tutto il diritto
- il rettore valuta se la contestazione è fondata e decide di conseguenza
Fine. Non occorre che tutti siano d’accordo, basta che ci sia un confronto aperto, dopo di che ciascuno resterà della sua idea e chi di dovere prende le decisioni che gli competono.
Ma una cosa così semplice non fa notizia, quindi si è montata una polemica strumentale su argomenti inesistenti.
Quanto al resto, se il papa facesse il papa (e basta) la situazione sarebbe migliore.
“al governo c’è una coalizione di sinistra”
Dove? In Italia?????
Ma perchè nessuno mi dice niente?
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24 Gennaio, 2008 a 18:53
Oris
Bellissimo articolo, veramente… uff. la cosa triste è che MC non sempre la posso leggere tutta…
e qualcosa mi sfugge.
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24 Gennaio, 2008 a 21:28
silvio
Leggendo le righe sui ministri altrui mi è tornato in mente un caso di qualche anno fa. Lo riporto un po’ sbocconcellato perché nel frattempo ho dimenticato alcuni particolari (se qualche lettore ricorda meglio, lo invito volentieri a completare le mie lacune).
Durante la campagna elettorale per il posto di primo ministro di uno dei Paesi scandinavi, un politico abbandonò la competizione perché saltò fuori che costui usò per errore, peraltro prontamente rifuso, la carta di credito istituzionale per una spesa personale di 45.000 lire. No, non 45.000 euro, proprio 45.000 lire! Il rimprovero che gli mossero fu pressappoco questo: se l’onorevole si sbaglia con una carta di credito, che succederà quando avrà in mano i conti pubblici?
E’ per questo che continuo a chiedermi: ma con quale faccia di bronzo l’Italia pretende ruoli di prestigio nell’Unione Europea quando invece ha una classe politica da Terzo Mondo?
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24 Gennaio, 2008 a 23:26
diabolicoMarco
Questa frase la aggiusto un poco e la stampo su una maglietta.
Mi avevano condannato a cinque anni di Prodi, ma grazie all’indulto di Mastella, me la sono cavata con due.
Questa è troppo lunga per una maglietta ma è ugualmente meravigliosa:
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27 Gennaio, 2008 a 4:43
Silent Enigma
direi di rispolverare il caro vecchio “punto vortex”
.
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