Torno in Italia e ti spacco – una storia a lieto fine 4


Non scordiamoci che c’è “la crisi”, che è mondiale. Che nessuno sa bene come uscirne, tranne noi che la paghiamo con la vita. Teniamolo a mente per divertirci mentre rimettiamo insieme i tasselli della storia recente che rischia di diventare quella futura.

Per esempio La Maddalena. La vedi dal mare mentre il traghetto attracca, quella costruzione di metallo e vetro che sembra poggiarsi sull’acqua. Fa male guardarla immaginando cosa poteva essere quella costa prima che l’uomo ne abusasse. Poi leggi sul giornale che quell’obbrobrio costatoci 460 milioni di euro per dare “una casa di vetro a Obama” durante il G8, e un pugno d’onore alla megalomania di un palazzinaro affiliato alla mafia, giace in rovina abbandonato alla mercé del mare e degli uccelli che l’hanno destinato all’uso di cagatoio. Fa malissimo ricordare che in Sardegna qualcuno provò ad opporsi all’ennesimo scempio, ma di più ricordare quanti cialtroni dementi, miei conterranei, all’epoca ringraziarono quel tizio mafioso per “la meravigliosa opportunità” che il G8 rappresentava per la mia terra. Sfumato il meeting mondiale, e trasferita la cassaforte da svuotare a L’Aquila, l’opera faraonica del megalomane venne “regalata” alla Marcegaglia per la trasformazione in albergo e la gestione. Oggi, essendo ingestibile ed essendo diventato cagatoio di extralusso per gabbiani diarroici la Marcegaglia chiede allo stato 10 milioni di euro per i danni arrecati dalla natura.

Dicono che siamo in pericolo, che la crisi economica ci sta divorando. Sarà che sono “crisi – scettica” e mi vien da ridere. Al Fano, l’altro giorno, uno di quei giorni in cui al mattino appena svegli abbiamo appreso dell’ennesimo schizzo dello spread, dichiarava: “Stiamo ancora aspettando le scuse per berlusconi, per essere stato accusato ingiustamente dell’elevarsi dello Spread.” Ecco, sì, le scuse mi sembrano un bel modo di proseguire nella nostra storia. Magari in forma solenne, così come si deve agli imperatori, ai re e ai padroni. Con pubblica gogna, magari feste di piazza e ragazzine seminude da offrire in sacrificio.
Verrebbe spontaneo, in fondo, soprattutto leggendo altre cronache, quelle che narrano di un criminale che aveva in pugno le nostre vite, e che per la sua criminalità e il suo malaffare, per la sua collusione mafiosa, i suoi vizi privati che hanno intaccato l’onorabilità di un paese intero, veniva ricattato da chiunque con richieste di danaro multimilionarie. Il mafioso dell’utri, un piccolo esercito di troie, i leghisti cerchiomagicisti e il fantasmagorico Lavitola.

Mi ricordo che tanti anni fa lessi il carteggio Churcill – mussolini e ne restai impressionata. Me li figuravo intenti a ragionare sulla scelta delle parole, mentre parlavano del destino del mondo. Oggi son qua che penso a un mio futuro nipotino, che con lo stesso interesse leggerà la storia d’Italia e i carteggi del tizio con gli altri che questa storia l’hanno fatta: dal culo flaccido, alla cara Betty, dalle compravendite di senatori al magico “ambasciator” Lavitola, il quale scrisse dal suo esilio: “Caro silvio, o mi dai due milioni di euro o torno in Italia e ti spacco il culo.”

Smetto di ridere e ripongo la domanda al Professor Monti: “Per quale strano tipo di motivo, dobbiamo esser noi a pagare con la vita per lo scempio effettuato da questa feccia?” La domanda, ovviamente, non avrà risposta. Lo stato pagherà i danni alla Marcegaglia. Il tizio scagionerà Lavitola e magari diventerà Presidente della Repubblica. Happy end.


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

4 commenti su “Torno in Italia e ti spacco – una storia a lieto fine

  • maubra

    Ma infatti perché dobbiamo pagare noi?!?!?
    È assurdo! Il mondo, gira al contrario! Siamo vittime del sistema clientelare e dei nostri governanti. Un cerchio che si chiuderà solo quando saremo davvero a terra forse…

  • Rolt

    La risposta è facilissima, veramente: dobbiamo pagare noi perchè ci costa di meno che far pagare loro, la cosiddetta “feccia”. Infatti, far pagare “loro” ci costerebbe, molto probabilmente, anche la vita, mentre invece pagando noi piano piano ed un pò alla volta, magari ed anche se male, riusciamo a tirare avanti “ancora un pò di più”.
    E’ così semplice che anche un bambino saprebbe rispondere, perchè si tratta di uno tra i primi istinti patrimonio di ogni essere umano, quello di Sopravvivenza!

  • ilBuonPeppe

    Paghiamo noi perché noi abbiamo scelto questa gentaglia, noi gli abbiamo dato ripetutamente il voto, noi abbiamo permesso che commettessero i peggiori crimini.
    Il guaio è che continuiamo a sostenerli: evidentemente non ne abbiamo ancora abbastanza.
    Noi siamo responsabili, noi paghiamo.

    • Pierangelo

      La risposta di Beppe è perfetta paghiamo noi perché noi li abbiamo eletti. E non conta dire “Ma io Berlusconi non l’ho votato” perché comunque abbiamo accettato il sistema per sceglierlo.

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