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Toponomastica Fantastica: Revisionismi

14 ottobre, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Storia e Memoria, Strange Days




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Qualche giorno fa mi sono ritrovato a perdere tempo in piazzale 12 Ottobre 1492, a Roma. Ero arrivato in anticipo ad un appuntamento con il mio dentista. Avevo un dente rotto che mi faceva patire le pene dell’inferno e in più la febbre alta, ero quindi di pessimo umore. Mi sono messo a fantasticare sulla toponomastica romana, sempre ricca di spunti.




L’uovo di Colombo

Piazzale 12 Ottobre 1492, data storica, la data della scoperta dell’America.  Con la toponomastica si può ripercorrere la storia. C’è  via XX settembre che passando per Porta Pia sfocia in Corso d’Italia. Un bignami per un pezzo di storia che si vuole revisionare.

C’è revisionismo e revisionismo. Io quella data non la celebrerei. Qui c’è Colombo che Via Palos (de La Frontera) arriva, nella fatidica data, a “scoprire l’America”. Che cosa vuol dire “scoperta dell’America”? Come se l’America non fosse sempre esistita, come se fino a quando non siamo arrivati Noi non ci fosse nulla. Siamo stati Noi, Noi Europei ma soprattutto noi Italiani, che per mezzo dei nostri concittadini santi-poeti-navigatori abbiamo “creato” l’America. Con Colombo (per gli amici Cristóbal Colón) che l’ha “trovata” e Amerigo Vespucci che gli ha dato il nome. Continuiamo pure ad illuderci. La vera mappa del mondo è la seguente:

Pensavo fosse un mio vaneggiamento, invece leggo che l’espressione “Scoperta delle Americhe”

utilizzata fino a poco tempo fa per designare il fenomeno della colonizzazione europea delle Americhe, non viene più utilizzata, in quanto considerata portatrice di un punto di vista nettamente eurocentrico, oltre ad essere probabilmente inesatta: la vera scoperta fu effettuata dalle prime popolazioni che arrivarono a piedi durante l’ultima glaciazione passando sopra all’attuale Stretto di Bering. Molto probabilmente però ci furono altri esploratori partiti dall’Europa e che navigarono fino al nuovo continente; i primi a giungervi furono, secondo tale tesi, i vichinghi (Leif Ericsson, figlio del proscritto Eirik Raude), giunti intorno all’anno 1000 a Terranova, nell’odierno Canada, che venne chiamata Vinlandia (dall’antico norvegese vin, pianura e land, terra). Per questi motivi si preferisce parlare quindi di “conquista delle Americhe”, ponendo così l’accento sulle violenze commesse dai Conquistadores nel cosiddetto “Nuovo mondo” e soprattutto dai coloni inglesi in America Settentrionale, che hanno portato i nativi a vivere in riserve.

Air Terminator

Sullo sfondo troneggia l’Air Terminal Ostiense. Un monumento allo spreco di denaro pubblico nato per i mondiali di calcio del 1990 con lo scopo di collegare la città con l’aeroporto di Fiumicino ma che da subito fu fallimentare. Più di un anno fa si dava per spacciato, invece sta ancora lì, nel degrado di sempre. (un riassunto storia dell’Air Terminal la trovi qui, i futuro sulla carta è invece qui). Come per la “scoperta dell’America” ci hanno spacciato per bene pubblico quello che invece è stato solo ed esclusivamente un vantaggio degli investitori.

Piazzale Almirante?

Nella vicina stazione Ostiense avevo appena letto un volantino incollato su una parete che, anche se quasi illeggibile perché mezzo scrostato dal tempo e dalle intemperie, inneggiava alla protesta per la possibile intitolazione di una via a Giorgio Almirante. Se piazza 12 ottobre 1492 diventasse Piazzale Giorgio Almirante? Basterebbe invertire due numeri per ottenere la data 1942 quando Almirante scriveva frasi giudicate “vergognose” anche da un revisionato come Gianfranco Fini.

L’ANPI scrive ad Alemanno per dire no ad una “via Giorgio Almirante”. Con stupore scopro che almeno in 10 comuni esiste già:

Non solo piccoli comuni, ci sono anche tre capoluoghi di provincia:

Tutti comuni de Sud. Ma, oltre a Roma, ci sono altri comuni del centro come Montesilvano (PE) che  si apprestano a farlo. Prima o poi l’Italia si farà.

Resto ancora più sbigottito leggendo che Donna Assunta ringrazia Alemanno ma ricorda che «Almirante ha già 260 strade, che sono sufficienti»

Duecentosessanta?

Rivoluzione (toponomastica) d’Ottobre

Ho letto su alcuni blog di destra che avere una via intitolata ad Almirante andrebbe a bilanciare la sovietica “Via Lenin“. Come dire Via Stalin equilibrata da Via Benito Mussolini, e via bilanciando. Esagerati. Non c’è mica la toponomastica degli Offlaga Disco Pax!

Immagine anteprima YouTube
Forse hanno fatto  bene gli “scoperti” a chiamare le loro strade con un numero, e non un nome. Viva Manhattan, viva l’America.

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Toponomastica Fantastica: Revisionismi è di diabolicomarco

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Comments

22 Risposte a “Toponomastica Fantastica: Revisionismi”
  1. Carlo Fronteddu scrive:

    Grande diabolicomarco!Hai scritto l’articolo solo per citare gli Offlaga? :mrgreen: (Sarò per sempre in debito con loro)

  2. Che cosa vuol dire “scoperta dell’America”? Come se l’America non fosse sempre esistita,

    [OT Infatti e' per questo motivo che si chiama "scoperta". Altrimenti si parlerebbe di invenzione. Solo una precisazione. :-) [/OT]

  3. ventopiumoso scrive:

    interessante. anche se non so chi sono gli offlaga.

  4. ilBuonPeppe scrive:

    Revisionismo…

    Io quella data (20 settembre) non la celebrerei

    Neanche io, in fondo è solo la conquista di Roma da parte dell’esercito di occupazione sabaudo. Al di là dell’essere favorevoli o contrari al potere temporale dei papi, resta la conquista militare di uno stato ai danni di un altro.
    Come pure l’America, già abitata da varie popolazioni, è stata “conquistata” dagli europei.

  5. Giovanni Savignano scrive:

    Si verifichi cosa scrivevano i fascisti diventati antifascisti in due secondi (tra cui, per esempio, il fascistissimo littorissimo Pietro Ingrao e tanti opportunisti trasformisti (comunisti e democristiani codardi come e peggio di lui).

    La menzogna dei preti e dei cattocomunisti è come quella di Almirante alla rovescia: si dice A e si fa B.

    Si predica “giustizia, uguaglianza e comunanza dei beni” e poi si fa morire nelle foibe e nei gulag.

    Io non non mai incontrato un comunista regalare una spilla ai poveri.

    Proprio come Almirante alla rovescia: giovane volontario in trincea per difendere l’Italia dal capitalismo americano e dalla barbarie rossa per un verso e per l’altro nascondeva alla vista dei tedeschi intere famiglie ebree nelle cantine o negli scantinati.

    Inoltre.

    Non si confonda la difesa della razza con la difesa delle identità e tradizioni patrie nel rispetto di quelle altrui.
    L’Italia non è una prostituta da vendere alla plutocrazia d’oltreoceano e alla barbarie comunista.

    Questo fu il senso della Repubblica Sociale.

    Inoltre.

    Ma si sa chi era Giorgio? Si sa che Giorgio è nato, è vissuto, ha patito la povertà e la negazione della libertà personale e politica perché non ha mai piegato le spalle per accaparrrarsi il potere come hanno fatto gli ex fascisti, i partigiani che sparavano alle spalle, i traditori, i firmatari della costituzione: democristiani e comunisti?

    Inoltre.

    Si sa che Lui non tradì anche di fronte alla fucilazione?

    Si sa che per Lui contava solo la dignità e l’onore?

    Inoltre.

    Si sa cosa vuol dire rischiare la pelle in una guerra consapevolmente persa per pura fedeltà o per un idea (giusta o sbagliata che sia)?

    Questo fu Almirante, questa era la Repubblica di Salò che contava anche ragazzini di 15 o 16 anni.

    A chi dobbiamo dedicare le strade della Patria Italiana: al capitalista americano e al suo alleato comunista (invasori e distruttori e negatori della nostra grande e inimitabile TRADIZIONE STORICO-CULTURALE)?

    A chi? A Stalin, a Tito o a qualche altro boia comunista?

    O ad un giovane che firmò un bando in un piccolo paesino presso Grosseto con nome e cognome stampato?

  6. giovanni savignano scrive:

    vorrei sapere notizie su questo altro Giovanni Savignano , dove risiede ?
    sui contenuti dell’articolo non sono tanto d accordo. ma ognuno puo’ avere oinioni diverse.

  7. giovanni savignano scrive:

    non sono d accordo sulle vostre considerazioni.
    vorrei sapere notizie su questo altro Giovanni savignano.dove abita ?

  8. Enzo Saldutti scrive:

    Una via per Almirante: diciamo qualcosa di lui.

    Giorgio Almirante: figlio d’arte, figlio del regista di Eleonora Duse.
    Nato a Salsomaggiore nel 1914, a Torino conseguì la licenza liceale e alla Sapienza di Roma il dottorato in Lettere Classiche. Fu giornalista e redattore capo del quotidiano romano “Il Tevere”. Partecipò alla seconda guerra mondiale sul fronte nord africano come tenente di fanteria e fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu segretario personale di Fernando Mezzasoma. Dall’aprile del 1945 al settembre del 1946 fu latitante per sfuggire alle persecuzioni dei CLN e per vivere fece anche il venditore ambulante. Con alcuni reduci fondò nel 1946 il Movimento Sociale Italiano e ne fu il primo segretario nazionale. Fu eletto deputato nel 1948 e da allora ha sempre lasciato al Partito metà dello stipendio come lasciò tutto ciò che ereditava anche personalmente. Quel giovane che rifiutò la droga badogliana, che rifiutò la droga partigiana, quel ragazzo coraggiosamente volontario a Salò dove poteva solo perdere e morire per onore e fedeltà a un’dea, a una grande idea (non consegnare mai la Patria Italiana al capitalismo plutocratico d’oltreoceano e alla barbarie comunista, a quel materialismo bruto o capitalismo oligarchico di Stato ancor più feroce) seguì una concezione spirituale della vita e la socializzazione delle imprese in economia (cogestione e partecipazione degli operai agli utili).

  9. Enzo Saldutti scrive:

    Una via ad Almirante? Mai. Per carità: era fascista e razzista.
    Prima dell’8 settembre tutti fascisti e razzisti, dopo: tutti santi e verginelli.
    Per citarli tutti: occorre un libro (leggete quello di Nino Tripodi dal titolo “Italia fascista in piedi”.
    Ecco un verginello che vale per tutti.
    Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, sparò a zero contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza).

  10. Enzo Saldutti scrive:

    A chi dobbiamo intitolare una via?
    A Stalin, A Tito, al comunismo che siede sopra una montagna di ossa umane torturate e massacrate?

    Ai partigiani che sparavano alle spalle i ragazzini di Salò (15 o 16 anni) solo perché volevano difendera l’Italia dal capitalismo plutocratico americano e dal capitalismo di Stato sovietico ancora più ferovce?

    Ai partigiani (delinquenti comuni assoldati dai catto comunisti) i quali torturavano e assassinavano donne e bambini?

    Badate che la storia non è quella che hanno dettato a scuola e tutti acchiappavano a bocca aperta.

    Una via ad Almirante? Mai. Per carità: era fascista e razzista.

    Prima dell’8 settembre tutti fascisti e razzisti, dopo: tutti santi e verginelli.
    Per citarli tutti: occorre un libro (leggete quello di Nino Tripodi dal titolo “Italia fascista in piedi”.

    Ecco un verginello che vale per tutti.
    Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, sparò a zero contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza).

    Almirante ha rischiato la vita per fedeltà ad un’idea, ha combattuto a Salò una guerra già persa ed oltretutto ha salvato anche intere famiglie di ebrei nascondendoli ai nazisti e proprio a Salò.

    Almirante rischiò la vita per onore e fedeltà e non si vendeva per un piatto di fagioli come i politici di oggi.

    Giorgio era un grande uomo.

  11. Enzo Saldutti scrive:

    Vorrei che qualcuno mi citasse il nome di un ebreo (dico: uno solo) perseguitato e torturato e assassinato da Almirante.
    Poi mi deve conteggiare quanti ebrei (mi basta un solo nome) furono vittime assassinate dai fascisti.
    Poi mi deve conteggiare quanti milioni di vittime sulle cui ossa siede il comunismo fino alla fucilazione degli omosessuali praticata a Cuba dall’eroe Guevara.
    A me risultano in totale: 95 milioni.
    E, se mi sbaglio, esigo correzione.
    Poi mi deve conteggiare quante vittime (ivi compresi donne e bambini) sono state torturate e assassinate dagli assoldati delinquenti comuni (ossia: dai cosiddetti “partigiani”).
    Se non lo fa (o meglio: se non lo sa perché non glielo hanno dettato) dimostra che la vittima dell’ignoranza è proprio costui.
    Perciostesso rilegga la storia seriamente, onestamente e intelligentemente.
    Poi, se è capace, mi proponga un discorso sui concetti di Patria, Tradizione, Identità (nei loro rapporti con le ideologie imperialiste, omologanti e internazionaliste espresse dalla plutocrazia anglo americana e dal comunismo marxista o marxiano che dir si voglia).
    Infine mi descriva le conseguenze letali a cui hanno condotto l’umanità intera (e si vede benissimo oggidì) codeste ideologie.

  12. Enzo Saldutti scrive:

    Dedichiamo una via al fondatore de “La Repubblica” per coerenza, onore e dignità (e non per viscido opportunismo).
    Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali sparava a zero su tutti coloro che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono fondati sul cardine e sulla difesa della razza).

  13. Enzo Saldutti scrive:

    Ad Almirante: mai.

    Dedichiamo una via a Iotti Leonilde per dignità e fedeltà al Fascismo (e non per opportunismo)

    Iotti Leonilde (politico comunista, Presidente della Camera, iscritta al PNF dall’ottobre 1941 e, negli anni della guerra civile, insegnò presso l’ Istituto Tecnico Agrario di Reggio Emilia, partecipò in divisa fascista alle riunioni del Regime con foto e documenti a pag. 63 del libro “Compagno, dove sei?”, suppllemento a “il Borghese” del 2 luglio 1992 n° 27, prima di essere l’amica del “migliore”, al secolo Palmiro Togliatti, era nel 1942 una Giovane Italiana della GIL o “Gioventù Italiana del Littorio” che, come tante altre, passò in quell’anno al PNF o “Partito Nazionale Fascista” presso il Gruppo Rionale Fascista “A. Maramotti” di Reggio Emilia con la tessera n°1105040 come risulta dal certificato rilasciato il 20 marzo del 1943 il XXI dell’Era Fascista e dal n° 206 Dicembre 2000 del periodico indipendente “Nuovo Fronte”, in un documento, recentemente ritrovato dallo storico Roberto Gremmo, dichiara sotto giuramento la propria adesione al PNF, in quanto si tratta di essere assunti in qualità di insegnanti presso l’Istituto tecnico “A.Secchi” di Reggio Emilia, all’epoca della sua adesione la futura comunista aveva ventuno anni, quindi un’età perfettamente matura per esprimere consapevoli scelte politiche, scelte che presto però cambiarono forse per ulteriori riflessioni ideologiche, esiste oltre al documento ritrovato anche una fotografia che ritrae la stessa Jotti in camicia nera in mezzo a molti gerarchi dell’epoca).

  14. Enzo Saldutti scrive:

    A chi studia sui manualetti di terza media o, a bocca aperta, acchiappa quel che gli dettano i professorucoli di sinistra laureati con il 18 politico.

    La sorte degli ebrei italiani

    In ogni città vi furono esponenti e funzionari della RSI che si giocarono la vita per salvare gli ebrei. Valga per tutti la storia del Dott: Giovanni Palatucci, funzionario della Questura di Fiume durante la Repubblica Sociale Italiana. Alla vigilia della seconda guerra mondiale a Fiume vivevano circa 1.500 ebrei i quali, malgrado le “leggi razziali” del 1938, avevano continuato nella più assoluta tranquillità a svolgere le loro normali occupazioni senza subire restrizioni di sorta. Ma la situazione degli ebrei fiumani cambiò bruscamente dopo l’8 settembre, allorché, con la creazione del “Litorale adriatico” e con l’arrivo delle truppe germaniche di occupazione, si determinarono i presupposti per una violenta repressione. Ormai si profilava, in tutta la sua agghiacciante realtà, la deportazione in massa della comunità ebraica nei lager della Polonia.
    Per evitare n simile provvedimento, le autorità repubblicane, spronate e sostenute continuamente dalle massime autorità della RSI, si organizzarono subito in difesa della comunità ebraica. Protagonista principale di questa difficile e delicata operazione di salvataggio fu il commissario capo di P.S. dottor Giovanni Palatucci che, per le sue funzioni ufficiali e la sua esatta conoscenza del problema ebraico giuliano in quanto era stato per diversi anni responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura, era la persona più indicata per opporsi con efficacia ai propositi delle SS.

  15. Enzo Saldutti scrive:

    Il finimondo per un articoletto, il pelo nell’uovo per demolire Giorgio Almirante

    L’unico modo per denigrare Almirante è quello di chiamarlo “razzista” per un articoletto: “parole” non “fatti”. Ovviamente non dicono che Almirante fu un giovane di fede e coraggio, volontario a Salò dove si poteva solo morire per una guerra già perduta in difesa strenua della tradizione patria. Come non dicono che proprio Almirante a Salò salva intere famiglie di ebrei nascondendole dove può. Un articolo come il quale ne furono scritti a gettito quotidiano anche da “fascisti” di comodo che dopo la guerra come per un incanto si ritrovarono rinnennegati e rinnegatori del loro passato in camicia nera. Un articoletto quindi, “parole” ma nessuna realtà. Vediamo ora quel che scrissero i voltagabbana, gli opportunisti, i verginelli. Fanfani Amintore (politico DC, partecipò, quale esaminatore, ai Littoriali e fu autore di testi di economia fascista, scriveva che era necessaria una politica razziale che sancisse la “separazione dei semiti dal gruppo demografico nazionale” poiché “per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono essere razzialmente puri”). Bocca Giorgio (giornalista addetto al CINEGUF di Cuneo, sostiene la propaganda razzista in Italia e sul giornale della Federazione Fascista di Cuneo ”sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di portarla in stato di schiavitù”, a 18 anni ottiene la tessera del PNF (Partito Nazionale Fascista), sottoscrive il Manifesto in difesa della razza italiana e, dopo l’8 settembre 1943, passa alla Resistenza). Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, inveì contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza). Moro Aldo (politico democristiano, partecipa ai Littoriali del 1935, iscrivendosi al corso “Per una rigenerazione fisiologica del nostro popolo” e a Palermo nel 1938 al Convegno Nazionale del PNF scrive su “Civiltà Fascista”, dichiara elogi al Duce e dice “la razza è l’elemento biologico il quale, creando particolari affinità, condiziona l’individuazione del settore particolare dell’esperienza sociale come primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato”). Mi fermo qui, ma posso citare altri verginelli fascisti prima e antifascisti dopo.

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