Togliere L’Infamia – A 40 anni di Distanza, don Milani Continua a Turbarci 25


ico_donmilani.jpgOggi, nel quarantesimo anniversario della sua morte, forse è il tempo per una Lettera ”di” una professoressa (a don Milani).

Quanto ci manca la sua parola sferzante, puntuta, spartana, scagliata. Freccia di marmo.
Ma, per il momento, almeno questa gliela dobbiamo. Tutti noi, certo. In particolare, però, i suoi confratelli. Quella macchia infamante. Infamante non certo per lui – anche la morte di Cristo è stata, in tal senso, infamante -, ma per chi gliel’ha comminata. Ci riferiamo alla condanna di Esperienze pastorali da parte dell’ex-Sant’Uffizio.

Quel suo libro dal titolo così innocuo aveva mandato su tutte le furie il perbenismo clericale del tempo. E non solo. Talmente abituati a confondere il cristianesimo con un’orrida morale dell’ordine (P. P. Pasolini), i superiori di don Lorenzo avevano accusato il testo di “demoralizzare e sovvertire gli animi”. I poveri non sarebbero mai usciti da una condizione di minorità. Colmare le differenze era impossibile. Meglio, molto meglio dispensar loro briciole di “cristiana rassegnazione”. Inoltre l’Italia, ormai uscita dalla guerra e ripresasi dagli stenti, si avviava alla prosperità. Perché scoraggiarla ancora con chi tira la cinghia, con i nostri numi straccioni e disperati? La gente aveva voglia di sorridere, divertirsi e consumare. Per ragioni simili, Giulio Andreotti, allora ministro dello Spettacolo, condannava il neorealismo.

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Don Lorenzo Milani a Barbiana, tra i suoi ragazzi. Da notare lo sguardo di Franco Gesualdi, alla sua sinistra. La bambina è Graziella Burberi.

Infamante quella condanna, dunque, non per don Lorenzo, ma per la Chiesa ch’egli amava. E per noi. Già nel 1992 Franco Marini, a nome della Cisl, esortò la Congregazione per la Dottrina della Fede a lavare quella macchia. Gli fu risposto – così come si risponde ora – che era ormai inutile, non esistendo più il Sant’Uffizio.

E invece è utilissimo, anzi, indispensabile. Conosciamo bene la valenza simbolica e la portata di un simile gesto. Non è una questione di forma. Un conto è restare “sottintesi”, un conto è parlare a fronte levata. La ragione per cui quella condanna resta, sia pure e solo letterale, e decaduta, non viene ufficialmente e apertamente rimossa, è che don Milani continua a tormentarci, che il suo cristianesimo ferisce e piega, e piaga; perché vero; perché dinamico; perché ti mette con le spalle al muro. Con lui non si bara; non bara il cardinale sessuofobo, non bara il borghese pasciuto, non bara il teocon, ma non bara nemmeno il rivoluzionario da salotto, l’intellettuale spinellato, il pacifista di professione.

Da più parti si invoca il diritto della Chiesa a proclamare “forte e chiara” una parola cristiana definitiva e integrale. Eccone un’occasione. Noi non disperiamo mai, ma che papa Ratzinger colga quest’occasione, ci sembra poco probabile.
Ma non è detto.

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25 commenti su “Togliere L’Infamia – A 40 anni di Distanza, don Milani Continua a Turbarci

  • alessio

    Don Milani, non so molto di lui, e la colpa è solo mia che mi son sempre detto "ora approfondisco" e poi non ho più voluto o saputo farlo.

    spero solo che non venga banalizzato anche lui, ora che Veltroni l'ha messo tra i suoi "miti"… può darsi che venga di "moda"… Ma era questo che voleva? Io non lo credo, e allora forse è meglio non lo santifichino… meglio resti "scomunicato"… ma almeno se ne preserva l'autenticità…

    certo che è strano, se ci fosse stato un post contro la chiesa avrebbero commentato in tanti (io non sono credente, si badi) mentre quando qualcuno fa qualcosa di positivo passa sotto silenzio…

    bhà… 😐

  • daniele

    e io mi chiedo dove sono quei teocon di cui parla l'articolo, quei sostenitori del ritorno del primato della chiesa, quelli secondo cui Ratzinger sarebbe addirittura "anticonformista"… come mai non sentono il bisogno di ricordare, ora, un anticonformista VERO come don Lorenzo?

    Forse perchè non sanno nemmeno chi è? (domanda retorica)

  • Enzo

    Non so bene perché, ma se qualcuno è a mio parere un giusto, allora è tale indipendentemente dal parere che su di lui possono esprimere altri, compresi il papa cattolico o George W. Bush. Il parere altrui dal punto di vista etico non conta infatti niente. Dal punto di vista dei rapporti di forza il parere altrui conta eccome, altrimenti Cristo non sarebbe stato inchiodato su croce, no? Ma dal punto di vista etico no. Non contano infatti niente né il parere di Caifa né quello di Pilato né quello di Joseph Ratzinger né quello del presidente U.S.A. e ciascuno di noi deve perciò rendere conto soltanto alla propria coscienza.

    Quindi perché disturbare con dei poco onorevoli piagnistei chi giudicasse male Don Milani se a noi pare ch'egli sia stato un giusto?

    Sono contento, questo naturalmente sì, che anche Daniele Tuscano non vede nei poveri delle persone da aiutare a scegliere la via della rassegnazione punto e basta. A alcuni poveri questa scelta sembrerà magari la migliore, ma ad altri no, e ciò rende me libero di schierarmi dalla parte che la mia coscienza vuole che io scelga. Il che mi basta per non dovermi lamentare di nulla.

    Oh, intendiamoci bene: stavo però scherzando. Ufficialmente hanno ovviamente ragione tutti i potenti del mondo.

    Saluti

    Enzo Merlino

  • daniela tuscano

    Sai cosa, Enzo Merlino? Io sono una donna, pertanto non mi chiamo "Daniele" Tuscano.

    Con questa precisazione, il mio ragionamento ti parrà forse meno astruso. Io, lo confesso, del tuo ho capito poco. Sarà la stanchezza.

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