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The Lazy Sunbathers




Condividi The Lazy Sunbathers. Margherita Ferrari ti ringrazia.
34 letture

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Talvolta mi fermo a riflettere e ricerco nella mia memoria il preciso istante in cui gettai le basi di quello che sono ora. Il momento di radicale mutamento in cui inconsapevolmente scelsi di martoriare il mio spirito fuori di casa e di nutrirlo di ambrosia entro i confini della mia collezione di libri e dischi.
Quando mi imbatto in una qualche giovine berica dallo sguardo brioso e osservo frasi di disprezzo per i libri e per la musica articolarsi sulle sue labbra provo smarrimento, terrore. In terra vicentina, come ben saprete, c’è ben poco da fare. Si può guardare la tv, andare a Sant’Andrea a non fare nulla, ascoltare cinquecento volte di seguito la stessa canzone di Rihanna e poco altro. D’estate poi, se non si è muniti di patente, è la morte.




Non molto tempo fa mi recai a Sant’Andrea e notai i cambiamenti nella fauna locale. Nuovi corpi bambineschi avevano gettato radici in quella che è in tutto e per tutto una prigione. Una volta che entri a Sant’Andrea ogni brama di vita esce dal tuo cervello e resti per sempre lì, sui gradini della chiesa, a parlare del nulla.
Tra la novella gioventù c’erano due bimbe. Erano bimbe dalle tettine infantili, dedite compulsivamente al fumo come espediente per sembrare grandi. Dicevano cose assurde, ridevano di cose assurde. Una delle due era una bimba apparentemente normale, biondina, carina. L’altra sfoggiava svariati piercing, indossava una maglietta fashion di Sid Vicious e millantava ardita conoscenza degli Stooges.

Un libro

Le osservai per parecchio tempo, sconvolta dalla loro audacia, dai doppi sensi con cui farcivano le loro frasi, dal modo in cui si atteggiavano a “sono rincoglionita dunque dovresti scoparmi”. Successivamente la mia amica Irene mi rivelò che quella sera, prima che io arrivassi, le bimbe stavano parlando del mio libro. Non osai approfondire. Mi limitai a contemplare il vuoto che si stava librando attorno al mio stomaco, che si espandeva fino a fagocitarmi, che mi insonorizzava.

Spesso dubito della mia produzione. La chiamo produzione per non chiamarla opera. Sarebbe troppo. Ma ci sono anche le bimbe che stanno tutto il tempo connesse a msn e cestinano i loro anni peggiori intrattenendo riprovevoli conversazioni con gente lontana centinaia di chilometri, con ogni probabilità boara. Personcine leggiadre dalla ricettività nulla, che vedono la beltà sono in quello che viene proposto dal demiurgo mainstream.

Le osservo e mi domando come possano privarsi della sindrome di Stendhal, del sublime senso di smarrimento che ti assale quando finisci di leggere un grande libro.

Tutte le volte in cui, per qualche strano motivo, sono stata chiamata per andare a parlare con gli studenti di scuole medie e superiori non ho potuto fare a meno di insistere su questo punto: affermare che i libri sono noiosi, in quanto formato desueto, è assurdo. Nei libri, così come nella musica, nel cinema e nell’arte in genere c’è una risposta alle esigenze di ogni singolo individuo presente sulla faccia della terra. Internet rende tutto vicino, comodo, raggiungibile. Il punto è che molti quindicenni del 2007, che conoscono internet dall’infanzia, ne sono stati una vittima. Per qualche strano motivo si sono semplicemente rincoglioniti come dei pezzi granito anziché scaricare gratis qualche disco decente.

Tutto ciò non è folle?

un volto di ragazza, occhi verdissimi

Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c’è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv. C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo. Allo stesso modo è sbagliata l’imminente riapertura del Totem, agorà per deficienti, su cui sparerei a volumi mortali le sublimi parole di Moz. Che dire poi del programma di concerti proposti dal comitato No Dal Molin? Rivoltanti, come sempre in queste occasioni. Ma di questo parleremo un’altra volta.

“Ordinary boys, happy knowing nothing
Happy being no-one but themselves
Ordinary girls, supermarket clothes
Who think it’s very clever to be cruel to you

For you were so different
You stood all alone
And you knew
That it had to be so
Avoiding ordinary boys
Happy going nowhere, just around here
In their rattling cars”

In conclusione consiglio la consultazione di questo pregevole ed illuminante post di Leonardo sulle cattive letture.

–§–

Il sito di questa autrice è segnalato da MC come “un buon posto sul web secondo MC“. Se pensi che anche il tuo sito debba essere segnalato, faccelo sapere a questo link. Proporsi non è peccato e noi saremo felici di leggerti.

Scheda di presentazione a cura dell’autrice

margherita_ferrari

Mi chiamo Margherita Ferrari. Sono nata nel 1987.
La mia massima peculiarità può essere descritta con una parola: berica. Vicenza è il mio tormento, la mia più grande fonte di delusioni, la mia musa, l’ingrata detentrice di marmi palladiani.
Durante il giorno sono una studentessa di Sociologia presso l’Ateneo di Padova. La sera mi tramuto in blogger, lettrice frustrata, cospiratrice da salotto, zombie.
A diciassette anni ho scritto un libro che secondo alcuni è destinato ad un pubblico adolescente, ma che in ogni caso è scaturito dal mio disprezzo per Crepet.
Al momento scrivo qua e là, faccio il possibile per diventare una buona sociologa in erba e progetto una dipartita all’estero.
Ho cominciato a stendere i miei pensieri per caso, on-line, quand’ero in prima superiore. Da un certo momento -che non ricordo- in poi, quest’attività è divenuta una parte fondamentale della mia vita. Senza una catarsi periodica posso infatti tramutarmi in una schifezza semovente e tendente all’isteria.
Amo in particolar modo le sonorità spigolose della new wave e l’olezzo del post-hardcore.
Possiedo degli occhiali dalla montatura tartarugata nonché una discreta collezione di libri e dischi con cui mi do un tono.

Il post che avete appena letto è comparso sul mio blog L’odore dei pomeriggi (quando li butti via) e trasuda sconcerto. Un altro elemento ben chiaro, che è una sorta di leitmotiv delle mie esplosioni logorroiche, consiste nell’ossessione per i libri, raccoglitori di polvere dalla natura salvifica.

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The Lazy Sunbathers è di Margherita Ferrari

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Comments

4 Risposte a “The Lazy Sunbathers”
  1. Elle Driver scrive:

    Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c’è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv. C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo.

    Questo è un discorso che andrebbe assolutamente approfondito.

    • staff scrive:

      E’ una sensazione che abbiamo provato in molti.

      Avere gusti “particolari” da giovani può essere una condanna :-)

      Comunque brava Margherita. E’ un piacere leggerti.

  2. Gianalessio Ridolfi Pacifici scrive:

    Spero che proporremo altro materiale di questa autrice.
    Grazie

  3. Emanuele scrive:

    Da veronese, posso capire.
    non c’è poi molta differenza

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