The Defense Department will pay private U.S. contractors in Iraq up to $300 million over the next three years to produce news stories, entertainment programs and public service advertisements for the Iraqi media in an effort to “engage and inspire” the local population to support U.S. objectives and the Iraqi government. The new contracts — awarded last week to four companies — will expand and consolidate what the U.S. military calls “information/psychological operations” in Iraq far into the future, even as violence appears to be abating and U.S. troops have begun drawing down.
Sono queste le parole con il quale il Washington Post on line presenta stamani, in un articolo a firma Karen J. DeYoung and Walter H. Pincus, una nuova iniziativa psyop in Iraq.
Per i non anglofoni si può riassumere brevemente dicendo che nei prossimi tre anni saranno investiti 300 milioni di dollari per scrivere nuove storie, programmi di intrattenimento e pubblicità da diffondere sui media iracheni per coinvolgere ed ispirare la popolazione irachena a supportare gli obiettivi statunitensi.
L’articolo è molto interessante e invito chi ne ha la possibilità a leggerlo. Per chi decide di rimanere qui, invece, ho qualche considerazione personale che mi piacerebbe condividere.
- E’ significativo che dopo cinque anni (cinque), dalla fine ufficiale delle ostilità, gli Stati Uniti non siano riusciti a far comprendere unguibus et rostribus al popolo iracheno che tutto sia avvenuto nel loro interesse.
- E’ quasi divertente il candore con il quale gli autori dell’articolo affermano
in an effort to “engage and inspire” the local population to support U.S. objectives and the Iraqi government
Qualcuno, leggendo cose del genere, potrebbe pensare che gli Stati Uniti hanno degli obiettivi in Iraq (e che dopo cinque anni non li hanno raggiunti ancora. Peggio mi sento)
- Nell’articolo si legge
The Pentagon still sometimes feels it is playing catch-up in a propaganda market dominated by al-Qaeda, whose media operations include sophisticated Web sites and professionally produced videos and audios featuring Osama bin Laden and his lieutenants. “We’re being out-communicated by a guy in a cave,” Secretary Robert M. Gates often remarks.
Dal che si deduce che il Pentagono considera al-Quaeda un’eccellente casa di produzione multimediale che propone video professionali e siti web altamente sofisticati. Osama bin Laden e i suoi luogotenenti, inoltre, bucano il video pur trasmettendo dal tetro scenario di una grotta. Roba da fare crepare d’invidia la Ventura e la sua fallimentare Isola dei Famosi. Altro che la Marini, ci voleva Bin Laden nella caverna.
- Sempre nel pezzo si legge
When national euphoria broke out last year after an Iraqi singer won a talent contest in Lebanon, the U.S. military considered producing an Iraqi version of “American Idol” to help build nonsectarian nationalism. The idea was shelved as too expensive, an official said, but “we’re trying to think out of the box on” reconciliation.
American Idol, per quel che mi risulta, è una specie di “Saranno Famosi” in grande stile. Come dire che per costruire uno spirito nazionale al di sopra delle divisioni settarie, ci vogliono Maria De Filippi, Anbeta e Kledi. In Italia ha funzionato benissimo.
Aldilà dell’umorismo involontario che pervade tutta la questione è molto interessante considerare il valore di certi strumenti di propaganda quando vengono utilizzati scientemente per creare consenso. Basta pensare al concetto “gli americani sò forti” che ha pervaso la nostra cultura nazionale dall’immediato dopoguerra fino alle prime contestazioni giovanili degli anni settanta.
Oggi, nonostante sia maturato un certo dissenso in questo paese, le produzioni americane sono ancora quelle che godono del maggiore gradimento e non tutti sono in grado di leggere fino in fondo il messaggio che conducono con se titoli come “Righteous Kill” (Omicidi Giusti) la cui tagline è ancora più esplicita, se pure fosse possibile: Most people respect the badge. Everybody respects the gun (Molti rispettano il distintivo, tutti rispettano la pistola).
Oggi, quindi, siamo quello che siamo anche grazie al cinema ed agli spettacoli americani. La PsyOp italiana, a differenza di quella irachena, ha avuto un discreto successo. Il nostro paese è solo in parte nostro e il mondo in bianco e nero raccontato dai film neorealisti italiani del dopoguerra è molto, ma molto più lontano di quello che sembra.
Queste considerazioni hanno un valore particolare soprattutto in queste ore, quando la crisi finanziaria internazionale sta creando una certa agitazione in tutti noi. Quanto di ciò che ci arriva dagli Stati Uniti è informazione e quanto è PsyOp?
Lascio al senso critico dei lettori il compito di dare una risposta.
N.d.A: Per chi vuole approfondire ho scovato un sito molto interessante sulla PsyOp. Il sito è tecnicamente rudimentale anche perché è curato da un maggiore dell’esercito degli Stati Uniti in pensione. Se lo avesse fatto al-Quaeda sarebbe stato un trionfo di Flash e contenuti Web 2.0.
C’è anche una sezione sulla storia delle PsyOp ed una trattazione interessante sul sesso. Nello specifico, si analizza l’uso di immagini sessualmente esplicite nella propaganda militare. Chi ha problemi con immagini esplicite eviti di leggere la sezione. Per tutti gli altri il link è questo.
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Tag: guerra, iraq, media-e-comunicazione, propaganda, stati-uniti
Comandante Nebbia
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7 commenti
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3 Ottobre, 2008 a 12:06
Sara
Non spevo che esistesse questa propaganda psicologica in guerra, cioè sapevo che facessero pioivere i volantini dagli aerei ma non sapevo fosse una cosa scienifica chiamata PsyOp, grazie!

Poi è interessante notare il parallelismo con la “guerra” per emergere del nostro capo del governo, anche se penso sia più facile il suo compito rispetto a quello degli americani che devono convincere la popolazione che le bombe fanno bene. E comunque è proprio una nuova forma di colonialismo.
Poi, come da tradizione, riporto una tua frase “Il sito è tecnicamente rudimentale anche perché è curato da un maggiore dell’esercito degli Stati Uniti in pensione. Se lo avesse fatto al-Quaeda sarebbe stato un trionfo di Flash e contenuti Web 2.0.”
E dico “sei un genio”!!!!
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Giacomo reply on Ottobre 3rd, 2008 20:13:
Soltanto per citare alcuni episodi sul fronte russo nella seconda guerra mondiale i sovietici proiettavano quasi ogni sera film di propaganda ben visibili dalle trincee italiane o tedesche. In queste pellicole si mostrava come fosse comoda e tranquilla la vita del prigioniero di guerra. Moltissime furono le diserzioni causate da questa propaganda.
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3 Ottobre, 2008 a 14:11
Vortexmind
Questa frase è da incorniciare. Comunque dovevi dire “cueva” non “caverna”. E io “l’Isola dei Famosi” la sto seguendo!
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3 Ottobre, 2008 a 14:48
Giacuomo Nuovocolle
mi fa piacere leggere questo post, perché metti in evidenza il punto centrale del fallimento delle società occidentali contemporanee. in effetti il vero punto è
‘ma è mai possibile che SOLO chi cura i propri dannati interessi, quindi fondamentalmente coglioni di tutto il mondo, HA CAPITO che il modo migliore per portare avanti una lotta (o guerra, o quello che è) è attraverso l’informazione, la comunicazione e più di tutto l’arte?’
perché chi ha un minimo di senso sociale, capacità di indignarsi di fronte a tali (ed altre) ingiustizie, l’unica cosa che fa è… indignarsi di fronte a tali ingiustizie?
se è sufficiente una campagna informativa a dannare una popolazione, una intera generazione, dovrebbe bastarne un’altra a salvarla. e allora fare! scrittori, pittori, artisti e pensatori, ma tutti poi, ognuno con le proprie capacità, cosa aspettano a produrre qualunque tipo di espressione artistica che combatta questa stasi di pensiero e incentivi una lotta attivà e creativa allo strapotere economico fatto di interessi personali, opportunismo e clientelismo? forse aspettano i 300milioni…
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fabio reply on Ottobre 3rd, 2008 16:44:
La “guerra culturale” e’ cio’ che auspico, anche perche’ le coscenze delle masse nel tempo si possono plasmare. Occorono pero’ dei programmi specifici, degli approcci specialistici, dei linguaggi semplici. In Italia vi sono intellettuali capaci di trasmettere dei valori di coscenza, di giustizia, di onesta’, di rispetto, ma in un paese dove pochissimi leggono bisogna cominciare dal principio. Sai quanti autori emergenti ci sono in Italia con dei libri pubblicati ( per non parlare di quelli nel cassetto), che faticano terribilmente per farsi conoscere? (uno sono io). Purtroppo quanti degli intellettuali pubblicati dalle grandi case editrici sono disposti a “schierarsi di brutto” rischiando di incrinare il rapporto con il loro editore? Anche in questo campo bisognerebbe dare fiducia al piccolo ed al medio, allora la cultura sarebbe piu’ libera.
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Giacuomo Nuovocolle reply on Ottobre 3rd, 2008 17:47:
è chiaro che fatichi a farti pubblicare se il tuo desiderio è quello di plasmare le masse e la direzione verso le quali le vuoi plasmare non è quella dei grandi editori o di chi li controlla!
Le masse non vanno plasmate! Le masse vanno SVEGLIATE! vanno demassificate
se pensi di combattere il plagio culturale americano sostituendolo con il tuo plagio buono e santo, diventa una mera sostituzione di plagio e non un’azione di formazione di coscienza, che è quella che serve per mettere le de.masse in grado di difendersi dalle subdole azioni della propaganda. quindi, se vuoi davvero schierarti di brutto, smettila di scrivere libri sperando che siano letti (e tutti che gridano e osannano chiedendo autografi o anche solo un sorriso!), ma comincia a fare dell’arte che convinca alla fruizione attiva. invece di una massa di zombi adoranti, avrai creato miliardi di individui distinti e pensanti
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3 Ottobre, 2008 a 15:31
fabio
“….La PsyOp italiana, a differenza di quella irachena, ha avuto un discreto successo. Il nostro paese è solo in parte nostro e il mondo in bianco e nero raccontato dai film neorealisti italiani del dopoguerra è molto, ma molto più lontano di quello che sembra.”
Ecco dove il Comandante Nebbia ha centrato il problema: l’assorbimento
della “non-cultura” Americana. Da buoni Italiani abbiamo preso il peggio (Liberismo spinto, individualismo, cultura del vincente/perdente), senza aver assorbito il meglio (forte identita’ nazionale, sviluppo della ricerca,
sinergia tra universita’ e mondo del lavoro). Abbiamo subito quell’influenza “Culturale” con la quale La Roma del I secolo gestiva il proprio Impero. Luttwak ha definito questo modus, impero “egemonico”
differenziandolo dall’ Impero territoriale che costituira’ lo status dell’antica Roma nei secoli successivi fino alla sua caduta. Premesso cio’ si capisce come mai l’identita’ Europea tardi a formarsi. Come i giochi di potere nell’Italia del Rinascimento comportavano degli squilibri che impedirono la formazione di un paese, lo stesso potrebbe accadere a discapito dell’Unione Europea. La speranza e’ che una futura amministrazione possa scegliere una politica estera meno ingerente. Anche in questo caso pero’ potrebbero esserci delle incognite: chi presidiera’ gli spazi politici ed economici lasciati eventualmente dagli USA?
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