The Big November 22


sDarksErano più o meno le sette di una cupa sera di novembre quando Dio decise di abbandonare la Città.
A dire il vero, le cose continuarono ad andare come prima. I semafori lampeggiavano pigramente agli incroci, la gente faceva compere sulla settima strada, un tizio fu assassinato nella periferia Sud nello stesso istante in cui due pompieri recuperavano un gattino che si era arrampicato su un albero del parco e non riusciva a scendere più.

Pochi, anzi pochissimi, percepirono qualcosa. Un barbone che trascinava un vecchio carrello da supermercato vicino ai moli della zona portuale fu scosso da un brivido incontrollabile al punto da finire in ginocchio. Fu questione di un attimo, bastò bere un paio di sorsi e tutto tornò come prima. Un tizio che abitava in una tranquilla strada dell’East Side, mentre leggeva un libro nella sua biblioteca, sentì tintinnare leggermente i bicchieri e le bottiglie nel mobile bar. La metropolitana? Un elicottero a bassa quota? Alzò la testa solo per un attimo, poi riprese il romanzo e non ci pensò più. Un falco, mentre volteggiava sul tetto della cattedrale, sentì l’aria diventare improvvisamente più sottile. Istintivamente impostò una picchiata di pochi gradi che gli restituì portanza è puntò diritto verso un nido di piccioni che aveva scorto grazie alla sua vista eccezionale.

Verso le dieci di sera, quando la nebbia incominciò a diradarsi, iniziò una leggera pioggia. Le gocce fredde e pungenti come minuscoli cristalli di ghiaccio. Il cielo, sul vasto fronte di mare, divenne scuro e torbido, quasi a nascondere una minaccia incombente. Un rombo sommesso si diffuse dai tombini che si aprivano sull’intricato reticolo delle fogne come se una bestia, nascosta nelle profondità remote e dimenticate di quel labirinto, si preparasse a lanciare il suo attacco mortale.

Invece non accadde nulla. La pioggia continuò ancora per qualche ora, poi, nel pieno della notte, il cielo si squarciò illuminando le guglie dei grattacieli con la luce algida di cento milioni di stelle.

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