Tra il non possumus della Cei e il totale silenzio politico, il testamento biologico sta per essere definitivamente archiviato. Ma vediamo con calma un problema per volta.
Da qualche tempo l’anacronistica ed obsoleta locuzione latina non possumus (non possiamo) sta infestando i media in generale.
Pressochè ogni giorno, nell’anno 2007, non si fa altro che sentire non possumus, non possumus… E’ la frase che gli apostoli Pietro e Giovanni avrebbero opposto a chi chiedeva loro di non predicare il Vangelo subito dopo la morte di Cristo. La frase è stata rilanciata da Papa Pio IX, che usò questa formula per rispondere ai tentativi del Regno d’Italia di confrontarsi con il Vaticano per risolvere la questione romana. La locuzione, già utilizzata negli ambienti pontifici come motivazione di rifiuti, è stata utilizzata successivamente per lo più nell’ambito dei rapporti politico-diplomatici fra il Vaticano e l’Italia. Qualche tempo fa è stata pronunciata diverse volte dalla CEI durante il “tentativo” di dialogo sull’istituzione dei DiCo e pare proprio abbia funzionato: non se ne parla praticamente più, in palese trasgressione alle direttive europee in merito alle convivenze omosessuali e relativa omofobia di cui la CEI sembra in forte odore.

Probabilmente succederà la stessa cosa con un altro argomento “caldo”: il testamento biologico. Detto anche testamento di vita o dichiarazione anticipata di trattamento, è l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non indende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione. L’argomento, “eticamente sensibile”, vede posizioni differenti. In particolare, una corrente di pensiero di tipo laica e radicale sostiene che il testamento è valido anche se verbale ed è possibilista verso l’eutanasia. L’altra corrente, facendo proprie alcune affermazioni contenute in un documento del Comitato Nazionale di Bioetica del 2003, sostiene che il testamento è valido solo per iscritto, che non possa contenere raccomandazioni in contraddizione col diritto positivo, con le norme di buona pratica clinica, con la deontologia medica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui in scienza e coscienza inaccettabili e che il paziente non può essere legittimato a chiedere e ad ottenere interventi eutanasici a suo favore.
In virtù di questo è utile sapere che la Fondazione Veronesi ha messo a disposizione sul proprio sito un modulo scaricabile per il testamento biologico in cui si può, nell’attesa di una legge vera a propria che vada a regolamentarne l’istituzione, esprimere la propria volontà anticipata. La dichiarazione deve essere compilata di proprio pugno in tre copie: una per il diretto interessato, una da consegnare a un fiduciario (parente, amico, conoscente), una da depositare dal notaio o dal legale di fiducia. Nel testamento biologico vanno indicati i dati anagrafici del soggetto e del rappresentante fiduciario nominato dall’interessato e le volonta’ “potranno essere revocate o modificate in ogni momento con successiva/e dichiarazione/i”.

La CEI si è pronunciata da poco sull’argomento: “Temiamo non ci sia distinzione tra pratiche mediche e eutanasiche”; i vescovi sono «preoccupati che l’ evoluzione del disegno di legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento possa aprire a una deriva eutanasica di fatto». Lo ha ribadito mons. Giuseppe Betori durante la presentazione del Comunicato finale del consiglio permanente della CEI.
Il cardinale Javier Lozano Barragan ha tracciato 6 punti secondo i quali si potrebbe sostenere la liceità del Testamento Biologico: 1. Se questo si unisse mediante un consenso informato alla decisione del medico curante di evitare sempre l’eutanasia e di rinunciare all’accanimento terapeutico. Così anche il paziente prenderebbe nelle proprie mani gli ultimi momenti dell’esistenza. 2. Se si tenesse conto dell’evoluzione e del progresso della medicina per l’efficacia delle cure e dell’eventuale cambiamento delle circostanze economiche, sociali, familiari e di politica sanitaria riguardo al mutamento della sproporzionalità delle terapie. 3. Se fosse flessibile, in maniera da poter essere modificato con il cambiare dello stato di salute fisica e psicologica del paziente gravemente malato. 4. Se includesse sempre l’utilizzo delle Cure Palliative disponibili (che facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita). 5. Se si trovasse un vero fiduciario che intervenisse soltanto nel caso d’incoscienza del malato terminale, con la certezza morale che tale fiduciario interpretasse fedelmente la volontà del testante, evitasse l’accanimento terapeutico e non favorisse mai l’eutanasia. 6. Se, per giudicare il caso di un accanimento terapeutico, ci si rimettesse al giudizio del medico o dei medici curanti ed al paziente bene informato, o, in caso d’incoscienza di questi, al consenso della famiglia o dei legittimi rappresentanti del paziente e di un Comitato di Bioetica, se disponibile.
Sul versante politico la situazione è a dir poco statica, forse volontariamente, nonostante questa promettente notizia che ci ha dato La Repubblica il 5 giugno scorso: dopo 8 mesi di discussione e 49 audizioni il ddl inizia il suo iter in commissione, il presidente Marino (ds) “Il testo in aula prima della pausa estiva”. L’obiettivo, come ha detto più volte il presidente della Commissione Sanità, il diessino Ignazio Marino, “è arrivare al voto in aula del Senato prima della pausa estiva”. Un impegno che il senatore, noto chirurgo specializzato in trapianti, condivide con il presidente del Senato Franco Marini. Dopo otto mesi di discussione e 49 audizioni non è stato possibile arrivare a due ddl, una per la maggioranza e uno per l’opposizione, così la relazione introduttiva partirà da otto proposte: cinque sono quelle maggioranza e tre quelle dell’opposizione. Lo scontro non è tra destra e sinistra ma tra laici e cattolici dei due schieramenti, soprattutto è interno al partito democratico. Sono quattro i punti sui quali c’è accordo generalizzato: 1) No all’accanimento terapeutico. 2) Il malato può - e non è obbligato a farlo - indicare in anticipo le cure accettate o rifiutate per quando non sarà più in grado di intendere o di volere. 3) Nominare un fiduciario che sarà notaio e anche interprete del volere del paziente che non può più decidere. 4) Il cittadino-paziente può modificare le volontà del testamento biologico in ogni momento. I punti più discussi sono anch’essi quattro. 1) La possibilità di interrompere l’alimentazione forzata e l’idratazione. E’ il più ostico. Le audizioni con medici e tecnici hanno convinto la maggioranza laica che alimentazione e idratazione sono terapie e quindi possono essere interrotte. Muro delle teodem Binetti e Baio Dossi che aggirano così la questione: bere e mangiare non sono terapie e quindi non è possibile scegliere di interromperle. 2) Ruolo e poteri del fiduciario e del medico. Se sono in conflitto, chi è il soggetto terzo e neutro che decide? Il giudice o il Comitato etico dell’ospedale 3) L’obbligo per il medico di rispettare la volontà espressa in anticipo del paziente (ma una mediazione si sta formando intorno alla possibilità dell’obiezione di coscienza); 4) A chi spetta decidere quando le cure sconfinano nell’accanimento terapeutico?

Perchè ho detto che il testamento biologico sta per essere archiviato se solo il 5 giugno scorso sono stati presentati questi ddl in Senato? Ce ne parla La Stampa il 15 giugno, quindi soltanto dieci giorni dopo: ciò che sta accadendo in questi giorni in Senato è l’archiviazione di fatto di ogni possibilità di ottenere entro questa legislatura una legge che ci metta in condizione di decidere con dignità i trattamenti a cui saremo sottoposti in prossimità della fine. Si tratta di qualcosa di profondamente diverso sia dall’eutanasia che dal suicidio assistito, configurandosi piuttosto come un’estensione del diritto all’autodeterminazione nella scelta delle cure già previsto dall’articolo 32 della Costituzione. La pattuglia dei senatori cosiddetti Teodem del centrosinistra si è messa di traverso, bloccando il testo preparato da Ignazio Marino e Anna Finocchiaro per conto di tutta l’Unione e di Rifondazione comunista. Perché “di una legge non c’è nessun bisogno” – come ha spiegato Paola Binetti all’Avvenire di martedì – trattandosi in realtà di “un’apertura all’eutanasia passiva o all’abbandono terapeutico” che potrebbe “essere utilizzata per risparmiare costi o liberare un letto”.
Opinioni da rispettare quelle della Binetti, certamente. Ma in tutto questo la cosiddetta sinistra laica cosa sta facendo? Nulla. Dopo il diktat Teodem il testo unitario del centrosinistra è stato di fatto archiviato, le proposte di legge sul testamento biologico sono diventate dieci e non si vede all’orizzonte alcuna reale possibilità di arrivare ad un risultato.
In conclusione.
Al di là di tutte le argomentazioni favorevoli o contrarie, passa a mio avviso in secondo piano una cosa fondamentale per una società che vuole definirsi civile: la libertà personale dell’individuo. Ogni persona dovrebbe poter avere la libertà di decidere da sola su certe cose, confinate nella più totale soggettività e sensibilità. Non tutti hanno la facoltà o la forza di poter decidere, ma chi ce l’ha deve poterlo fare. Non tutti sono disposti a soffrire inutilmente, accettare il dolore con animo grato e pio, emulare la passione di Cristo, per poi essere appagati “in un mondo migliore”, perdendo inevitabilmente la propria dignità. Non tutti possono permettersi di passare “gli ultimi momenti della vita terrena” al Gemelli…
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Tag: Bagnasco, cei, eutanasia, libertà, medicina, ratzinger, religione, società-civile, testamento-biologico
spes74
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18 Giugno, 2007 a 10:03
Atena
Ottimo articolo, ricco di informazioni su cui riflettere.
Circa il testamento biologico sono piuttosto pessimista. Temo infatti che, quando anche dovesse essere approvato, conterrebbe formule molto vaghe e ambigue che DI FATTO non cambierebbero di molto la situazione già DI FATTO esistente.
Non faccio mistero di essere assolutamente favorevole all’eutanasia (e a nessuna altra soluzione annacquata o edulcorata). Non capisco infatti perché si voglia impedire ad una persona di porre fine alle proprie sofferenze nel momento in cui abbia espresso chiaramente e consapevolmente la propria volontà. Se una persona vuole assumersi questa responsabilità di fronte a se stessa e ai propri cari (e anche di fronte ad un eventuale Giudice Superiore), perché altri dovrebbero decidere per lui?
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18 Giugno, 2007 a 10:17
mstatus
Con il “non possumus” Pio IX è finito male: ha subito una sonora trombatura il 20 settembre 1870 a Porta Pia. Chissà forse è di buon auspicio, di solito la storia tende a ripetersi. In preda all’ira e alla rabbia per la sconfitta subita, invitò i cattolici “a non partecipare alla vita politica dello stato italiano ribelle, e scomunicò Vittorio Emanuele II definendolo un “re di briganti alla testa di una banda di delinquenti”.
L’altro punto è:
- se la vita è di mia proprietà, visto che soffro, sto male, patisco io sulla mia pelle, ne faccio quello che mi pare. Che motivo avrei di esserne contento? Posso pensare che poi arriva babbo natale e mi porta il trenino elettrico?
- se la vita non è di mia proprietà, ma proprietà di una divinità che ne può disporre a suo piacimento e togliermela a suo dispotico capriccio quando gli pare (ricordare la liturgia della messa per i defunti…), allora va bene il non possumus, è giusto che soffra, patisca, emuli la passione di Cristo, doni con animo grato e pio alla divinità la mia sofferenza, e via tutto il resto, in previsione di un premio ad una “lotteria futura”.
Il concetto è: questa non è la vita, ma la vita è quell’altra, quella che verrà, quindi soffri, taci, sii felice per la tua sofferenza e donala alla divinità che ne trae potere unitamente alla tua adorazione.
N.B: I principi religiosi sono riferiti, visto che si parla di vescovi e di non possumus, alla religione cattolica CCAR (io conosco quella, non chiese o cose in cammino e movimento, quella è l’ufficiale la CCAR). Sorvolo su altri credi.
Tale concetto di solito è definito, con occhi non religiosi, come masochismo. Tanto è che taluni cattolici ritengono la sofferenza fonte di gioia e di piacere, tipico esempio la Senatrice Binetti che fa uso del cilicio.
D’altronde se la divinità vuole essere proponibile ed essere il proprietario dell’altrui vita, inizi a togliere un po’ di sofferenze. Si renda appetibile credibile, utile ad un qualchecosa insomma, altrimenti che utilità pratica può avere una divinità? Solo a creare ulteriore sottomissione e schiavitù?
«Le sole battaglie che non lascino nell’animo amarezza sono quelle vinte contro l’ignoranza. Tutte le divinazioni sono mere imposture, prodotto di frode, di follia o di fanatismo. La schiavitù produce prima delirio, poi superstizione e infine credulità.» Napoleone.
Napoleone è finito male, come il Papa PIO IX.
Luigi Cascioli, emerito studioso del cristianesimo, ha denunciato la chiesa cattolica nella persona di un suo ministro, per abuso della credulità popolare e sostituzione di persona. Tale cosa in Italia, stato che ospita il microscopico Regno del Vaticano (0,44 kmq) è passata quasi inosservata e non accolta per non dire derisa. Cascioli Allora ha presentato ricorso al tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che lo ha accettato e ha fissato la data di inizio del processo, quindi lo ha ritenuto ammissibile, rispetto alla giustizia italiana che “tiene” il crocefisso appeso sopra la testa dei presidenti dei tribunali. Secondo Luigi Cascioli, Garibaldi, definiva il Papa Pio IX come: “metro cubo di m…a”. Metto i puntini in quanto, se pur non citazione mia, ma riferita a Garibaldi, non vorrei offendere qualche baciapile.
D’altronde secondo F. NIETZSCHE
Da tale citazione è comprensibile che buona parte delle masse ritenga che la vita non è di sua proprietà, ma di proprietà di una divinità (condizionamento). Tale cosa del resto viene fatta digerire ed accettare alle masse, tramite l’utilizzo di appositi dogmi (verità di fede imposta) , con l’utilizzo di una scienza particolare detta Teologia, e con la promessa di futuri premi ad una fantomatica lotteria.
Buona giornata.
Saluti
Mstatus
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18 Giugno, 2007 a 10:47
Gatto Assassino
Secondo me la legge dovrebbe più che altro “gestire” i casi dubbi, ossia i casi per i quali il malato non è in grado di esprimere la propria opinione. Sicuramente esistono delle situazioni al limite, dove non è facile decidere per qualcun altro. Ma solo in questi casi è ammissibile un’analisi più profonda.
Negli altri casi, la volontà del malato deve essere rispettata. Senza se e senza ma.
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18 Giugno, 2007 a 11:04
roberto
classica cazz…. all’italiana.
Non aggiunge nulla ai diritti dei malati, tuttavia siamo in Italia e parlare di eutanasia è un’utopia.
La convenzione di Oviedo è chiara.
Tuttavia l’esistenza di un documento scritto rappresenterebbe una tutela per i medici anche se a quel punto più che preoccuparsi di assistere i malati si preoccuperanno di reperire tale documento.
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18 Giugno, 2007 a 11:06
tusaichi
grazie spes.
credo di essere della tua stessa opinione in merito,
e sopratutto credo sarà difficilissimo ottenere qualcosa di concreto da questa classe politica.
la speranza per il futuro è sempre più sbiadita.
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18 Giugno, 2007 a 11:19
roberto
dimenticavo.
se si rendesse ammissibile la sospensione dell’idratazione e alimentazione poichè forme terapeutiche, questo sarebbe un atto talmente barbarico da non dover nemmeno essere commentato.
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18 Giugno, 2007 a 19:33
Vortexmind
Io dico solo una cosa: la vita è la mia e non esiste che un cazzone di cardinale/vescovo o la Binetti o un qualsiasi politico mi dicano cosa devo o non devo fare in un caso così grave. A priori non lo so nemmeno io, figuriamoci se questa scelta debba essere guidata da idee di terzi.
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18 Giugno, 2007 a 22:44
spes74
@Atena
Grazie. Anche io sono favorevole all’eutanasia, per quanto possa essere difficile prendere certe decisioni. La prima cosa da tutelare, a mio avviso, è la libertà di scelta di ogni individuo.
@Mstatus
Hai illustrato bene il concetto di proprietà della vita che qualcuno vuole arrogarsi.
Grazie per aver parlato di Luigi Cascioli.
@Gatto Assassino
Giusto, la volontà del malato deve essere rispettata senza se e senza ma. Purtroppo non è così, c’è sempre qualcuno che vuole decidere per gli altri. Ho la sensazione che abbia ragione Atena quando dice
@Roberto
Un documento scritto è possibile farlo, ho illustrato come. Il fatto è che siamo in Italia, non dimentichiamolo mai: c’è uno staterello di 0,44 kmq “abbastanza” influente.
@Tusaichi
Chi più di me dovrebbe avere speranza? Nella classe politica non ne ho neanche io, nella capacità della gente comune di uscire dal letargo devo averne per forza, altrimenti è proprio finita!
@Vortexmind
Si, libertà individuale. Ma fa così paura ’sta cosa?
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21 Giugno, 2007 a 11:40
Silent Enigma
Abbastanza, spes. Tempo fa ho scaricato anch’io quel modulo, ma lo devo ancora compilare…quando si ha a che fare con sé stessi e la propria coscienza è meglio ponderare la scelta
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21 Giugno, 2007 a 15:09
spes74
@Silent
Mi riferivo più che altro al fatto che c’è sempre qualcuno che ha “voglia” di decidere per noi, mentre certe cose a mio avviso dovrebbero essere lasciate alla sensibilità personale di ognuno di noi. Lo confermi anche tu nel commento, è già difficile da soli… Chi è abituato a decidere per noi e ad imporre la propria visione perde potere se noi conquistiamo la libertà individuale. Cosa ci sarà mai da conquistare, non dovrebbe essere un diritto? Secondo me si.
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22 Giugno, 2007 a 11:34
roberto
@spes: ribadisco che il modulo da te indicato è la tipica cazz… all’italiana perchè lo strumento esiste già, art. 9 dalla convenzione di oviedo in tema di impossibilità nel fornire il proprio consenso “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento, dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione” Oviedo 4 aprile 1997, ratificata dall’Italia con l. 28.3.2001, n. 145 ma MANCA IL DECRETO D’ATTUAZIONE.
Inoltre nel modulo si fa riferimento a traumi. nel caso di estrema urgenza interviene lo stato di necessità e la presenza di tale modulo non servirebbe assolutamente a nulla soprattutto perchè non è possibile ancor prima di aver fatto una diagnosi e improntato una terapia quantificare i danni (salvo in casi eclatanti) e quindi la qualità di vita futura.
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22 Giugno, 2007 a 13:56
spes74
@Roberto
Grazie per la precisazione
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25 Giugno, 2007 a 0:39
Silent Enigma
Certo che dovrebbe essere un diritto, non v’è dubbio! A presto cara
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