Tempo, Vita e Morte (*)
1 aprile, 2009 - 11:12 di Comandante Nebbia
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Dove eravamo prima di nascere e, soprattutto, dove andremo quando moriremo? Chiunque si sarà fatto una di queste domande almeno una volta nel corso della sua esistenza.
Bene. Se siete degli assolutisti, in un senso o nell’altro, potete anche fermarvi qui. Conoscete già la risposta. Per alcuni sarà il paradiso, l’inferno, il purgatorio, la reincarnazione, il passaggio ad un’altra dimensione o una qualsiasi delle mille destinazioni che dall’inizio dei tempi sono state immaginate. Per altri, invece, la risposta è ancora più semplice: da nessuna parte.
In realtà, come la maggior parte delle domande veramente importanti, per chi vuole ragionare senza fideismi siano essi laici o religiosi, queste due questioni sono destinate a rimanere senza risposta almeno con le attuali conoscenze scientifiche e con le capacità inferenziali che ci ritroviamo all’attuale livello di sviluppo filosofico.

Volendo comunque tentare un ragionamento, il primo passo è capire veramente di cosa stiamo parlando. La vita dal punto di vista strettamente materiale è un fenomeno biofisico abbastanza complesso, ma tutto sommato sufficientemente definito.
A livello puramente meccanicistico si tratta di scambi energetici caratterizzati da una inconsueta inversione del flusso entropico, nel senso che la vita, ad uno studio oculato, appare come una locale inversione della tendenza universale dell’entropia ad aumentare.
La vita, per spiegarci più semplicemente, mette ordine, mentre nel resto dell’universo tutto tende ad un disordine che è destinato a diventare definitivo. Ovviamente questo non intacca in alcun modo il bilancio generale, perché la quantità totale di entropia è comunque “in attivo” anche se dovunque si manifesti la vita questo fenomeno è, almeno localmente, invertito.
Diciamo che in questo modo, almeno genericamente, abbiamo dato una definizione elastica della vita che può adattarsi abbastanza bene a partire da quella di un organismo unicellulare fino a quella che, con molta modestia, riteniamo la cima della piramide evolutiva: la vita umana.

Ma cosa differenzia un essere vivente da un essere morto? La domanda è semplice, la risposta è complessa.
Il corpo di una persona morta da pochi minuti è, dal punto di vista materiale, completamente equivalente a quello di una persona viva. Gli elementi che lo compongono, in termini di molecole e quindi di atomi, sono esattamente gli stessi. Anzi, per generalizzare il discorso, non esiste alcuna materia vivente.
Gli atomi che compongono il corpo di un mammifero sono gli stessi che formano un mattone. Le molecole di un uomo, sono le stesse che formano il corpo di un delfino. La vita, in realtà, non è identificabile partendo dall’analisi molecolare del corpo che la ospita perché essa è un fenomeno emergente (nel senso che il tutto è maggiore della somma delle parti. Se interessa, ho parlato dei fenomeni emergenti qui ).
In pratica è come se fossimo di fronte ad una di quelle scritte composte da migliaia di lampadine colorate. Analizzando le singole lampadine non si può percepire il significato della scritta, ma solo allontanandosi lo si può comprendere. Le lampadine, a loro volta, possono essere usate per comporre infinite scritte diverse e prese singolarmente non hanno alcun significato.
Altro parametro da prendere in considerazione per definire correttamente la vita è la coscienza.
Un protozoo è vivo, ma è cosciente? Un maiale è sicuramente vivo, ma è cosciente? Una persona in stato vegetativo che non è cosciente è viva?

A queste domande, chi più chi meno, abbiamo già dato una risposta. Un maiale potrà anche essere vivo, ma per noi non è cosciente, visto che non ci preoccupiamo di squartarlo e/o di nutrirci dei suoi cuccioli. Del protozoo non se ne frega nessuno. Di un ovulo umano fecondato sì, anche se immaginarlo cosciente è difficile. Un cane o un gatto, invece, pur essendo dal punto di vista evolutivo paragonabili ad un maiale, godono di maggiore considerazione. I vegetali, vivissimi dal punto di vista biofisico, sono messi peggio di tutti perché di loro non hanno pietà nemmeno i .
E’ meglio non addentrarsi nel ginepraio che sarebbe necessario districare per giustificare certe scelte. Secondo alcuni il maiale sarebbe un eccellente animale di compagnia, eppure gode di pessima stampa (se si esclude quella gastronomica). Per non parlare del topo che, pur essendo un mammifero a cui è stato dedicato uno dei personaggi più famosi della storia del fumetto, è una delle più misconosciute e dimenticate vittime dello .
In pratica, volente o nolente, noi riconosciamo ad alcune creature una sorta di consapevolezza di se stessi ed ad altre, del tutto arbitrariamente, no. Quindi noi riteniamo che l’uomo, e con lui una ristrettissima schiera di specie, unisca al fenomeno energetico della vita la consapevolezza della stessa.
Anche nel caso della coscienza ci troviamo di fronte ad un fenomeno emergente che non ha connotazioni fisiche. Differenza in peso e dimensione delle masse cerebrali fra esseri viventi non sono sufficienti a definire parametri assoluti per distinguere una specie con autocoscienza da una che ne riteniamo priva.
La coscienza stessa, di per sé, è di difficilissima definizione perché prevede il coinvolgimento di un’ulteriore variabile: il tempo.

Come facciamo a dire che noi siamo noi stessi, cioè abbiamo cognizione della nostra persona?
Possiamo aprire i documenti e leggere il nostro nome, ma questo sarebbe sufficiente a fornirci di una coscienza?
In realtà no. Noi siamo ciò che siamo perché abbiamo memoria di ciò che siamo stati, nel senso che la percezione che abbiamo di noi stessi è fortemente influenzata dalle esperienze cui siamo stati soggetti. Un uomo senza memoria, senza la capacità di ricordare ciò che ha appreso e di proiettare l’immagine che ha di se nel futuro sarebbe un essere vivente dal punto di vista biochimico, ma probabilmente meno cosciente di un maiale (pur non correndo il rischio di essere macellato).
Il tempo gioca un ruolo cruciale nella definizione di vita cosciente, anche perché è lungo la linea del tempo che la vita nasce, si evolve e, infine, finisce. Finisce?
Se proviamo a ripensare a ciò di cui abbiamo parlato, per attribuire dignità ad un fenomeno energetico antientropico abbiamo avuto bisogno di coinvolgere tre (e ci siamo limitati) entità che non hanno consistenza materiale. La vita, la coscienza ed il tempo.
Pensare che un fenomeno che coinvolga entità non materiali si esaurisca esclusivamente in un ambito materiale sembra limitativo.
O no?
Avevamo un paio di domande. Lavorandoci un po’ su si sono moltiplicate. Il discorso inizia a farsi complesso e quindi è meglio chiudere qui questa prima parte. A rileggerci per il seguito di questa analisi.
(*) Proporre un argomento di questo tipo è la mia personale interpretazione di Pesce d’Aprile. Il mio umorismo ha bisogno di una severa revisione.
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Tempo, Vita e Morte (*) è di Comandante Nebbia

Il succo della discussione che ho avuto con Stella qualche giorno fa è questo: come possono molti difensori della vita (umana) essere così indifferenti alla vita animale? O anche essere rispettosi delle vita di un certo animale e di un altro no. Specismo, non sapevo esistesse questo termine. Come ho già scritto penso che ci siano vegetariani convinti e carnivori convinti, ma il grosso è composto da ipocriti. Lo stesso discorso vale per la vita umana, secondo me.
Vuoi farmi credere che non sia già pronto il pezzo in cui si svela la bufala, ovvero il pezzo in cui ci dirai dove eravamo prima di nascere e dove andremo una volta morti????
Io non sono indifferente alla vita animale. Alcuni animali li amo moltissimo altri meno.
I pesci, ad esempio, li odio.
Non sono mai riuscito a mangiare pesce.
azz, potevi dirmelo prima. Provvedo ad un repentino cambio di immagine per la testata
“Se proviamo a ripensare a ciò di cui abbiamo parlato, per attribuire dignità ad un fenomeno energetico antientropico abbiamo avuto bisogno di coinvolgere tre (e ci siamo limitati) entità che non hanno consistenza materiale. La vita, la coscienza ed il tempo.” La parte più interessante di tutto l’articolo mi sembra questa. Ho sempre creduto limitante dover credere solo a ciò che possiamo vedere e toccare come faceva S. Tommaso perché se così fosse vorrebbe dire che non é possibile credere all’anima solo perché la scienza non l’ha ancora pesata e sezionata. D’altra parte Urano e Nettuno c’erano ancora prima che gli astronomi ne sancissero l’esistenza, pertanto, ritengo che lo stesso fatto di negare le cose a priori sia antiscientifico. Un saggio diceva: ” Le cose scendono verso il basso per gravità (entropia) e vanno verso l’alto per volontà ed anche Assaggioli, l’inventore della psicosintesi reputa la volontà come la qualità più vicina all’io (impalcatura della personalità). Al di là delle varie ricette per trovare la verità (che si dice sia comunque sempre relativa su questo piano di esistenza), e delle verità predigerite e preconfrezionate, credo si bene investigare e seguire il proprio intuito, o meglio quel quid che dovrebbe essere una sintesi di intuizione e ragione, di oggettivo e soggettivo, di animus e anima, di conscio ed inconscio, di scienza ed arte ecc.
Faccio un esempio: quando leggo qualcosa, a volte vi sono argomenti, frasi, parole, che provocano una risonanza ed altre/i che mi lasciano completamente indifferente … perché? A prescindere dal perché che potrebbe essere il fatto che qualcosa di esterno si mette in contatto con una “verità” latente dentro di me o con una riflessione che già avevo fatto e che era era poi finita nell’inconscio, io devo prendere in considerazione quelle cose che sento “risuonare” perché devo-voglio avere rispetto di me stessa.
Se,ad esempio, mi é rimasta impressa una frase dei Sepolcri (visto che di morte si tratta) che dice: ” Qual fia ristoro ai dì perduti un sasso che divida le mie dalle infinite ossa che per terra e per mar semina morte”, e, guarda caso questa frase affiora quando mi annoio (la noia é come una morte), devo chiedermi il perché.
Lo stesso se sulla B. Gita trovo scritto: ” Così come per colui che nasce é certa la morte, per colui che muore é certa la rinascita”, devo chiedermi perché questa frase mi colpisce … Confesso che, a volte, mi sono sembrate ridicole quelle persone che vogliono spiegare tutto con la razionalità, con la dialettica, dimenticando che i sofisti avrebbero potuto dimostrare, grazie a questa arte che il nero é bianco e viceversa …
Un conto é essere razionali un conto é essere razionalizzatori (folli) e voler dimostrare che Hitler era peggio di Stalin solo perché siamo di sinistra ( o al contrario).
Freud pensava che il bisogno di credere a qualcosa di superiore derivasse dal voler tornare in utero (metaforicamente),per non affrontare la realtà, poi é arrivato Jung che andando coraggiosamente contro le idee del suo maestro ha detto che nell’inconscio c’è Dio. Io dico:” Se tutti i bisogni dell’uomo esistono per essere soddisfatti, dalla necessità di cibo, sesso, affetto, conoscenza, perché la necessità di misticismo e di trovare le cause ultime non dovrebbe avere il legittimo corrispettivo?
Sullo specismo in particolar modo:
Io ammazzo le mosche e le zanzare ma rispetto i cani e i gatti ad esempio,per una mia pura scelta arbitraria.
Dal mio punto di vista cani e gatti sono gradevoli,mentre mosche e zanzare non lo sono affatto.
Anzi,queste ultime possono essere una minaccia,seppur estremamente blanda,alla mia sopravvivenza(le zanzare potenzialmente sono portatrici di malaria,mentre le mosche vivono nello sporco e potrebbero essere veicolo di malattie).
Senza perdersi nell’esempio specifico,il punto è che ognuno di noi ha una visione relativa del mondo,e di questa visione relativa delle cose non ci potremo liberare mai
Questo per definizione di conoscenza,che implica l’osservazione.
E l’osservatore è una variabile tutt’altro che trascurabile.
i cani, ultimamente, hanno avuto cattiva stampa.
Attendo il sequel.
Anche io
Anche gli elementi che compongono un pc funzionante, in termini di atomi e di molecole, sono esattamente gli stessi che compongono un pc messo fuori uso da un irreversibile danno al sistema operativo. Ma nessuno sente il bisogno di assegnare al pc valenze trascendenti.
La coscienza d’essere, che dovrebbe distinguerci dagli altri esseri, finchè non dimostriamo che il cavolo ne é assolutamente privo, é un assunto a priori. E quanto al cavolo, quand’anche ne fosse fornito, dunque potesse potenzialmente pensarsi anch’esso figlio di Dio, gli resterebbe pur sempre da dimostrare che tale coscienza gli venga dal di fuori (da una fonte trascendente), anziché dal di dentro (dal banale lavorio delle sue sinapsi).
Mi pare in sostanza azzardata l’affermazione secondo cui entità come la vita, la coscienza d’essere e il tempo (per meglio dire la percezione che noi ne abbiamo), siano necessariamente di una natura tale da escludere a priori la possibilità di spiegarle in termini materiali.
Non necessariamente ciò che non è materiale è trascendente.
Un buco, per esempio, è qualcosa di completamente immateriale, ma sicuramente non è trascendente.
Lo stesso dicasi per un racconto, un romanzo che, ovviamente, non vanno confusi con un libro che è solo il mezzo attraverso il quale li si trasmette.
Direi che l’inconsistenza materiale non è condizione sufficiente per invocare la presenza divina. Esiste, come sempre, una terza via.
“Direi che l’inconsistenza materiale non è condizione sufficiente per invocare la presenza divina.”
E’ esattamente ciò che volevo dire.
“Esiste, come sempre, una terza via.”
Su questo sono assai più dubbioso. Tuttavia aspetto di leggerti.
Magnifica riflessione (ottima anche per un giorno che non sia il primo d’aprile, direi).
D’istinto ho ripensato alle splendide argomentazioni del miglior Bertrand Russell (dico sul serio).
In attesa del seguito…
…
Direi che sei troppo generoso, ma conosco troppo bene il tuo senso dell’umorismo.
ti saluto
Un articolo scritto da un laico materialista, (o mi sbaglio?) per un sito dove
prevalentemente tali concezioni trovano facili riscontri, tanto più se supportati da un concetto razionalistico di una “scienza” che proprio per la sua incapacità di uscire dal senso comune, brancola nel buio, ad una lettura da informazione da prima colazione può sembrare convincente anche se, a detta dell’autore non è esaustivo.
Non comment.
In attesa del seguito, una piccola provocazione:
Io sono Dio, disse Dio, ma anche tu sei Dio.
La differenza è che io sono cosciente di esserlo mentre tu devi realizzarlo.
Vedi io posso dirlo: scienza senza coscienza, ma tu non puoi sottrarti dalla responsabilità di non riconoscerti in ciò che sei: Dio
Un lettore, più su, in questo pezzo ci ha visto Dio. Tu ci leggi la negazione.
Ognuno vede un po’ quello che vuole.
Sugli aforismi non mi pronuncio. E’ un espediente dialettico che ritengo inelegante.
Che l’universo sia complessivamente in entropia mi pare più un azzardo teoretico, al più una teoria tra tante, piuttosto che un assunto affidabile.
Se non altro perché ci è ancora estremamente difficile definire, intanto, cosa sia l’universo. Persino se ci limitiamo all’ambito cosiddetto scientifico.
Invece mi intriga il doppio paragone col computer. Magari dovremmo capire come collocare internet (ossia: un computer acceso ma senza internet è paragonabile all’animale, vivo ma senza coscienza?).
Comunque rimaniamo in attesa del seguito, gustandoci per bene il prologo.:-)
la storia dell’entropia non è farina del mio sacco, ma è solo una citazione del secondo principio della termodinamica.
non che questo gli attribuisca valore di verità assoluta, ma sicuramente è fonte più autorevole di quella di un blogista da strapazzo quale mi ritengo.
Leggi questo, ti divertirà
mmm… da buon filosofo da strapazzo, quale sono, non mi entusiasmo, pur rispettandole e a volte ammirandole, per le teorie così dette scientifiche. Ho bisogno di qualcosa di più globale.
Tuttavia, se vogliamo restare sul piano della scienza vera, non di quella chiacchierata né tantomeno di quella cine-televisiva, i canoni fissati da Galileo 4 secoli fa, ed universalmente accettati, sono: osservazione, matematica, sperimentazione-laboratorio, teoria, ripetibilità-verificabilità dell’esperimento, predittività del fenomeno.
Ora, sull’entropia universale, come su molte altre teorie “scientifiche” (non tutte ovviamente) io non vedo il laboratorio, né l’esperimento, né la sua riproducibilità.
In queste condizioni non si può parlare di scienza, ma al più di ipotesi di lavoro, che possono anche avere una funzione asintoteticamente euristica, ma non hanno certo valore “scientifico”.
Lo stesso articolo che mi segnali, pur divertente nel complesso, non sfugge a questa logica, pieno com’è di contraddizioni, teorie contrapposte e previsioni fumose, ma ciononostante rigorosamente antitetiche (cosa di per sé non facile, dato che la fumosità di solito serve ad eludere le antitesi…:-).
Aspetto con più interesse il tuo seguito. Che prevedo meno “scientifico” ma più intuitivo, razionale e probabilmente più succoso.
Grazie comunque per lo spunto. In questo mondo e in questo tempo non è cosa di ogni giorno, neanche nella magica internet…:-)
A me è piaciuto “il cosmo intelligente” di paul davies ( mi ricordo autore e titolo perchè ho ripreso il libro in mano dopo aver letto questo, odio le nozioni inutili, prendono posto nel mio piccolo cervello e spesso finiscono per diventare più importanti dei concetti…).
Una interessante mescola tra meccanica quantistica, studio dei pendoli e dei sistemi caotici, religione , entropia, principio atropico e soprattutto il meraviglioso aumento della complessità delle strutture come risposta all’aumento di entropia generale.
In fondo un libro di speranza, anche se oggi vecchiotto.
Qualcuno conosce qualcosa di simile in libreria?
Se sì magari lo scriva qui.
Thnx
@ Oris,
“Qualcuno conosce qualcosa di simile in libreria?”
Leggi la “LA GLORIA DELLA COSCIENZA ATTRAVERSO GLI OCCHI DEGLI SCIENZIATI MODERNI E DEI VEDANTI VEDICI
del Prof. G Venkataraman – scenziato ricercatore-, in 15 puntate, sul blog:
e dopo parliamo.
Ho letto da qualche parte che Mefistofile é il signore delle mosche. Questo signore sarebbe un diavolo ma non so a che schiera appartenga. E’ logico pensare che se gli angeli sono organizzati in schiere (angeli, arcangeli, principati, virtù, troni, potestà, dominazioni, cherubini e serafini questi ultimi sempre felici – non vorrei aver dimenticato qualche schiera), lo siano anche i diavoli. Insomma tutto questo discorso é per chiedersi:” Sarà per questo che le mosche sono così schifose?”. Comunque io odio di più le zanzare anche perché le percepisco come parassiti.
Riguardo all’articolo volevo dire che non é poi tanto vero che se noi cancellassimo ogni ricordo dalla mente di una persona questa non “sarebbe più nulla”. Certamente, l’identità, l’autostima e l’equilibrio psichico ne risentirebbero, però sono sicura che qualche traccia rimarrebbe nell’inconscio.
Jung, il mio amore segreto (che ora non é più segreto) e che purtroppo é morto quando io avevo solo un anno, ha fatto un bellissimo esempio rispetto a questo, dicendo che se un uomo che ha letto mille libri ed uno che non ne ha letto nemmeno uno perdessro la memoria, quello che ha letto mille libri sarebbe facilmente riconoscibile. Mi sembra che non faccia una piega.
Comunque, rispetto all’articolo credo che sia proprio vero, ciò che ci distingue dagli animali é l’essere consapevoli che siamo