Te lo Do io il Presidente Negro
28 ottobre, 2008 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Oltre il Confine

Eccoli. Sono Daniel Cowart di 20 anni del Tennessee e Paul Schlesselman di 18 di West Helena nell’Arkansas. Secondo l’FBI sono due neo nazisti che stavano mettendo a punto un piano per uccidere Barack Obama, il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti nelle prossime elezioni del 4 novembre. Anche per chi non è un sostenitore delle tesi di Cesare Lombroso, basta guardare le foto per farsi venire la voglia di recuperare il manganello e la tanica di acqua e sale, ma quella da venti litri però che quella da dieci finisce subito.
Eppure, queste due emerite facce da coglione hanno almeno un merito. Quello di farci riflettere una volta e per sempre sul significato che ha un uomo di colore come comandante in capo della prima potenza mondiale.
Diciamoci la verità. A noi italiani gli americani danno sempre l’impressione di essere un po’ fessi. Ci sembrano razzisti, arretrati culturalmente, votano in pochi ed in pochissimi si interessano di politica. Sono guerrafondai, materialisti, attaccati al guadagno e, soprattutto, mangiano malissimo.
Alcune di queste cose sono vere, soprattutto quella sul mangiare. Altre meritano una severa revisione.
Incominciamo dal razzismo. Martin Luther King è stato ucciso il 4 aprile del 1968. Quelli erano anni duri per i neri, costretti a frequentare scuole separate e confinati nei lavori più umili e degradanti.
40 anni dopo, un nero si affaccia alla presidenza. Io lo chiamo un gran progresso.
Con i tempi che corrono chi è disposto a mettere venti euro sul fatto che tra 40 anni un nero o un rumeno possano diventare presidenti del consiglio in Italia dove ancora facciamo differenza tra chi è nato a Palermo e chi è nato a Padova?

Di materialismo, attaccamento al guadagno e arretratezza culturale non parlerei, giusto per carità di patria. Delle volte noi continuiamo a parlare del nostro paese come se fosse quello buonista e un po’ caciarone dei film di Totò e e Fabrizi, dove il maresciallo della tributaria, integerrimo, fa le pulci al padrone del negozio che evade qualche tassa, ma non troppo.
Il paese è cambiato e anche molto. Per quello che ne so io, non abbiamo niente da vantarci rispetto agli Stati Uniti.
Per quanto riguarda la partecipazione alla politica e la democrazia, è da tempo che questa luce si è spenta in Italia dove è rimasta accesa per una stagione brevissima, ma significativa. Chi ricorda qualche Giuseppe l’idraulico che abbia contribuito direttamente al dibattito politico dei candidati italiani? Anzi, chi ricorda quale sia stato il dibattito politico dei candidati italiani?
Nessuno può ricordarlo perché non esiste. Nel nostro paese l’atteggiamento verso la politica è del tutto assimilabile al tifo calcistico. Si vota Silvio o Walter per l’attaccamento alla maglia. Il nostro è il parlamento degli Ultras e si comporta di conseguenza. Alla fine quello che conta è riempire lo stadio.
Il dibattito sui contenuti è assente perché i contenuti non esistono. In Italia non esiste politica, esiste il presidio manu militari delle cariche istituzionali con l’aggravante che viene legittimato da un voto popolare che ha tutte le caratteristiche del plebiscito e plebiscito è.
Gli Stati Uniti, più spesso nel bene che nel male, hanno consentito l’integrazione virtuosa di etnie e culture diversissime. L’attaccamento alla bandiera, il patriottismo, il fatto di cantare l’inno nazionale ad ogni piè sospinto sono il sistema usato per creare spirito nazionale in un paese che, storicamente, nazione non è. E funziona, lasciatevi servire, funziona.
Potrà sembrare ridicolo, artificioso, ipocrita, ma raggiunge lo scopo di far sentire un polacco e un curdo parte della stessa squadra, uomini della stessa nazione.

Il sistema sociale americano è largamente imperfetto e gli esiti di questa crisi finanziaria lo evidenzieranno ancora di più. Eppure, per quanto opinabile, migliorabile, sicuramente violenta e estrema, la società americana consente ad un uomo di vivere la sua individualità in una maniera più completa rispetto alla nostra dove, diciamoci la verità, a parte gli amici e gli amici degli amici, nessuno conta un cazzo.
Questa, ovviamente, è solo la mia opinione. Ed è un’opinione amara per un un uomo con la mia storia e la mia appartenenza culturale. Sono certo che il mio paese, anzi l’Europa che mi piace considerare la mia vera nazione, avrebbero potuto e dovuto fare di più per dare il loro contributo alla storia moderna del mondo. Invece si sono fatte sorpassare a destra dalla Cina e dalla suo capitalismo esasperato e senza regole che fa apparire quello americano una socialdemocrazia di vecchio stampo.
Di fronte a queste considerazioni, il senso di superiorità sociale che molti di noi sentono nei confronti dell’Amerika, suona un po’ ridicolo e, soprattutto, presbite. Un buon piatto di pasta non è sufficiente per fare di questo paese una vera nazione. Ci vogliono i cittadini, e sono proprio quelli che mancano.
MC Inserzione Locale
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Ci vogliono i cittadini, e sono proprio quelli che mancano.
*
Credo che non sia il colore o la provenienza ma le capacità e le intenzioni di una persona che lo fanno eleggere.
Ch avrebbe scommesso su Berlusconi 40 anni fà?
Se una persona di colore o rumena dimostrerà di avere di avere a cuore gli interessi comuni, sarà votato dalle persone che credono possa fare gli interessi di tutti.
mah
certo se salta fuori un rumeno con gli stessi soldi e gli agganci politici di B (magari anche massone piduista e mafioso) ce la può fare a diventare presidente del consiglio italiano!
e poi, secondo te, anche gli attuali italianissimi politici hanno successo perché hanno a cuore gli interessi di tutti?
Forse non stiamo parlando dello stesso paese.
Credo che alla nostra classe politica, nessuno escluso, interessi solo la loro situazione personale e del loro portafoglio, ma è una mia idea personale.
Ho la stessa idea sul ns paese e sui ns politici e non è semplice uscirne.
Però la speranza è l’iltima a morire.
Condivido il contenuto dell’articolo.
Resto dubbioso sul fatto che gli americani abbiano una maggior apertura mentale rispetto agli europei.
Una cosa è proporre a presidente un uomo di colore, un’altra è eleggervelo.
Malgrado i sondaggi favorevoli, ma già quelli di oggi danno il repubblicano in recupero, mi stupirei assai se gli americani eleggessero Obama.
Accetto scommesse.
può darsi.
In ogni caso la candidatura è un fatto e non è banale.
Gli interessi che stanno dietro la candidatura di Obama sono consistenti e non avrebbero sprecato uno shot sapendo che la presidenza repubblicana era in crisi.
Chi lo ha proposto ci credeva. Anche questo è e rimane significativo.
E’ così.
Ti dirò di più, il fatto che i candidati democratici alle primarie fossero un uomo di colore e una donna, due rischi in un colpo solo, mi ha veramente stupito.
O esiste un’altra America lontana dallo stereotipo che va per la maggiore, o il partito democratico ha fatto harakiri.
io credo che esista un’altra America lontana dallo stereotipo.
Ci ho vissuto un anno lì e il paese è bello e gli americani sono persone per bene.
Sul governo discutiamone, ma sulla gente no. Quello che ho visto mi basta.
Mi pare ci sia un detto americano sul tema.
Faremmo bene ad adottarlo anche noi italiani.
la prima parte, quella del love, è inapplicabile qui. al massimo love yourself
Ma no, i repubblicani distruggono e consumano, i democratici ricostruiscono e ricapitalizzano, sono come lo yin e lo yang, sembrano opposti ma in realtà in privato si sbaciucchiano fra loro e uno non può fare a meno dell’altro.
come in Italia. basta togliere la parte della ricostruzione e della ricapitalizzazione.
Vorrei caricare una bella foto… ma penso non si possa fare, o comunque non so come fare.
metti il link Ale, ci penso io.
Vorrei caricare una bella foto… ma penso non si possa fare, o comunque non so come fare
no, non si può fare, ovviamente.
Guardando la forma dei crani e l’attaccatura bassa diventa difficile non rivalutare l’opera di Lombroso.
quello credo sia un problema dei grafici del Corriere
Io credo che Obama o la Clinton siano stati scelti con l’intento di perdere. Più precisamente (ma anche no): chi davvero vorrebbe andare alla casa bianca a giocarsi la faccia in un momento come questo?
Poi, sul razzismo, io la vedo al contrario. Il democratici hanno scelto candidati dall’enorme impatto mediatico: una donna ed un (mezzo) nero. Questo non vuol dire che siano stupidi, ma il fattore razziale/sessista resta comunque preponderante se devo votarli come un nero o come una donna.
Se un telegiornale o il partito mi presentassero come il primo nero/donna candidato alla presidenza io mi ritirerei un minuto dopo. Difatti io sto qua e non in politica
Per concludere (ma c’entra poco) per me Obama ‘gna fa.
non credo
il lobbysmo americano non punta mai alla sconfitta.
Bell’articolo.
Sui due dementi di cui sopra
grazie.
bel pezzo quello di Carotenuto.
C’è solo il problema che la maggior parte degli attentati a presidenti è venuta proprio da coglioni con o senza lo smoking bianco.
L’Amerika è un grande paese dove veramente chiunque può sognare di sparare al proprio presidente. Mica come l’Italia che sembrano tutti fatti di titanio.
Dai, DFC, pensi davvero che JKF l’abbia centrato Lee Harvey Oswald con un Manlicher Carcano dal deposito dei libri? Stai scherzando, vero?
Il sergente Hartman dice che è così.
dfc è tornato davvero, adesso alcuni italiani si sentiranno dire quel che meritano.
Io non condivido. In primis, cosa avrebbero di strano quelle facce? Forse che la segnaletica è un concorso di bellezza? E poi sono convinto che l’ Italia e soprattutto l’ Europa, con un poco di autostima, possiederebbero, se ci si impegnassero, l’antidoto per alcuni (non tutti, altri come il poco entusiasmo in politica e il materialismo sono condivisi) mali d’America. Siamo poi davvero sicuri che l’ America sia (ancora) la terra dove chiunque ce la può fare partendo da zero e arrivando alle stelle, voglio dire, più di quanto questo non sia possibile in Italia? Ma è la stessa America dove per studiare, per curarsi, per avere una pensione bisogna pagare tutto (e caro) di tasca propria?
Nel nostro paese, soprattutto a sinistra, la giusta pratica dell’autocritica si è estremizzata e unita impropriamente ad una certa sognante esterofilia per cui siamo sempre pronti a dire che l’erba del vicino è sempre più verde, che si tratti dell’altro isolato, l’altra regione, l’altro paese. In America non credo che lo farebbero così facilmente; quando l’han fatto la carica provocatoria del gesto era fortissima, come per quel documentario di Michael Moore (di sinistra) sulla sanità italiana, che guarda caso da quanto ho letto ne diceva bene per criticare quella statunitense.
E’ giusto pensare che non siamo nel miglior mondo possibile, ma è sbagliato rinunciare alla nostra iniziativa originale individuando come migliore il mondo che ci sta a fianco. Altrimenti saltano fuori dichiarazioni del tipo “Il mio modello è Obama”…
Il problema non è la segnaletica, è la forma della scatola cranica che non fa ipotizzare una gran massa corticale evoluta.