Tagli alla spesa pubblica? Un’illusione ottica… 54


«E’ la prima volta in 10 anni che non ci sono tagli alla sanità».

Questo è stato il soddisfatto commento su Twitter del nostro Ministro della Salute dopo aver vinto una valorosa battaglia per evitare che la Legge di Stabilità, insomma la Finanziaria, prevedesse 2 miliardi e 600 milioni di “tagli” alla sanità, che avrebbero “compromesso il sistema sanitario in 15 regioni“. Perbacco, c’è mancato poco: meno male che il Ministro ci ha salvati.

Ecco, questo episodio mi spinge a dire che il concetto di “taglio” che hanno i politici è proprio un’altra cosa rispetto a quello che abbiamo noi plebei. Nel mio bilancio familiare, quando taglio qualcosa, dopo il taglio la spesa diminuisce. Vediamo cosa succede nel caso della spesa pubblica, prendendo come esempio questo della Sanità, ma senza sperare che altrove le cose vadano diversamente; in fondo, dieci anni di tagli sono tanti, chissà quanti soldi abbiamo risparmiato, no?

Come fonte, prenderò una bella pubblicazione dell’Istat: il volume noiItalia 2013 che trovate qui, ricco di statistiche interessanti. Ci sono anche le edizioni degli scorsi anni, che aiutano a trovare dati un po’ più vecchi. Oddio, sulla Sanità i dati del volume del 2013 risalgono al… 2010, ma in fondo cambia poco: siamo sempre nel pieno del decennio di feroci tagli alla spesa sanitaria.

Ebbene? Il dato è evidente, lo si trova a pag. 85: la spesa sanitaria corrente nel 2010 pesa il 7,2% del PIL. Ricorriamo ora all’edizione 2008 dello stesso prezioso volume, e scopriamo che nel 2005 la stessa spesa pesava il 6,69%. Abracadabra! Dopo cinque anni di feroci, ininterrotti tagli, l’incidenza sul PIL della spesa pubblica per la Sanità è… cresciuta! Inutile aggiungere che la differenza tra il 7,2% e il 6,69% del PIL vale ben più di 2,6 miliardi di Euro (circa 8, se non sbaglio).

Ecco fatto. Nella spesa pubblica, i tagli non sono tagli, sono come le potature che faceva mio nonno in campagna: la (mala)pianta tagliata cresce più forte e rigogliosa di prima. Peccato che di frutti ne dia pochini: la stessa pubblicazione mostra che in regioni diverse a livelli di spesa sanitaria simili non corrispondono affatto livelli simili di qualità dei servizi. Ah, lo sapevate già? Comunque eventualmente ne parliamo in un prossimo post.


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