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“Io ero solito stare dalla parte dell’Italia quando la Spagna finiva eliminata (e anche prima) ma questo non mi pare più possibile da quando quel paese è Berlusconia“, scrive Javier Marias. Ma noi siamo italiani, abbiamo tifato per Paolo Rossi e Bettega, le nostre vite sono scandite dai Mondiali - che da Espana ‘82 ci piace chiamare Mundial - di cui ricordiamo ogni gol e che ci commuoviamo a rivedere su Eurosport Classic, ma solo nel commento originale. Ci commuove Bruno Pizzul che dice “ha il problema di girarsi“, “cincischia a centrocampo” ed “è tutto molto beello“. Ci commuove la voce di Nando Martellini e i suoi infiniti errori. Ci ricordiamo la poltrona su cui eravamo seduti per Italia-Brasile 3-2, che c’era caldissimo fuori e il condizionatore faceva così rumore che la voce di Martellini spariva, che erano le cinque del pomeriggio, che papà era seduto lì e nonno ha perso il terzo gol perché è andato a prendere da bere.

Molti hanno l’impressione che la Spagna, in questi giorni, abbia attaccato a tradimento l’Italia. Una specie di Pearl Harbour mediatica che ha colto di sorpresa la nostra flotta alla fonda nel porto di Taranto.
In realtà le schermaglie sono iniziate prima. Forse il primo colpo l’ha sparato proprio il Silvione nazionale con quella specie di arma impropria che è la sua linguaccia impertinente.

Tutti i commentatori della campagna elettorale per il Comune di Roma, chiusasi appena ieri con l’inattesa quanto schiacciante affermazione di Gianni Alemanno, hanno sottolineato che il grande tema è stato quello della sicurezza personale dei cittadini, messa a repentaglio in particolare, dalla presenza piuttosto invadente della delinquenza, che nell’immaginario collettivo è attribuita a misure inefficaci contro l’immigrazione clandestina o non controllata.
Mi piacerebbe conoscere più da vicino la realtà spagnola. Mi piacerebbe soprattutto capire di più il fenomeno Zapatero. Provo ad abbozzare qualche riflessione senza pretese, ben sapendo che i paralleli tra nazioni diverse per storia, costumi e modello politico sono sempre azzardati.
Dopo circa un secolo di monarchia assoluta il Bhutan e’ passato alla democrazia.

Quattro anni dopo la vittoria a sorpresa delle elezioni del 2004, probabilmente favorite dalle bombe nei treni di Madrid e dalle bugie di Aznar, Zapatero e i Socialisti ottengono una larga e chiara conferma.








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