violenza

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Pechino si avvicina,
pochi giorni al via (08/08/08) e le polemiche sul Tibet e i diritti umanitari sembrano essersi sopite.
Gli atleti hanno in mente ormai solo le gare e il boicottaggio non è mai sembrato essere una possibilità concreta, ma visto che il logo “Io non compro Pechino 2008” continuerà ad essere presente su questo blog, ho deciso di scegliere alcuni atleti per cui fare il tifo, a prescindere dalla nazionalità, che hanno in passato apertamente preso posizione a favore del Tibet.

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E’ da diverso tempo ormai che ho abbandonato certe posizioni intransigenti da “bianco o nero”. Il tempo, le esperienze mi hanno insegnato che il mettersi nei panni degli altri fa comprendere molti più elementi di una situazione, invece che schierarsi graniticamente su di un pensiero. Perché questa introduzione, a mo’ di excusatio non petita? Perché l’argomento che vado a trattare ben si presta a ferree prese di posizione, a frasi come “ah, se fossi in lei io…”. Nulla è così facile come sembra.

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Quando ti ho vista partire, tu il tuo zaino in spalla e la tua amica al fianco non pensavo di rivederti così. Di non rivederti e di sentir parlar tanto di te, di rivederti in foto e raccontare di quanto avrai bevuto e fumato, e forse preso pasticche e forse fatto sesso con chissà chi.

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C’è nell’aria uno strano morbo che spinge alte cariche dello stato a esprimersi per ossimori in materia militare. Noi, per esempio, abbiamo messo Ignazio La Russa alla Difesa.
Ma c’è chi fa di peggio.

Usa: vietare bombe a grappolo compromette missioni umanitarie (Reuters).

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Da qualche giorno Gianni Guido, uno dei massacratori del Circeo, è un uomo libero. Il Tribunale del Lazio l’ha affidati ai servizi sociali. Qui sotto ripropongo un pezzo da me redatto il 2 maggio 2005, alla notizia del nuovo arresto del suo sodale Angelo Izzo, “mente” della mattanza. Per la cronaca Donatella Colasanti, l’unica superstite della tragedia, è morta di tumore alla fine dello stesso anno.

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Lucrecia, 35 anni, nel giugno 2007 lascia il suo piccolo paese di Sombrerete nello stato di Zacatecas (Messico), assieme al figlio Abraham di 15 anni e sua figlia Nora di 7. Il suo obiettivo è raggiungere il marito, Jesús Buenrostro che li sta aspettando a Fort Worth (Texas). Contatta dei “coyotes” (trafficanti di immigranti), paga il “passaggio” (1.000 dollari) e viaggia in un gruppo di 22 persone verso gli Stati Uniti. Dopo tre giorni di cammino nel deserto dell’Arizona, Lucrecia si sente male, ha dei dolori di testa. I trafficanti decidono di portare via la bambina e consigliano al figlio di restare con la madre e cercare aiuto. Loro devono continuare. Li lasciano li, nel mezzo del nulla. Il figlio resta accanto alla madre aspettando che arrivi qualcuno che possa aiutarli. Passano le ore. Dopo un giorno, Abraham si rende conto che sua madre e’ morta. La copre con una coperta e se ne va in cerca di aiuto. Dopo tre giorni di cammino, alimentato dalla forza del suo cuore e dall’acqua di un cactus “cholla“, viene trovato in pessime condizioni dalla Border Patrol americana che lo aiutano e lo rimpatriano in Messico il 26 giugno. Per fortuna, almeno la piccola e’ riuscita a raggiungere il padre.

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Tijuana - Sbarramento USA-Messico

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Il Fascistone gode nel fare il saluto con il braccio teso. Lungi dal rappresentare una ideologia politica, una mozione di ribellione o una semplice semeiotica di appartenenza, il braccio teso attinge essenzialmente ad un’esibizione di virilità. Una metafora fallica la cui proiezione spaziale verso l’alto e l’intrinseca rigidità hanno la valenza liberatoria dell’atto di aprire l’impermeabile e mostrare, finalmente e senza inibizioni, le spropositate dimensioni e la consistente turgidità del proprio apparato riproduttivo.

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Come chi mi legge sa, non ho simpatie particolari per una parte politica o per l’altra, al limite delle antipatie: la “destra” è disonesta, bugiarda e priva di senso dello stato - quanto di più lontano esista dalla destra storica, che è l’unica che gradisco - e sbandiera una liberalità che non esercita, mentre la “sinistra” è una farsa, una congerie di fantocci e complici che regge il sacco a chi lo riempie.
Chi mi legge sa che ho le idee abbastanza chiare su come gestire certe questioni, soprattutto sociali, e che sono un tecnico della comunicazione abituato a rilevare quello che allo spettatore casuale del copione chiamato informazione non appare evidente, ma che è lì e fa il suo sporco lavoro.
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Mi sono riproposto di non parlare di politica per cinque anni, finché dura questo governo. Di che parlo? Non posso stare zitto, non ci riesco proprio, abituato come sono a parlare anche a vanvera. Mi sembra che gli argomenti non manchino. Basta guardarsi intorno o guardare la televisione. In questi giorni si è tornato a discutere, anche animatamente, della violenza sulle donne. Un tema che forse non è stato mai affrontato con la dovuta maniera, eppure le leggi esistono. Ma a volte vengono applicate con una discrezionalità che lascia perplessi.

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E’ l’ultima trovata di Rutelli, il braccialetto elettronico antistupro.

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Sarei proprio curioso di sapere cosa ne pensano le gentili signore che ci leggono.
Porterebbero volentieri questo gadget, come si porta un normale bijoux, o si sentirebbero un tantino in imbarazzo ad avere al polso un aggeggio che consente la loro immediata localizzazione (una goduria per i mariti gelosi!) e che richiama quello che si usa per i criminali in libertà vigilata o per gli animali in via di estinzione?

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