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E’ da un po’ di tempo che mi trattengo sulla politica. Anni fa non avrei mai immaginato che un simile argomento avrebbe potuto consumare il mio fegato in maniera così abnorme. Anni fa c’era spazio solo per un più che qualunquista “sono tutti uguali”. Oggi non è più così, sto ore e ore a perdere tempo sulle farneticazioni di Repubblica e il Corriere della Sera, in costante aggiornamento sulle evoluzioni dell’agenda del paese.

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Siamo in agosto, il mese destinato (almeno da chi può) alle meritate vacanze.

Fa caldo per tutti, figurarsi per un governo ombra. E così, mentre quel prepotentone di Putin se la prende con la Georgia, i quotidiani riportano le reazioni dei governi di tutto il mondo, nonché la posizione del ministro degli Esteri Frattini (e ci mancherebbe che non l’avesse!), ma ci lasciano orfani della posizione ufficiale del PD. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

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La sottilissima ironia con la quale Finazio ha redatto il suo esilarante articolo è condivisibile, tuttavia si possono notare delle imperfezioni nel suo ragionamento che vorrei sottoporvi.

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Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?

Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!

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Peccato. Il governo, cioè Silvio Berlusconi, è sceso a patti con la magistratura e l’opposizione, cassando (almeno così sembra) l’articolo sul decreto sicurezza, cioè il famigerato «blocca processi», dando il via libera al «Lodo Alfano», con l’immunità del premierato, compreso tutte le norme sugli immigrati clandestini.

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La drammatica notizia è stata diramata alle 5.50 di oggi ed ha fatto rapidamente il giro del pianeta. Del fatto in sé avrete certamente letto ed ascoltato tutto sui giornali e sulle TV di tutto il mondo. Qui si vuole abbozzare, a poche ore dal tragico evento che ha lasciato sgomento l’intero mondo occidentale - dall’amico Bush al compagno Putin, da Blair a Sarkozy passando per Bin Laden, la Merkel e Zapatero - un’analisi dello scenario politico che si apre da domani nel nostro Paese.

L’improvvisa scomparsa di Silvio Berlusconi non sta determinando soltanto un forte sentimento di sconforto tra i suoi numerosi sostenitori ma anche un momento di sbandamento per i suoi altrettanto numerosi detrattori.

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Quando un uomo si impone un ruolo che non è nel suo carattere fa una terribile violenza a se stesso e difficilmente ottiene risultati soddisfacenti. Qualcuno dovrebbe spiegare al segretario del Partito Democratico che aver vinto qualche torneo di burraco e gli occhi adoranti di Marianna non fanno automaticamente di lui un condottiero. Se ci sono difficoltà nel farglielo capire, ci posso provare io. In genere me la cavo in questi casi nei quali bisogna far digerire un’amara verità alle persone. Lasciatemi qui il suo cellulare e appena trovo un attimo gli faccio un colpo di telefono.

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Roma- Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha oggi tenuto una conferenza stampa su quella che è ormai una situazione incontrollabile

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Le criticità all’interno del Partito Democratico iniziano a palesarsi pubblicamente e molto prima del previsto. Arturo Parisi (luogotenente di Romano Prodi), proprio ieri, ha fatto «outing» chiedendo la «testa» di Veltroni direttamente dalle pagine del Corriere della Sera e rivendicando la paternità del Pd.

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E’ un momento delicato per Walter Veltroni: ormai è il suo stesso PD a contestarne la linea. Comincia a squarciarsi il velo di pressoché unanime mitezza del dopo-voto, dettata più che da una solida convinzione sulla linea politica del segretario dalla necessità di “leccarsi le ferite” dopo una sconfitta cocente anche se non inattesa.

“Il Re è nudo” sembra dire Arturo Parisi (prodiano di ferro) quando con spregio paragona il buon Walter a Totò che prende schiaffi credendo che siano per qualcun altro (Prodi).

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