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Che il presidente della Repubblica italiana abbia sentito il dovere, pur trovandosi in visita ufficiale all’estero, di richiamare gli italiani alla responsabilità del voto è un fatto che considero drammaticamente significativo.
Ma poco può Napolitano, poverino, contro la crisi di credibilità del sistema. Basta scorrere i fatti politici degli ultimi mesi per rendersi conto che in un Paese ormai alla deriva i nostri rappresentanti presso le istituzioni si dibattono nel loro dorato nulla e dibattono sul nulla.

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Ieri mattina si è celebrata l’ennesimo omaggio al Pontefice da parte dell’intera classe politica italiana. Un Papa Day di cui, personalmente, non sentivo il bisogno e che, grazie a 60 professori e qualche studente satanista, ci è stato comminato in tutta la sua efficacia mediatica. Professore e studenti che, in nome di una questione di principio, hanno offerto l’imberbe e paffuta guancia per ricevere l’ennesimo schiaffo in nome e per conto della derelitta e sempre più evanescente laicità italiana.
Professori dei cui titoli accademici sarebbe lecito dubitare e studenti inequivocabilmente ciucci, visto che sono stati capaci di farsi dire “Rispettate le opinioni altrui” da uno che ha il compito istituzionalmente riconosciuto di difendere verità di Fede e che capeggia un lobby di pressione politica il cui obiettivo, abbondantemente centrato, è quello di imporre la propria etica e la propria morale per legge repubblicana.

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Per gran parte della mia vita, la morte è stata un fatto essenzialmente tecnico: la soppressione di un nemico, l’accertamento delle cause di un fatto criminoso, la ricomposizione delle questioni intorno alla divisione di beni e proprietà. Poi, man mano che sono cresciuto e l’entusiasmo ha ceduto lentamente il passo all’esperienza, ho incominciato a definire più direttamente il mio rapporto con la morte, a valutarne gli aspetti personali e a cercarle un posto meno scontato ed indifferente nella mia vita.

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Tutti a parlare di questo Vaffa Day adesso. Con quell’espressione volgare, degna di un capo populista qual è Grillo. Una manifestazione abietta, aberrante, giustizialista, di poco tatto. Con tutti i problemi che ha l’Italia poi, andiamo. La politica li risolve i problemi, mica li crea. Suvvia, come si fa? La piazza poi, io lo dico da anni, è pericolosa.

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Sulla homepage di libero.it di oggi è linkato in bella vista un articolo della rubrica politica; il pezzo è dedicato al V-Day e porta la firma di Alberto Fattori, che dice di commentare il tutto dalla Cina.

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Questo articolo è diviso in tre parti. Nella prima ricorderò il triste anniversario di oggi. Nella seconda esprimerò la mia opinione su un’iniziativa odierna. Nella terza vi parlerò del solitario destino di guerriglia al quale, secondo me, prima o poi, ciascuno di noi sarà chiamato.
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