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Auguri Google e Salvaci dal Caos

27 settembre, 2011 di  
Archiviato in Meccanica delle Cose, Vox Dei

Scopro che oggi è il 13° compleanno di Google e, spontaneamente, mi viene voglia di fargli gli auguri. Google è praticamente un monopolista dell’informazione su Internet. Sulla rete, se una cosa esiste o no lo decide lui. Molti sottovalutano il potere demiurgico di Google supponendo, erroneamente, che la Verità sia di per stessa evidente. Invece, se un albero cade nella foresta, ma Google non lo indicizza, l’albero, nei fatti non è caduto.

Questo forse non è un bene, ma esiste un’alternativa?. Come per l’uomo, l’essenza stessa della rete ne rappresenta l’invalicabile limitazione. Essa è fatta di miliardi e miliardi di informazioni, la maggior parte delle quali inutili, ridondanti, incomplete, volontariamente fuorvianti. Se non ci fosse Google, ci si troverebbe a navigare senza mappa in un mare infinito di sciocchezze senza senso. Internet è un universo a parte, caotico, infinito, capriccioso e richiede un’entità superiore che ne tracci le leggi costituenti e la governi. Nel nostro universo non so se ci sia dio, ma in Internet Dio esiste e si chiama Google, l’equivalente internettiano di Jahveh.

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Fenomenologia dell’Opera Lirica

4 settembre, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Suoni & Musica

Pregherai fino all’alba; io sarò teco.

Ricordo, quando avevo su per giù 12 anni, il senso di noia e di lacerante inedia nel sentir messa. Già allora la “fede”, inculcatami forzosamente dalla cultura cattolica imperante di questo paese, era emigrata in qualche anima più fertile, lasciandomi il senso di soffocante asfissia ogni qualvolta mamma mi obbligava, tutte le maledette domeniche, ad assistere a quel rito bizzarro.

Crescendo, naturalmente, gli obblighi imposti dall’alto (la mamma, non l’altissimo) vennero meno ma le rare occasioni in cui mi sono scontrato con il sacro rituale le ho percepite in modo diverso; il senso di morte per noia dovuto a quel tempo sprecato e che non passava mai si è trasformato in una sorta di ascolto critico, giovando alla mia percezione del tempo e pure al mio sollazzo.

Al di là delle preghiere recitate con meccanico distacco dalla maggioranza, mi divertono le prediche dei preti, tanto che spesso involontarie risa ironiche imbarazzano i miei parenti, costretti alla mia compagnia nel matrimonio o cresima di turno. Per non parlare del senso di letizia nel sentire gli anziani che anticipano il versi delle preghiere.

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Crack Italia: Meccanica dell’Apocalisse

Il problema non è più la politica nazionale, dice il buon Peppe, poco può la nostra classe dirigente in un frangente eccezionale come questo, quando si è dimostrata incapace di gestire l’ordinaria amministrazione. Ci dobbiamo rassegnare a subire, noi umili, perché il numero fa potenza, dice Fma, in un passaggio di lucido cinismo, salvo poi auspicare soluzioni che rivelano speranze ed ideali non ancora soffocati dall’esperienza e dalla disillusione.

Io, che la crisi economica l’ho incominciata a vivere con un ricco licenziamento a 50 anni e susseguente trasferimento forzato in uno dei posti più belli ed accoglienti del mondo, ma che non è casa mia, dico che l’acqua scorre dall’altro verso il basso e se trova una pozza la riempie. Questo spiega tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro.
La natura è rapace per istinto di conservazione e di perpetuazione. Per questo, nessuna specie dello schizofrenico campionario di vita che si è sviluppato su questo microscopico grumo di fango ha empatia sufficiente per comprendere il dolore che induce su un’altra quando la caccia, la uccide e se ne ciba. Se è mai esistito un animale che soffriva per la sorte dell’uccellino che sgranocchiava o della foglia di insalata che strappava, si è sicuramente estinto. E questo, per quel che vuol dire la parola “giustizia” nel nostro universo, è sommamente giusto. Quando si muore si soffre, quando si mangia e si fa l’amore, ci si sente bene.

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Fenomenologia di Silvio Berlusconi

22 maggio, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra

Silvio Berlusconi è pura materia. Come tutti, d’altra parte, ma gli spazi interatomici che, insieme alle particelle compongono il suo corpo nel ricamo sottile di presenza/assenza che tesse lo spazio, sono indubitabilmente vuoti.
Nessun dubbio, nessun anelito, nessuna speranza, nessuno scrupolo. Quando Berlusconi parla di amore trasmette l’immagine di un sesso tumido semischiuso. Quando parla di sinistra si avverte lezzo di corpi sudati emananti fetidi feromoni. Quando dalla sua bocca esce la parola libertà, nell’aria si diffonde il suono metallico di monete tintinnanti. I suoi obiettivi politici schivano il cuore e arrivano allo stomaco e all’intestino fra gorgoglii di succhi gastrici e scoppiettio dei gas.
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Ai Confini della Follia

14 aprile, 2011 di  
Archiviato in Border Zone

Questo scritto dovrebbe essere letto dopo i precedenti “Non premete quel pulsante” e “Dopo il fuoco e il tempo l’uomo invento la realtà
Non credo che ci potrò scrivere un altro post su questo argomento perché ritengo veramente quello che sto per dire al limite del ragionevole e forse un po’ più in là.
Nei due scritti precedenti dicevo sostanzialmente che la non esistenza intesa come morte non è verificabile e che il mondo come lo conosciamo non è cosi certo come pensiamo.

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Il Bicchiere Mezzo Vuoto

27 marzo, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest

Ho scritto e pubblicato questi appunti nel 2006, cinque anni fa ormai. Non lo so per gli altri, ma per me è sempre imbarazzante confrontarmi con quello che ho scritto in passato.  A volte mi appare sgrammaticato, inutilmente volgare, ingenuo, melenso, confuso o retorico. In questo caso specifico, l’impressione derivante è un poco gradevole mix delle sensazioni precedenti unite ad un inatteso disagio per la grande differenza che misuro tra la percezione di allora e quella di oggi. La patologia che mi rende continuamente estraneo a me stesso è inguaribile. Lo sapevo, ma constatarlo è sempre doloroso.
Da allora ad oggi la mia vita fisica mi ha riservato gradi cambiamenti. Ho scoperto che una vecchia guerra mi lasciato ferite più profonde delle cicatrici che ho sul corpo e dei sogni che, di tanto in tanto, faccio ancora, ho perso tutto quello che possedevo in un’impresa sfortunata, ho seppellito persone carissime, ho perso il mio lavoro e cambiato città, ho avuto una bambina che, in questo momento, siede sulle mie ginocchia e mi obbliga a scrivere con una mano sola.
Ci vuole un grande impegno per sfuggire alla vita. Io, fino ad oggi, non ci sono riuscito. Buona fortuna a chiunque legga queste righe.

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Dopo il Fuoco ed i Numeri l’Uomo Inventò la Realtà ed il Tempo

27 febbraio, 2011 di  
Archiviato in latest, Oltre le Righe

Io credo che la realtà non sia esistita da sempre. Credo invece che sia un’invenzione dell’uomo per avere uno strumento con cui trattare un immenso e inarrestabile flusso d’informazioni.
Mi spiego meglio con un piccolo esperimento: prendiamo un bicchiere d’acqua e un contagocce. Ora riempiamo il contagocce e lasciamo caderne una. Ora osserviamo bene.
La goccia cade e passa dal punto A nell’istante TA al punto B nell’istante TB.
La goccia per le note leggi gravitazionali cade in moto accelerato e occupa quindi punti dello spazio diversi in istanti di tempo diversi.
Osservandola mentre cade abbiamo chiaramente l’idea di qualcosa che è munito di una posizione, di cui si può misurare la velocità, l’accelerazione, la massa eccetera tutte quelle belle cose che la fisica ha insegnato.

Tutto sembra molto chiaro e lineare ma osserviamo qualche istante dopo: la goccia d’acqua incontra l’acqua contenuta nel bicchiere e si mescola con essa.
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Se non Ora, Quando?:Tutti i Giorni, in Ogni Piazza , in Tutte le Città

11 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, latest

Oggi, finiti gli impegni e vista la giornata di sole: ho deciso! Vado al centro e mi faccio un bel caffè! Lascio lo scooter e gironzolo di qui e di la. Mi ritrovo alla libreria nella galleria Alberto Sordi (non nomino la Feltrinelli per non fare pubblicità). Mi piace l’odore dei libri, sfogliarli, poi mi siedo su una seggiola e leggo alcune pagine di una recensione sull’ultimo libro di Stephen Hawking: The Grand Design. Lascio la libreria con in testa il multiuniverso, i buchi neri nani che sono intorno a noi e devo stare attento a non entrarci anch’io e trovarmi nel mio universo parallelo. Che casino!

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Pellegrino dell’Assoluto

29 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere

Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.

Carissimo Comandante Nebbia,

mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del dellefragilicose.blogsome.com che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.

Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.

Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…

Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.

Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.

Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.

Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.

Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.

La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.

I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.

Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.

Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.

Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.

Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.

Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.

Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.

Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.

Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.

Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…

Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.

Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di L. Bloy

Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.

Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.

Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.

S’abbia i miei più affettuosi saluti

grp

P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da questo link.

Bandierina

31 dicembre, 2010 di  
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In realtà non cambia nulla. L’anno, la sua numerazione, la lenta e ripetitiva allitterazione delle date, sono un’invenzione totale. Il ciclo delle stagioni è arrivato ad un punto che non ha molto di diverso da quello immediatamente precedente e differisce di pochissimo da quello che verrà. Questa suprema indifferenza delle stelle e dell’universo per l’eterna successione degli eventi spaventa e stupisce chi e’ attaccato alla sua debole vita. Per questo si sente il bisogno di piantare una bandierina, di tanto in tanto, lungo un cammino che ci appare tortuoso e che, invece, è breve e sottile come un battito d’ali. Non c’è nulla di male. Siamo nati tutti fragilissimi fiori in un giorno di vento e pioggia. I lampi di energia ed il sordo tuono della fornace di stella possono anche ignorarci. Chi amiamo no. E tanto ci basti. Per sempre.

Non Spingete quel Pulsante.

26 dicembre, 2010 di  
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“Il dubbio è una porta aperta dove chiunque è ben accolto, la certezza è una porta chiusa di cui solo il padrone ha la chiave”

Premessa : quando nel seguito mi riferisco all’”io” intendo come persona generica e non me specificamente. Non ho nessuna qualificazione per parlare di queste cose, tranne il fatto di averci meditato e continuare a farlo da un tempo incredibilmente lungo.

Vorrei cominciare questo discorso descrivendo la scena di un esperimento mentale caro al buon vecchio Albert Einstein.

Consideriamo una tavolo con su una indefinita apparecchiatura munita di un bottone rosso. Consideriamo che due persone eseguono l’esperimento : io e una generica altra persona.

Facciamo l’ipotesi che la macchina collegata al pulsante rosso provochi la morte immediata di chi la aziona.

Cominciamo l’esperimento dalla persona generica che si siede al tavolo preme il pulsante e muore.

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MenteBlob 3: La Decadenza di MenteCritica (homemade sweet roasted marshmallows)

10 dicembre, 2010 di  
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Raccolta di commenti non pubblicati su MC per mancanza di conferma e di mail interessanti pervenute come comunicazioni allo staff di MenteCritica.

Nessuna censura, testo riportato dall’originale senza variazioni.

per menteblob 1 vedi a questo link, per menteblob 2 a questo.

“ok allora diamoci tutti al gioco! …tanto mi pare che tutto il mondo di questi tempi sia un gran casino Italia compresa
Chantal Leroy

veramente triste questa cosa…Via il doping e le medicine dal calcio!
calciostatistiche

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WikiLeaks: Il Potere Miserrimo

29 novembre, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Sono ormai ore che Wikileaks rilascia con studiata lentezza le copie dei dispacci americani di cui è entrata in possesso. Difficile comprendere il disegno di Assange, a meno che non si voglia dare credito alla misurata opinione del nostro ministro degli esteri che accusa l’australiano di “voler distruggere il mondo”(1).

Comunque, con buona pace di tutti i complottisti che vedono il pianeta dominato da una setta di incappucciati che briga in funzione di un disegno imperscrutabile, il quadro che emerge dalle prime “rivelazioni” è quello di un potere miserrimo. I “grandi uomini”, più che votarsi a progetti di dominio, pensano alla figa, si ingozzano, si fanno il botulino per sembrare più giovani, sistemano i parenti e vivono con il terrore perenne della morte. Niente di diverso da tutto il resto del genere umano.

Alcuni, per sorte o per dinastia, si trovano in condizione di accedere ad uno stato intermedio tra l’umanità e la divinità. Il potere di fare la storia, di decidere le sorti di intere popolazioni, di cambiare, nel bene o nel male, il corso dell’intera specie, non alterano il carattere degli uomini, non li trasfigura in tiranni sanguinari o illuminati mecenati. Gli uomini rimangono uomini, nella miseria delle loro meschine necessità corporali e nel solitario cammino verso la consunzione.

Il potere, in passato come oggi, ama ammantarsi di un’aura di trasfigurazione dove il ruolo eleva il capo nella consapevolezza dei sudditi. Il vero messaggio rivoluzionario di Wikileaks, almeno fin’ora, è che i re devono la loro posizione al caso e non a Dio.
Per questo, il sottile equilibrio che regola l’ordine del mondo è appeso al filo dell’acquiescenza di ciascuno. In bilico fra anarchia e caos, la storia della nostra specie appare fragile, fuggevole e totalmente remota all’universo.


Note
  1. fonte []
Fine delle Note

Bunga Bunga: Finalmente la Verità

4 novembre, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Ho una notizia: esiste una Simona Ventura TV. Se non ne avete abbastanza di tutti gli escrementi che vi trasmette la televisione via etere, c’è questa eccezionale risorsa su internet acciocché nessuno rimanga senza la sua razione di merda anche nella fastidiosa eventualità che una esplosione nucleare dovesse sconvolgere la ionosfera impedendo la propagazione delle onde radio sulla frequenza UHF ed il corretto funzionamento del vostro forno a microonde.

Comunque, il Creatore dell’Universo, nella sua munifica distribuzione, ha dato un senso a tutte le cose, quindi anche la Simona Ventura Web TV ha una sua funzione, per quanto occorra una sofisticata strumentazione per rilevarla.

Tramite questo eccezionale sorgente informativa, infatti, si ha l’opportunità di ascoltare un’intervista al signor Lele Mora, noto intellettuale minimalista, che ci fornisce la sua versione sull’argomento politico del giorno: il Bunga Bunga. Chi vuole mettere alla prova la propria resistenza, può provare ad ascoltare:

Immagine anteprima YouTube

Per gli smidollati che non sono riusciti a sostenere la sfida, riassumo la descrizione del Bunga Bunga fatta dal Sig. Mora, noto sostenitore del pensiero debole (in senso letterale e non nichilista).

“Io vado ad Arcore dall’86, la sala relax, chiamiamola così, la sala cinema, c’è sempre stata, non è cambiata. È uguale a com’era nell’86, magari con dei televisori più nuovi, effetti più nuovi”. “Non succede niente” “Non è che c’erano tutte queste ragazze. La serata si svolgeva così: arrivi a tavola, aperitivo, si canta, si raccontano delle barzellette, si mangia e poi ci si rilassa sotto bevendo una cosa, e ascoltando un po’ di musica, dove c’è Apicella che canta, ma niente di più, dove si mangiano le ciliegie”.

Si mangia, si raccontano le barzellette, si beve. Poi si scende di sotto, dove nella penombra Apicella canta le sue canzoni al piano mentre la gente mangia le ciliege. A novembre. Le ciliege.

Partecipanti ad un Bunga Bunga a casa berlusconi

Che noia. Sembra quasi di vedere Berlusconi che giochicchia col cellulare, Mora che scrive SMS e Fede che dorme sul divano con la bocca aperta. Roba da far sembrare eccitanti le serate familiari a base di tombola e mercante in fiera. Che culo che abbiamo nel passare le feste con zia Alfonsina invece che con Ruby la cosciona o con la zizzona bionda del Grande Fratello.

E pensare che qualche maligno mi racconta che il Bunga Bunga è una specie di evento dove si riuniscono coppie scambiste. Il capo festa, detto Bunga Bunga appunto, si siede su una sedia. Intorno a lui le coppie si dispongono in cerchio e iniziano a trombare. Poi il Bunga Bunga si alza, sceglie una coppia, allontana il maschio e prende a trombare (anzi chiavare) lui la signora, and so on.

Invece, tristemente, Lele Mora, Emilio Fede, Silvio Berlusconi e quella caterva di pucchiacche passano le serate a mangiare ciliege e ad ascoltare Apicella. Che palle!
Per fortuna che, di tanto in tanto, si divertono uscendo con una decina di ragazze.

“Emilio è la persona più bella del mondo. E’ a pezzi perché anche lui viene usato per delle cose che non hanno senso, gli vengono attaccati dei nomi, nomini e nomignoli, cose che non ha mai fatto”. “Io ed Emilio ci sentiamo, minimo, lo posso dire tanto siamo intercettati, dieci volte al giorno”. “Se tu decidi una sera di uscire con cinque, sei, otto dieci ragazze è perché siamo ragazzi che amiamo divertirci”

10 ragazze. Passeranno la serata a cercare le farmacie di turno con la ricetta del dottore in mano. Che noia.

Magari, ora che arrivano le feste e organizzate una tombolata, provate a fare un colpo di telefono o un SMS a Silvio, Lele ed Emilio.Se non avete il numero fatevelo dare da Ruby o dalla zoccola che piantona il lampione di Viale Brennero (sì, anche qui sulla Luna ci sono le zoccole per strada). State certi che loro ce l’hanno.

Scommetto che verranno di corsa a casa vostra, (Lele, Silvio e Emilio, non la zoccola) giusto per passare una serata divertente, una volta tanto. Poveretti. Le ciliege. A novembre. Poveretti.

Synthia: Apologia della Creazione Sintetica

21 maggio, 2010 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest

In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione.
Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente.

In realtà, il bisogno fisiologico di collocare Dio in uno schema funzionale è anche giustificato dalla semplice considerazione che se Dio non serve a nulla o se il suo fine è del tutto estraneo al nostro, allora il fatto che esista o meno diventa una questione ininfluente.

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L’inizio dell’Universo e La Morte Termica

18 luglio, 2008 di  
Archiviato in Accademia DFC

occhsi.jpgChe e’ un titolone che porterà su queste pagine vagonate di internauti, tanto che il provider di MenteCritica soccomberà sotto decine di miliardi di click e mi manderà i carabinieri a casa, che non sarebbe la prima volta, e loro mi tireranno giù dal letto alle cinque di mattina per portarmi in caserma a fare il pieno di acqua e sale e mi metteranno in guardina con un gruppo di carcerati con sei anni di astinenza.

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Un Sogno Lungo una Vita

16 ottobre, 2007 di  
Archiviato in Caffè nel Deserto

I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c’è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c’è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c’è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio assordante della notte, quella notte immensa che guarda da lontano, e che ascolta impotente i nostri desideri.
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