UE

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Archiviata fino a nuovo ordine la questione Alitalia con l’erogazione del prestito ponte in attesa che il bubbone scoppi, cancellato il problema energetico con la promessa delle centrali nucleari da vedere in funzione tra dieci anni (nel frattempo ci pensa Robin Hood), liquidata la questione sicurezza con tremila militari distribuiti nelle città, risolto il problema monnezza facendola scomparire dai giornali (e se resta per strada chi se ne frega), abolita l’ICI , Silvio Berlusconi ritiene di aver assolto i suoi obblighi elettorali nei primi novanta giorni di governo e di aver diritto, adesso, ad usare i restanti 57 mesi di legislatura per fare liberamente i fatti suoi.

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Confermando la loro indole di terroni del Nord, gli irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona, la versione reloaded dei principali trattati dell’Unione, ed hanno così causato grave nocumento agli altri paesi europei che non vedevano l’ora di aderire all’unanimità a questa meravigliosa iniziativa, in alcuni casi senza nemmeno averne letto i contenuti. Oltretutto gli irlandesi mangiapatate si sono avvalsi, per esprimere la loro opinione, di un vetusto strumento democratico come il referendum, ohibò. Urge inserire al più presto la verde isola nel novero degli stati canaglia.

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Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).

Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.

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Quando si ragiona di Europa Unita si parla spesso di “identità europea”. Ho voluto analizzare un po’ questo concetto, sia mai che serva a capire cos’è e se esista davvero. Ma se cercate una mia risposta a questo interrogativo, passate pure oltre, perché alla fine di questo pezzo leggerete ancora soltanto domande.

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Ci risiamo. A dimostrazione del fatto che sono sempre più rari i casi in cui l’esperienza viene messa a frutto, le istituzioni europee ci hanno riprovato: e di nuovo hanno preso legnate. Il lupo perde il pelo ma non il vizio; potremmo anche liquidarla con una battuta, ma a ben vedere c’è poco da ridere.
Nel 2004 a Roma si firmò la Costituzione europea, e l’anno successivo i referendum tenuti in Olanda e Francia ne hanno fatto carta straccia.
L’anno scorso con il trattato di Lisbona si prova nuovamente ad introdurre una carta fondamentale dell’unione europea; e qualche giorno fa è arrivata puntuale la mazzata che ne consacra il fallimento, grazie al referendum irlandese.

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Rieccoci, dopo un periodo di quasi totale assenza dalla scena, con “quer fattaccio brutto de l’Alitaja” tutti lì che si aspettano la mitologica cordata di prodi imprenditori senza macchia e senza paura, fieri paladini dell’amor di patria. Silvio, che siede sul sommo scranno del Primo Ministro Italico, l’aveva promessa, data per certa, sicura. A sentirlo, era già lì pronta, timidamente nascosta nell’ombra, ma pronta a balzare fuori non appena Sua Maestà glielo avesse chiesto.

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Qui sul satellite la vita è difficile, per un telegiornale come me. Non mi ascolta più nessuno, nemmeno per potermi poi prendere in giro. Così mi sono ridotto a parlare da solo. Per colmo di follia orbitale, mi capita anche di non prestarmi attenzione, così mi devo ripetere quello che stavo dicendo. Sarà quest’aria poco respirabile, qui nella fascia di clark
“Dicevi scusa?”
“Niente niente. Ho una telefonata da mandare in onda?”

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Negli ultimi giorni abbiamo visto come i due maggiori partiti italiani, quello di Berlusconi e quello di Veltroni, siano sostanzialmente delle eccezioni in Europa. Gli ideatori del Partito Democratico hanno voluto fa’ l’americani, prendendo come punto di riferimento ideologico più i Democratici come Kennedy, Clinton e Obama che non le gloriose tradizioni politiche europee, liberali o socialiste. Ma alla stesso tempo i leader del fu PCI-PDS-DS hanno cercato di tranquillizzare il proprio elettorato sul fatto che il PD sia ancora un partito di sinistra, ancorato al Partito Socialista Europeo (PSE).

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E per fortuna anche questo Festival di Sanremo è andato. Non voglio parlare di questo come fanno tutti. Voglio raccontarvi di un altro festival. Un festival che è tra i programmi più longevi della televisione andando in onda dal 1956 regolarmente ogni anno. Uno degli eventi non sportivi più visto al mondo con un audience minima di 100 milioni di telespettatori fino ad un massimo di 600 milioni. All’edizione di quest’anno parteciperanno 43 cantanti in rappresentanza di altrettanti Stati. Ma l’Italia non ci sarà.

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Ah, cari miei, una risata europea vi seppellirà! E’ quanto forse accadrà a Rete4, dopo che la Corte di Giustizia Europea ha decretato l’illegittimità - rispetto al diritto comunitario - dell’assetto normativo italiano in tema di assegnazione delle frequenze radiotelevisive. Il che vuol dire che i giudici italiani saranno obbligati a disapplicare le norme in questione.
La vicenda, che vede tristemente protagonista anche l’ormai nota Europa 7, è inevitabilmente inerente alla scalata al potere di Berlusconi nei tristi anni ‘80, ed è riassumibile in queste agili e semplici righe:

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