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Fase 2: Cresci Italia! Cresci, consuma e… crepa

Passata la “fase uno”, quella che dovrebbe rimettere a posto i conti dello Stato con interventi sostanzialmente analoghi a quelli delle ultime ventisette manovre, e che ha ulteriormente allontanato la prospettiva di una pensione decente per gran parte dei cittadini, in attesa che arrivi l’annunciata “fase tre”, che semplificherà il funzionamento dello Stato e ci renderà la vita più semplice, è arrivata la tanto attesa “fase due”: quella che ci farà tornare a crescere, quella che rilancerà la nostra economia, quella che ci farà diventare tutti un po’… meno poveri (volevo scrivere “più ricchi”, ma non ce l’ho fatta).

Quello che si è visto e sentito a tale proposito nelle settimane scorse, oltre ad essere un deja vu, è stato abbastanza stomachevole, per cui ho preferito aspettare di vedere i fatti concreti che questo governo “di tecnici” era in grado di tirare fuori dal cilindro. Vediamo quindi di cosa sono stati capaci. (fonte)

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Liberalizzazioni e Unicredit: Monti e la Ragnatela del Potere

10 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Su segnalazione di Massimo Marino, riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto del Gruppo delle Cinque Terre (Lombardia)

Alcuni dei commentatori di un mio precedente intervento ( “Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon” ) ventilano benevolmente una mia tendenza al “complottismo”, forse sposando l’idea che se Monti ha sostituito il cattivo Berlusconi qualcosa di buono lo avrà. Se non altro, per cominciare, si presume che non vada a donne e che peggio del Berlusca è impossibile fare, quindi qualcosa di meglio da qualche parte si otterrà. E’ esattamente il contrario ma anni di disinformazione mediatica (tv e giornali) hanno lavorato ai fianchi il nostro cervello e non c’è da stupirsi.

Quindi dall’accusa di complottismo devo difendermi.

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Beauty contest

Sapete cos’è il Beauty Contest? No, non è un concorso di bellezza per bèle tusette come questa qui sopra. E’ l’ennesima legge truffa ad personam atta a preservare e sviluppare l’enorme conflitto di interessi  di chi sapete voi. Un’assegnazione praticamente gratuita di frequenze TV al mostro bifronte Raiset voluta dal precedente troiaio di governo, quando le stesse potrebbero essere messe all’asta per la cifretta di 2-4 miliardi – qualcuno dice addirittura di più – di euro. Un po’ di vaselina per i culi dei pensionati e dei pensionandi quarantini in quarantena ci salterebbe fuori. Magari in confezione famiglia.
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Trichet Scrive la Manovra Bis: Irresponsabilità Nazionale o Interessi Privati?

Allora, vediamo di capirci. Se è la BCE che impone di tagliare la spesa pubblica, aumentare le tasse, dilazionare le pensioni, privatizzare le aziende pubbliche e via discorrendo, allora che lo faccia la BCE. Trichet viene in Italia, si organizza una conferenza stampa in cui presenta il suo piano, firma il decreto, va da Napolitano e se lo fa controfirmare, lo fa pubblicare, poi avvia l’iter parlamentare di conversione.
Ecco, si fa così. Se veramente questo bagno di lacrime e sangue che ci aspetta è voluto dal signor Trichet, e se è una persona appena appena seria, si prende le sue responsabilità e ci mette la faccia. Altrimenti è un buffone.
Oppure non è vero che il diktat arriva dalla BCE, e allora il buffone è un altro ed è molto più vicino a noi. Ed è meglio che non se la meni tanto con “il cuore che gronda sangue” che tanto non è sangue suo, e a qualcuno potrebbero anche venire in mente strane idee: così, tanto per dare un senso di concretezza alle parole.

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Lise – Parte seconda. Sotto il Vestito.

3 aprile, 2011 di  
Archiviato in latest, Leggere

qui la prima parte

 

Sulla pista dell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok il Boeing 777 era in attesa dei passeggeri.

Power755 si trovava in un bunker di Dallas negli USA ad una profondità di 5 piani sotto terra. L’immenso locale C3 della computer farm era illuminato da luci di sicurezza che spandevano una luce flebile. La temperatura fredda del condizionamento garantiva il funzionamento di alcune centinaia di server che ronzavano sommessamente. Cavi inondavano il pavimento.

Lise era nella stanza. Nuda. Il suo corpo era femminile e seducente la sua pelle morbida appena spruzzata da riflessi rossi dava l’impressione di una recente esposizione al sole. Aprì un comparto e cominciò a vestirsi, ogni movimento metteva in risalto la sua grazia e la sua sensualità dolce senza aggressività di una bellezza amichevole e positiva.

Si vestì con una camicetta scollata che metteva in risalto la sua pelle dorata e un paio di jeans. Finì di vestirsi e prese a truccarsi leggermente. Aprì il comparto e prese la borsa da viaggio e si apprestò ad uscire.

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Progetto Politico Contro le Devastanti Politiche Di Esternalizzazione

Ricevo e volentieri pubblico questa nota di Lidia Undiemi che descrive un progetto politico di contrasto alle esternalizzazioni speculative.
Come già detto in passato, non ho difficoltà a considerare la flessibilità lavorativa come un valore produttivo nazionale che va incoraggiato e tutelato.
Quello che è intollerabile, però, è l’utilizzo criminale degli strumenti che regolano la flessibilità che portano a retribuire il lavoro come “a tempo indeterminato”, ma a trattare le persone come “liberi professionisti”.

La flessibilità è un valore che il dipendente offre all’imprenditore insieme alle sue conoscenze e come tale va retribuito come si retribuiscono le competenze. Questo vuol dire che un lavoro flessibile va retribuito in maniera più rilevante di un lavoro fisso.
Questo criterio, così semplice e naturale, è già ampiamente radicato nella mentalità comune.
A nessuno sembra assurdo pagare 100 euro al giorno per affittare una vettura che, magari, ne costa solo 10.000. E’ evidente che il vantaggio di poter usare una cosa e poi restituirla va retribuito a chi si assume l’onere di acquisire il bene, manutenerlo e renderlo disponibile a richiesta.
Chi conta di dover usare a lungo una macchina e intende averla nelle proprie disponibilità senza preavviso e senza prendersi il disturbo di affittarla, andarla a prendere e riconsegnarla, spende 10.000 euro e l’acquista. Nei dieci anni medi di vita, la macchina verrà a costare 10 euro al giorno invece di 100, ma ovviamente rimarrà in garage quando non serve e nei 10 euro al giorno saranno comprese le tasse e le spese di manutenzione.

Così, un lavoratore flessibile fa l’investimento di formarsi e manutenersi(formazione, esperienze, ecc.). Investimento che, come nell’auto a noleggio, va retribuito in aggiunta al servizio.
Chi aggira questa regola naturale e insita nel funzionamento del mercato compie un’azione criminale perché non solo condiziona il presente del lavoratore, ma mina il sistema previdenziale e, di conseguenza, l’intero tessuto produttivo.

A livello microeconomico è l’utilizzo improprio dei contratti a progetto a rappresentare l’abuso criminale. A livello di grandi industrie, il meccanismo passa attraverso le esternalizzazioni che portano a rendere flessibile un rapporto di lavoro fisso senza, però, pagare l’aliquota di compensazione testé descritta.

Questo saccheggio, al momento, è come un iceberg. Quello che si vede è solo una minima parte del pericolo incombente. Le forze politiche sono colpevolmente assenti. A questo punto possono essere definite complici in quanto molti partiti e sindacati hanno partecipazioni economiche consistenti in società che utilizzano la precarizzazione del lavoro.
Spero che questa iniziativa di Lidia, in ambito Italia dei Valori, non si limiti alla proposta e si concretizzi rapidamente in fatti visibili a tutti. Tutti noi abbiamo bisogno di punti di riferimento operativi. Se Lidia e l’IDV possono diventarlo, sarò felice di sostenerne l’azione.

Comandante Nebbia

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Esternalizzazioni: Il Sistema Telecomitalia

Nessuno può pretendere ragionevolmente di entrare nel merito di come venga gestita un’impresa a meno di non esserne, in qualche modo, parte. Il nostro, mi dicono, è un paese capitalista e la produzione è essenzialmente al servizio del profitto e non funzionale alla realizzazione del piano quinquennale per la vittoria del socialismo.

Nello stesso modo è evidente che il liberismo debba in qualche modo conciliarsi con la necessità di tutelare il tessuto sociale, fosse solo per preservane la capacità di produrre reddito.

E’ per questo che il regime d’impresa ed i rapporti tra l’imprenditore e le persone che con la loro attività contribuiscono alla produzione non sono (o non dovrebbero essere) lasciati completamente deregolamentati.Questo perché la legge possa offrire un supporto alle figure tradizionalmente più deboli in fase di contrattazione:  i prestatori d’opera.

Se è utile al profitto del singolo retribuire un servizio a seguito di un’asta al ribasso tra lavoratori, non è certamente funzionale all’equilibrio della comunità. Stiamo insieme per migliorare la nostra vita e questo non può avvenire attraverso una competizione basata sulla rinuncia invece che sulla qualità di ciò che si offre.

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Esternalizzazioni: Il Mio Ultimo Giorno in Telecomitalia

30 aprile, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani, latest

Dopo i numerosi articoli pubblicati sull’argomento esternalizzazione informatica Telecomitalia, MenteCritica riceve una lettera di una progettista informatica che ci chiede spazio per raccontare il suo ultimo giorno in Telecomitalia. La lettera è firmata, ma non avendo avuto un esplicita autorizzazione, riportiamo solo la sigla.

cambiodefractal

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Licenziamenti Telcomitalia: Te la do io la Censura!

Ora che, grazie all’oscuramento di zio Google, su questo sito di sfigati siamo rimasti in quattro gatti, per lo meno ci possiamo togliere lo sfizio di dirci le cose come stanno.

Da un paio di mesi Telecomitalia, l’azienda i cui vertici tecnici, secondo Oscar Giannino, vengono nominati su indicazione  dei servizi segreti, ha deciso di efficientare il suo settore informatico. Certo, l’efficientamento (leggi esternalizzazione, cessione di ramo d’azienda, cassa integrazione, esuberi, licenziamenti) è stato necessario per mettere riparo ad errate scelte manageriali, ma si sa, cane non mangia cane e a prendere la stecca a culo rimangono i dipendenti. Quelli che non contano un cazzo.

Alice di Telecomitalia

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Agile Eutelia, Telecom Italia, Voicity Omnianetwork, Comdata e Trascom: Esternalizzazioni e Disoccupazione

Relazione riassuntiva dell’intervento presentato il 14 aprile nell’ambito dell’incontro su “Esternalizzazioni e tutela del lavoro: le possibili linee di intervento in ambito comunitario“.

Le strategie di outsourcing dominano i mercati economici e finanziari, sia pubblici che privati. Il mondo del lavoro è stato travolto da questo nuovo modo di intendere i rapporti economici, e poco si conosce sulle conseguenze di tali politiche nel settore dell’occupazione, in materia di condizioni di lavoro e, di riflesso, in tema di protezione ed inserimento sociale.

Il pesantissimo bilancio dei nuovi disoccupati nei 27 paesi dell’Unione Europea, spinge inevitabilmente a considerare l’attuazione di indagini volte alla comprensione delle dinamiche che hanno generato tale disastro sociale, con la conseguente attuazione di politiche correttive, anche attraverso interventi legislativi mirati a risolvere tali problematiche.
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Italia Nera: Storie di Crimine Efferato

Quella che state per leggere è una storia torbida dalle tinte forti. Se non siete in grado di affrontare la crudezza di certe descrizioni, smettete di leggere qui e spostatevi su un altro sito più adatto alla debolezza del vostro stomaco.
Se, invece, avete deciso di continuare a leggere, sappiate che questo sito declina ogni responsabilità legale sugli effetti che la lettura di questa storia potrà fare su di voi e sulla vostra vita.
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long night till tomorrow

Il Centro Direzionale di Napoli. Una Manhattan dei poveri progettata da un architetto giapponese e realizzata secondo gli standard costruttivi di Casal di Principe. Un luogo impersonale e remoto dove imperversa l’acciaio inossidabile arrugginito,non ci sono tre metri di pavimentazione integra e le cui scale mobili mai entrate in funzione e ora definitivamente vandalizzate conducono a parcheggi sotterranei inibiti a chi non è in grado di difendersi da un’aggressione fisica.

Il Centro Direzionale. Tre o quattro torri della Regione Campania affittate a costi paragonabili al PIL della Grecia. Le torri Telecom, Enel, Wind. La torre dell’AGCOM con i suoi comandi della guardia di Finanza e della Polizia Postale.
Il Centro direzionale. Le decine di piccoli uffici sorti per suggere l’umore mieloso che sgorga generoso dall’alveare pubblico. Centri per l’erogazione di corsi di formazione finanziati dalla regione o dalla comunità europea, società di consulenza informatica, urbanistica, legale, banche, finanziarie, consolati. Intorno, centinaia tra bar, ristoranti, pizzerie, negozi di abbigliamento e regali sempre brulicanti delle migliaia di impiegati che prendono il caffè, mangiano e comprano cose inutili.

di alesposit

Ci torno per tre giorni dopo due anni di assenza. Ne ho trascorsi diversi lì, ma ora lavoro altrove. Il primo giorno ho un’impressione, passo le ore libere dei restanti due per verificarla.
Per strada poca gente, molto meno di quella che ricordavo. Mancano sicuramente i ragazzi, i consulenti, i lavoratori a progetto.
Il venti per cento dei negozi sono chiusi, sbarrati. La totalità di quelli che vendevano cose inutili quali libri, dischi, regalini o gadget non esistono più. I ristoranti sono semivuoti. Nessuno nei tavoli all’esterno a godersi il bel sole d’aprile. Molti, da soli, mangiano panini seduti sulle panchine che danno sui giardinetti spellati pieni di merda di cane.
Poca gente anche al bar a dispetto della passione dei napoletani per il caffè.

L’unico posto che è rimasto simile a quello che ricordavo è il tabaccaio/ricevitoria. Fila per comprare le sigarette, fila ancora più lunga per giocare al lotto, al gratta e vinci o per giocarsi una “bolletta” alle scommesse. Resto qualche minuto e arrivano tre donne anziane. I numeri, il gratta e vinci, il superenalotto. Una dice di essersi trascinata fuori dal letto solo per giocarsi i numeri.

Incontro un amico che non vedo da tempo. E’ una persona per bene, un uomo onesto che ha sempre fatto il suo dovere. Mi racconta che la Telecom ha deciso di cedere il dipartimento in cui lavora e che questo preclude al licenziamento suo e di altre duemila e ottocento persone con l’escamotage della cessione del ramo d’azienda. Ha cinquanta anni, due figli adolescenti e, anche se non lo dice, si vede che ha paura. E’ un ingegnere elettronico, ma non sa cosa fare. O forse proprio perché è un ingegnere non lo sa. E’ nell’età nella quale ci vuole stabilità e invece deve ricominciare da zero come è successo ai suoi colleghi dell’Agile ex-Eutelia la cui sede deserta e sbarrata è a poche centinaia di metri a linea d’aria di distanza.

Ritorno a casa su un treno semivuoto. Devo cambiare carrozza perché qualcuno ha vomitato nel cesso e la porta non si chiude. Quando lo dico al ferroviere scuote la testa e passa avanti senza dire niente.

Ora si potrà comprare una cucina componibile o una nuova lavastoviglie con il contributo dello stato. Il Corriere, subito sotto il coccodrillo per Raimondo Vianello, dice che questo servirà per riavviare l’economia.
Bene. Bene.

Telecom Italia e le Esternalizzazioni: Fatti, Atti e Comportamenti dei Sindacati Confederali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil

Come ho già scritto in diversi articoli del mio blog, sono un ex dipendente di Telecom Italia assunto nel 1984 e dimesso nel 2007. Ma quello che non ho ancora detto, è che dal 2002 al 2005 ho ricoperto il ruolo di RSU ed RLS per la regione Trentino Alto Adige. Sono stato candidato ed eletto in una lista promossa da un sindacato autonomo e per i tre anni del mio mandato ho avuto a che fare quasi quotidianamente con i rappresentanti dei sindacati confederali di settore, ovvero SLC, FISTel e UILCom. Nello stesso periodo, mi sono anche occupato di esternalizzazioni(1).

Del fatto che Telecom Italia utilizzi la tecnica della cessione di ramo d’impresa per “liberarsi” di eccedenze di personale e che questo sia reso possibile da una distorsione operata nel 2003 sulla normativa nazionale (art. 2112 codice civile), credo sia cosa assodata(2). Ma ciò di cui non si è ancora parlato, è il ruolo che i sindacati confederali hanno svolto fino ad oggi in questo processo. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso affermare che la loro è una posizione di sostanziale acquiescenza (quando non di vera e propria connivenza) con le scelte societarie; e in certi casi – dei quali scriverò in seguito – anche qualcosa di peggio. Il 6 ottobre 2004, Alfonso Gianni, deputato di Rifondazione Comunista, rivolge al Ministro Maroni una interrogazione parlamentare e riceve la risposta che segue:

Camera dei Deputati Resoconto stenografico dell’Assemblea – Seduta n. 522 del 6/10/2004 (Iniziative per la salvaguardia dei livelli occupazionali della Telecom – n. 3-03789)

PRESIDENTE. L’onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03789.

ALFONSO GIANNI. Signor ministro, solleviamo un problema di carattere nazionale, che riguarda lavoratori di Palermo, di Ancona, di Bari, di Bologna, di Cagliari, di Catanzaro, di Firenze, di Genova, di Milano, di Napoli, di Pescara, di Roma, di Torino, di Trieste e di Venezia. Siamo di fronte ad un’azienda che lavora in un settore di grande espansione tecnologica e che, nonostante la cessione di un ramo dell’azienda, premedita licenziamenti in tempo breve, nel senso che vengono ceduti lavoratori ad altre aziende con commesse per un periodo definito, senza sapere in futuro quale sarà la loro sorte. A Bari sono state inviate le lettere a 430 lavoratori. Riteniamo che il Governo non possa assistere inerte ad un’incomprensibile diminuzione dell’occupazione, delle capacità lavorative che, oltretutto, rappresentano un orgoglio per il nostro paese anche all’estero.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Evidentemente l’esternalizzazione di alcuni servizi del gruppo Telecom e in generale delle imprese viene deciso dalla società nell’ambito dei propri poteri discrezionali e su ciò il Governo, ovviamente, non può e non intende intervenire. Le scelte del gruppo Telecom sono state definite a suo tempo attraverso accordi sindacali con le organizzazioni maggiormente rappresentative; si tratta di accordi sottoscritti presso il Ministero del welfare il 28 marzo 2000, il 27 maggio 2002 e il 10 giugno 2003. In tali intese sono individuati alcuni interventi, finalizzati allo sviluppo e alla revisione dell’assetto organizzativo. Le iniziative di trasferimento di rami di azienda hanno seguito una logica di riorganizzazione che non possiamo contestare. In particolare, l’operazione di terziarizzazione prevista per il prossimo novembre riguarda servizi ambientali di Telecom Italia ed Emsa verso MP Facility, società peraltro partecipata al 50 per cento da Pirelli RE e Manutencoop, e riguarda 450 lavoratori. Certamente, esiste il rischio – evidenziato dall’interrogante – che si tratti di terziarizzazioni ed esternalizzazioni con lo scopo, una volta terminata la commessa, di procedere a licenziamenti collettivi, magari mascherati. Intendiamo verificare che ciò non accada e che questi accordi per l’esternalizzazione siano tali e non consistano in una operazione mascherata per eludere la legge e giungere poi a riduzioni del personale non previste dagli accordi, ma derivanti dal venir meno delle commesse. Condivido tale preoccupazione e intendo verificare, tramite gli ispettorati e gli strumenti di attività ispettiva che verranno adottati dalle direzioni provinciali e regionali, così come fatto in passato, che gli accordi sottoscritti presso il ministero vengano effettivamente rispettati e non vi sia l’elusione della legge per quanto riguarda i rapporti di lavoro esternalizzati.

Purtroppo Maroni, pur condividendo le preoccupazioni del deputato, di controlli non ne farà fare nemmeno uno. Anche perché è suo il merito (si fa per dire) della variazione in pejus dell’Articolo 2112 del Codice Civile che consente questo genere di operazioni. Però la frittata è fatta. Il Ministro ha messo sul tavolo le carte che dimostrano come i sindacati confederali non ostacolino il progetto generale delle esternalizzazioni ma ne siano, con la loro acquiescenza, fiancheggiatori. Le reazioni, vista la gravità dell’accusa, non si fanno attendere. I sindacati confederali, smascherati pubblicamente, tentano di replicare. Ma lo fanno con una toppa che è peggio del buco:

Roma, 15 Ottobre 2004

Egregio Signor Ministro,
le scriventi OO.SS., senza voler entrare nel merito del giudizio espresso dal Governo sulle cessioni di ramo d’azienda del Gruppo Telecom, a seguito dell’interrogazione dell’On. Alfonso Gianni, precisano, però, a tal proposito, che solo l’accordo del 28 Marzo 2000 è stato sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali al Ministero del Lavoro. In questo accordo era prevista la cessione dei rami d’azienda Logistica e Autoparco e la loro conseguente valorizzazione, attraverso l’individuazione di soggetti imprenditoriali di adeguato livello industriale che garantissero ai lavoratori un apprezzabile proseguimento della loro attività. Siamo testimoni, invece, del loro inesorabile declino, a seguito della riduzione delle commesse da parte di Telecom. Gli imprenditori, in particolare la FIAT, attraverso ulteriori scorpori di ramo sono arrivati al licenziamento dei lavoratori. I successivi accordi, del 27 Maggio 2002 e del 10 Giugno 2003, sono stati conclusi in sede sindacale sulle strategie di Gruppo ovvero investimenti, occupazione, relazioni sindacali, linee operative e riorganizzative. La precisazione è doverosa, da parte delle scriventi Segreterie Nazionali, per chiarezza e coerenza nei confronti dei Lavoratori e delle Istituzioni, in quanto, peraltro, il nostro giudizio negativo sulla Legge 428 e sulle successive modificazioni e sulla sua applicazione da parte di Telecom è stato già espresso a tutti i livelli e all’interno delle procedure ex art. 47 che si sono concluse con la non condivisione, da parte nostra, dei progetti di esternalizzazione.

Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL/ Rosario Strazzullo
FISTel – CISL/ Raffaella Di Rodi
UILCOM- UIL/ Giorgio Serao

Come dire: aria fritta. E le esternalizzazioni, intanto, continuano. Non una delle cessioni di ramo d’impresa viene bloccata per merito di una qualsiasi azione da parte dei sindacati confederali. Anzi: non paghi di aver firmato tre accordi che danno sostanzialmente via libera alle parti datoriali, il 12 novembre 2004 ne sottoscrivono addirittura un quarto (3). E tanti saluti al loro giudizio negativo contenuto nella lettera al Ministro.

Nel frattempo le prime cause avviate dai lavoratori – e mai dai sindacati confederali che, già dotati di corposi uffici giuridici interni(4), potrebbero appoggiarsi a studi legali anche prestigiosi – cominciano ad arrivare alle sentenze di primo grado. E insieme alle sentenze, le sorprese. Brutte. Come quella di Torino, dove il giudice del tribunale rigetta le istanze degli ex dipendenti della motorizzazione esternalizzati a Savarent Fleet Service Srl scrivendo quanto segue(5):

…inoltre, nell’accordo 28.3.2000, menzionato all’inizio, accordo espressamente richiamato nel verbale testè citato, a pag. 31, si fa riferimento alla “non più coerenza con il “core business aziendale” Telecom dell’Autoparco. E questa prospettiva ricevette il placet sindacale. Le stesse OO.SS., che istituzionalmente hanno il polso del mercato non solo del “lavoro” ma anche dei “lavori” in senso ampio, come già detto, se ne erano ben rese conto nella primavera del 2000 allorquando non manifestarono alcuna contestazione e sostanzialmente accettarono la comunicazione ricevuta da Telecom sul prospettato imminente scorporo

Alcune delle motivazioni dichiarate nella sentenza del Tribunale di Torino – il placet sindacale sulle esternalizzazioni – vengono riprese anche nelle sentenze di appello(6) e di cassazione(7) le quali confermano quanto stabilito dal Tribunale, e per due volte rigettano i ricorsi dei lavoratori esternalizzati. Di fatto, una brutta sorpresa elevata al cubo. Ma non finisce qui. Come si è scritto all’inizio, lo scopo di tutto è liberarsi delle eccedenze di personale. Telecom Italia cede il ramo e chi lo riceve, dopo un po’ licenzia. Senza clamore, e soprattutto lontano dai riflettori che sono sempre puntati sul colosso italiano delle comunicazioni. Il 15 dicembre 2004 presso il Ministero del Lavoro viene firmato un accordo sindacale sulla mobilità di quota parte del personale ceduto da Telecom a Savarent Fleet Service (che nel frattempo è diventata Targa Fleet Management)(8). Due su tre dei firmatari (FISTel – Raffaella Di Rodi e UILCom – Giorgio Serao) sono gli stessi che hanno scritto al Ministro per protestare contro le sue dichiarazioni alla Camera dei Deputati due mesi prima.

C’è un proverbio catalano citato da Marco Travaglio che si presta alla perfezione a commentare quanto ho scritto: “Ci pisciano addosso e ci dicono che piove“; peccato che a farlo siano proprio quelli che dovrebbero preoccuparsi di procurare gli ombrelli.


Note
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Fine delle Note

Agile Eutelia, Telecom Italia, Voicity Omnianetwork, Comdata e Trascom: Tutele Europee per le Esternalizzazioni

12 aprile, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

Giorno 14 Aprile alle ore 15.30, presso l’aula Magna della facoltà di Giurisprudenza di Palermo, si terrà l’incontro “Esternalizzazioni e tutela del lavoro: le possibili linee di intervento in ambito comunitario”.
Parteciperanno gli europarlamentari di Italia dei Valori Luigi De Magistris e Sonia Alfano, la responsabile nazionale del settore “Trasformazioni d’impresa e tutela dei diritti” di Italia dei Valori Lidia Undiemi e Lucia Castellana.

Si darà, inoltre, ampio spazio alle testimonianze di alcuni lavoratori coinvolti in politiche di esternalizzazione che hanno comportato la “precarizzazione” o addirittura la perdita di tantissimi posti di lavoro. In particolare, saranno trattati i seguenti casi simbolici di gestione dei lavori in outsourcing:

  • Agile/(ex) Eutelia/gruppo Omega;
  • Telecom Italia;
  • STMicroelectronics/Numonyx;
  • Apas;
  • Assistenza Tecnica Unificata (ATU) presso gli uffici giudiziari;
  • Voicity/Omnianetwork, Comdata e Trascom relativamente alle attività di call center.

Lo scopo dell’incontro è quello di individuare le possibili linee di intervento in ambito comunitario ai fini della concreta attuazione dei diritti dei lavoratori rispetto alle vicende circolatorie delle imprese. In questo contesto, il principale punto di riferimento normativo è la Direttiva 2001/23/CE in tema di “Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti”.

In sostanza, cosa possono fare le Istituzioni europee nell’ipotesi in cui le tutele predisposte dalla legge comunitaria non trovano, di fatto, applicazione in uno o più stati membri a causa di distorsioni di mercato largamente diffuse?

E’ possibile seguire l’incontro su c6tv e iscriversi all’evento su facebook a questo link.

Esternalizzazioni: Cosa si Nasconde Dietro le Strategie Telecom Italia per l’Information Technology

2 aprile, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest

L’annunciata cessione del ramo IT Operations da parte di Telecom Italia comporterà la precarizzazione di 2150  posti di lavoro(1). Per comprendere la pericolosità dell’operazione è necessario fare un accenno ai risvolti di carattere legale, aziendale e sociale prodotti dalla politica di outsourcing attuata da Telecom Italia negli ultimi anni.

Dal 2000 ad 2006 Telecom Italia ha ceduto 15 rami d’azienda con circa 2700 lavoratori. Le attività esternalizzate sono riconducibili a svariate funzioni: gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare; fatturazione bollette telefoniche; gestione autoparco; amministrazione del personale; manutenzione hardware e software; gestione logistica; gestione delle polizze sinistri; gestione protocollo, posta ed archivi cartacei; manutenzioni e servizi ambientali; gestione servizi di sicurezza; gestione servizi radiomarittimi.

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Note
  1. in realtà circa 3000, comprendendo i lavoratori già attualmente in SSC N.d.R. []
Fine delle Note

Basta Esternalizzazioni

Aiutiamo i lavoratori che saranno esternalizzati da Telecom Italia.
Inizia la cronaca del lavoro. Tutte le verità nascoste sui problemi del lavoro in Italia.
Durante l’incontro si farà un accenno ad altre esternalizzazioni che hanno provocato disastri sociali, fra cui Eutelia, Voicity, SAT e Numonyx.

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Lidia Undiemi: La Bella Ragazza che non Piacerà Mai a Berlusconi

Di Lidia Undiemi so poco, anzi quasi nulla. Sicuramente è una mia pecca, ma in questo caso non mi ha aiutato nemmeno la rete che generalmente è molto prodiga di informazioni per la gran parte inutili.
In qualche modo apprendo che si tratta di una dottoranda di ricerca presso il dipartimento di Diritto,Economia dei Trasporti e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Palermo (almeno questo al luglio 2008, plausibilmente ora il dottorando si è concluso). Probabilmente, almeno a quanto si legge qui, è Coordinatore IDV nel settore “Trasformazioni d’impresa e tutela dei diritti”.

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