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Seppuku

4 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

E’ logico che siamo delusi da ciò che non ha detto, ma è normale. Non si possono chiedere atti eroici a chi, invece della grandezza, può offrirne solo il delirio.
Tempo fa i suoi accoliti annunciarono che presto avrebbe stupito tutti con un gesto clamoroso. Cosa volevate, che avesse tirato fuori in pieno Parlamento una calibro 9.0, se la fosse cacciata nel palato e avesse premuto il grilletto, con Tremonti che, impassibile e senza fiatare, si spazzola il cervello del capo dal bavero e la Carfagna che si china a raccoglierne un brandello per ricordo, come Jackie a Dallas?

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Amyfobia ed Altri Nazismi

29 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest, Oltre il Confine

Il 23 luglio è morta Amy Winehouse, ottima cantante molto soul, con uno stile personalissimo ispirato alle grandi voci femminili del passato. Una fine non certo inattesa, nonostante i ventisette anni, perché la sua tossicodipendenza da droghe ed alcool era talmente grave ed ostinato il suo rifiuto ad uscire dal gorgo dell’autodistruzione, come aveva cantato nella canzone “Rehab”, che nessun bookmaker inglese avrebbe accettato scommesse sulla sua morte. Pare che il giorno prima avesse acquistato un intero assortimento potenzialmente letale di droghe. Un suicidio, più che una morte accidentale, secondo molte evidenze che però saranno chiarite forse soltanto dagli esami tossicologici.
Nonostante la morte di chiunque, perfino dei peggiori criminali, in genere richiami atteggiamenti bonari nei confronti della salma, della serie “quando si muore si diventa tutti buoni a posteriori”, per Amy non è stato così. Ho notato una ferocia e una mancanza di pietà, nei commenti su Facebook e nei giornali, che mi ha lasciata perplessa.
Era una sfigata, tossica e alcolizzata, secondo questi commenti, quindi è stata tutta colpa sua se è morta. Come se l’essere sfuggiti al gorgo della droga non sia a volte un merito ma una pura questione di fortuna e del fatto di aver evitato per caso di incontrare le persone sbagliate nel momento sbagliato.
“Se l’è cercata”, come le ragazze che vengono stuprate perché girano vestite troppo provocanti.
E poi le battutine, le spiritosaggini sull’assonanza tra il cognome omen e il vino, provenienti perfino da persone intelligenti che normalmente non perdono l’aplomb di fronte al passaggio del morto.
In fondo Elvis, quando morì, era una farmacia vivente con annesso armadietto delle sostanze stupefacenti; Michael Jackson idem, ma nessuno che abbia avuto il coraggio di definirli dei tossici sfigati del cazzo. Con Amy invece si sono sfondati gli argini della pietas e si è sfiorato francamente il vilipendio.
Infine, come buon peso, Forza Nuova ha dedicato ad Amy uno dei suoi celebri poster moraleggianti, sottolineando come solo i deboli possano soccombere di droga. E allora ho cominciato a capire.
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Trenabbestia

24 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

Capita che, una domenica d’estate, per evitare l’imbottigliamento sull’Adriatica e la difficoltà di parcheggio a destinazione, si scelga di andare al mare in treno.
All’andata tutto bene. Treno in ordine, climatizzato, posto a sedere, parte e arriva puntuale. Troppo bello però, doveva essere un sogno svizzero perché, nel pomeriggio, si ripiomba in Italia, dove i viaggiatori, da esseri umani, possono trasformarsi all’improvviso in trenabbestia, ovvero in esseri scalmanati, maleodoranti ed incazzatissimi atti a riempire ogni spazio disponibile delle carrozze perché Trenitalia ‘gna fa.

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Eutanasia: Il Pensiero di Marina

2 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Border Zone, Cuore di Tenebra, latest

Questo è lo spot, censurato dalla tv italiana, sull’eutanasia: è rimasto per 7 giorni nella mia posta perché non avevo il coraggio di guardarlo. L’ho visto lunedì scorso: io non lo sapevo ma, proprio in quelle ore, Monicelli moriva.

Immagine anteprima YouTube

Il “bello” di non poter parlare è che si ha più tempo per riflettere: le parole fluiscono, spesso, dalla bocca spinte dall’emozione, senza passare al vaglio del pensiero. Chi non può esprimersi verbalmente e deve mettere su carta pensieri compiuti, deve necessariamente riflettere, limare, pulire. La morte di Monicelli mi ha colpita come uno schiaffo, come l’ultimo irriverente sberleffo del genio, contro una vita che voleva imporgli un finale che, a lui, non piaceva. Io, oggi come da sempre, ho una grande avversione per il suicidio: da lottatrice, quale sono, non ho mai voluto, fin’ora, cedere le armi. Non si tratta di paura o di principi religiosi, è soltanto la caparbia volontà di non cedere, di non darla vinta al fato. Oggi, la penso così ma, comunque, la morte del regista e questo spot, uniti per un imperscrutabile gioco del destino, mi hanno obbligato a pensare.

Ed ecco riaffacciarsi alla mia mente Welby, Eluana e Peppino Englaro, i miei amici malati di SLA, le associazioni pro-vita, quelli che vogliono staccare la spina e quelli che non vogliono. Tutte facce di una stessa medaglia che assomma in sé un solo desiderio: vivere e morire con dignità e, soprattutto, in piena libertà.
Nessuno, io meno di tutti, è pro-morte: ma la morte è cosa solo nostra, e, ciascuno di noi l’affronta in modo diverso e unico, a seconda dei suoi principi e del suo vissuto.
Nessuno ha il diritto di giudicare e di decidere per noi.

Monicelli: In Morte d’un Eretico

30 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni

La carnosità e la carnalità. La risata, anzi, la risataccia, sapida, polposa, sgangherata. E secca. Secca, sì, affilata, tagliente e schioccante come frusta. Due opposti che si fondevano, nella maschera cisposa di Mario Monicelli. Un italiano aristocratico. Ribelle con una causa. Umanista. Umanesimo “minoritario”? Andiamoci piano. Monicelli discende direttamente dalle costole di Donatello, di Verrocchio e, ovviamente, di Machiavelli. Ma, sotto alcuni aspetti, traluce in lui qualche eco dell’Adriano di Yourcenar, non quello degli ellenistici languori, certo, ma il lucido intellettuale senza dio, il camminatore di sterrati solatii, solo, spettrale, dinoccolato ma umile. Che a quell’humus, a quella terra, torna, perché questo è il suo unico destino, e se ne riappropria e se ne ricongiunge. Non il superuomo che si fa divino, ma l’uomo snudato, che ci conficca lì, sgomberandoci d’illusioni consolatorie e meschine. Che ci rinfaccia la nostra solitudine immensa, e lo fa con la sgarbatezza rude dell’amore autentico, privo d’alibi. E l’amore sempre ferisce.

Lo rivedo avvolto in un cappuccio rosso, d’un rosso pontormiano, e mi rimanda a un’altra immagine a me nota: l’Autocamaldolese del romano Walter Lazzaro, il pittore dei silenzi sospesi, della vita che si umanizza nell’oggetto. Ma l’occhio di Monicelli è ridarello, alchemico, pazzo; quel suo ritratto è bestemmia, l’ultima burla alla mistica truffaldina. Pochi giorni fa manifestava contro i tagli alla cultura; e ieri s’è gettato nel vuoto, da una finestra, scegliendo, per sopprimersi, la maniera più vorticosa, straniante, diremmo: urlata, fottuta. Mi par di vedere quel volo, negli stessi occhi allucinati e folli, nell’ellisse sghemba d’un Pinocchio rimasto ligneo, quindi estraneo a codici e regole. Un estremo grido d’anarchia e d’amoralità. Monicelli ha voluto lanciarci la sua sfida suprema, martire di quella laicità che in Italia non ha mai avuto dimora. E per l’assenza della quale siamo privi di religione, e pervasi di clericalismo.

L’abbiamo sfregiato noi Monicelli. Noi, nella vigilia di Natali dolciastri, spumeggianti di rotondità vuote, e l’abbiamo appiattato là, su quel volgare cortile d’ospedale, disusato, distrutto. Ne abbiamo scardinato l’anima, perché non la potevamo contenere. La morte di Monicelli ci asciuga delle ideologie senza cuore. Ma non ce ne accorgeremo. E proseguiremo a vegetare, in quest’Italia incollata alla sua plebea atemporalità.

Vivere e Morire per Decreto di Berlusconi

5 febbraio, 2009 di  
Archiviato in Border Zone, Cuore di Tenebra, Informazione, latest

Triste è il paese dove le grandi questioni della vita e della morte sono decise sull’onda emotiva dei sondaggi d’opinione.
Triste è il paese dove la libertà di disporre di se stessi è regolata per decreto di stato.
Triste è il paese dove la religione si fa legge civile e ti conduce dalla culla alla tomba. Che tu creda o no. Che tu voglia o no.

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Eutanasia o No: Perchè non ho Certezze…

23 gennaio, 2009 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest

Inizierò con domande che per la Chiesa, Sacconi e altri risulteranno banali e inutili. E’ che non sono dotata come loro, per quanto, ritengo che Dio – nel quale credo – mi abbia dato il dono dell’intelligenza. Una persona subisce un evento traumatico per effetto del quale viene ricoverato in ospedale in condizioni cosiddette gravi. Ed entra in coma. I medici non sanno valutare o non si esprimono in merito a quando il malato potrà uscire dallo stato di incoscienza. Ovviamente, non essendo autonomo né fisicamente né cerebralmente, viene sottoposto a cure adeguate e alimentato forzatamente per vivere.

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Anime Giapponesi e Il Killer di Akihabara

13 giugno, 2008 di  
Archiviato in Informazione

Ci sarebbe un discorso molto lungo da fare a proposito del disagio sociale, soprattutto giovanile, che c’è in Giappone.
La società rigida, l’obbligo di mantenere un certo comportamento sociale che spesso viene vissuto come una maschera e quindi come falsità, la solitudine che questo comporta…
Sono sempre più comuni i forum di aspiranti suicidi, persone che si conoscono e si incontrano su internet, dove il mezzo permette di superare le inibizioni, unicamente con lo scopo di trovare un legame e uccidersi insieme.


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13 Gennaio 1998: la Storia del Rispetto che Chiedeva e Sognava

alfredo.jpg13 Gennaio 1998, Roma.
L’agente di Polizia Maurizio C. si prepara in attesa dell’arrivo del collega, bella giornata a Roma, fredda, ma c’è uno splendido sole.
Subito vanno a prendere un meritato caffè, oggi devono fare pattugliamento in piazza San Pietro, giapponesi, macchinette fotografiche, suore e poco più, i due sperano almeno nel passaggio di qualche bella turista.
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Mi Chiamo Marco e Qualcuno Piscia sulla mia Tomba

16 ottobre, 2007 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione

mib2.jpgNell’aprile del 2007 Marco, un ragazzo di Torino, si è infilato un coltello all’altezza del cuore e, contemporaneamente, si è buttato dal quarto piano della palazzina dove abitava. Ha lasciato due lettere dove spiegava il come e il perché; in una delle due spiegava che non aveva studiato perché stava premeditando il suo suicidio.
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Pronto, Telefono Amico

1355864562_e43a4d528e.jpgOgni tanto mentre ti sudi la vita, mentre ti ripeti che è solo un momentaccio e passerà, ti capita di alzare gli occhi e di vedere in maniera netta e distinta una persona che reputi subito speciale (non mi riferisco ad un oggetto del desiderio, ma ad una persona che luccica come se avesse ingoiato un neon) emana luce e chiunque tu sia ti guarda sorridendo.
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