Nonciclopedia fa Veramente Cacare
5 ottobre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Sono settimane che su queste pagine io e un gruppo di volontari (fma, Eduardo Quercia, ilBuonPeppe, Lameduck) cerchiamo di rappresentare onestamente e con metodo lo sfascio economico, finanziario, politico e sociale del nostro paese. Abbiamo parlato di default della Grecia, di manipolazione della crisi, di bufale, di abrogazione di diritti fondamentali, di necessità di rivedere l’approccio col benessere, dei rischi che la situazione estrema nella quale ci troviamo ci porta a correre.
In meno di due mesi, oltre duecentomila lettori sono un buon risultato per un piccolo sito come MenteCritica, non ci possiamo lamentare. Però non era mai successo che 10 righe, scritte appositamente quando la polemica era già sedata, portassero oltre tremila persone in meno di venti minuti su queste pagine. E non solo letture, ma decine e decine di commenti scandalizzati solo perché abbiamo espresso liberamente l’opinione che “nonciclopedia” è, secondo noi, un sito scadente scritto da quattordicenni per quattordicenni.
Default Italia, 41 Giorni al Fallimento. Una Tassa sulle Stronzate
30 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane
Ieri l’altro parlavamo, Galbusera ed io, della libertà d’espressione. Io a difenderla, senza se e senza ma; lui a espormi i suoi dubbi sugli effetti collaterali e sulla liceità di difendercene a nostra volta.
La prende larga, comincia col dire che se Plinio il Vecchio sentì il bisogno di mettere in riga il ciabattino: “Sutor, ne ultra crepidam!”, vuol dire che già allora c’era gente che s’allargava troppo.
I am a talker, dice Alessio Rastani, come se desse una notizia. In realtà è solo l’ultimo dei chiacchieroni.
- Il guaio è che se continuiamo a chiacchierare a ruota libera, con i mezzi di informazione di oggi, rischiamo seriamente di farci male.- dice Galbusera
- Eh! – dico io scuotendo la testa – Se ognuno dovesse parlare solo di ciò che conosce, sai che mortorio!
- Una mano santa per le orecchie, – mi risponde lui, senza alcuna comprensione per il bisogno d’esprimersi che alberga in ciascuno di noi. – un’occasione per capire finalmente quel che ci succede attorno. -
- Ma che male può farti una stronzata? – gli obbietto – Dipende solo da te: se credi a chi ti dice che la fine del mondo sarà il dodici dodici duemiladodici e corri a comprarti un’arca e la traini fino alle pendici del monte la Ararat, oppure …-
- Quel che pensi tu conta poco. – mi punta l’indice contro – Conta quel che pensa la maggioranza: se tutti comprano un’arca e la portano alle pendici del monte Ararat…
- Fuori di metafora?
- Se qualcuno sostiene che Goldman Sachs governa il mondo, oppure che la colpa della crisi è della BCE e del FMI e propone di cancellarli…
- Mica penserai che saranno cancellati per questo?
- No. Ma se qualcuno mette in giro la voce che la colpa della carestia è del vicario di provvigione, sta sicuro che molti ci crederanno. La gente crede sempre a ciò che le conviene. E una volta che ci ha creduto s’indigna moltissimo ove le vengano a dire che dovrà tirare la cinghia. Ma come, strillerà scendendo in piazza, io sì e la Banca Centrale e il Fondo Monetario no? È successo. Succederà di nuovo.
Il Cachet di Benigni a Sanremo e l’Effetto Serra
19 febbraio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest, Storie Italiane
In Italia si fa politica ovunque tranne che in parlamento: Porta a Porta, Ballarò, Annozero, le segreterie dei partiti, le camere da letto, il palco di Sanremo. E la politica la fanno tutti, tranne che i parlamentari: i conduttori televisivi, i giornalisti, Saviano, quella meringa ammuffita di Fabio Fazio (la fenomenologia relativa è qui), le puttane tristi, Beppe Grillo, Roberto Benigni.
A questo punto, non dovrebbe scandalizzare il fatto che il cachet di Benigni a Sanremo sia stato di 250.000 euro, in fondo ha fatto un doppio lavoro. A quanto pare, oltre a far ridere, grazie a Benigni, gli taliani hanno capito che siamo in Italia, che non esiste più il Regno delle Due Sicilie, che 2011-1861=150 e che Gelmini, Calderoli e Bossi, pur di coccolare le ambizioni separatiste del geometra Brambilla di Bergamo, sono disposti a sfoderare il rigore economico messo da parte in occasione .
Preventivamente
20 dicembre, 2010 di Giacomo
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Piazza del Popolo noi cantavamo
ed eravamo una sola cosa …
poi tutt’a un tratto gente che piange
gente che spinge
gente che va in terra …
mi trovo a correre come un dannato
non ho più fiato non so dove andare …
non so dove andare … non so dove andare …
(Claudio Baglioni. 1972)
A metà strada tra quanto avvenuto e quanto avverrà ho deciso di dire anch’io la mia. Finora ho taciuto per evitare di cadere nella provocazione facile ma se il diritto democratico di dire stronzate ce l’ha Gasparri -ahimé da sempre e su qualsiasi argomento- voglio avocarlo per me, almeno sui fatti recenti di Roma.
Premetto innanzi tutto che non reputo improbabile che una pur minima parte dei cosiddetti violenti della manifestazione del 14 dicembre scorso siano infiltrati messi lì a bella posta da oscuri figuri paragovernativi così come Kossiga ai tempi mandava poliziotti ad estrarre P38 per dar la scusa ad altri polizioni ed altri di sparare su manifestanti pacifici o quanto meno caricare cortei chiassosi e, credetemi, negli anni 70 come si dice, io c’ero.
Un Proiettile nell’Uovo di Pasqua
27 marzo, 2010 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane, latest
Loro e noi riproponiamo sempre gli stessi articoli.

Care lettrici e cari lettori. La Pasqua si appropinqua e tutto diventa più bello, anche usare verbi come appropinquare. Verbo che, quando saremo al potere, sarà proibito con lo stesso editto con il quale si aumenterà, per legge, la durata del giorno di 30 minuti. Saranno cazzi per chi accende le lampadine troppo presto appropinquandosi all’interruttore.
Leggi il resto
Che Fine ha Fatto l’Abolizione delle Province?
4 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest
In Italia esistono . La lista completa potete vederla . Si va dai 3.700.424 abitanti della provincia di Roma, distribuiti su 121 comuni, ai 58.389 di Ogliastra (Sardegna) concentrati in appena 23 comuni. La provincia di Torino è quella che conta più comuni (215), mentre quella di Trieste ne ha solo 6. Bolzano e Foggia le più estese (7.396 e 6.966 Km2 rispettivamente), Prato e Trieste le più piccole (365 e 212 Km2 rispettivamente). 2625 abitanti per Km2 in quella di Napoli, appena 31,3 in quella di Ogliastra.
Impossibile cercare una relazione tra la decisione di istituire una provincia ed uno qualsiasi di questi dati. Semplicemente non c’è. Le province sono, con ogni evidenza, istituite per motivi politici e non pratici o amministrativi. La prova più evidente è il moltiplicarsi di province negli ultimi anni. A fronte , del miglioramento dei trasporti, del progresso dei sistemi di comunicazione e dell’aumento del trattamento automatico dei dati, si è avuta una forte dispersione amministrativa in luogo di una concentrazione.
Dal 1992 al 2009 le province sono passate da 95 a 110. Non basta. E’ che il consiglio provinciale di Vibo Valentia (provincia istituita solo nel 1992 su iniziativa del senatore ) ha suddiviso il territorio della provincia in cinque circondari. Il circondario è un ente amministrativo intermedio tra provincia e comune. Istituito nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, è stato soppresso nel 1927. Nel 2000, lo ha formalmente reintrodotto. Oltre ai cinque creati da Vibo Valentia ci sono i circondari di Torino (Ivrea, Pinerolo, Susa, Lanzo), Venezia (Veneto Orientale), Bologna (Imola), Forlì-Cesena (Cesena), Firenze (Empolese-Valdelsa), Livorno (Val di Cornia), Siena (Val d’Elsa, Chianti Senese, Crete Senesi, Val di Chiana, Val d’Orcia-Amiata, Val di Merse), Reggio Calabria (dello Stretto, della Piana, della Locride).

Le province hanno , spesso in palese sovrapposizione con i comuni e le regioni. Esiste anche un corpo di . Evidentemente vigili urbani, polizia, carabinieri, polizia forestale, polizia penitenziaria e guardia di finanza non erano sufficienti.
Anche se le funzioni delle province non sono chiarissime, il costo dell’istituzione è di , 284 euro a testa, neonati ed immigrati clandestini compresi. Per una famiglia di 4 persone è praticamente uno stipendio all’anno. Infatti, che si tratti quasi di una regione, come nel caso di Torino, o che si tratti di una specie di quartiere cittadino, come Ogliastra, l’apparato politico e burocratico di un ente provincia è praticamente lo stesso.
Che abolire le provincie non sia un’amenità è, anzi era, condiviso da quasi tutte le forze politiche. Almeno a chiacchiere. Il proposito rientrava nei , con la sola eccezione della Lega, ma nessuna azione in questo senso è stata mai intrapresa. Anzi, il movimento d’opinione che si era creato per sostenere questa ottimizzazione della spesa pubblica si è praticamente disciolto nel nulla.
Il quotidiano Libero dove lanciava una sottoscrizione di firme per la soppressione delle province (). Il è fermo al 9 giugno del 2009. Lo stesso Beppe Grillo ha tolto l’argomento dalla home page del suo sito forse per far posto al bannerino per il salvataggio degli orsacchiotti della luna. La pagina di wikipedia sui costi delle province il 26 gennaio 2010.
L’ultima traccia ufficiale delle intenzioni della maggioranza è del dello scorso primo aprile. Visto il giorno, le esternazioni di Maroni e di Brunetta suonano un po’ come uno scherzo. “” . Certo, come no.
Comunque, chi aveva creduto veramente al fatto che i partiti potessero rinunciare a 110 poltrone da presidente e a qualche migliaio di posti tra assessori e consiglieri provinciali, senza contare l’immenso bacino di clientele coltivabile attraverso le assunzioni nelle amministrazioni provinciali?
Sedici miliardi all’anno in più da gestire non sono noccioline. Infatti, , la discussione in parlamento sulla legge costituzionale per l’abolizione delle province presentata dall’IDV, viene rinviata sine die con il voto congiunto di PD, Lega e PDL.
E’ da notare che la finanziaria 2010 aveva imposto , praticamente 35.000 poltrone in meno (in Italia l’industria “Politica” dà lavoro a circa 400.000 addetti tra eletti e funzionari di partito. E’, in assoluto, l’azienda con il maggior numero di lavoratori. In Italia ci sono circa 100.000 carabinieri. Se si dovesse venire alle mani, il rapporto è di uno a quattro). La norma, però, ha vissuto solo 12 giorni perché il 13 gennaio è già stata rinviata al prossimo anno dal decreto legge denominato ““, che, all’art. 1 c. 3, dispone:
“Le disposizioni di cui ai commi 184, 185 e 186 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 2011 ai singoli enti per i quali ha luogo il rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo”.
Ovviamente, fino al 2011, c’è sempre tempo per un’altra dilazione o per una definitiva soppressione. Vogliamo scommettere?
In ultimo, ritengo utile citare che la candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha dato ad un lettore del suo blog quando le è stato chiesto cosa ne pensava dell’abolizione delle provincie.
Il tema non fa parte delle competenze di un Presidente di Regione, ma voglio dire la mia comunque. Sono contraria all’abolizione. Sarebbe una misura demagogica e inutile. In ogni nazione esistono enti intermedi tra la regione e i comuni, cui sono affidati compiti di coordinamento territoriale. Naturalmente bisogna evitare sovrapposizioni tra le diverse competenze, snellire gli apparati e non rimpolparli continuamente, combattere le clientele. Ma è certo che vi sono temi che richiedono un intervento sovracomunale e non possono essere affidati direttamente alla regione.
Simpatico esercizio di equilibrismo semantico. Probabilmente è vero che esistono enti amministrativi intermedi nelle varie nazioni del mondo, anche se si dimentica che le contee americane e i circondari rurali tedeschi, per esempio, sono suddivisioni di stati federali che non possono essere paragonati alle nostre regioni le cui competenze sono esclusivamente amministrative.
In Francia, le 22 regioni sono suddivise in 100 dipartimenti. Tuttavia, le competenze regionali francesi sono molto limitate ed essenzialmente concentrate su istruzione e i trasporti pubblici. La confusione di competenze e la duplicazione di ruoli (si veda solo il caso della polizia provinciale) sono un’esclusiva quasi tutta italiana.
In quanto alla demagogia, sedici miliardi di euro all’anno sono una cifra piuttosto interessante. Probabilmente, l’abolizione dell’istituto non consentirebbe di risparmiarla integralmente, ma in un’ottica di riduzione della spesa pubblica il problema andrebbe seriamente preso in considerazione, ma si sa, queste sono preoccupazioni per paesi in crisi, non certo per una nazione prospera come la nostra.
Attenzione: Il plurale di provincia è province, senza la “i”, ma non è sempre stato così. Nella Costituzione, infatti, il plurale utilizzato è “provincie“. Per adattarlo alla moderna grafia sarebbe necessaria una revisione degli articoli. Si legga all’uopo l’interessante nota .
Comunque, se durante la lettura di questo post trovate un “provincie“, trattasi di banale errore ortografico e non di dotta citazione latina (N.d.A.).
Bullshit
3 febbraio, 2010 di fma
Archiviato in Censura dell'Informazione, latest, Leggere, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe
é la parola inglese, equivalente italiano stronzate, attorno a cui ruota la riflessione di , filosofo e professore emerito all’università di Princeton.
Che cos’é una stronzata?
Un po’ meno di una bugia. O forse un po’ di più.
Una bugia persegue un fine preciso, che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme. Il bugiardo, per inventare una bugia, deve credere di sapere cosa é vero e cosa non lo è. Non può progettare la sua falsità senza tenere costantemente d’occhio la verità.
Una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà.
