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The Defense Department will pay private U.S. contractors in Iraq up to $300 million over the next three years to produce news stories, entertainment programs and public service advertisements for the Iraqi media in an effort to “engage and inspire” the local population to support U.S. objectives and the Iraqi government. The new contracts — awarded last week to four companies — will expand and consolidate what the U.S. military calls “information/psychological operations” in Iraq far into the future, even as violence appears to be abating and U.S. troops have begun drawing down.

Sono queste le parole con il quale il Washington Post on line presenta stamani, in un articolo a firma Karen J. DeYoung and Walter H. Pincus,  una nuova iniziativa psyop in Iraq.

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Quando ho cominciato a sentire che le banche USA crollavano una dopo l’altra, ho compreso che forse la crisi, scatenata da una frenetica corsa al rischio e dai mutui senza garanzie, era più grave del previsto. Quando ho sentito che l’amministrazione statunitense stava per varare un piano da 700 miliardi di dollari per salvare Wall Street, la preoccupazione è diventata paura. Paura per il contribuente americano, paura per l’economia americana e per l’economia europea.

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Secondo la mia personale esperienza ci sono due sistemi essenziali che gli uomini utilizzano per interagire tra di loro.
Il primo è quello naturale per eccellenza, la sopraffazione. La competizione per la risorsa viene risolta con l’applicazione della forza bruta fino alla definizione della questione.
Il secondo è quello della mediazione dove il risultato viene raggiunto attraverso un perfezionamento evolutivo della transazione ottenuto per via di dettagliate ripartizioni della risorsa o regolamentazione fine dell’accesso alla stessa.

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On Wall Street he and a few others—how many? —three hundred, four hundred, five hundred?—had become precisely that . . . Masters of the Universe. There was … no limit whatsoever!

Tom Wolfe, Il Falò delle Vanità

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Parlando ai delegati del “Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile” di Johannesburg nel 2002, Nelson Mandela ha sostenuto che «l’accesso all’acqua deve essere un obiettivo comune. E’ un bisogno vitale a livello sociale, economico e politico d’ogni paese in Africa come in qualunque altro paese». Intorno a quella che appare a tutti ormai come un’emergenza planetaria, Mandela auspica appunto una «cooperazione planetaria». Anche le Nazioni Unite confermano che « la mancanza d’acqua potabile e di installazioni sanitarie sono gli ostacoli maggiori allo sviluppo sostenibile e rappresenta il simbolo tragico delle disparità tra ricchi e poveri. Più di un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile e questa situazione è intollerabile per l’insieme della comunità internazionale ».

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C’era una volta… le favole cominciano tutte così, per poi finire con … e vissero per sempre felici e contenti. Peccato che non ci sia nessuno felice e contento in questa storia, e se c’è se ne sta ben nascosto. Ma andiamo con ordine.
C’era una volta un villaggio in cui vivevano due giganti; non erano amici, si guardavano in cagnesco, se ne dicevano di tutti i colori, si sfidavano a chi aveva la casa più bella, ogni tanto si davano qualche schiaffone, ma senza mai esagerare. In fondo ognuno si faceva gli affari propri e dava fastidio come poteva ai rispettivi vicini di casa; vicini che, volenti o nolenti, ogni tanto diventavano la scusa per una scazzottata, e di solito ne pagavano le conseguenze. Il mondo, si sa, è dei prepotenti.
Nonostante tutto c’era un certo equilibrio, forse perché ognuno dei due, per far vedere quanto era bravo, cercava di far funzionare le cose nel suo quartiere. Quartieri che, per rendere più evidente il tutto, erano stati separati da un muro.

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Certo che ci faccio un post, come mi ha suggerito di fare un lettore del mio blog a margine dell’ultimo articolo su Sarah Palin, segnalandomi la chicca. Purtroppo, controllando su Google se c’era una versione migliore della foto ho scoperto che quella pubblicata da Liberazione del 5 settembre a pagina 8 (cliccare sulla versione pdf) (o scaricare da qui) è un clamoroso fake, come dimostra questo articolo americano e la prova di seguito.

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E’ un momento in cui i nostri occhi sono puntati sulla critica situazione italiana ma vi chiedo di porre la vostra attenzione anche sulla critica situazione di un paese lontano 10.000 km da qui. Si chiama Cuba e nonostante sia la più grande isola dei Caraibi è una piccola nazione con poco più 10 milioni di abitanti.

Flickr

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Quando l’ho vista ieri sera per la prima volta in TV, con quella pettinatura demodé da ommioddio, ha cominciato a ronzarmi in testa, settori memoria a lungo termine ed imprinting televisivo, una fastidiosissima mosca cavallina che mi diceva: “ma dove l’hai già vista?”
Sarah Palin (peccato che porti lo stesso cognome di uno dei geni Pythons), il governatore dell’Alaska made in Idaho scelta da patatone McCain come vicepresidente repubblicano, si nota prima di tutto per la pettinatura che arriva dieci minuti prima di lei, dicevo. Era dai tempi dei B52’s e da quando ha chiuso bottega una parrucchiera della mia città che non si vedevano “conci” simili. O meglio, c’è Amy Winehouse, certamente, ma lei è una trasgressiva. Che ci fa la cazzuta serial mom Sarah con il soppalco pilifero?

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