speranza

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Il primo sprizza colori. Caldi, decisi, mediterranei. Ma lo sguardo franco e diretto è incorniciato da un paio di occhiali scarlatti, vezzo da artista. Piacerebbero molto a Elton John.

Il secondo solca un periodo in bianco e nero. Il rude ascetismo delle rughe precoci riusciva a stupire anche i suoi scombinati compagni di Radio Aut. Persiane divelte, bandiere compagne e comuni freak. Ma lui aveva intuito l’inganno, e il vento freddo gli spazzava via gli occhi troppo mesti.

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MC dedica questa giornata conclusiva di campagna elettorale ai giovani. Oggi parleremo di uno dei loro problemi primari: il lavoro.
E’ per questo che l’ultima dichiarazione di voto che vi proponiamo è quella di una ragazza che ha meno di 25 anni. Senza entrare nel merito delle considerazioni che ciascuno può condividere o no, ritenere pertinenti o meno, la cosa che colpisce è la passione con la quale il problema viene affrontato. Una passione che anni di latitanza della cultura politica e di televisione spazzatura non hanno cancellato.
Il tempo fa giustizia di molte cose e se la fiaccola resta accesa si potrà sempre ricominciare.

Premesso che è la seconda volta che voto per le elezioni nazionali e sono già stufa, premesso che se non ci fosse Berlusconi non andrei a votare, ecco quel che penso:

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Qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo di Sara, una ragazza di 22 anni, dal titolo “Mastella e l’Effetto Farfalla”. Proprio per quello stesso “effetto farfalla”, la discussione che si è sviluppata nei commenti ha rapidamente lasciato da parte il tema specifico “Mastella” per virare ad un’analisi di quello che si può fare per cambiare qualcosa nello stato di cose della nostra società.
Si è postulato, in queste pagine, che, esaurito il tempo delle ideologie e delle rivoluzioni che hanno insanguinato la storia, è giunto il tempo della ‘rivoluzione personale’, quella che parte da ciascuno di noi e ci induce a dare un senso ‘civile’ alla nostra presenza in questa società così complessa e contraddittoria. E’ una delle possibili risposte alla celebre provocazione di John F. Kennedy: “Non chiederti cosa può fare per te il tuo Paese; chiediti cosa puoi fare, tu, per il tuo Paese”.

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La nostra provocazione web è stata, probabilmente, la più eclatante dell’anno. Questo, forse, anche perché siamo appena a febbraio.La faccenda è tanto più sconvolgente perché a lanciarla non è stata la solita blogstar con il suo esercito di lacchè web promoter e non è partita dal Grillone nazionale con il solito tam tam mediatico che accompagna ogni suo borborigmo post prandiale. Dalle pagine di una sussiegosa e francamente antipatica MenteCritica, nota più che altro per il suo malcelato snobismo intellettuale (è understatement), l’amaro messaggio goliardico si è sparso autonomamente a macchia d’olio su centinaia di siti senza che nessuno dei famigerati aggregatori o qualche organo di stampa ne amplificasse l’efficacia. Sul disappunto provato di fronte alle dimensioni di cotanta adesione spontanea ci siamo già espressi, inutile ripetersi. Vi invitiamo solo a riflettere sul fatto che non è necessario essere fra i nominati del concorso per Z (zeta?) Blog o in home page di qualche semaforo web perché ciò che avete da dire sia letto.
In ogni caso, fra tante entusiastiche adesioni, ci sono state anche un bel po’ di critiche severe. Molti, non approfittando del fatto che noi veramente siamo aperti a tutte le opinioni espresse civilmente, hanno preferito criticarci sulle loro pagine. Altri, come l’autore dell’intervento che vi proponiamo, in un’ottica più produttiva di dialogo civile, hanno pensato di chiederci di pubblicare la loro opinione. E’ per questo che titoliamo questo pezzo “Invadeteci è Stata una Gran Cazzata“. In realtà il gentile signore che ci ha inviato la sua garbata opinione ha titolato diversamente. La frase che da il titolo a questa nota, invece, serve per dare rappresentanza ad una diversa tipologia di critica che non vale la pena di proporvi perché non offre spunti di discussione, ma solo qualche penosa riflessione sul metodo dialettico che la televisione spazzatura ha copiosamente elargito al web.

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funeral-party.jpg“Siamo qui per una ragazza che vive grazie all’amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di quell’amore che si tiene dentro o di dolore. Poi ci sposteremo nella sala qui accanto dove ci terrà la festa che ciascuno di noi ha contribuito a suo modo a realizzare.
Grazie.”
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Domenica pomeriggio. Qui dove mi trovo è già quasi notte. Il tempo è freddo, umido e mette malinconia. In più vengo da lunghe ore di veglia e di sofferenza fisica. Insomma, non sono dell’umore di fare sconti.
Quando, come in questo momento, mi capita l’occasione di stare a lungo lontano dal mio paese, provo uno strano senso di straniamento.
Forse lo provano tutti quelli che si allontanano dall’Italia per lavoro o per motivi di salute. Quando il viaggio non è solo distratta e veloce fruizione di diversità, ma diventa interazione profonda con la gente e le strutture organizzative della realtà che ci ospita.

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Il cielo è scuro, fa freddo e c’è qualche fiocco di neve nell’aria. Dalla finestra socchiusa sento che qualcuno, in questa strada antica di una città straniera, ascolta Puccini.  Nessun dorma, nessun  dorma.  E chi potrà dormire. Molte volte la vita ci fa vivere vigilie insonni. Le notti che precedono i grandi bivi della nostra esistenza durano sempre troppo a lungo.  Il pensiero corre a ciò che sarà o a quello che avrebbe potuto essere. Al tempo che si è perso, alle occasioni che si è lasciato sfuggire con troppa leggerezza.

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Anch’io credevo che l’operazione di Berlusconi fosse nient’altro che un restyling di Forza Italia. Che non si trattasse solo di questo l’ho capito dopo aver visto le facce di Bondi e Cicchitto. Chi sono? Ma sì, sono i due “vice” di Forza Italia, il primo “convertito” a FI dopo una lunga militanza a sinistra, il secondo ex democristiano di lungo corso.
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Stamattina la giornata inizia con una leggera pioggia. È buio e fa freddo. L’estate e le giornate di mare scuro e cielo limpido che l’hanno resa calda e bella come sempre, è finita. Continua a leggere »

Per gran parte della mia vita, la morte è stata un fatto essenzialmente tecnico: la soppressione di un nemico, l’accertamento delle cause di un fatto criminoso, la ricomposizione delle questioni intorno alla divisione di beni e proprietà. Poi, man mano che sono cresciuto e l’entusiasmo ha ceduto lentamente il passo all’esperienza, ho incominciato a definire più direttamente il mio rapporto con la morte, a valutarne gli aspetti personali e a cercarle un posto meno scontato ed indifferente nella mia vita.

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