La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio
9 gennaio, 2012 di fma
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani
Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.
L’equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni
17 dicembre, 2011 di fma
Archiviato in Caffè Amaro, La diversa Opinione, Storia e Memoria
Sembra che la libertà d’opinione sia solennemente sancita dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino:
Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, même religieuses,
pourvu que leur manifestation ne trouble pas l’ordre public établi par la Loi.
acceptée par le roi le 5 octobre 1789
Tuttavia il principio di responsabilità, Das Prinzip Verantwortung, un cardine dell’etica razionalista, prevede che l’uomo sociale debba ponderare le conseguenze delle sue scelte e dei suoi atti, dunque che debba risponderne, se non ad altri almeno al tribunale del tempo.
In effetti Luigi XVI, malgrado fosse vietato dalla Dichiarazione, fu malamente ghigliottinato di lì a qualche anno: probabilmente si pensò che la sua “opinione” monarchica potesse in qualche modo turbare l’ordine pubblico stabilito dalla legge.
Del resto, se si accetta il principio di responsabilità, che impone all’uomo sociale di valutare le conseguenze delle proprie scelte, perché non si dovrebbe applicarlo anche alle opinioni, ove queste possano produrre conseguenze altrettanto rimarchevoli?
Le Parole Stuprate
15 dicembre, 2011 di Daniela Tuscano
Archiviato in Cazzotti
La figlia sedicenne d’una disagiata famiglia abitante a Torino rivela d’esser stata vittima d’una violenza: “Colpa degli zingari”, vale a dire i rom ammassati nel campo della Continassa, periferia profonda, agglomerato di baracche e casermoni in cui annegano uomini e cose. La fiaccolata di solidarietà (?) organizzata dal fratello della ragazzina e dagli abitanti del quartiere si trasforma ben presto nell’edizione 2011 della Notte dei Cristalli: assalto al campo rom, bombe carta, rogo. E i bambini?, osa obiettare qualcuno. Brucino anche quelli, è la ringhiosa replica dei giustizieri di stirpe e verginità.
Di fronte all’irreparabile, la ragazzina crolla: non c’è stato nessuno stupro. Ma non è più intatta. Ha avuto un rapporto sessuale consenziente col giovane fidanzato, ma temeva la punizione dei genitori e della nonna, alla quale aveva giurato di arrivare pura al matrimonio. Per accertarsene, la famiglia la sottoponeva ogni mese a controllo ginecologico. “Siamo di Chiesa”, spiega il padre disoccupato.
Il Salva Italia di Monti e L’utilità marginale del bene
14 dicembre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Quanti lavorano nel campo dei sondaggi sono concordi nell’affermare che il governo Monti può contare ancora su un vastissimo credito popolare, malgrado l’estrema severità della manovra presentata alle Camere per la necessaria approvazione. Da cosa nasce questo consenso apparentemente incomprensibile?
In primo luogo, sotto un profilo che definiremmo sociologico, sembra che giochi a favore del professore bocconiano una sorta di stanchezza democratica, che è un precipitato della cosiddetta seconda repubblica, connotata da un progressivo disancoraggio da solide ed articolate idealità politiche, che travalicavano in molti casi gli stessi interessi di parte per delineare persino paradigmi di vita sociale e personale.
Idealità sostituite per un verso dall’emergere di nuovi valori radicati intorno a figure carismatiche di leader, nei quali identificarsi ingenuamente fino a sentire come propri persino i loro specifici interessi; per altro, nel campo alternativo del bipolarismo si andava destrutturando una visione altra della società con la conseguenza di avviare sostanzialmente una confusa e faticosa rincorsa ai modelli affermatisi nello schieramento opposto. A questo sfilacciamento delle identità dei corpi sociali hanno contribuito la deroga servile ed opportunistica dei media alla funzione di libera informazione e vigile coscienza sociale e, per ultimo, l’adozione di una legge elettorale che ha sancito il definitivo scollamento fra cittadini e loro rappresentanti.
Perché quelle strane lacrime sul corpo di Elsa?
7 dicembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Vere Donne
“Ma c’è in giro una donna tosta che mi dica quanto scarso servizio abbiano reso alla sacrosanta battaglia delle donne in politica le lacrime della Fornero? O siamo tutti accodati alla commovente solidarietà umana per una studiosa che da trent’anni ci spiega ‘come si dovrebbe fare’, e il giorno in cui può finalmente ‘fare’, frigna?”
Credo che la migliore risposta che si possa dare al commento postato ieri sera su Facebook da sia questo testo di .
Per il resto, volendo aggiungere qualche considerazione personale, non penso proprio che una donna politica debba essere rimproverata di “frignare” – verbo assolutamente improprio per descrivere la situazione Fornero dell’altra sera – quando le capita di crollare emotivamente in una situazione ad alto tasso di emotività come una diretta televisiva, a causa della pressione a cui è stata sottoposta nei giorni precedenti, per il carico di responsabilità ed impegno professionale. E che il rimprovero debba implicare perfino l’attribuzione della colpa di tradire la “battaglia delle donne in politica”.
Gl’indignati: i buoni e i cattivi
4 novembre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Oltre le Righe
Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose e squallide tifoserie, che, per definizione, privilegiano le emozioni rispetto ai ragionamenti. Ma chi sono veramente gl’indignati? Cosa vogliono? Cosa propongono? In che si differenziano gli uni dagli altri?
Gl’indignati, buoni.
Difendersi dalla Crisi: la Protezione Personale (Prima Parte)
31 ottobre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC, Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Oltre il Confine
Premessona
Anche stamattina . Ci sono tante iniziative in atto, ma oggettivamente l’impressione è che nessuno sappia veramente cosa ci attende. La dimostrazione è che, dopo le euforie per accordi, piani di salvataggio e misure anti contagio, le cose riprendono ad andare male, anzi malissimo.
La stampa ha un evidente atteggiamento censorio, anche comprensibile in questo caso. A dire che la Grecia è fallita, non è stato il Corriere o Repubblica, ma i blog ed i siti di informazione indipendente. Ufficialmente, la Grecia ha concordato con i creditori una riduzione del debito del 50%. In pratica, per ogni titolo comprato a 100 euro, ne verranno restituiti 50. Questa, tecnicamente, si chiama “ristrutturazione del debito”. è chiara e breve, vale la pena di riportarla per intero:
La ristrutturazione del debito è una procedura che prevede un accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito (tassi, scadenze, divisa, periodo di garanzia) vengono modificate per alleggerire l’onere del debitore. La procedura viene eseguita ai fini del risanamento dell’impresa o al fine di poter gestire una liquidazione su base concordata con i creditori e non fallimentare ed è regolata dall’art. 182bis della “Legge Fallimentare” (R.d. 16.3.1942, n. 267), introdotto di recente nell’ambito di sostanziali modifiche apportate a tale legge.
Possono usufruire della ristrutturazione debitoria soltanto quegli enti pubblici o imprese possedute da privati, che si trovano in una situazione di crisi o di insolvenza e che abbiano i requisiti dimensionali previsti dall’art. 1 della “Legge fallimentare”.
Esempio di ristrutturazione di debiti sovranazionali è quello dell’Argentina nel gennaio 2005, che ristrutturò unilateralmente il suo debito di circa 82 miliardi di dollari. L’offerta fu accolta, dopo aver fatto terrorismo economico sulla sua situazione interna, da meno del 50 % dei possessori privati dell’Europa, Stati Uniti e Giappone. Il dato dichiarato dall’Argentina, mai certificato dagli istituti internazionali preposti, è stato del 76,15 % di accettazione.
Lo stesso atteggiamento censorio, ripeto comprensibile, è stato adottato per la ristrutturazione unilaterale operata dalla Banca d’Irlanda dove decine di risparmiatori italiani si sono trovati i loro investimenti ridotti nella ragione di 1 a mille. Un centesimo di euro per ogni mille euro investiti. Questa sì che è una ristrutturazione.
Default Italia, 49 Giorni al Fallimento. L’Ideologia dell’Ineluttabile
22 settembre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose
La grande crisi va modificando in maniera sempre più sensibile molti comportamenti nella vita quotidiana della maggior parte degli Italiani, soprattutto per quanto riguarda la costante contrazione dei consumi, in quanto strettamente relazionati al reddito e, quindi, alla capacità di spesa. Ma la naturale indisponibilità dei cittadini ad abbassare il proprio tenore di vita può essere derubricata a mera ritrosia (evitando una significativa sensibile reazione contraria) solo attraverso una paziente azione di convincimento, cioè dispiegando una sorta di ideologia dell’ineluttabile, fondata su pilastri concettuali semplici e facilmente assimilabili. Mi soffermerò su due di essi particolarmente interessanti.
Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità.
In genere, quest’affermazione viene argomentata facendo riferimento allo sconcio delle pensioni d’anzianità ed, in particolare, alla legge vigente per lunghi anni in Italia che consentiva di percepire una sia pur modesta pensione a fronte di un tempo di lavoro insopportabilmente contenuto (15 anni 6 mesi ed 1 giorno). Ci sono, ovviamente, altri esempi di strampalate incongruenze che hanno prodotto un qualche aggravio sui conti dello Stato, ma si preferisce concentrare l’attenzione su questo argomento, perché, oltre ad essere oggettivamente di forte impatto, richiama una straordinaria carica d’ingiustizia, avendo cura di scaricarne implicitamente vantaggi e responsabilità sui lavoratori, intesi come classe sociale.
Default Italia, 64 Giorni al Fallimento.La Scippo dell’Articolo 18
7 settembre, 2011 di Giovanni Grobo
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
La sostanziale abolizione dell’articolo 18 che si avvia ad essere ufficializzata nelle pieghe dei provvedimenti di emergenza per la crisi finanziaria, si configura come un vero e proprio scippo. Il primo di una lunga serie che, fatti salvi i diritti degli evasori fiscali(1) e delle classi privilegiate(2), sposterà il peso degli errori compiuti dalla classe dirigente italiana sulle spalle dei cittadini che hanno fatto l’errore di tollerarla al potere senza preoccuparsi di abbatterla prima che fosse troppo tardi.
E’ vero. Nei paesi più avanzati del mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna, ecc.), non esistono istituti paragonabili all’articolo 18. I lavoratori dipendenti possono essere licenziati con preavvisi brevi senza specifiche motivazioni e hanno il diritto di opporsi a questo provvedimento solo se sono in grado di dimostrare che è frutto di discriminazione sessuale o razziale. I lavoratori dipendenti italiani, almeno secondo confindustria e la lobby che la rappresenta presso politica e sindacati, godrebbero quindi di un’agevolazione non giustificata dal confronto con la regolamentazione del lavoro in tutti i paesi industrializzati.
Note
- cancellato il carcere per gli evasori [↩]
- innalzata a 300.000 la soglia per il contributo di solidarietà e ridotta al 3% la percentuale di prelievo [↩]
Default Italia, 66 Giorni al Fallimento. Non ci Resta che la Dittatura dei Migliori?
5 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane
L’idea che Giustizia e Solidarietà siano ingredienti indispensabili alla convivenza sociale fa parte della cultura del mondo occidentale. Sia pure coniugate in modi diversi, perché Giustizia e Solidarietà non sono la stessa cosa. Un’azione può essere giusta e solidale, o il suo contrario, ma anche giusta e non solidale, oppure solidale ma ingiusta. Se due uomini, uno con prole e l’altro senza, fanno lo stesso lavoro e vengono retribuiti allo stesso modo è sicuramente giusto, ma non solidale. Mentre se il secondo viene retribuito meno del primo, è sicuramente solidale, ma non giusto.
La Giustizia risponde all’esigenza di avere secondo i propri meriti, la Solidarietà di avere secondo i propri bisogni.
Le due cose non sono antitetiche, aut-aut, ma neppure indifferenti, et-et; se mai, ove si debbano fare i conti con la scarsità delle risorse, che è la condizione più probabile nella realtà, complementari. Se ti allarghi con l’una ti resta meno spazio per l’altra e viceversa. Per convivere devono essere coniugate e regolate. Dev’essere stabilito quale delle due prevarrà sull’altra in caso di conflitto e fin dove e fino a quando. Un’iniziativa politica onesta deve indicare l’ordine in cui intende perseguirle e, ove s’imponga una scelta, se darà priorità alla Giustizia, oppure alla Solidarietà, e in che modo.
Default Italia, 71 Giorni al Fallimento: Nelle Mani di Imbecilli
31 agosto, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra
Prima la patrimoniale per tutti, poi quella ad personam, poi niente patrimoniale. Dentro pensioni, fuori iva e contributo di solidarietà, poi dentro l’iva e i contributi di solidarietà, ma solo per gli statali, non si sa per le le pensioni, .
Dite la verità, ma se aveste un po’ di quattrini da investire in titoli di stato, li mettereste nelle mani di questi imbecilli? E se foste dei cittadini tedeschi non mettereste le mani addosso alla Merkel se osasse spendere un altro euro per tenere in vita questa nazione di magnaccioni?
Il boccone del prete
22 agosto, 2011 di Lameduck
Archiviato in Censura dell'Informazione, Oltre il Confine, Oltre le Righe
“Non appoggeremo , la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi.” (Rosy Bindi, agosto 2011)
Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse
19 agosto, 2011 di grp
Archiviato in Cuore di Tenebra
Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
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Vitalizi Camera e Senato: Nomi e Cifre. Oltre 5000 Euro al Mese Netti Prima dei 50 Anni 1/2
18 agosto, 2011 di redazione
Archiviato in Storie Italiane
La Casta taglia le pensioni degli italiani, ma non tocca le proprie. Per i parlamentari il diritto al vitalizio scatta dopo soli cinque anni di mandato. Con contributi molto bassi. E con compensi incassati anche prima dei 50 anni. Così 2.307 tra ex deputati ed ex senatori si mettono in tasca ogni mese fino a settemila euro netti.
Giovanotti con un grande avvenire dietro le spalle che si godono la vita dopo gli anni di militanza parlamentare. Come Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi ed ex ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente. Presente alla Camera dal 1992, nel 2008 non è riuscito a farsi rieleggere e con cinque legislature nel carniere è stato costretto alla pensione anticipata. Ma nessun rimpianto. Da allora, cioè da quando aveva appena 49 anni, Pecoraro Scanio riscuote il vitalizio assicuratogli dalla Camera: ben 5.802 euro netti al mese che gli consentono di girare il mondo in attesa dell’occasione giusta per tornare a fare politica.
2 Cose Impopolari
17 agosto, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Bacio della Buonanotte
1: (ahia, questo termine è grottesco) è incivile. Se uno commette un’irregolarità e poi paga la multa è finita, l’infrazione è estinta. Solo uno stato canaglia può dire: no, ti avevo detto il 5%, ora invece mi devi un altro 15%. Se sei stato così cretino (o in cattiva fede) da chiedere poco per qualcosa che valeva di più, non puoi cambiare le regole quando ti fa comodo, se no sei un pagliaccio e non esiste più la legge. La prossima volta lo scudo non lo fai o, se lo fai, chiedi il 30%.
Lo dice uno che all’estero ha portato al massimo le sue chiappe.
Dialoghi con Galbusera: la Solidarietà a Senso Unico non Funziona. Che Fare?
16 agosto, 2011 di fma
Archiviato in Cuore di Tenebra
Dice Galbusera che se dev’essere usata come vaselina, affanculo anche la solidarietà. Lui ne ha le palle piene.
Dice che in questo paese ti ritrovi l’approccio cattolico sempre tra i piedi, che si parli di sesso, di relazioni sociali, di vita o di morte; soprattutto se si parla ricchezza, considerata propedeutica al peccato, da tollerare, ma di cui chiedere conto nel momento delle difficoltà.
Magari sotto forma di contributo di solidarietà a quelli che lavorano e guadagnano e dichiarano al fisco più di una certa cifra. Novantamila euro all’anno: contributo di solidarietà 5%: pater ave e gloria. Centocinquantamila: contributo 10%: tre pater tre ave e tre gloria
Ma come, a uno che ha già pagato le tasse tu gli chiedi di pagare un’altra volta? Se ti pare di avergli fatto pagare poco cambia le aliquote, ma se le aliquote vanno bene allora di che cazzo stiamo parlando?
Cosa vuol dire contributo di solidarietà per due anni? Galbusera mi guarda sconcertato.
Quello che s’è fatto un mazzo tanto per arrivare a guadagnare 100.000 euro all’anno, lasciandone 36.170 nelle grinfie del fisco, perché dovrebbe dare un aiutino all’impiegato che ha preferito passare le sue domeniche andando a pescare?
- E non tiro volutamente in ballo il fruttarolo che dichiara 20.000 euro all’anno, – dice Galbusera – qui non stiamo parlando di furfanti, ma di cittadini per bene. Non lo so e non mi interessa sapere se sia più giusto l’approccio dell’impiegato, o quello del dirigente, dico solo che quando uno ha pagato le tasse ha adempiuto ai suoi obblighi nei riguardi della collettività. C’è l’emergenza? Bene, ognuno vi contribuirà secondo le sue possibilità. Non uno sì e uno no, in virtù di un pregiudizio secondo cui è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco per la porta dei cieli.
Perché Tremonti Vuole Cambiare l’Articolo 41?
11 agosto, 2011 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Su MenteCritica ne abbiamo parlato in tempi non sospetti. Esattamente il 9 febbraio del 2011. Sette mesi fa, prima che la crisi entrasse nel vortice del default. Evidentemente il disegno è di lunghissima data.
Così inizia l’articolo di Eduardo Quercia:
Lentamente, quasi inavvertitamente, il governo e i mezzi di comunicazione stanno veicolando all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di un intervento sull’art. 41 della Costituzione. E ciò sulla base della proclamata necessità di abbattere tutti i controlli o impacci burocratici che impedirebbero l’insediarsi o l’ampliarsi di nuove aziende.
Invero, come dice il segretario del PD, non si ha memoria di lamentazioni da parte di chicchessia sulla nefasta influenza che tale norma avrebbe avuto nel ritardare lo sviluppo dell’economia o nell’aggravare i momenti di crisi.
Come al solito, però, è probabile che un’accorta strategia mediatica finirà per creare nell’opinione pubblica il convincimento (fasullo e strumentale) che sia assolutamente necessario rimuovere questo ostacolo al benessere di tutti i cittadini.
Perché ci si accanisce contro questo art. 41, il cui primo comma recita: “L’iniziativa privata è libera” ?
Siamo in presenza di una questione ideologica e valoriale, il cui obiettivo non dichiarato è lo svilimento dei successivi secondo e terzo comma:
2° Non può svolgersi (l’iniziativa privata) in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana.
3° la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Lo snodo è cruciale, non solo per gli assetti economici, ma per gli orizzonti di senso in cui gli italiani debbono collocarsi, perché l’art. 41 delinea, sia pure in via di principio, uno scenario di subordinazione del mercato alle ragioni della politica e dell’umanità, percepiti dalle forze dominanti come oramai intollerabili.
L’obiettivo vero è completare il lavoro già iniziato (dal centro-sinistra alla fine degli anni ‘90 con la legge Treu e continuato dal centrodestra con la legge Biagi) di precarizzazione di ogni forma di vita e di ogni rapporto di lavoro, allo scopo di ribadire il comando capitalistico sulla merce lavoro (come insegna la vicenda FIAT).
Vi preghiamo di continuare la lettura dell’articolo di Eduardo Quercia a questo link perché è giusto ragionare su tutti gli aspetti delle manovre oggi proposte.
