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Rivisto e corretto, atto 2 – S&P’s, a rischio le 6 triple A

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

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La notizia è questa:

S&P’s, sotto osservazione 15 Paesi di Eurolandia. A rischio le 6 triple A, comprese Germania e Francia

L’agenzia internazionale Standard & Poor’s mette sotto osservazione i rating di 15 Paesi di Eurolandia. A rischio downgrade anche le triple A di Germania e Francia, oltre a quelle di Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia (in sostanza tutte le 6 triple A dell’area euro). Il rating dell’Italia è di nuovo nel mirino dell’agenzia americana e anche il giudizio sul Belgio potrebbe subire un taglio di un gradino. Confermato l’outlook negativo su Cipro mentre viene esclusa una revisione la Grecia. S&P’s cita cinque fattori di rischio tra cui quello di «recessione economica» nel 2012 e conclude che l’esame verrà concluso «il prima possibile», dopo il summit europeo dell’8-9 dicembre.

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Il dato (in)comprensibile

L’economia è fatta di leggi fisse: vi sono teoremi, corollari e lemmi che ne governano l’andamento e che rendono i trend di mercato prevedibili a lungo termine. Questa materia è molto più simile a una scienza che a una dottrina. Molto vicina al metodo della meteorologia, se vogliamo, che utilizza la fisica per elaborare simulazioni aventi un ottimo margine di approssimazione.
Tra queste leggi si possono inserire, in determinati momenti, alcune variabili che hanno il potere di turbare le sinusoidi per frazioni di tempo. Variabili che tutto sommato si riducono a due sole eventualità: la mancata o parziale immissione sul mercato di informazioni e il verificarsi di eventi naturali. Le prime sono guidate dall’uomo per fini ben determinati; le seconde no, di conseguenza non sono quasi mai prevedibili.
In questo contesto semiperfetto, dove l’assenza di eventi imponderabili e la presenza delle informazioni fondamentali dovrebbe consentire una determinazione piuttosto accurata dei numeri, ci sono dati che parlano da sè e che sono tristemente preoccupanti, per quanto possano apparire strani.
Posto un’immagine orribile. Agli occhi di un economista sta come l’immagine delle vivisezioni a quelli di un animalista.

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Default Italia? Se Soffri d’Ansia non Leggere Questo Post

Molti di noi pensano di cavarsela con l’ICI, l’aumento dell’IVA e chi ha la fortuna di dichiarare più di 300.000, con una patrimoniale leggera che detta così sembra una specie di piatto vegetariano che si digerisce in fretta e fa pure andare di corpo. In realtà, le ipotesi che circolano negli gli ambienti specializzati sono ben altre.

I problemi sono piazzare il debito italiano e, soprattutto, internalizzarlo, cioè spostarne l’asse sul territorio nazionale invece che sugli investitori esteri.

Cerchiamo di capire prima di tutto perché conviene nazionalizzare il debito. Un primo motivo è l’eventuale uscita dall’euro o il ritorno generalizzato alle valute nazionali. Che sia un’opzione possibile non lo dicono i complottisti o Alessio Rastani, ma le maggiori banche internazionali che, secondo il New York Times, stanno già effettuando esercitazioni in proposito.

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Fottuti dalla Banca d’Irlanda, Arriva l’Uccello di Fiamma

Mi chiedo, sinceramente, chi ricorderà questa pietosa perdita di tempo del dibattito sulla fiducia alle camere quando, tra qualche tempo, mentre Berlusconi sarà da qualche parte a sorseggiare il suo drink, qui si sarà nel pieno del l’”ognuno per sé, Dio per tutti”.

La democrazia è un lusso che possono concedersi nazioni avanzate economicamente e culturalmente. Un Berlusconi può essere faticosamente superato da un paese robusto, in buone condizioni economiche e sociali. Anzi, in un paese di questo tipo, probabilmente Berlusconi non avrebbe nemmeno attecchito. Gli anticorpi avrebbero svolto la loro funzione confinandolo in una cella. Invece, in Italia, la cazzata di lasciar decidere alle vecchiette di “OK il prezzo è giusto” ed agli ipodotati alla Giuseppe Cruciani chi dovesse essere il presidente del consiglio, ha indotto una malattia mortale irreversibile.

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Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: Le Agenzie di Rating Governano il Mondo

Oggi è una bella domenica di sole in gran parte dell’Italia. E’ agosto, le temperature sono alte, la gente è al mare. Bambini che giocano con la sabbia, uomini che sbirciano le tette della vicina di ombrellone cercando di non farsi beccare dalla moglie, donne che si abbrustoliscono al sole per far schiattare le amiche rimaste in città, ragazzi che si baciano per la prima volta scoprendo il tepore delle labbra sapide di mare. Un’estate come tante. Nel frattempo l’orologio non si ferma, continua a ticchettare. Il mondo, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta per finire.

Ieri Standard & Poor’s, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings, ha declassato il debito degli Stati Uniti con un outlook negativo. Il che, in parole povere, vuol dire che i debiti degli Stati Uniti non sono più garantiti allo stesso livello di prima e che, sempre secondo Standard & Poor’s, le cose tendono a peggiorare. Per chi ha voglia di leggere le otto pagine che cambiano il mondo, il documento (in inglese) è qui.

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JP Morgan: La Catastrofe Prossima Ventura

La banca d’affari JP Morgan ci svela le sue previsioni per l’anno 2011. Finanziariamente parlando, s’intende.

Cosa dobbiamo aspettarci da questo 2011? Che gli Stati continueranno a stampare denaro a raffica per riacquistare i propri titoli e le obbligazioni. Nell’illusoria consapevolezza che la nostra beata ignoranza (nella quale continuiamo mefistofelicamente a crogiolarci) ci condurrà al collasso del sistema e ad un passo dal baratro. E dopo la bancarotta?

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I Padroni dell’Universo

22 settembre, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

On Wall Street he and a few others—how many? —three hundred, four hundred, five hundred?—had become precisely that . . . Masters of the Universe. There was … no limit whatsoever!

Tom Wolfe, Il Falò delle Vanità

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