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La Comune di Parigi e il Movimento dei Forconi.

25 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Appunti Italiani, Democrazia e Diritti

“Chiediamo alla Regione – prosegue Morsello - di fare qualcosa; qui stiamo collassando. Abbiamo chiesto un incontro al Governatore ma ci ha detto di avere le mani legate. Non è vero, i soldi ci sono, ma servono a fare i loro interessi. Siamo una regione a statuto speciale e vogliamo essere autonomi. Basta con gli interventi settoriali; a questo punto solo una rivoluzione può cambiare le cose e noi siamo pronti a farla, costi quel che costi”.

Il Movimento dei Forconi vuole fare la rivoluzione per cambiare le cose; tramite il Governatore Lombardo se possibile, che però risponde di avere le mani legate; non si capisce se per fare il Governatore o per fare la rivoluzione come gli chiederebbe Morsello; come lui stesso forse vorrebbe, se solo potesse, lasciando capire che, ahinoi, non può.
“I proletari di Parigi,” diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo, “in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora in cui essi debbono salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione dei pubblici affari… Essi hanno compreso che è loro imperioso dovere e loro diritto assoluto di rendersi padroni dei loro destini, impossessandosi del potere governativo.”

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No, non mi convincono

22 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

No, cari amici. Sapete quanto vi voglio bene ma, che questi forconi siano protesta popolare genuina al 100%, ”non mi faccio persuasa”, come direbbe il commissario Montalbano.
E’ primariamente un fatto di pelle, istintivo, che però ha a che fare con corsi e ricorsi storici e che sollecita una semplice considerazione finale.
La Sicilia ne ha viste tante di queste rivolte. Sinceri malcontenti popolari e proteste che troppo spesso finivano per essere manipolate da banditi asserviti al potere superiore. Ricordate Portella della Ginestra, con Salvatore Giuliano arruolato nella Guerra Imperiale Contro il Comunismo e mandato a far strage dei contadini in rivolta?
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L’Italia Malata dove Cosentino e Lega Lombarda Sono dalla Stessa Parte

13 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Su segnalazione di un affezionato lettore di queste pagine, persona di grande sensibilità, vi propongo una lettera aperta che va ad ideale completamento di quelle quattro righe frettolose che ho scritto ieri in preda all’ennesima crisi di rabbia per un sistema talmente avvelenato dalle mafie da non riuscire più a distinguere le sue cellule sane da quelle malate.
Qui si parla di un uomo semplice, uno che non ha nemmeno la fortuna di disporre di un grosso gruppo editoriale che ne decanta continuamente la vita esposta ai rischi e blindata dalla scorta. Quest’uomo deve contentarsi di piccoli blog come i nostri, di sconosciuti pseudo giornalisti (nel mio caso nemmeno pseudo), della buona volontà dei suoi concittadini che cercano di proteggerlo facendone conoscere la storia. Quest’uomo è uno di noi, uno che non conta un cazzo e come tale rischia la pelle nell’indifferenza generale perché la sua, di pelle, evidentemente non vale nulla per il Gruppo Editoriale L’Espresso e per le eteree istituzioni del nostro paese.

Ciò detto, rimane la desolazione di vivere in una nazione dove il crimine è organico al sistema, dove la contaminazione fra amministratori e mafiosi è un innesto inevitabile, dove lo scudo fiscale viene utilizzato per creare casseforti vuote all’estero da riempire successivamente con i proventi delle attività criminali, garantendosi un lavaggio completo del capitale con rientro legalizzato al costo del 5% contro il tradizionale 35% dei vecchi metodi sudamericani.

Ho intenzione di approfondire questa storia e cercare di fare un contributo più personale. Tra noi sociopatici che cerchiamo di vivere in questa società utilizzando un sistema alternativo di relazione, è necessario sostenersi. Forse Ferruccio De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera che ha fatto capire di non ignorare MenteCritica, potrebbe decidere di “adottare” mediaticamente questa vicenda dando, lui sì, una spinta efficace alla soluzione di un caso che ne rappresenta altri mille. Innocentemente, ancora spero.

Aiutate Ignazio Cutrò” – Lettera aperta alla politica

Ill.mi Signori, *

Vi scrivo per raccontarvi di Ignazio Cutrò, unico Testimone di Giustizia in Italia che ha scelto di rimanere nel posto dove ha subìto minacce, ritorsioni e attentati.

Siamo a Bivona, entroterra agrigentino, in piena terra di mafia. Un imprenditore ha alzato la testa e sfidato “Cosa Nostra”, denunciando e facendo condannare i propri estorsori mafiosi.

Pochi giorni fa la “Serit Sicilia”, agente della riscossione per la provincia di Agrigento, gli ha recapitato una “Comunicazione Preventiva di Ipoteca” per un importo di 85.562,56 euro, relative a cartelle che dovevano essere bloccate dalla sospensiva prefettizia.

Lo Stato non ha sospeso i debiti dell’imprenditore-coraggio e non gli ha rilasciato i documenti necessari per il riavvio dell’azienda.

Ignazio Cutrò, quindi, non può lavorare e deve pagare entro 30 giorni una cifra impossibile. Pena: l’iscrizione di ipoteca sui beni immobili.

Tutto ciò in spregio alla legge italiana sui Testimoni di Giustizia. Che senso colpire un simbolo dell’antimafia?

La paradossale vicenda di Ignazio Cutrò, insieme a quelle di tanti altri testimoni di giustizia, è una grave sconfitta dello Stato. Una disfatta.

Dopo aver conosciuto la storia di Ignazio chi potrà mai azzardarsi a denunciare il Racket?

Bisogna agire in fretta. Le generazioni future chiederanno conto dei silenzi e delle titubanze. Vorranno sapere perchè l’attuale classe dirigente sia stata così sciatta e reticente ed abbia permesso una simile vergogna.

Vi chiedo un intervento immediato. Un atto di dignità. Un sussulto di attivismo civile. Vi chiedo di assolvere con diligenza ognuno al proprio ruolo. Agite adesso. La vicenda di Ignazio Cutrò trovi immediata risoluzione positiva. E’ necessario far cessare tale infamia e creare le basi per la distruzione definitiva delle mafie.

Il 17 gennaio scadono i trenta giorni concessi da SERIT Sicilia. Ignazio Cutrò è pronto a lasciarsi morire di fame e di sete.

Alla sua scelta esemplare di cittadino modello devono essere applicati, con urgenza, i principi di legalità e giustizia.

In attesa di un positivo riscontro.

 

Gaetano Montalbano

(Blogger e Attivista)

Info:

lenotiziedimontalbano.it

gaemontalbano@gmail.com

 

* Questa lettera è stata inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Presidente della Regione Sicilia, ai Parlamentari Nazionali, ai Consiglieri Regionali Siciliani, ai Deputati Europei eletti in Sicilia e ad alcuni intellettuali ed artisti siciliani

Default Italia: Pensioni a 67 Anni? Altro che Countdown, Siamo già Falliti

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo nonostante non sia stato possibile reperire fonti per gran parte delle affermazioni che contiene. Riteniamo, comunque, che specialmente in funzione dell’ultimatum franco-germanico e dell’ipotesi di innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile, offra degli spunti di riflessione interessanti. Inoltre, la situazione richiede una predisposizione molto elastica al cambio di prospettiva e, in quest’ottica, suggerimenti anche improbabili vanno valutati ed analizzati, se non altro come esercizio mentale.

Ovviamente, non forniamo alcun consiglio di investimento, ma ci limitiamo a riportare l’esperienza di un lettore come fatto di cronaca. L’unico consiglio che ci sentiamo di darvi è: nei giorni della mistificazione e della menzogna, non credere a nessuno, nemmeno a noi.

N.d.R.

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Dialoghi con Galbusera – Indignati: Il Pesce, Oppure la Canna e l’Amo?

16 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

- Di cosa ci accusano, sostanzialmente? – mi domanda Galbusera, indicandomi la foto sul giornale.

- D’esserci goduta la vita fintanto che siamo stati giovani, senza preoccuparci di loro. D’aver pensato a noi stessi, piuttosto che agli altri, al presente piuttosto che al futuro. Di continuare, ora che siamo vecchi, a tenerci stretti la pensione e i soldi, insensibili al grido di dolore che sale dalle giovani generazioni.- dico io, felice di rigirare il coltello nella piaga.

- C’è del vero.- eppure non pare convinto. – Ma anche evidenti peccati di omissione. – obietta – Per esempio non si considera il ruolo del caso nelle vicende umane.

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Quelli che restano

Nel corso del 2010 circa 600.000 giovani sono andati via dal Mezzogiorno verso il Nord Italia o ancora più a nord, idealmente sospinti in quella direzione dai giovani dalla pelle ben più scura arrivati via mare dall’altra sponda del Mediterraneo. Seicentomila è un numero enorme, se rapportato ad una popolazione complessiva di circa venti milioni; spaventoso, se si considera che, oltre che giovani, sono quasi tutti diplomati o laureati, per certi versi, quindi, se non necessariamente ed astrattamente la parte migliore, di sicuro una parte indispensabile per il futuro del Mezzogiorno. Una parte di per sé insufficiente a prefigurarne il riscatto, ma necessaria per mantenere almeno una linea di galleggiamento, cioè per non affondare definitivamente.

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Default Italia, 58 Giorni al Fallimento: La Grecia alla Canna del Gas

13 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Sulla Grecia si fanno tante chiacchiere che non dicono nulla. Vediamo qualche fatto: il titolo di stato greco a un anno promette, alle ore 12.26 MET del 13 settembre 2011 un interesse del 130%. Vedere lo snapshot per credere.
In pratica, se presti oggi alla ai greci 1000 euro, loro ti promettono di restituirtene 2300 dopo un anno. ieri era il 117%, stamattina il 120%. Per seguire l’evoluzione della cosa in diretta, collegarsi a questo link.
Bisogna veramente aspettare un anno per capire che chi diede soldi in prestito con un interesse del 130% è fallito? No. Non credo. Nonostante i tentativi europei per tenerla in vita, la Grecia è morta economicamente. A partire dal prossimo mese non avrà più i soldi per pagare i propri dipendenti statali, i servizi si bloccheranno, cesseranno i rifornimenti ai supermercati,  i conti correnti verranno congelati, non ci saranno più soldi per pagare il petrolio e si rimarrà al buio. Con l’arrivo dell’inverno la gente incomincerà a morire di fame e freddo, ci saranno rivolte e saccheggi, il caos. Non c’è bisogno di inventarsi niente. La crisi argentina ha scritto già il copione.

 

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Questo non è un Paese per Negri

2 aprile, 2011 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

Cari negri,
complimenti per la vostra determinazione. Appena è saltato il tappo nordafricano, vi siete riversati in Italia come se fosse crollata una diga. Seimila a Lampedusa in poche ore. Eccezionale.
Non so se sulla vostra decisione abbia influito l’affermazione di Berlusconi alla televisione tunisina secondo il quale in Italia c’è una casa e un lavoro per tutti. Non credo, siete troppo disperati per dare ascolto a un vecchio dal culo flaccido impastato di cerone. Comunque, nel caso ci siate cascati, ho una brutta notizia per voi: sono tutte cazzate.

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Clamoroso: 6 Occupati Italiani su Cento Vivono di Politica, gli Altri 94 li Mantengono

Vi piacerebbe possedere un’auto che brucia benzina e consuma olio e pneumatici anche quando è parcheggiata? No, probabilmente no.  Se poi, quando mettiamo in moto la macchina, questa non si muove o va avanti a tre cilindri (nella migliore delle ipotesi) è facile incominciare a pensare pensare che si è vittime di una grossa fregatura.

Eppure, che vi piaccia o no, è proprio quello che succede a tutti noi in Italia. In Italia ci sono un milione e mezzo di persone che vivono di politica. Su quasi 23 milioni di occupati in Italia, il 6% trae il proprio sostentamento da attività politiche o “dall’indotto”, per utilizzare impropriamente un termine industriale.

E quanto costa l’ambaradan? Quasi 20 miliardi di euro all’anno, l’importo di un’importante manovra finanziaria, praticamente quanto si spende per mantenere esercito, marina e aviazione messe insieme in un anno,  l’equivalente di un punto di PIL. Clamoroso. I numeri, già di per se’ impressionanti, diventano inaccettabili quando li si parametrizza al prodotto di questa “industria” in termini di programmazione, innovazione della società e progresso sociale.

I dati shock non vengono da un’organizzazione anarchica o da un’inchiesta giornalistica, ma da uno studio del sindacato UIL (l’originale è a questo link),. Un’organizzazione organica al sistema e che, probabilmente, ha stimato per difetto le sue valutazioni,  anche tenendo conto del fatto che nel rapporto (stranamente) non si parla di sindacati i quali contano decine di migliaia di addetti a tempo pieno che,ovviamente, gravano sul sistema.

Di seguito potete leggere il rapporto, così quando vi mangerete il fegato lo farete sulla base di dati di fatto e non solo sul sentito dire. Buona lettura.

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Ma i Poveri Avranno il Regno dei Cieli?

Una volta la produzione di massa esisteva solo in America, da noi si stentava persino a credere che si potesse buttare un oggetto funzionante solo per poterne comprare uno nuovo. Mi ricordo di una falce che mio nonno aveva ereditato da suo padre. Mentre mio padre era sicuro che non ci fosse in giro un altro palanchino d’acciaio buono come quello che suo padre aveva portato dalla Germania, tornando da Berlino a piedi.
Erano cose ben fatte, apprezzate da chi praticava quotidianamente la fatica, da nobis hodie panem nostrum quotidianum , e conosceva il vantaggio che procura un attrezzo ben costruito, una ruota che gira su bronzine, una vanga forgiata, un rastrello di carpino ben stagionato.

Di quei lavoratori la gran parte votava PCI, alcuni PSI, quello di Nenni ci tenevano a precisare. Il lumpenproletariat(( Termine marxista che indica la parte del proletariato formata da chi non dispone di alcun reddito e che manca completamente di coscienza politica. )) e la borghesia minuta che credeva in Dio votavano per la DC, che prometteva assistenza a tutti, soprattutto agli ultimi. Lo stato sociale in embrione e lo stato assistenziale di là da venire non avevano ancora dispiegato i loro effetti. Nel senso che chi votava a sinistra aveva delle ragioni oggettive, in senso marxiano, per farlo; per ritenersi sfruttato e dunque per covare propositi di rivalsa nei confronti dei propri sfruttatori. I lavoratori intravedevano margini concreti di miglioramento, a scapito dei padroni delle fabbriche e del profitto.

Ho l’impressione che oggi non sia più così. Che strati sempre più diffusi di popolazione si ritengano sfruttati senza averne i requisiti minimi, in quanto posti ai margini di qualsiasi contesto produttivo degno di questo nome. Perché non vi può essere plusvalore laddove non si producano beni o servizi che abbiano un valore, e se non c’è plusvalore non c’è profitto e senza profitto non c’è sfruttamento.
Mi guardo bene dall’indicare le categorie che si autoproclamano sfruttate senza esserlo. Mi limito a osservare che in questo paese si lagnano tutti, genericamente; tutti accampano diritti e tuttavia nessuno indica il soggetto dal quale si dovrebbe riscuotere, contentandosi di indicare il Palazzo e Lor Signori.

Chi paga le tasse protesta perché sono troppo alte, in generale; i pensionati perché le pensioni sono troppo basse, mediamente; gli studenti contro i tagli ai finanziamenti della scuola pubblica; gli insegnanti contro la riforma che gli toglie il posto; gli operai contro Marchionne che li vuole mettere con le spalle al muro. Proteste che sembrano dirette a qualcuno, che in realtà sono rivolte pedissequamente al Sistema, alla Politica, al Cielo. Anche quando sembrano avere un bersaglio con un nome e un cognome, per esempio Sergio Marchionne, in realtà sono contro il Mutamento Globale, che le guarda dall’alto e ride.

Altra cosa sarebbe se quelli che pagano le tasse, anziché chiedere di esserne prontamente sollevati, chi deve provvedere provveda, reclamassero di volta in volta un Fisco più efficiente, una Politica meno costosa, una Giustizia più produttiva, una Sanità più efficace, una Scuola meno autoreferente, un’Amministrazione meno pletorica, un Vaticano meno pervasivo e famelico. Cose che avrebbero il pregio di individuare di volta in volta la controparte chiamata a dare. Se prendesse piede il costume di indicare oltre che il peccato anche il peccatore, la causa oltre che l’effetto, ogni componente della società, a turno, sarebbe messa di fronte alle proprie responsabilità e, dovendone rispondere agli altri, pungolata a mutare e a migliorarsi.

Ma s’è stabilito a furor di popolo, apparentemente una volta per tutte, che non ci si debba fare la guerra tra poveri, quasi che povero sia una categoria dello spirito che manda assolti da ogni peccato. Omnia munda mundis. Il giovane ricercatore senza tutele sociali e il giovane pensionato senza niente da fare, accomunati dallo stesso reddito di 1000 euro al mese e dallo stesso datore di lavoro, marciano insieme contro il Palazzo. Pronti a solidarizzare con il giudice che ha consentito alla prescrizione di determinare l’estinzione del reato. Oppure con il lavoratore socialmente utile, o con l’impiegato della Regione Sicilia, che tiene famiglia. La colpa, se mai, è di chi li ha assunti a carico dell’Erario per amore del Potere. I nemici dei miei nemici sono miei amici.

Forse il male oscuro che s’è portato via l’anima della Sinistra, facendola terminare in braccio ai cattolici, è stata proprio la volontà di non distinguere tra poveri, o l’incapacità di farlo.
Forse un partito deve rappresentare le categorie sociali per interessi, più che per censo, se non vuol correre il rischio di diventare un contenitore di contrari, facendo la fine dell’asino di Buridano, che morì di inedia per non saper scegliere tra l’acqua e il fieno.

Chi paga le tasse deve poter chiedere conto a chi non le paga. Chi produce valore e plusvalore ha necessariamente interessi diversi da chi percepisce una pensione, un vitalizio, una prebenda, una rendita, uno stipendio spurio a carico della fiscalità generale.
Non ha pregio il fatto d’essere tutti poveri allo stesso modo.
Gli interessi dei poveri non vanno tutti nella stessa direzione.
Forse non tutti i poveri avranno il regno dei cieli.

Nella Morsa Degli Infedeli

28 ottobre, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica

Tutti i nodi vengono al pettine. Quando c’è il pettine.

Si chiude per l’ennesima volta un’ingiusta & inutile persecuzione giudiziaria. Calogero Mannino è stato infatti completamente mondato, grazie alla Corte d’Appello di Palermo, dalle nefandezze di cui è stato accusato per 14 lunghi anni. E’ l’ennesima batosta per il pool guidato da Caselli, è il definitivo strangolamento di quella distorsione della funzione requirente sistematicamente operata negli anni ’90 – l’epoca in cui si è cercato di accertare le responsabilità e le contiguità politico-mafiose. E’ finita l’era dei processi politici per mafia. Finalmente si è compiuto il processo della politicizzazione mafiosa, o della mafiosizzazione politica.

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Questo Carcere non è un Albergo

8 luglio, 2008 di  
Archiviato in Informazione

C’è la volontà di tornare indietro di circa quindici anni. Tutti i passi avanti che sono stati compiuti faticosamente nel campo della lotta alle mafie rischiano di essere cancellati.

A ben 37 boss, tra cui Antonino Madonia che uccise il generale Dalla Chiesa, Giuseppe La Mattina, uno dei responsabili della strage di via D’Amelio, è stato revocato il regime del 41 bis, la norma che prevede il carcere duro per i mafiosi.

Per “carcere duro” si intende un regime di isolamento che risulta necessario per la lotta alla criminalità organizzata in quanto stronca la comunicazione fra i boss e il mondo esterno, non mancano infatti esempi di boss che pur essendo detenuti continuavano a gestire il loro impero da dietro le sbarre.

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Il Pd e gli “Smemorati”

Le criticità all’interno del Partito Democratico iniziano a palesarsi pubblicamente e molto prima del previsto. Arturo Parisi (luogotenente di Romano Prodi), proprio ieri, ha fatto «outing» chiedendo la «testa» di Veltroni direttamente dalle pagine del Corriere della Sera e rivendicando la paternità del Pd.

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La Nuova Dittatura Dovrebbe Preoccupare Anche i Vincitori

20 giugno, 2008 di  
Archiviato in Informazione

Anche in Sicilia la vittoria del centrodestra è stata schiacciante ed eclatante: ormai l’isola è tutta nelle mani di Berlusconi! Qualcuno si consola dicendo che c’è stata una scarsa affluenza alle urne. Magra consolazione! Nessuno si domanda perché? Non lo voglio fare neanch’io: non sono un analista politico, né mi intendo di flussi elettorali, né sono siciliano! Desidero solo esprimere la mia preoccupazione per la luna di miele di Berlusconi con il proprio elettorato.

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Un Bell’applauso per Paolo e Giovanni, se lo Sono Meritati

2 giugno, 2008 di  
Archiviato in Cazzotti

Il 23 maggio del 2008 in via Notarbartolo a Palermo è il sedicesimo anniversario della strage di Capaci. Ci sono diecimila giovani, ma non sono palermitani: sono arrivati con la nave. Ci sono i maratoneti che arrivano correndo da Corleone. Ci sono alcuni palermitani, sempre le stesse facce, solo un po’ più vecchie. Poche, pochissime. Ci sono le strade chiuse, i vigili, e tutto intorno centinaia di automobilisti infuriati.

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Cronache dell’Ultra Terronia

14 maggio, 2008 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane

Vivendo nella profondissima terronia, praticamente in Africa, permettetemi di spiegarvi che significano le elezioni quaggiù, dove la destra oramai imperante ha guadagnato il 70% dei voti.
Lo faccio con un esempio e per esempio immaginate che domani mattina qualcuno suoni alla vostra porta e che voi siate un amministratore che si ritiene onesto e competente, immaginate di aprire la porta ancora con la tazzina di caffè in mano e però non vi troviate nessuno davanti, troverete invece, adagiata sul vostro zerbino nuovo di zecca, una borsa di plastica sporca e puzzolente, con la punta della vostra pantofolina, a forma di panda, cercherete di capire di che si tratta, poi con aria stupefatta e un po’ spaventata, perché di certo avete capito di che si tratta, vi precipiterete nella vostra cucina dove un marito ancora addormentato starà inutilmente cercando di far bere a due figli recalcitranti il latte mattutino.

albano vitturi

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Take the Cannoli

In previsione di una possibile candidatura dell’ex governatore Cuffaro alle elezioni per il prossimo parlamento, MenteCritica intende offrire un breve profilo del candidato. Informazione che, probabilmente, sarà inutile perché, con l’attuale legge elettorale, una volta inserito in lista, vi toccherà votarlo comunque. Lasciamo la parola ad Antonio Pagliaro.

cuffaro_cannoli_n.jpg

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