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Ho finito i miei venticinque giorni di ferie.

Sono di nuovo al lavoro e per tutto il mese di agosto, come in tutti gli ultimi quindici anni mi è accaduto, lavorerò in un deserto più o meno popolato da sudaticci commenti sul come eravamo e come diventeremo (governo ladro).
Ora si da il caso che i miei giorni di vacanza li abbia trascorsi tra la Francia e la Spagna. Ovviamente non ve li racconto. Per quello ci sono amici pazienti che in cambio di una cena si sorbiranno il filmino e i commenti. Ma voglio dirvi alcune città che ho (ri)visitato. Nizza, Tolone, Marsiglia, Avignone, Nimes, Montpellier, Beaucaire, Tarascone, Carcassonne, Perpignan, Girona, Leida, Barcellona, Valencia. Passando per alcuni centri minori e ficcanasando in luoghi piacevolmente tranquilli tra borghi e territori “percettibilmente” sani e accoglienti.

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L’episodio che vado a narrarvi è accaduto ormai un anno fa. Non è particolarmente grave, né particolarmente buffo, però può darvi la stima di come si comportano alcuni dirigenti con gli insegnanti, soprattutto precari (pare che ci distinguano da quelli di ruolo per una specie di lettera scarlatta alla Hawthorne), e di come impieghino il loro potere e il loro tempo quando avrebbero di meglio e di più costruttivo da fare. Nessuno mi toglie dalla testa, allo stato delle cose, che se la scuola pubblica va avanti non è quasi mai merito dei suoi capi.

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Dove può risiedere la grandezza di una persona se non nella ragione? Da nessuna altra parte. Lo dimostra il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Fisicamente molto piccolo, ma molto grande nello spirito. Uno dei pochi che merita stima incondizionata, per quanto sta facendo, sia da destra che da sinistra ed è per questo che Brunetta rappresenta quanto di più positivo ci sia nel governo Berlusconi IV, a mio modesto parere. Il suo disegno, per una PA efficiente ed efficace, si sta lentamente realizzando e questo suscita ammirazione. Nonostante la profusione di cotanto zelo nel determinare un giro di vite su fannulloni ed assenteisti, la politica di Brunetta manca di un piccolo particolare: la lungimiranza.

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Come ho già avuto modo di dire in diverse altre occasioni, l’istruzione pubblica dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano all’interno di una qualsiasi società evoluta ed ambizioso. Un paese che voglia emergere come protagonista in un mondo sempre più competitivo e, spesso, aggressivo e spietato non potrà fare altro che passare attraverso un efficace sistema formativo, in grado di fornire alle generazioni emergenti tutti gli strumenti, le competenze e le conoscenze necessarie per divenire protagonisti consapevoli del futuro di questo pianeta.

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Gentile ministro Brunetta
non ho alcuna simpatia per il governo del quale Lei fa parte ma questo non mi proibisce di scriverLe per cercare un chiarimento circa le iniziative che La stanno rendendo tanto popolare.
Da sempre gli italiani hanno visto i dipendenti pubblici come una categoria di scansafatiche protetta e tutelata da contratti inattaccabili, dirigenze conniventi e sindacati potenti. In quest’ottica, un ministro che promette tempi bui per le mele marce che godono di uno stipendio erogato dallo Stato ottiene il plauso di tutti, anche se le sue iniziative non sono proprio chiarissime. Almeno per me che ho bisogno di un po’ di tempo per capire. Abbia pazienza, sono uno statale anch’io.

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E’ la solita storia; dovremmo averlo imparato ormai, ma noi imperterriti continuiamo a cascarci. A Roma direbbero che “semo de coccio”. Per settimane siamo stati tutti impegnati a parlare dei (presunti) servigi sessuali che alcune piacenti signore hanno offerto all’attuale capo del governo; servigi di cui si parlerebbe in intercettazioni che nessuno ha mai visto né sentito. Pompini (chiamiamo le cose col loro nome, a rischio di essere brutali) grazie ai quali, secondo le malelingue, queste signore sarebbero poi state nominate ministro.
La cosa squallida non è tanto il fatto, reale o presunto che sia, in sé, ma che a mettere in circolazione queste storie sia stato (indirettamente, è ovvio) il diretto interessato, il fruitore stesso di tali discutibili prestazioni. Ma perché mai avrebbe fatto una cosa del genere? Perché sottoporsi, lui e le suddette signore, al linciaggio morale della piazza? Perché ridurre la sua immagine a quella di un vecchio porco capace di ogni bassezza?

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Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?

Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!

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…basta vivere nei pressi di un termovalorizzatore.

Mi piacerebbe suggerire al Premier, che fa brefing a Napoli durante l’emergenza rifiuti pasteggiando con pietanze prelibate, di acquistare una casa nei pressi del termovalorizzatore di Acerra.

Qualcosa mi suggerisce che non pagherebbe la tassa smaltimento rifiuti, forse neppure l’ICI e forse avrebbe agevolazioni fiscali o addirittura  detassazioni, per non parlare di un consistente aiuto economico a fine mese o a fine anno.

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Secondo l’edizione napoletana de la Repubblica (riporta Aduc ), la Regione Campania avrebbe pronta una delibera per affrontare la elevata percentuale di obiettori di coscienza: l’83% di ginecologi dichiara che l’aborto è contrario alla propria coscienza.

Sono convinta che l’unica soluzione sarebbe quella di abolire la possibilità di sottrarsi (per i medici ginecologi pubblici) ad un dovere che deriva da varie libere scelte: fare il medico, fare il ginecologo, fare il ginecologo in un servizio pubblico.
Nel numero di giugno di Sapere ho scritto un pezzo al proposito in cui argomento meno sinteticamente la suddetta posizione (oltre a criticare lo stesso uso dell’espressione obiezione di coscienza in questo caso, perché terminologicamente improprio e concettualmente ambiguo).

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Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).

Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.

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