Costo del Lavoro e Competitività: Sostiene Galbusera…
4 maggio, 2010 di fma
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Sostiene Galbusera che una presa per il culo così, lui, non se la sarebbe mai aspettata. Meno che meno dall’INPS.
Galbusera è un mio vicino di casa, un metalmeccanico in pensione, abituato fin dalla più tenera età a considerare certi doveri come ineludibili. Tra cui, non suoni strano, pagare le tasse. Perché i lombardi non sono tutti piccoli imprenditori, ci sono anche i lavoratori dipendenti e i pensionati. Galbusera lavora all’appuntamento con il fisco lungo tutto l’arco dell’anno.
- Perché, – sostiene – le cose, per farle bene, bisogna farle per tempo.
Così, quando va in farmacia, sempre più spesso, non si scorda mai di mettere sopra il banco, con le ricette, la tessera sanitaria, affinché lo scontrino rechi il suo codice fiscale, condizione indispensabile per fruire della detrazione d’imposta sui ticket. Al netto della franchigia, s’intende.

- Pensano che i primi 129,11 euri li spendiamo per il viagra. – sostiene ridendo.
La stessa cosa la fa col dentista, col cardiologo, perfino col veterinario.
- Per le spese veterinarie, la ragione di un’ulteriore franchigia mi sfugge.- sostiene pensieroso
Da ognuno pretende fattura, col suo bravo bollo da euri 1,81, altrimenti non vale. E mano a mano inserisce i dati nel PC, badando di non mischiare farmaci e parafarmaci, di non sommare all’importo delle fatture il bollo, e via e via e via.
Con l’anno nuovo, passata la Befana, comincia a riordinare le carte. Quelle sue e quelle della moglie; che, ahimè, non usa per le proprie cose la sua stessa acribia. Nei suoi scontrini le creme antirughe e gli scovolini interdentali convivono allegramente con i sartani e le statine:
- Lina, quante volte te lo devo dire che le cose vanno tenute distinte? cosa ci vuole? una laurea?
Sono mali di pancia, ma qualcuno se li deve pure accollare.
- Certo che se lo fai la prima volta, poi sei fottuto. - sostiene Galbusera. Non si capisce se si riferisca alla Lina, o al fisco.
A ogni buon conto, alla fine di gennaio, lui è pronto. Aspetta solo che l’Agenzia delle Entrate metta in rete il Modello Unico e il 730, con le relative Istruzioni.
Perché entrambi? Ma perché solo se avrà studiato bene le Istruzioni del Modello Unico, 126 pagine quest’anno, potrà calcolare quanto il fisco gli deve, cioè verificare, quando sarà il momento, se il CAF, al quale si rivolgerà per il 730, avrà fatto i conti giusti.
I moduli di solito sono disponibili verso la fine di febbraio.
- Vorrei anche vedere, – sostiene Galbusera, – che dovessimo penare per pagare le tasse. –
Li scarica e comincia a compulsarli.
- Cose fastidiose, – sostiene Galbusera – da fare con calma.-
Aspettando che arrivi CUD 2010. Che a dire il vero dovrebbe già essere arrivato. La legge parla chiaro: Il CUD deve essere consegnato al contribuente entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati.
Siamo alla metà di marzo e del CUD ancora nessuna notizia.
Per informarsi telefona alla sede provinciale dell’INPS.
- Signore, – si stupisce l’impiegata – siamo appena alla metà di marzo! –
- Lo so. – fa lui – Ma è previsto che io lo debba ricevere entro la fine di febbraio.-
- Aspetti almeno la fine del mese. Sono in spedizione.
- Che vuol dire che sono in spedizione? che sono stati spediti, o che stanno per essere spediti?
- Signore, gliel’ho già detto, credo di parlare italiano: sono in spedizione! C’è tempo fino a tutto maggio!
A Galbusera i dipendenti dell’Amministrazione dello Stato non sono mai piaciuti fino in fondo, neppure quando se li ritrovava accanto, in corteo, addirittura in prima fila a reggere lo striscione rosso dei CUB Alfa Romeo.
Aspetta un paio di settimane e non succede nulla. Pensa bene di visitare il sito dell’INPS: hai visto mai che il CUD si possa scaricare come il 730. Purtroppo scopre che per saperlo bisognerebbe avere il PIN. La cui prima metà, di 8 cifre, si può avere immediatamente, basta inserire i propri dati personali nel questionario, ma la seconda metà no. La seconda metà sarà recapitata per posta, all’indirizzo di residenza, esperite doverose verifiche per via telefonica.
Per fortuna l’occhio gli cade sul servizio INPS Risponde.
Scrive allora Galbusera:
“Buongiorno. Sono a chiedervi copia del CUD 2010, relativo alla posizione VDCAI N.110X3, il cui originale non mi è mai pervenuto.”
“Gentile utente, – gli risponde l’INPS – alla Sua richiesta del 29/03/2010 19.09.12 è stato assegnato il Protocollo INPS.CCBFF.29/03/2010.0215029 -
Passa qualche altro giorno e dall’INPS gli riscrivono:
“Gentile utente, con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo INPS.CCBFF.29/03/2010.0215029 del 29/03/2010 19.09.12, Le comunichiamo quanto segue: i modelli CUD 2010 sono in fase di spedizione. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPS Risponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste.”
- O cazzo! – sostiene d’aver pensato Galbusera.
Stizzito riscrive all’INPS:
“Sono ancora io, il titolare della pensione VDCI N.110X3. Devo fissare l’appuntamento con il CAF. Quando pensate di mandarmi il CUD?
P.S. Non riditemi che è in spedizione. Non saprei che farmene.”
E l’INPS, immediatamente:
“Gentile utente,
alla Sua richiesta del 09/04/2010 18.35.27 è stato assegnato il Protocollo INPS.CCBFF.09/04/2010.0436241”
E di lì a qualche giorno:
“Gentile utente, con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo INPS.CCBFF.09/04/2010.0436241 del 09/04/2010 18.35.27, Le comunichiamo quanto segue: riceverà per posta nei prossimi giorni i documenti richiesti. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPS Risponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste.”
Sostiene Galbusera d’aver avuto un attimo di smarrimento e la tentazione fortissima di mandarli affanculo.
Ma la sua natura di vecchio combattente ha presto il sopravvento.
Vorrà dire che lui e la Lina andranno di persona alla sede provinciale dell’INPS, a chiedere soddisfazione.
La sede provinciale dell’INPS, per chi non lo sapesse, è in via Cazzolopone al numero 8, che più in centro di così non si può. Una zona dove il rapporto tra macchine che cercano un posto e posti per parcheggiare, bene che vada, è di dieci a uno. Quel giorno è ancora peggio. Deve esserci un qualche evento in città. Al terzo giro di isolato fa scendere la Lina e la manda a staccare il ticket.
- Non ti preoccupare, tu stacca il numero, io giro finché trovo posto e ti raggiungo.- dice, salutandola con la mano. Di dietro già suonano a distesa.
Sostiene Galbusera d’averci impiegato un’ora e passa a trovare un posto e d’essere stato vittima, nel frattempo, di tre prepotenze grosse così, dei veri e propri scippi di parcheggio che gridano ancora vendetta al cielo. Non i soliti prepotenti dei SUV, come si sarebbe portati a pensare, no: prima due ragazze con la Smart, poi una signora con l’Opel Corsa, per ultima la Ritmo di un marocchino con la marmitta tenuta su dal fil di ferro.
- Terùn! – confessa d’essersi lasciato scappare Galbusera, fuori dalla grazia di Dio.
- A che punto siamo? – domanda accostandosi alla Lina, seduta di sghembo su uno strapuntino, in coabitazione con un giovane rasta.
- Abbiamo il 76 – gli risponde lei serafica
- Che vuol dire?- la guarda, nervoso.
- Che ce n’è trenta davanti.
- Ah! – fa il Galbusera chinando la testa sul petto.
Finalmente, dopo un’ora e passa, sul display prende a lampeggiare il 76, mentre l’altoparlante scandisce col tono ufficiale degli aeroporti:
- Il settantasei si rechi alla postazione sei, il settantasei è atteso alla postazione sei. –
Sostiene Galbusera che per un attimo gli è parso d’essere alla Malpensa, quando chiamarono l’imbarco per Sharm-el- sheikh.
Segue brusco risveglio davanti alla funzionaria dell’INPS, che alla loro richiesta d’avere una copia dei CUD, anziché arrossire, non sa trattenere un gesto di stizza.
- Ma benedetta gente! ma è tutta mattina che stampo CUD! ma non potete aspettare che vi arrivino a casa?
- Quando?- s’inalbera il Galbusera – Siamo al venti di aprile, fin quando dobbiamo aspettare?-
- Ma sono in spedizione! Ma cosa facciamo se tutti i pensionati e i cassintegrati vengono a chiederci la copia del CUD? Ci spariamo?
- Potrebbe essere una soluzione. E perché non li avete spediti quand’era il momento?
Questo l’impiegata non lo sa. Mica è lei che spedisce i CUD.
Sostiene Galbusera che, tornando al parcheggio, s’è divertito a fare quattro conti. Secondo lui, sommando alle sue spese di telefono, benzina, parcheggio, pedaggio autostradale, i costi per gli stipendi degli impiegati INPS che gli hanno dato retta e la relativa quota di spese generali, la copia del CUD che stringe tra le mani non costa meno di 50 euri.
Sostiene Galbusera che un paese in cui una copia di CUD, di cui non ci sarebbe alcun bisogno se l’originale arrivasse nei tempi dovuti, costa 50 euri, è un paese destinato a soccombere. Soprattutto se la maggior parte dei suoi abitanti non lo capisce, oppure non lo ritiene un problema grave. Cioè non capisce che l’unico modo per indurre i capitali a non migrare in Polonia, dove il lavoro costa meno, è quello di far sì che la differenza del costo del lavoro, in negativo, sia compensata da un’equivalente differenza nell’efficienza del sistema paese, in positivo.
Sostiene, il perfido Galbusera, che finché i dipendenti di Eutelia, o chi per loro, continueranno a salire sul tetto pensando in quel modo di indurre il padrone a investire da noi anziché altrove, senza capire che i soldi si muovono non per cattiveria ma per convenienza, non avremo alcuna speranza di cavarcela.
Sostiene Galbusera che s’immagina l’obiezione:
- E cosa dovremmo fare? la guerra tra poveri?
Sostiene che lui la risposta ce l’avrebbe, ma che se la tiene per sé.
Si Facci gli Affari Suoi
7 aprile, 2010 di Comandante Nebbia
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Ieri sera, più o meno verso le 20.30, mi trovavo ad ascoltare, come accade spesso, Radio24 e nello specifico “La Zanzara”, la versione confindustria(1) di “Zapping“, lo storico programma serale di Radio1.
“” è condotta da Giuseppe Cruciani. Personaggio interessante questo Cruciani. Per certi versi indefinibile. L’unica caratterizzazione che mi sento di attribuirgli è “minimizzatore“. Il compito di Cruciani sembra essere quello di smorzare ogni forma di stupore o di indignazione. Qualsiasi cosa accada, dal presidente del consiglio che si intrattiene con una prostituta, al responsabile della protezione civile che prenota una seduta massaggi per “farsi dare una ripassata da Francesca“, per Cruciani, in nome del garantismo, è tutto normale. Non fa notizia. Così, con un ampio ricorso alla ““, qualsiasi ascoltatore che telefoni per dirsi indignato o semplicemente preoccupato per quello che accade oggi in Italia, è destinato a passare per paranoico.
Non nego che, nella gran parte dei casi, Cruciani ha anche un po’ ragione. Sospetto che il merito sia in gran parte della sua redazione che ha la capacità di approvvigionarlo di esagitati con ammirevole continuità.

Note
- Radio24 è del gruppo IL Sole 24 Ore [↩]
Gettiti e Parole
18 febbraio, 2010 di Gaspare Serra
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Un paese di “tartassati” ed “evasori”
Non esistendo sistemi fiscali “perfetti” (un po’ come le leggi elettorali), un sistema fiscale, generalmente, può essere: – più “efficace” che giusto – o più “giusto” che efficace. Il dramma del nostro sistema fiscale, invece, è che esso non è: né efficace (stante l’enorme “buco nero” dell’evasione fiscale che ha consentito crescere negli anni), né giusto (stante la grave discriminazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di auto-denunciare a piacimento il proprio reddito!).
Segno evidente del marcato “disequilibrio” del nostro sistema fiscale è che mentre sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati grava gran parte del “carico fiscale” pendente sugli Italiani (da soli, queste categorie garantiscono ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!), i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale: – “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile) – “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale) – e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo e rientri in scaglioni Irpef inferiori!).

Il “tax freedom day”
Del taglio delle tasse si discute oramai da anni, per lo meno dal 1994 (con lo slogan “meno tasse per tutti” è avvenuta la scesa in campo di Silvio Berlusconi). Salve qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), però, di risultati concreti non se n’è visto l’ombra. L’imposizione fiscale in Italia continua ad essere tra le più alte d’Europa (se non del mondo!). In Italia quest’anno il “tax freedom day” (ossia il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno!
Ogni contribuente italiano, in pratica, nel corso del 2010 dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno. Un esempio di quanto il fisco sia vorace? Nella dichiarazione dei redditi quando si raggiunge la soglia dei 28.000 euro scatta automaticamente l’aliquota del 38%(1) : ciò vuol dire che una famiglia media italiana (con un reddito poco superiore ai 2.000 euro mensili, oggigiorno appena sufficiente per vivere se si è in affitto, si ha un mutuo da pagare o si hanno più figli a carico) deve restituire quasi il 40% del proprio reddito allo Stato. Per fare qualche utile comparazione: – in Francia un contribuente dichiarante 55 mila euro di reddito paga solo “3 mila euro” di tasse sul reddito (mentre in Italia lo stesso sarebbe tenuto a pagare ben “16 mila euro”!)
- in Germania i redditi fino a 52 mila euro scontano un’aliquota del solo “15%”, contro un’aliquota del 42% per i redditi superiori (in Italia, invece, entro lo stesso livello di reddito l’aliquota Irpef varia dal 23 fino al “38%”!).
Berlusconi (la promessa): “due sole aliquote irpef per gli italiani!”
“Riforma fiscale? Si parta dalla riduzione a due delle aliquote Irpef!”. Questo il progetto al quale starebbe lavorando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. La novità principale altro non è che la riedizione (per la terza volta) della proposta con cui lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si era presentato agli elettori già 15 anni fa: la riduzione delle aliquote Irpef a due sole (del 23% per i redditi inferiori a 100 mila euro e del 33% per i redditi superiori).
Il sistema dell’irpef vigente in italia
In Italia l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) si articola in “cinque scaglioni” di reddito ad ognuno dei quali corrisponde una propria “aliquota imponibile” (progressiva all’aumentare del reddito). Più in dettaglio:
I- per i redditi compresi tra 0 e 15 mila euro l’aliquota Irpef è pari al 23%
II- per quelli tra 15 e 28 mila euro al 27%
III- per quelli tra 28 a 55 mila euro al 38%
IV- per quelli tra 55 a 75 mila euro al 41%
V- e per quelli oltre i 75 mila euro al 43%.
Sui redditi più bassi, inoltre, grazie ad un complesso sistema di “deduzioni” dal reddito e di “detrazioni” dall’imposta, l’incidenza effettiva media dell’Irpef risulta pari per i redditi fino a 8 mila euro, all’1,6% e per quelli compresi tra 8 e 15 mila euro, al 9%.
Che l’Irpef rappresenti l’“imposta perno” del nostro sistema fiscale, infine, lo dimostra il suo enorme gettito, pari a 163,4 miliardi di euro (contro i soli 43 dell’Ires e 38 dell’Irap), oltre i 2/3 dell’intero gettito delle imposte dirette e ben 1/3 delle intere entrate tributarie dello Stato (pari a 471 miliardi di euro).
Cosa cambierebbe con la riforma dell’Irpef annunciata?
Se la riforma prospettata dal Premier entrasse in vigore, il sistema dell’Irpef si articolerebbe in due soli scaglioni di reddito con aliquote fiscali notevolmente ridotte rispetto alle attuali:
I- per i redditi tra 0 e 100 mila euro l’aliquota risulterebbe del 23%
II- per i redditi oltre i 100 mila euro si ridurrebbe a solo il 33%!
Un simile disegno riformatore risulterebbe premiante soprattutto per i ceti sociali più alti. Più in dettaglio: – per le fasce sociali basse (dichiaranti fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe “nullo”: in sostanza, i soggetti più deboli (come pensionati e lavoratori percepenti meno di 1.000 euro al mese) non riceverebbero “1 solo euro” di riduzione fiscale. per le fasce sociali medio-basse (dichiaranti dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell’aliquota (dal 27% al 23%). per le fasce sociali medio-alte (dichiaranti dai 28 ai 75 mila euro) lo “sconto fiscale” risulterebbe già “sostanziale” (beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 38% al 23%), mentre le fasce sociali alte (ossia dichiaranti oltre i 75 mila euro) risulterebbero paradossalmente essere quelle in assoluto più premiate, beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% (di 10 punti percentuali netti!).
Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre (“Associazione artigiani e piccole imprese”) a fronte di una riduzione del carico fiscale di “520 euro” annui per una coppia con un figlio a carico e con un reddito di 21.500 euro ciascuno, coloro che intascano più di 40 mila euro vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di “2.320 euro”, mentre coloro dichiarati oltre 100 mila euro disporrebbero di ben “14.170 euro” di sconto fiscale.
Ecco perché l’annunciata riforma dell’irpef risulterebbe “classista”, “iniqua”, “insostenibile” e “populista”.
Una riforma classista
A seguito dell’approvazione di una riforma del genere, a regime, mentre chi dichiarerà 100 mila euro di reddito annuo beneficerà di ben “14 mila euro” di sconto fiscale, la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori (dichiaranti non più di 15 mila euro) non beneficerà di “1 solo euro” di taglio dell’Irpef. A dimostrazione del fatto che in pochi (anzi “pochissimi”) beneficerebbero della riforma in oggetto, basti considerare il fatto che mentre il 50,9% dei contribuenti (oltre 21 milioni) dichiara meno di 28 mila euro annui e il 93,2% dei contribuenti dichiara meno di 40 mila euro, il 6,8% dichiarano più di 40 mila euro, l’1% (pari a 400 mila contribuenti) dichiarano più di 100 mila euro (contribuendo solo per il 17% all’intero ammontare del gettito Irpef) e solo lo 0,5% (pari a 150 mila contribuenti) dichiarano oltre 150 mila euro.
Questi dati, da soli, evidenziano il carattere “classista” di una riforma che sarebbe soltanto un’offesa alla dignità di chi lavora ed un regalo inatteso per grossi professionisti, ricchi ereditieri e speculatori economico-finanziari. Qual è, dunque, l’“interesse generale” che giustifica una riforma costosissima ed a beneficio di una minoranza risicatissima?
Una riforma iniqua
Secondo l’art. 53 co.2 della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Progressività dell’imposizione fiscale significa che chi guadagna di più, per un principio di “equità sociale”, deve pagare più tasse (non in proporzione ma “in progressione” al proprio reddito), mentre chi guadagna di meno è tenuto a contribuire di meno alla finanza pubblica. La riforma fiscale in discussione, invece, va esattamente nella direzione opposta!
Se si considera che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100 mila euro (per cui l’aliquota del 33% si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza di contribuenti), tale riforma comporterebbe, di fatto, l’introduzione di un’“unica aliquota” del 23% su tutti i redditi: il pensionato o l’operaio pagherebbero allo Stato (in proporzione al proprio reddito) le stesse tasse dovute da un imprenditore, un medico, un commercialista, un avvocato o un libero professionista.
Una riforma insostenibile
Alle considerazioni sull’impatto sociale della prospettata riforma vanno aggiunte quelle sul suo impatto economico. Come coniugare, infatti la notevole diminuzione del gettito provocata dalla riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef (intorno ai 20 miliardi di euro) con la tenuta dei conti pubblici dell’Italia (il terzo paese più indebitato al mondo, pur non essendo la terza economia al mondo)? Quale sarebbe il vero prezzo (in termini di tagli alla spesa sociale e/o di aumenti della fiscalità generale, ossia di “macelleria sociale”) che gli Italiani sarebbero tenuti a pagare?
Una riforma populista
Un ultimo interrogativo lo pone la tempistica degli annunci del Governo: il 9 novembre 2009 il Premier ha pubblicamente manifestato il suo proposito di riduzione delle aliquote Irpef. Appena quattro giorni dopo, però, ha parzialmente smentito se stesso dichiarando: “l’attuale situazione di crisi non consente alcuna riduzione delle imposte”. L’impressione, allora, è che si tratti dell’ennesima boutade berlusconiana. Un ulteriore fatto, tra l’altro, ci impone di esser scettici: lo scorso ottobre 2009 il Cavaliere si era impegnato (davanti all’assemblea di Confcommercio) per una riduzione dell’Irap nella Finanziaria 2010. Poco dopo, però, il Parlamento, ha piuttosto concesso libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo e poche settimane dopo, infine, lo stesso Cavaliere, dimenticandosi della promessa fatta, ha trasformare la riforma dell’Irpef nella priorità dell’azione di Governo.
Quale la ratio di questa politica dei “continui proclami”? Verrebbe voglia, al proposito, di richiamare alla mente una notoria citazione del sen. Giulio Andreotti: “A pensar male si sbaglia… ma a volte ci s’azzecca!”.
Una proposta alternativa di riforma dell’Irpef e del sistema fiscale
Una riduzione dell’Irpef, sia pur necessaria (specie in una fase di generale impoverimento delle classi sociali medie, di perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di crollo dei consumi), non può che avvenire nel rispetto del principio di “progressività dell’imposta” e nel quadro di una lotta senza campo contro l’evasione fiscale. Stante le limitate risorse finanziarie di cui dispone attualmente lo Stato, se è improponibile una “riduzione generalizzata” delle imposte per tutti è, di contro, auspicabile una rimodulazione del carico fiscale su lavoratori, pensionati e famiglie in modo da alleviare il carico fiscale specificatamente sui percettori di “redditi minori” e sulle “famiglie numerose” (l’introduzione del quoziente familiare, benché richieda uno notevole sforzo riformatore, dovrebbe divenire il principale obiettivo di qualsiasi riforma fiscale).
Sarebbe allora opportuna una progressiva riduzione degli scaglioni di reddito (portandoli da 5 a 4) e delle aliquote Irpef. Un nuovo possibile schema impositivo dell’Irpef, così, potrebbe essere il seguente:
I- fino a 20 mila euro di reddito, riduzione dell’aliquota Irpef al 15%
II- fino a 40 mila euro, riduzione dell’aliquota al 25%
III- fino a 60 mila euro, riduzione dell’aliquota al 35%
IV- oltre gli 80 mila euro, riduzione dell’aliquota al 40%.
Una riduzione così sostanziale del gettito Irpef, ovviamente, sarebbe sostenibile solo riequilibrando il sistema fiscale nel suo complesso. A tal fine sarebbe auspicabile:
- L’introduzione di una “tassa patrimoniale” sui grandi patrimoni (ossia, di valore stimato superiore a “1 milione di euro”), una sorta di “imposta di solidarietà sociale” che garantirebbe un nuovo gettito fiscale in grado di compensare, almeno in parte, la riduzione del gettito Irpef e di incentivare le fasce sociali più ricche a spendere i propri redditi piuttosto che accumularli parassitariamente.
- L’aumento della tassazione sulle “rendite finanziarie”. In Italia l’aliquota sulle rendite finanziarie è del 12,5%. Ciò significa che: mentre chi lavora paga l’irpef dal 23 al 43%, mentre chi fa impresa paga fino al 50% di tasse, mentre chi consuma paga l’IVA dal 4 fino al 20%, chi dispone semplicemente di rendite finanziarie (dunque guadagna sul capitale investito) paga solo il 12,5% di tasse. Ragioni di “equità fiscale”, dunque, impongono di portare la tassazione delle rendite ad un livello più adeguato, comparabile con quello europeo. Sarebbe auspicabile il raddoppio dell’imposta dal 12,5 al 25%.
- L’aumento dell’IVA sui “beni di lusso”. E’ auspicabile spostare progressivamente l’imposizione fiscale sempre più dal reddito ai consumi, sulla base della constatazione che la capacità di consumo (salvo che per i beni primari) cresce all’aumentare del reddito. L’imposta sui consumi di beni “di lusso”, dunque, è l’imposta progressiva per eccellenza! In Italia l’aliquota IVA varia dal 4% (per beni primari come il pane e la pasta) al 20% (per beni come i profumi): sarebbe opportuno portare al 25% l’aliquota IVA sui beni di lusso (come auto di grossa cilindrata, barche di grosse dimensioni, ville, piscine…).
- La reintroduzione dell’ICI sulla prima casa per i redditi più alti, ossia per i proprietari di case con redditi personali superiori ai 60 mila euro annui e per i proprietari di abitazioni con un valore stimato superiore ai 500 mila euro.
Una dichiarazione d’amore per gli evasori.
Speciale MC Evasione Fiscale.
.
Note
- in aliquota marginale [↩]
Informazione Libera? Sì, come no …
7 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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E’ solo di qualche settimana fa la polemica sull’aiuto pubblico di quel prodotto cinematografico che non si chiama più nemmeno film, ma cinepanettone. Proporre “Natale a Beverly Hills” come “film d’interesse culturale” (vedasi ) non è un’aberrazione, ma solo un esempio della smisurata fantasia italiana. In fondo, (ognuno ha ciò che merita)
Il film in questione non ha chiesto nessun contributo diretto allo Stato ma, si ribadisce, il mero riconoscimento per i requisiti di spettacolarità al fine di ottenere la possibilità di ottenere il credito di imposta così da poter reinvestire l’anno prossimo. Una commissione inoltre valuterà, dopo la visione della copia campione, se concedere o meno la qualifica di film d’essai, qualifica che non porterebbe benefici all’impresa che lo ha prodotto, bensì agli esercenti che lo hanno programmato, sempre che gli esercenti siano tra le sale riconosciute d’essai.
Nessun finanziamento, quindi, solo meno tasse da versare. Come se le tasse si pagassero in salami e non in euro. E poi, dopo l’eventuale riconoscimento di film d’essai (tienimi che mi viene da ridere), un beneficio economico per le sale d’essai che proietteranno “Natale a Beverly Hills” al posto di Kubrick. Questo sì che è incoraggiamento alla cultura.
E se questa è cultura, MenteCritica che sicuramente è un sito d’essai, nella speranza di beccare qualche beneficio economico pubblico, non si tira indietro. Non potendo proiettare “Natale a Beverly Hills” per intero, vi proponiamo la parte essenziale usando un vecchio classico che tanto scalpore fece a suo tempo. Se non vi piacciono le pellicce, non continuate.
Sigarette: L’Ipocrisia che Puzza di Cadavere
30 marzo, 2009 di Comandante Nebbia
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Leggo con divertito disappunto che commissione Sanità del Senato si appresta a varare una legge bipartisan allo scopo di impartire un “giro di vite” al vizio del fumo.
Provvedimento cardine di questa manovra dovrebbe essere l’ “obbligo per i produttori di inserire nei pacchetti un bugiardino dove saranno elencate le sostanze cancerogene che attualmente non vengono dichiarate“. ()
Apperò, il bugiardino. Vedo già i quadri dirigenti della Philip Morris entrare nel panico e vendere le azioni ricevute con il meccanismo delle stock option.
Forze dell’Ordine e Forze del Disordine
14 agosto, 2008 di gunnar
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Ho finito i miei venticinque giorni di ferie.
Sono di nuovo al lavoro e per tutto il mese di agosto, come in tutti gli ultimi quindici anni mi è accaduto, lavorerò in un deserto più o meno popolato da sudaticci commenti sul come eravamo e come diventeremo (governo ladro).
Ora si da il caso che i miei giorni di vacanza li abbia trascorsi tra la Francia e la Spagna. Ovviamente non ve li racconto. Per quello ci sono amici pazienti che in cambio di una cena si sorbiranno il filmino e i commenti. Ma voglio dirvi alcune città che ho (ri)visitato. Nizza, Tolone, Marsiglia, Avignone, Nimes, Montpellier, Beaucaire, Tarascone, Carcassonne, Perpignan, Girona, Leida, Barcellona, Valencia. Passando per alcuni centri minori e ficcanasando in luoghi piacevolmente tranquilli tra borghi e territori “percettibilmente” sani e accoglienti.
I Misteri Buffi della Mente di una Dirigente Scolastico: Vita da Precari
7 agosto, 2008 di Angelika
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
L’episodio che vado a narrarvi è accaduto ormai un anno fa. Non è particolarmente grave, né particolarmente buffo, però può darvi la stima di come si comportano alcuni dirigenti con gli insegnanti, soprattutto precari (pare che ci distinguano da quelli di ruolo per una specie di lettera scarlatta alla Hawthorne), e di come impieghino il loro potere e il loro tempo quando avrebbero di meglio e di più costruttivo da fare. Nessuno mi toglie dalla testa, allo stato delle cose, che se la scuola pubblica va avanti non è quasi mai merito dei suoi capi.

La Poca Lungimiranza della Grande Politica di Brunetta
4 agosto, 2008 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani
Dove può risiedere la grandezza di una persona se non nella ragione? Da nessuna altra parte. Lo dimostra il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Fisicamente molto piccolo, ma molto grande nello spirito. Uno dei pochi che merita stima incondizionata, per quanto sta facendo, sia da destra che da sinistra ed è per questo che Brunetta rappresenta quanto di più positivo ci sia nel governo Berlusconi IV, a mio modesto parere. Il suo disegno, per una PA efficiente ed efficace, si sta lentamente realizzando e questo suscita ammirazione. Nonostante la profusione di cotanto zelo nel determinare un giro di vite su fannulloni ed assenteisti, la politica di Brunetta manca di un piccolo particolare: la lungimiranza.

Scuola, un Ripasso di Passato Prossimo
28 luglio, 2008 di Cambiamo Pianeta
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Come ho già avuto modo di dire in diverse altre occasioni, l’istruzione pubblica dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano all’interno di una qualsiasi società evoluta ed ambizioso. Un paese che voglia emergere come protagonista in un mondo sempre più competitivo e, spesso, aggressivo e spietato non potrà fare altro che passare attraverso un efficace sistema formativo, in grado di fornire alle generazioni emergenti tutti gli strumenti, le competenze e le conoscenze necessarie per divenire protagonisti consapevoli del futuro di questo pianeta.

Le Belle Lettere Italiane: Caro Renato Brunetta
22 luglio, 2008 di finazio
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Gentile ministro Brunetta
non ho alcuna simpatia per il governo del quale Lei fa parte ma questo non mi proibisce di scriverLe per cercare un chiarimento circa le iniziative che La stanno rendendo tanto popolare.
Da sempre gli italiani hanno visto i dipendenti pubblici come una categoria di scansafatiche protetta e tutelata da contratti inattaccabili, dirigenze conniventi e sindacati potenti. In quest’ottica, un ministro che promette tempi bui per le mele marce che godono di uno stipendio erogato dallo Stato ottiene il plauso di tutti, anche se le sue iniziative non sono proprio chiarissime. Almeno per me che ho bisogno di un po’ di tempo per capire. Abbia pazienza, sono uno statale anch’io.

Mentre noi Parliamo di Pompini Qualcuno si sta Facendo l’Italia
21 luglio, 2008 di ilBuonPeppe
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Meccanica delle Cose, Strange Days
E’ la solita storia; dovremmo averlo imparato ormai, ma noi imperterriti continuiamo a cascarci. A Roma direbbero che “semo de coccio”. Per settimane siamo stati tutti impegnati a parlare dei (presunti) servigi sessuali che alcune piacenti signore hanno offerto all’attuale capo del governo; servigi di cui si parlerebbe in intercettazioni che nessuno ha mai visto né sentito. Pompini (chiamiamo le cose col loro nome, a rischio di essere brutali) grazie ai quali, secondo le malelingue, queste signore sarebbero poi state nominate ministro.
La cosa squallida non è tanto il fatto, reale o presunto che sia, in sé, ma che a mettere in circolazione queste storie sia stato (indirettamente, è ovvio) il diretto interessato, il fruitore stesso di tali discutibili prestazioni. Ma perché mai avrebbe fatto una cosa del genere? Perché sottoporsi, lui e le suddette signore, al linciaggio morale della piazza? Perché ridurre la sua immagine a quella di un vecchio porco capace di ogni bassezza?

Il Ministro Brunetta ci Fa o ci Sta…
21 luglio, 2008 di lupoalburnino
Archiviato in Cronache Italiane
Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?
Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!

A Tutti è Concessa l’Occasione di Avere una Legge ad personam
14 luglio, 2008 di redazione
Archiviato in Il Pianeta che Ride
…basta vivere nei pressi di un termovalorizzatore.
Mi piacerebbe suggerire al Premier, che fa brefing a Napoli durante l’emergenza rifiuti pasteggiando con pietanze prelibate, di acquistare una casa nei pressi del termovalorizzatore di Acerra.
Qualcosa mi suggerisce che non pagherebbe la tassa smaltimento rifiuti, forse neppure l’ICI e forse avrebbe agevolazioni fiscali o addirittura detassazioni, per non parlare di un consistente aiuto economico a fine mese o a fine anno.

L’Ennesimo Scandalo Italiano: Ginecologi e Obiezione di coscienza
7 luglio, 2008 di Chiara Lalli
Archiviato in Democrazia e Diritti, Informazione
Secondo l’edizione napoletana de la Repubblica (riporta ), la Regione Campania avrebbe pronta una delibera per affrontare la elevata percentuale di obiettori di coscienza: l’83% di ginecologi dichiara che l’aborto è contrario alla propria coscienza.
Sono convinta che l’unica soluzione sarebbe quella di abolire la possibilità di sottrarsi (per i medici ginecologi pubblici) ad un dovere che deriva da varie libere scelte: fare il medico, fare il ginecologo, fare il ginecologo in un servizio pubblico.
Nel numero di giugno di ho scritto un pezzo al proposito in cui argomento meno sinteticamente la suddetta posizione (oltre a criticare lo stesso uso dell’espressione obiezione di coscienza in questo caso, perché terminologicamente improprio e concettualmente ambiguo).

Arrakis: Morire per Vivere
20 giugno, 2008 di Vortexmind
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio per la segnalazione).
Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.
Il Diritto di Lavorare, il Diritto di Vivere
24 aprile, 2008 di Fully
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Un’altra giornata tragica, segnata da gravi incidenti sul lavoro: sei le vittime.
Traggo spunto da questo articolo del Corriere della Sera per alcune brevi considerazioni (quelle che possono essere fatte in base alla sola lettura dell’articolo, senza avere diretta conoscenza dei fatti) e per qualche riflessione a fini propositivi.

Otto Griebel: “Die Internationale” 1928-1930
Medici e Obiezione di Coscienza: Ecco un po’ di Dati
22 aprile, 2008 di spes74
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, Informazione
Mi riferisco ad una di qualche tempo fa che mi ha lasciata senza parole. Non che fossi così ingenua da ritenere il contrario, ma leggere queste cose nero su bianco lascia spiazzati.

