Ritorno a parlare di scuola, dopo una parentesi un po’ cialtrona.
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Cari amici di “MenteCritica”, ricompaio dopo molto silenzio: le vicende personali e il lavoro mi hanno reso impossibile godere della vostra compagnia. Oggi, però, mi sono concessa un po’ di tempo per segnalarvi il caso apparso sul “Resto del Carlino” di Modena che porta più o meno il titolo di questa mia riflessione.
In sintesi il Dirigente Scolastico di questa Istituto all’inaugurazione della nuova sede ha vietato al parroco locale di benedire i locali. Il divieto è stato motivato non da una visione personale del Dirigente ma da precisi atti normativi. Il caso è finito in Parlamento.
Vi allego anche il percorso (link n.d.r.), nel caso vogliate leggerlo e votare per il sondaggio.
La mi riflessione

Questo è un articolo serio. Voglio vedere chi lo contesta. Se non ha argomenti condivisibili è bene che stia zitto, altrimenti mi arrabbio sul serio… Ogni giorno esce un trafiletto sulla scuola sempre della ministra Gelmini o di qualche suo estimatore che desta in me stupore e rabbia. Ci si è messo anche l’ex ministro Berlinguer a darle ragione come se lui non avesse fatto nulla per infierire si di essa come i suoi predecessori e i suoi successori: tutti con ricette belle e pronte per cambiarla, in meglio dicono, pur essendone fuori da secoli o non conoscendola affatto.
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Il pezzo che segue ha una genesi particolare, è nato nel forum redazionale di Mentecritica in seguito ad una domanda di Fully che, segnalando questo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, chiedeva ai meridionali della redazione: “voi che vivete tutti i giorni in queste realtà, secondo voi corrisponde al vero tutto ciò?.


Riuscite a comprendere un semplice testo scritto?
Capite cosa state leggendo in questo momento?
Siete dei privilegiati.
Per 1 italiano su 3 è una difficoltà insormontabile.
Attilio Paparazzo, responsabile nazionale Cgil scuola, riferisce che:
«spesso i bidelli che arrivano in provveditorato per iscriversi nelle graduatorie scolastiche fanno fatica a inserire i propri dati o a leggere il modulo “sono cittadino italiano, dichiaro di aver assolto gli obblighi di leva”».
Non ce l’ho più di tanto con Brunetta, ma quando si atteggia a fare “il piccolo dittatore” non riesco a nascondere la mia irritazione…
Qualche tempo fa scrissi una sorta di filippica contro i sindacati, parlando della mia esperienza personale che è stata gratificante e sgradevole nello stesso tempo: troppi personalismi e troppa lotta intestina. Non mi sono permesso mai di dire: “Buttiamo a mare i sindacati!” Sostenni, al contrario, che se non ci fossero bisognerebbe crearli, perché nessuno deve dimenticare le lotte che hanno combattuto per acquisire e tutelare i diritti dei lavoratori che erano considerati poco più che schiavi dai loro cosiddetti datori di lavoro. Molta strada è stata fatta nel frattempo nell’acquisire diritti, tutele, difesa della condizione di lavoro, ma oggi i lavoratori stanno ritornando indietro, perché non sono pochi i personaggi della nostra politica nazionale ed internazionale e non sono pochi gli imprenditori piccoli e grandi che assumono atteggiamenti da “padroni delle ferriere”.

Vignetta di Emmepi
Lo confesso: ho paura.
Ne abbiamo passate tante di situazioni difficili, anche di gravissime; ma mai come questa volta, io credo, la situazione ha raggiunto il livello di criticità e di pericolo cui ci troviamo di fronte. Quello che stiamo vivendo non è, come invece è successo altre volte, qualcosa che arriva dall’esterno; e non si tratta di fatti sporadici o comunque isolati, facili da identificare e circoscrivere.

Sono figlia di insegnanti e, come se questo non bastasse, sono io stessa un’insegnante, come lo è mia sorella e come lo sono state molte mie zie. Insomma, potrei paragonare la mia famiglia a quelle stirpi di notai che si perpetuano lo studio e i clienti, con la differenza (notevole) dei soldi e del prestigio. Ma non è questo il punto. Come ho già scritto diverse volte, sto assistendo alla parabola ascensionale delle gesta del nostro Ministro dell’Istruzione e da indignata, arrabbiata, sconfortata, disgustata sono passata al sentimento dell’incredulità. Il ritorno al maestro unico non è una trovata originale di questo governo.

I principali organi di informazione in Italia parlano della riforma Gelmini in termini di grembiulino, educazione civica e voto in condotta, così come ho fatto io l’altro giorno. Pochissimi (e di certo non i TG) dicono la verità, cioè che quella che tutti chiamano la “razionalizzazione” della scuola italiana è di fatto LA MORTE DEL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE. Che è garantito costituzionalmente, ma vabbé, tanto la Costituzione è fuffa per questi signori.
Criterio della selezione?
I soldi.

Non conosco il Ministro Gelmini se non dalle pagine recenti dei giornali, relative alla sua riforma della scuola. Roba da far venire i brividi!
E se penso che sono cresciuta in una scuola che mi ha educata proprio come in buona parte rivuole oggi il Ministro, mi sento assalire da una forte angoscia.










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