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La Rivolta dei Taxi, dei Notai, dei Farmacisti, dei Commercialisti …

Secondo La Repubblica e Il Corriere, i tassisti hanno un parlamentino. Non un parlamento, per carità. Un parlamentino, una cosa piccola, coccolosa, carina. Magari hanno anche un i ministerini, il governino e il presidentino del consiglio, forse proprio l’ormai celeberrimo Bittarelli, grande cultore della supercazzola e, di conserva, adattissimo a cotanto ruolo ( o ruolino) istituzionale.

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Forse l’Italia Fallirà. La Politica, di sicuro, è Già Fallita

30 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Le diciassette pagine nella quali Confindustria descrive le cinque linee d’azione attraverso le quali ritiene sia necessario avviarsi per affrontare la crisi cercando di contenere al massimo i danni, rappresentano l’ufficializzazione formale di una vera e propria dichiarazione di fallimento per la politica italiana. Attenzione, non dell’azione di questo specifico governo, ma di quelli, di qualsiasi colore, che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Per non parlare delle opposizioni che, disertando colpevolmente il loro ruolo, hanno cavalcato demagogia e populismo senza produrre una sola proposta formalizzata.

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Sun Tzu e l’Arte della Guerra

Martedì 6 settembre la CGIL ha attuato uno sciopero generale in difesa dei diritti dei lavoratori. Qualcuno ha detto che non era il momento opportuno, Camusso ha ribattuto a muso duro che era non opportuno ma opportunissimo, considerato cosa prevede l’art.8 della manovra finanziaria.

Visto dalla parte del sindacato ha sicuramente ragione Camusso: l’art.8 attribuisce ai sindacati locali la possibilità di derogare a quanto stabilito dal Ccnl, che vuol dire svuotare il Ccnl di gran parte del suo valore e di conseguenza privare il sindacato nazionale di gran parte del suo potere.

Ma visto dalla parte dei lavoratori è la stessa cosa?

Si e no.

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Default Italia, 62 Giorni al Fallimento: I Maledetti Sindacati

C’è chi, da centro-destra, da filo-governativo o da servo di Berlusconi, ha bocciato lo sciopero della Cgil e  definito la Camusso una in “crisi d’identità che sciopera per un mondo che non c’è più”.

 

E’ vero. Un certo mondo non c’è più. Ma i lavoratori ci sono. Il mondo del lavoro, c’è. Con buona pace dei berlusconiani.

Si tratta di capire – onestamente  – quale sia oggi il contesto specifico professionale di quel mondo e quello più ampio della società dove gli italiani lavorano, non trovano lavoro, hanno un lavoro precario.

Liquidare lo sciopero del 6 settembre 2011 proclamato dalla Cgil, e al quale hanno aderito anche lavoratori iscritti ad altre sigle sindacali o non iscritti, come il solo tentativo di sopravvivenza di una parte di rappresentanza sindacale significa non capire o, peggio ancora, non voler capire cosa sia il paese reale.

Qualcuno ha anche definito come “demenziale” lo sciopero proclamato dalla Cgil. Per un solo motivo: ne temeva la partecipazione estesa.

Costoro, come coloro che dal centro-destra hanno sminuito in buona o mala fede la scelta di manifestare, non hanno presente quale sia stata l’evoluzione o l’involuzione del lavoro in Italia.

 

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Sciopero CGIL, Camusso: questo è uno sciopero politico!

9 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani

Da wikipedia “Al di là delle definizioni, la politica in senso generale, riguardante “tutti” i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente chi fa politica attiva, ovvero opera nelle strutture deputate a determinarla, la politica è l’occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo stato o sue substrutture territoriali. In tal senso “fa politica” anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare.”
Si è svolto ieri lo sciopero della CGIL che ha visto la partecipazione, oltre agli aderenti alla CGIL, anche di iscritti alla CSL e UIL.

Una grande manifestazione contro la manovra economica che il governo sta approntando e di cui ha messo, proprio ieri, la fiducia.

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Default Italia 89 Giorni al Fallimento: Etica e Manovra Bis

13 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

La cicala e la formica.
La manovra c’è. O quasi: nel senso che a giudicare dalla conferenza stampa di Tremonti e Berlusconi sembrerebbe di capire che alcune poste, pur valorizzate nel loro ammontare finale, debbano essere ancora definite nella composizione e, forse anche determinazione dei loro addenti, probabilmente questa notte stessa dai funzionari del Ministero dell’Economia, guidati dallo stesso Ministro e dai suoi più stretti collaboratori. (Con ogni probabilità mancherà il prezioso contributo dell’on. Milanese, ma, insomma, si farà di necessità, virtù).

La manovra c’è, anche se una manovra c’era già, varata da appena qualche giorno e già scaduta, manco fosse una confezione di latte fresco. La manovra c’è, ma non è detto che non sia semplicemente di passaggio, nel senso che fra qualche giorno o qualche mese ve ne potrebbe essere un’altra ancora più robusta e, soprattutto, più capiente, in grado cioè di recepire altre misure, non alternative a quelle precedenti, ma aggiuntive. Il cliente ha sempre ragione: se ordina del prosciutto e non ne specifica la quantità, il povero pizzicagnolo non può fare altro che affettare e aggiungere, almeno finché il cliente non gli dirà che va bene così.

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Trenabbestia

24 luglio, 2011 di  
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Capita che, una domenica d’estate, per evitare l’imbottigliamento sull’Adriatica e la difficoltà di parcheggio a destinazione, si scelga di andare al mare in treno.
All’andata tutto bene. Treno in ordine, climatizzato, posto a sedere, parte e arriva puntuale. Troppo bello però, doveva essere un sogno svizzero perché, nel pomeriggio, si ripiomba in Italia, dove i viaggiatori, da esseri umani, possono trasformarsi all’improvviso in trenabbestia, ovvero in esseri scalmanati, maleodoranti ed incazzatissimi atti a riempire ogni spazio disponibile delle carrozze perché Trenitalia ‘gna fa.

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Esternalizzazioni da non Dimenticare: Intervista ad una Lavoratrice Ex Eutelia

dM: Leggo sul comunicato del 15 febbraio scorso pubblicato su http://www.eulav.net/ che la situazione di AGILE è gravissima. Da quanto tempo lavori senza essere pagata?

F: Da tre mesi… Ci hanno pagato l’ultimo stipendio (novembre) a tranche del 50% a gennaio.

Ieri è stato messo in pagamento il 30% della tredicesima, circa 300 euro. Immagini che l’erogazione dello stipendio diluito e parcellizzato in questo modo non permettono di pianificare neanche la spesa di un mese. In più si va a lavorare con sempre meno entusiasmo, venendo meno il piacere nel fare il proprio lavoro. La comunicazione a livello aziendale è minima, direi inesistente. In alcuni gruppi viene addirittura impedito di andare in ferie, per produrre e non pesare sui bilanci aziendali. Purtroppo in queste situazioni la mente umana gioca brutti scherzi e qualcuno si sente “padrone” delle vite degli altri.

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Se non Ora, Quando?:Tutti i Giorni, in Ogni Piazza , in Tutte le Città

11 febbraio, 2011 di  
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Oggi, finiti gli impegni e vista la giornata di sole: ho deciso! Vado al centro e mi faccio un bel caffè! Lascio lo scooter e gironzolo di qui e di la. Mi ritrovo alla libreria nella galleria Alberto Sordi (non nomino la Feltrinelli per non fare pubblicità). Mi piace l’odore dei libri, sfogliarli, poi mi siedo su una seggiola e leggo alcune pagine di una recensione sull’ultimo libro di Stephen Hawking: The Grand Design. Lascio la libreria con in testa il multiuniverso, i buchi neri nani che sono intorno a noi e devo stare attento a non entrarci anch’io e trovarmi nel mio universo parallelo. Che casino!

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Una Tranquilla Giornata di Protesta

23 dicembre, 2010 di  
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Parto presto, ma arrivo tardi. La pioggerellina è fitta, insistente maledettamente fastidiosa. Ma non dovevamo vederci qui? Alla Piramide?
Niente di niente. Nessun studente . Mi avvicino ad una postazione TV. La presentatrice, tutta bella, linda, truccata col suo cappellino multicolore e il “gelato” stretto nella mano destra. E la
manifestazione? Chiedo. La stiamo aspettando anche noi. ma qui oltre al freddo non c’è nessuno. Mi ha detto un collega che sono a Piazzale Moro.
E vorrà dire che andrò alla Sapienza. Infatti l’assembramento è qui. Nessuna tuta nera, pochi caschi, ma i botti ci sono. Parte il corteo, e la polizia è discreta, nessun travestimento antisommossa, pacifici e tranquilli anche loro. Le assemblee hanno deciso di lasciar nel loro fango i palazzi del potere ed i loro abitanti. Loro consegneranno pacchi dono. Uno è consegnato all’Umberto primo, simbolo della Sanità pubblica.
Un altro lo consegnano alla Camusso. Una delegazione sale , chiedono di allargare la protesta anche al mondo del lavoro, chiedono lo sciopero generale. Ma non ricevono risposta. Il silenzio arriva anche dalla CGIL, l’opposizione sociale ha chiesto passo, come quella politica, d’altronde. Decido di precedere il corteo con lo scooter. Prevedo un lungo itinerario. Il percorso però non è predefinito. La fantasia è al potere.

Immagine anteprima YouTube

Chiedo al vigile, ma dove passerà il corteo? Ma forse andranno verso Porta Maggiore, o forse saliranno su per la Tangenziale. Tiro la monetina e decido per Porta Maggiore. Aspetto. Dall’alto l’elicottero della polizia mi indica, a grandi linee che forse ci ho azzeccato. La classe non è acqua, ah ragà!! Arrivano e sono aumentati. Mi dicono che un pezzo , quello degli studenti medi si è distaccatro ed è andato al Ministero della Pubblica istruzione, a Trastevere. Sfilano tranquilli, passano il sottopassaggio e al chiuso i botti dei petardi si fa assordante. Ma sono colorati, e non fanno sconti. Chiedono lo sciopero generale,  ormai la Gelmini non gli basta più. Vogliono allargare il fronte della protesta costruire una nuova stagione politica e culturale.
Fare fronte Unito con tutti i precari, con tutti i lavoratori. I vigili sono impazziti, precedono il corteo e a sensazione prevedono quale direzione prendera per poter in anticipo dirottare il traffico. E o sono organizzati bene, oppure le auto son poche questa mattina. Grande traffico non si è creato. Quindi, forte della mia previsione precedente, prevedo che andranno a Piazza San Giovanni. Mi reco là.

Stavolta ho atto cilecca. L’elicottero mi indica che son lontani. Poi mi diranno che son andati per le campagne. Addirittura sulla A 24 verso l’Aquila. E che voglion andare a L’Aquila a piedi? Ma son proprio matti.
Decido che per oggi è abbastanza. Stasera ancora assemblee e forse domani sit-in a Piazzale Clodio. Per i l processo ai loro compagni arrestati. Son ritornato verso Piramide e ritrovo un altro pezzo di corteo. La polizia è tanta e tutta in abbigliamento anti sommossa. Mi accingo a scattar foto , ma alcuni giovani mi dicono che non posso, vorrei discutere, ma le mani si avvicinano pericolosamente alla macchina fotografica, Soprassiedo. Mi limiterò solo a guardare. Si fermano presso la stazione della Metro. Penso che tenteranno di occuparla. Ma lo schieramento della polizia è imponente. Si sciolgono, si disperdono. E anch’io decido di andare a Scienza Politiche . C’è assemblea .

Oltre la Gelmini

21 dicembre, 2010 di  
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Sono in sciopero della fame da 3 giorni, e oggi cinque studenti dell’Istituto italiano di studi orientali lanciano un blog, ‘Abbiamo fame di cultura’. E insieme un appello: ‘Seguiteci, scioperate con noi’. ‘Ci rivolgiamo ad artisti, intellettuali, giornalisti- spiega la 23enne Maria, iscritta al primo Magistrale -, oltre che a tutti gli studenti e i docenti delle facolta’ italiane’. ‘E chiediamo- continua – di seguire le nostre regole, fino al 22 dicembre: solo acqua e un po’ di te’ caldo’.

(fonte)

E intanto si continua a parlare di mobilitazione contro la legge Gelmini. E chi ne parla non ha capito nulla. O fa finta di non capire per spostare l’attenzione, come quando di parla del 14 dicembre come di una giornata di violenza. Il movimento è andato oltre la legge Gelmini. Non sono più in discussione quei quattro o cinque articoli dell’estensione alla legge di macelleria sociale. Il movimento è cresciuto ed oramai, anche se la legge dovesse essere bocciata (cosa impossibile), il movimento continuerebbe a manifestare, e ora , non più come ha fatto fino a prima del 14 dicembre, “pacificamente”. Oramai è pronto anche allo scontro fisico, se la situazione lo richiederà.
Come lo fu il dopo Valle Giulia.
E non per responsabilità del movimento.

Si chiede la carcerazione preventiva, il Daspo per i manifestanti, il balzello da pagare per manifestare, l’istituzione di poliziotti volanti , nascosti , mascherati che avrebbero il compito di fare agguati e prendere i manifestanti, o presunti tali,  isolati dal resto del corteo. E queste misure faciliterebbero le manifestazioni pacifiche? Blindando ed estendendo le “zone rosse” (si parla di tutto il centro storico di Roma), che è grande quanto la città, fortificando i santuari della “democrazia” si riuscirebbe a far “rappacificare gli animi “? E prima di questo e dopo tutto questo ed ancora di più vi sarà ancora qualcuno che parlerà di un ” ma chi mi ripagherà della mia macchina bruciata?” E chi ripagherà questa generazione di un non futuro, di una vita senza speranza e senza prospettive?
E appellerà ancora “stupidi” una generazione “saltata”,  chiamerà ancora “vigliacchi” chi nelle manifestazioni si copre il volto dai passamontagna per ripararsi dai gas lacrimogeni ( che non fanno solo lacrimare) , o porta il casco per autodifesa da manganellate che piovono dal cielo , come è successo a Brescia , come è successo a Milano, e ci si è ritrovati col cranio aperto come gusci di noce?

Io penso di si, sopratutto a “sinistra” per coprire l’incapacità a leggere la realtà, per non fare i conti politici con le proprie responsabilità e colpe, per l’incapacità di dare risposte politiche.

Del Mondo che Verrà

23 agosto, 2010 di  
Archiviato in Cazzotti, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe, Strange Days

“Buongiorno. Sono le ore otto e quarant’uno minuti. Secondo le proiezioni dell’US Census Bureau, questa mattina la popolazione del pianeta ammonta a vent’uno miliardi ottocentocinquant’otto milioni novantasettemila trecentotrentanove individui. Ricordiamo ai nostri ascoltatori che oggi potranno uscire di casa e circolare soltanto i cognomi che iniziano con le lettere C,D,F. Buona giornata a tutti!”

Galbusera, scuro in volto, guardò la moglie seduta all’altro capo del tavolo:

- Quattrocentomila più di ieri, quattrocentomila meno di domani.– sospirò.

Lei allargò le braccia.

- Lo so cosa vuoi dire, – disse Galbusera, – che c’entriamo noi? Ma insomma, cazzo, se cento o duecento anni fa avessimo dato retta alla demografia, anziché all’etica, magari avremmo contravvenuto alla volontà di Dio, magari non ci sarebbero stati i soldi per pagare la pensione ai vecchi, ma almeno, adesso, potremmo uscire di casa quando ci pare … -

Lo interruppe una nenia che saliva dal giardino. Scostò la tenda, guardò giù. In mezzo al prato, all’ombra dell’unico albero superstite, una famiglia di migranti si preparava la colazione.

La donna rimestava in un paiolo appeso a un trespolo fatto con dei rami stretti in cima con un pezzo di corda. Due bambini, acculati, cagavano poco discosto dal fuoco. L’uomo, seduto con le spalle all’albero, cantava, percuotendo un piccolo bongo.

Galbusera lasciò ricadere la tenda.

- Dovrò tornare dal maresciallo.- sospirò

- Mangia qualcosa. –

- Mi andrebbe di traverso. – poi, dopo una pausa, – Credi che si chiamino Caganovic, con la ci? Capaci di chiamarsi Kaganovic con la kappa: Signur che repüblica! -

Tornò a guardare giù. Quel che restava del prato condominiale era uno spiazzo polveroso, maculato di fuochi spenti, ingombro di cartacce, di lattine, di bottiglie di plastica.

- Lo so già cosa mi dirà il maresciallo Morales: Querido, debe considerarse afortunado quiénes no entran en su casa! Fanculo! Non lo dice, ma ci gode!-

Martedì, mentre era di strada, recandosi dai carabinieri, si fermò al “Circolo degli Insubri”.

Nel vasto stanzone regnava una luce fioca. La gran parte dei soci (lettere G,H,I) stava attorno al fuoco, dal quale le ombre si partivano a raggiera per salire poi verticalmente lungo le pareti.

La caverna delle idee archetipe doveva essere così, quando Platone se l’immaginò, pensò Galbusera.

In compenso adesso faceva un freddo cane.

Gli Insubri, stretti in cerchio, sembravano fissare il fuoco con apprensione, come se quello dovesse spegnersi da un momento all’altro, tant’era fioco. Tuttavia non c’era un cane che buttasse legna sul fuoco. L’occupazione principale pareva essere quella di spingersi l’un l’altro, cercando di non darlo a vedere, per guadagnare di soppiatto la prima fila, quelli di dietro; per restarci, quelli davanti. Senza smettere un attimo di lamentarsi e di recriminare contro chi avrebbe dovuto provvedere e non aveva provveduto.

Non si capiva bene chi potesse essere.

Soprattutto non si vedeva legna in giro.

- El Comun l’ha minga fada giò la rubinia, quest’an? – domandò Galbusera, cercando di allungare le mani verso il fuoco.

- L’han fada giò sì… – borbottò quello davanti, senza spostarsi di un millimetro.

- E se n’han fa cusè?

L’han baratada cui cinès de Venegono Superiore!

- E i cinès s’han dàa in cambi?

- Han fàa l’iluminasiun del stadi!

- Uh Signur! Nüm serum minga bun?

- Serum bun una volta! Da quand che ‘l scandio e l’ittrio ghi han dumà i cinès, ciao ninèta!

- E i sindacaat s’han dì? Sciopero generale?

- Do han firmàa, vün no.(1)

- Me l’aspettavo! – impettì Galbusera, per dire che dei sindacati non ci si può fidare.

Salutò la compagnia, si rialzò il bavero, uscì in strada.

Malgrado fosse Agosto la giornata era fredda.

Le mezze stagioni erano sparite da un pezzo e ora mancavano pure quelle intere. Nevicava a ferragosto e i cocomeri si mangiavano a Natale, da quando la Corrente del Golfo aveva invertito la rotta alle Azzorre, lasciando a bocca aperta i climatologi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Che pure, quanto a predizioni catastrofiche, non s’erano mai fatti mancare nulla.

In strada il solito spettacolo.

I marciapiedi pullulavano di ragazze che parevano androidi e di androidi che parevano ragazze. Gli androidi costavano la metà, ma si rompevano subito Moltissimi i giovani in cerca di prima occupazione. Tutti col doppio GCD al collo, uno davanti, l’altro dietro, su cui scorrevano ininterrottamente i curriculum personali: laurea in Scienza della Comunicazione, in Sociologia Sperimentale Comparata, in Filologia Medioevale e Romanza, in Glottologia Afro-sannitica … master in Realtà Mediatica Polimorfica a Grottaferrata … stage di quarto livello quale aggiunto di secondo rango nello staff dell’onorevole Cazzolopone …

Mancavano gli idraulici. Nessuno sapeva riparare un rubinetto, nessuno sapeva costruirlo. Da quando gli esperti avevano stabilito che l’epoca industriale cedesse il passo al terziario avanzato, i rubinetti si facevano solamente in Cina. Un fatto altamente positivo, un’opportunità, avevano spiegato gli esperti a destra e a manca. Purtroppo s’erano sbagliati.

Ora è facile riderci su, ma allora pareva l’uovo di Colombo, la panacea di tutti i mali.

Metti che io venga nel tuo centro estetico e mi faccia fare tre lampade, pagandoti mille renmimbi, l’equivalente di cento euro d’allora. Coi mille renmimbi tu vai dalla parrucchiera e quella ci paga la rata dell’intervento alle chiappe, che s’è dovuta fare per poter andare a una di quelle trasmissioni che vede tutto il pianeta e dunque ti fanno sentire qualcuno. Il chirurgo dal canto suo ci può pagare l’avvocato, che lo difende nella causa che gli ha intentato la signora Alba … In questo modo il nostro PIL è già lievitato di quattromila renmimbi. A dimostrazione che si può far girare l’economia solo rendendoci dei servizi tra di noi, senza faticare troppo. Si troverà sempre qualcuno meno evoluto che produrrà il tondino, gli aeroplani, le patate al posto nostro. Lavori che si suda solo a pensarci. Gli daremo in cambio bozzetti, reggipetti, pagherò, voucher, Bot, Boc, cds. La finanza creativa servirà pure a qualcosa. Questa era la tesi.

Come si poteva pensare che quelli del tondino sarebbero stati così cafoni e ingrati da rifiutarsi di barattare un rubinetto con un CCT?

- È esattamente ciò che successe.- si disse Galbusera.

Era fermo a un crocicchio.

Una piccola folla seguiva col naso per aria le immagini sullo schermo che attraversava la strada, da un lato all’altro, sopra il semaforo.

Il novantasettesimo tentativo cinese di teletrasporto su Proxima Centauri era fallito, così come tutti quelli che l’avevano preceduto.

Altri tremilasettecento volontari italiani spariti nel nulla. Questa volta, tuttavia, lasciando dietro di sé una debolissima traccia di fumo.

Un passo avanti, secondo la scuola di pensiero che si rifaceva alla relatività generale. Un passo indietro, secondo i seguaci della fisica quantistica. Un atto dovuto secondo gli epigoni di Elon Lindenstrauss, medaglia Fields nel lontano 2010, propugnatore della teoria ergodica secondo cui tutto ciò che può accadere prima o poi accade.

Mentre secondo l’eminente sinologo Bordeson de Soto, si trattava di un evidente tentativo politico per screditare la presidenza dell’Illuminato. I politici di sinistra, sia pure con molti eleganti distinguo, erano d’accordo. Contrari quelli di destra. Possibilista l’UDC.

Quanto alle loro eminenze, i cardinali di Roma, secondo costoro a non rispettare la volontà di Dio, i cinesi sono atei confessi, non poteva finire altrimenti.

Non ci sono prove, ma qualcuno giura d’aver sentito Galbusera mormorare:

Uh Signur, se gh’avessen dà a trà a la demografia!(2)


Note
  1. Il Comune non l’ha tagliata la robinia, quest’anno?
    - Certo che l’hanno tagliata…
    - E cosa ne hanno fatto?
    - L’hanno barattata coi cinesi di Venegono Superiore!
    - E i cinesi cos’hanno dato in cambio?
    - Hanno fatto l’illuminazione dello stadio!
    - Uh Signore! Noi non eravamo capaci?
    - Eravamo capaci una volta! Da quando lo scandio e l’ittrio li hanno solamente i cinesi, ti saluto ninetta!
    - E i sindacati cos’hanno detto? Sciopero generale?
    - Due hanno firmato, uno no. []
  2. Oh Signore, se avessero dato retto alla demografia! []
Fine delle Note

Non lo Fo’ per Piacer Mio…

Qualche giorno fa,  gli addetti al mondo dello spettacolo hanno manifestato in piazza Navona, contro i tagli del ministro Bondi, povera anima.

C’erano, tra gli altri, Nanni Moretti, Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Moni Ovadia e Giuliano Montaldo, persona al di sopra di ogni sospetto. Non che gli altri non lo siano, ma Giuliano, oltre all’amore per la Cultura, ha dalla sua anche la venerabile età.

Naturalmente non lo facevano per sé, ma per la Cultura.

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Ci Scippano lo Sciopero?

7 novembre, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

I fatti di questi ultimi giorni, le manifestazioni oceaniche, organizzate e spontanee, ampiamente condivise da tanti strati della popolazione vengono ampiamente coperti e minimizzati, sembra quasi che i media se ne stiano dimenticando, ma già si pensa alle contromosse: si pensa alla riforma dello sciopero, che dovrebbe diventare virtuale, non sentono quello reale figuriamoci quello virtuale, poi vogliono ridurre i pochi decisi a non restare virtuali ad andare a manifestare tra le campagne, lontano dai ministeri e dai media, così non esistono e, infine, chi non si piegasse manco allo sciopero scampagnata, denunce a volontà.

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Il Quadro

24 ottobre, 2008 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Oggi voglio dipingervi un quadro. Non vi piacerà. A me non è piaciuto quando ne ho messo insieme tutti i colori. Sono colori cupi.

Cominciamo dai dettagli locali, gli stessi che ho messo insieme per arrivare a quelli globali e quindi all’idea che sto per esporre.

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Non Lasciamoci Trasportare

tanica_benzina.jpgAnche questa è passata. L’ennesima protesta dei camionisti è archiviata; restano i danni, i disagi, le polemiche e qualche strascico giudiziario che però, temo, non approderà a nulla. Inutile sorprendersi o indignarsi per una situazione che non ha nulla di nuovo: non sono nuove le motivazioni della protesta, non è nuovo il metodo applicato e non sono nuove le conclusioni. Tutto come al solito, che quasi non vale neanche la pena parlarne. Ne parliamo invece perché, prescindendo dal fatto specifico, è l’ennesimo segnale di una politica, di un sistema economico e di una società che non funzionano.

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Il Bestione e la Carota

carota1.jpgParliamoci chiaro: i camionisti hanno quel modo di fare un po’, come dire, da camionisti. Io una volta ho conosciuto un autotrasportatore che tra una transumanza di suini e l’altra faceva il gran ciambellano in una casa reale che però, a sentire lui, non differiva da un trogolo se non per l’odore. Si tratta comunque di un caso limite e non vorrei deerotizzare l’immaginario femminile che vede nella sindrome del camionista, il recondito desiderio di essere posseduta bilicamente da un omone sgarbato e peligio. Ora parliamoci ancora più chiaro: i camionisti hanno diritto di scioperare (cioè astenersi dal lavoro) indipendentemente da chi ci sia al governo e in considerazione del fatto che la loro situazione sia davvero esasperata e che non manifestino da quasi dieci anni? Se sì, proseguite a leggere altrimenti cliccate qui.

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