Il dato (in)comprensibile
3 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Informazione, Meccanica delle Cose
L’economia è fatta di leggi fisse: vi sono teoremi, corollari e lemmi che ne governano l’andamento e che rendono i trend di mercato prevedibili a lungo termine. Questa materia è molto più simile a una scienza che a una dottrina. Molto vicina al metodo della meteorologia, se vogliamo, che utilizza la fisica per elaborare simulazioni aventi un ottimo margine di approssimazione.
Tra queste leggi si possono inserire, in determinati momenti, alcune variabili che hanno il potere di turbare le sinusoidi per frazioni di tempo. Variabili che tutto sommato si riducono a due sole eventualità: la mancata o parziale immissione sul mercato di informazioni e il verificarsi di eventi naturali. Le prime sono guidate dall’uomo per fini ben determinati; le seconde no, di conseguenza non sono quasi mai prevedibili.
In questo contesto semiperfetto, dove l’assenza di eventi imponderabili e la presenza delle informazioni fondamentali dovrebbe consentire una determinazione piuttosto accurata dei numeri, ci sono dati che parlano da sè e che sono tristemente preoccupanti, per quanto possano apparire strani.
Posto un’immagine orribile. Agli occhi di un economista sta come l’immagine delle vivisezioni a quelli di un animalista.
Todos Indignados
23 maggio, 2011 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest, Oltre il Confine
Secondo l’Asian Development Bank nel 2050 il Pil asiatico raggiungerà la cifra di 148 trilioni di dollari, pari al 51% del prodotto planetario, in Asia si concentrerà la metà del commercio e degli investimenti globali. Sempre quell’anno il Pil pro-capite sarà di 38.600 dollari, duemila in più della media del resto del mondo. Entro la metà di questo secolo circa tre miliardi di asiatici godranno di un tenore di vita più alto. (1)
E per l’immediato? Per il 2015 si prevede che il costo del lavoro in Cina sarà pari al 17% di quello negli Stati Uniti: nel 2000 era del 2%. Le conseguenze saranno un incremento dei consumi interni e un decremento della quota di produzione destinata all’export, che produrranno a loro volta un’impennata dei prezzi delle merci sui mercati internazionali, che porterà inflazione laddove non sarà compensata da un corrispondente aumento di produttività.
Già oggi alcune multinazionali prevedono di spostare la propria produzione dalla Cina nei paesi limitrofi. Addirittura un ritorno negli USA, per i quali sono previsti un robusto incremento della produttività e una significativa svalutazione del dollaro rispetto allo yuan.
Per l’Europa nessuno prevede aumenti di produttività significativi, salvo che per la Germania. Dunque i capitali continueranno ad andarsene dalla maggior parte dei paesi d’Europa, con l’effetto di ridurre ulteriormente i posti di lavoro.
La cosa non piacerà ai lavoratori, che protesteranno.
Note
- [↩]
Buscar el Levante por el Poniente
31 marzo, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane, latest, Oltre le Righe
Si dice che l’offerta della televisione sia determinata dalla domanda: la gente vuole il “Il grande fratello”.
Si dice che la qualità della classe politica sia quella che è perché la gente preferisce sentirsi dire: “Tranquilla, ghe pensi mi”.
Si dice che si pagano troppe tasse perché la gente appena può le evade, o le elude.
Perfino le cartacce per terra pare che le butti la gente.
Dunque non dovrebbe essere difficile incontrarla e metterla con le spalle al muro. Invece, se chiedi in giro, allargano le braccia e ti rispondono: non guardare me.
Loro, se potessero, l’ammazzerebbero la gente.
Loro lo sapevano fin dall’inizio che le bombe le mettono i servizi segreti.
Pellegrino dell’Assoluto
29 gennaio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere
Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.
Carissimo Comandante Nebbia,
mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.
Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.
Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…
Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.
Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.
Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.
Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.
Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.
La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.
I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.
Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.
Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.
Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.
Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.
Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.
Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.
Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.
Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.
Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…
Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.
Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di
Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.
Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.
Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.
S’abbia i miei più affettuosi saluti
grp
P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da .
Non Spingete quel Pulsante.
26 dicembre, 2010 di ob1kenobi
Archiviato in Border Zone
“Il dubbio è una porta aperta dove chiunque è ben accolto, la certezza è una porta chiusa di cui solo il padrone ha la chiave”
Premessa : quando nel seguito mi riferisco all’”io” intendo come persona generica e non me specificamente. Non ho nessuna qualificazione per parlare di queste cose, tranne il fatto di averci meditato e continuare a farlo da un tempo incredibilmente lungo.
Vorrei cominciare questo discorso descrivendo la scena di un esperimento mentale caro al buon vecchio Albert Einstein.
Consideriamo una tavolo con su una indefinita apparecchiatura munita di un bottone rosso. Consideriamo che due persone eseguono l’esperimento : io e una generica altra persona.
Facciamo l’ipotesi che la macchina collegata al pulsante rosso provochi la morte immediata di chi la aziona.
Cominciamo l’esperimento dalla persona generica che si siede al tavolo preme il pulsante e muore.
Una Tranquilla Giornata di Protesta
23 dicembre, 2010 di Zag c
Archiviato in Cronache Italiane
Parto presto, ma arrivo tardi. La pioggerellina è fitta, insistente maledettamente fastidiosa. Ma non dovevamo vederci qui? Alla Piramide?
Niente di niente. Nessun studente . Mi avvicino ad una postazione TV. La presentatrice, tutta bella, linda, truccata col suo cappellino multicolore e il “gelato” stretto nella mano destra. E la
manifestazione? Chiedo. La stiamo aspettando anche noi. ma qui oltre al freddo non c’è nessuno. Mi ha detto un collega che sono a Piazzale Moro.
E vorrà dire che andrò alla Sapienza. Infatti l’assembramento è qui. Nessuna tuta nera, pochi caschi, ma i botti ci sono. Parte il corteo, e la polizia è discreta, nessun travestimento antisommossa, pacifici e tranquilli anche loro. Le assemblee hanno deciso di lasciar nel loro fango i palazzi del potere ed i loro abitanti. Loro consegneranno pacchi dono. Uno è consegnato all’Umberto primo, simbolo della Sanità pubblica.
Un altro lo consegnano alla Camusso. Una delegazione sale , chiedono di allargare la protesta anche al mondo del lavoro, chiedono lo sciopero generale. Ma non ricevono risposta. Il silenzio arriva anche dalla CGIL, l’opposizione sociale ha chiesto passo, come quella politica, d’altronde. Decido di precedere il corteo con lo scooter. Prevedo un lungo itinerario. Il percorso però non è predefinito. La fantasia è al potere.
Chiedo al vigile, ma dove passerà il corteo? Ma forse andranno verso Porta Maggiore, o forse saliranno su per la Tangenziale. Tiro la monetina e decido per Porta Maggiore. Aspetto. Dall’alto l’elicottero della polizia mi indica, a grandi linee che forse ci ho azzeccato. La classe non è acqua, ah ragà!! Arrivano e sono aumentati. Mi dicono che un pezzo , quello degli studenti medi si è distaccatro ed è andato al Ministero della Pubblica istruzione, a Trastevere. Sfilano tranquilli, passano il sottopassaggio e al chiuso i botti dei petardi si fa assordante. Ma sono colorati, e non fanno sconti. Chiedono lo sciopero generale, ormai la Gelmini non gli basta più. Vogliono allargare il fronte della protesta costruire una nuova stagione politica e culturale.
Fare fronte Unito con tutti i precari, con tutti i lavoratori. I vigili sono impazziti, precedono il corteo e a sensazione prevedono quale direzione prendera per poter in anticipo dirottare il traffico. E o sono organizzati bene, oppure le auto son poche questa mattina. Grande traffico non si è creato. Quindi, forte della mia previsione precedente, prevedo che andranno a Piazza San Giovanni. Mi reco là.
Stavolta ho atto cilecca. L’elicottero mi indica che son lontani. Poi mi diranno che son andati per le campagne. Addirittura sulla A 24 verso l’Aquila. E che voglion andare a L’Aquila a piedi? Ma son proprio matti.
Decido che per oggi è abbastanza. Stasera ancora assemblee e forse domani sit-in a Piazzale Clodio. Per i l processo ai loro compagni arrestati. Son ritornato verso Piramide e ritrovo un altro pezzo di corteo. La polizia è tanta e tutta in abbigliamento anti sommossa. Mi accingo a scattar foto , ma alcuni giovani mi dicono che non posso, vorrei discutere, ma le mani si avvicinano pericolosamente alla macchina fotografica, Soprassiedo. Mi limiterò solo a guardare. Si fermano presso la stazione della Metro. Penso che tenteranno di occuparla. Ma lo schieramento della polizia è imponente. Si sciolgono, si disperdono. E anch’io decido di andare a Scienza Politiche . C’è assemblea .
Lo Squallore del Chiavare
2 novembre, 2010 di dellefragilicose
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Attenzione. Contenuti scabrosi. Se il linguaggio esplicito e la terminologia volgare ti offendono, non leggere. .
Ci sono poche cose certe nella vita. Pi greco, la gravità, la morte, l’intima relazione tra massa e energia, l’irreversibilità delle trasformazioni che implicano dissipazione di lavoro in calore, lo squallore del chiavare(1).
Chiavare. Non vuol dire fare l’amore, che presuppone che dall’altra parte ci sia una per la quale provi almeno affetto, stima, simpatia, attrazione intellettuale oltre che fisica. Non vuol dire fare sesso che richiederebbe una partner che si diverte insieme a te. Non è fottere o scopare, verbi plurivalenti e svalutati da diciassettenne sfigato o rappresentante di Folletto. Chiavare, almeno dal punto di vista maschile, si esplicita fisicamente nell’infilare il cazzo(2) in una bambola vivente di carne, anche se, per alcuni, l’ultima condizione non è strettamente necessaria.
Mi rendo conto che il linguaggio della scienza è duro, apparentemente offensivo, ma siamo qui a raccontare ciò che ci circonda, mica a pettinar le bambole. Per rappresentare un fenomeno occorrono termini precisi, accurati. La realtà prescinde dallo strumento utilizzato per descriverla. Per questo bisogna abbandonare ogni remora e dire le cose come stanno. Niente giri di parole. C’è chi fa l’amore, chi fa sesso, chi fotte, chi scopa e chi chiava. Punto.

Tornando all’incipit di questo breve intervento(3), se uno vuole abbandonare un attimo la scienza per fare una considerazione personale, chiavare è squallido, nel senso che si riduce ad una questione di attrito che culmina, presa la pilloletta giusta, in una manifestazione nella quale è apprezzabile un’applicazione del principio di azione e reazione in un’implementazione collegata alla dinamica dei fluidi.
Però, che chiavare è squallido, conviene dirlo tra noi, sotto voce. Infatti, nella concezione manichea di certe persone, se uno non chiava, ma si limita a far l’amore oppure si astiene nell’attesa di una cosa speciale che comprometta un po’ anche il cuore e il cervello oltre che il cazzo, o un invidioso, come dice una che di certi cazzi se ne intende e che non posso linkare perché è sottosegretario e incazzosa. Ovviamente essere un gay non è un offesa, perché quando uno fa l’amore e non chiava il sesso del partner non conta. Però, se uno non è gay, non è scientifico essere definito tale solo perché non chiava. Invece, a passare per invidioso non ci sto proprio che è una cosa meschina, prima che sgradevole.
Insomma, alla fine il ragionamento si è un po’ complicato e la mente vacilla anche perché chi scrive è consapevole che l”Meglio le belle ragazze che essere gay” è convinzione ampiamente condivisa dalla maggior parte dei maschi del suo paese. Il che, per la proprietà transitiva, porterebbe a concludere che la maggior parte dei maschi italiani non fa l’amore, non fa sesso, non fotte, non scopa, ma chiava.
L’ultima affermazione è troppo assoluta per essere vera. In natura l’assoluto è merce rarissima ed in una piovosa giornata d’autunno, circondato dalla nebbia, ad anni luce da casa mia, sono troppo triste per crederci. Io, comunque, non penso di aver mai chiavato, almeno spero. E se qualcuno da questo deduce che sono ricchione(4), sono problemi suoi, non miei. Anzi, mi fa pure piacere.
Note
- etimo interessante che in origine indicava l’azione dell’infilare la chiave nella toppa o di inchiodare. Se ne ricordi il drammatico utilizzo fatto dal sommo poeta nel canto XXXII dell’inferno: e io senti’ chiavar l’uscio di sotto [↩]
- termine colloquiale con il quale si indica, tra l’altro, il membro maschile. L’etimo deriverebbe da estensione metaforica dell’uso di un termine mestolo, derivato dal latino cattia [↩]
- in gran parte ispirato da una disperata suzione di acquavite di malto [↩]
- gay, omosessuale nella vulgata dell’estensore di questo poco sobrio contributo. Etimo incerto. [↩]
Quali Valori?
30 agosto, 2010 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
Il governo francese ha deciso in questi giorni un piano di espulsioni e di rimpatri riguardante le comunità rom illegali. Secondo il ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, entro agosto saranno rimpatriati forzatamente 850 rom.
Sulla questione è intervenuto Benedetto XVI, sostenendo, in francese ove vi fossero dubbi sul destinatario, che:
« … tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. È questo anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane, seguendo Gesù venuto a riunire gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua», invitando i francesi a «educare i giovani alla fraternità universale».
Del Mondo che Verrà
23 agosto, 2010 di fma
Archiviato in Cazzotti, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe, Strange Days
“Buongiorno. Sono le ore otto e quarant’uno minuti. Secondo le proiezioni dell’US Census Bureau, questa mattina la popolazione del pianeta ammonta a vent’uno miliardi ottocentocinquant’otto milioni novantasettemila trecentotrentanove individui. Ricordiamo ai nostri ascoltatori che oggi potranno uscire di casa e circolare soltanto i cognomi che iniziano con le lettere C,D,F. Buona giornata a tutti!”
Galbusera, scuro in volto, guardò la moglie seduta all’altro capo del tavolo:
- Quattrocentomila più di ieri, quattrocentomila meno di domani.– sospirò.
Lei allargò le braccia.
- Lo so cosa vuoi dire, – disse Galbusera, – che c’entriamo noi? Ma insomma, cazzo, se cento o duecento anni fa avessimo dato retta alla demografia, anziché all’etica, magari avremmo contravvenuto alla volontà di Dio, magari non ci sarebbero stati i soldi per pagare la pensione ai vecchi, ma almeno, adesso, potremmo uscire di casa quando ci pare … -
Lo interruppe una nenia che saliva dal giardino. Scostò la tenda, guardò giù. In mezzo al prato, all’ombra dell’unico albero superstite, una famiglia di migranti si preparava la colazione.
La donna rimestava in un paiolo appeso a un trespolo fatto con dei rami stretti in cima con un pezzo di corda. Due bambini, acculati, cagavano poco discosto dal fuoco. L’uomo, seduto con le spalle all’albero, cantava, percuotendo un piccolo bongo.
Galbusera lasciò ricadere la tenda.
- Dovrò tornare dal maresciallo.- sospirò
- Mangia qualcosa. –
- Mi andrebbe di traverso. – poi, dopo una pausa, – Credi che si chiamino Caganovic, con la ci? Capaci di chiamarsi Kaganovic con la kappa: Signur che repüblica! -
Tornò a guardare giù. Quel che restava del prato condominiale era uno spiazzo polveroso, maculato di fuochi spenti, ingombro di cartacce, di lattine, di bottiglie di plastica.
- Lo so già cosa mi dirà il maresciallo Morales: Querido, debe considerarse afortunado quiénes no entran en su casa! Fanculo! Non lo dice, ma ci gode!-
Martedì, mentre era di strada, recandosi dai carabinieri, si fermò al “Circolo degli Insubri”.
Nel vasto stanzone regnava una luce fioca. La gran parte dei soci (lettere G,H,I) stava attorno al fuoco, dal quale le ombre si partivano a raggiera per salire poi verticalmente lungo le pareti.
La caverna delle idee archetipe doveva essere così, quando Platone se l’immaginò, pensò Galbusera.
In compenso adesso faceva un freddo cane.
Gli Insubri, stretti in cerchio, sembravano fissare il fuoco con apprensione, come se quello dovesse spegnersi da un momento all’altro, tant’era fioco. Tuttavia non c’era un cane che buttasse legna sul fuoco. L’occupazione principale pareva essere quella di spingersi l’un l’altro, cercando di non darlo a vedere, per guadagnare di soppiatto la prima fila, quelli di dietro; per restarci, quelli davanti. Senza smettere un attimo di lamentarsi e di recriminare contro chi avrebbe dovuto provvedere e non aveva provveduto.
Non si capiva bene chi potesse essere.
Soprattutto non si vedeva legna in giro.
- El Comun l’ha minga fada giò la rubinia, quest’an? – domandò Galbusera, cercando di allungare le mani verso il fuoco.
- L’han fada giò sì… – borbottò quello davanti, senza spostarsi di un millimetro.
- E se n’han fa cusè?
– L’han baratada cui cinès de Venegono Superiore!
- E i cinès s’han dàa in cambi?
- Han fàa l’iluminasiun del stadi!
- Uh Signur! Nüm serum minga bun?
- Serum bun una volta! Da quand che ‘l scandio e l’ittrio ghi han dumà i cinès, ciao ninèta!
- E i sindacaat s’han dì? Sciopero generale?
- Do han firmàa, vün no.(1)
- Me l’aspettavo! – impettì Galbusera, per dire che dei sindacati non ci si può fidare.
Salutò la compagnia, si rialzò il bavero, uscì in strada.
Malgrado fosse Agosto la giornata era fredda.
Le mezze stagioni erano sparite da un pezzo e ora mancavano pure quelle intere. Nevicava a ferragosto e i cocomeri si mangiavano a Natale, da quando la Corrente del Golfo aveva invertito la rotta alle Azzorre, lasciando a bocca aperta i climatologi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Che pure, quanto a predizioni catastrofiche, non s’erano mai fatti mancare nulla.
In strada il solito spettacolo.
I marciapiedi pullulavano di ragazze che parevano androidi e di androidi che parevano ragazze. Gli androidi costavano la metà, ma si rompevano subito Moltissimi i giovani in cerca di prima occupazione. Tutti col doppio GCD al collo, uno davanti, l’altro dietro, su cui scorrevano ininterrottamente i curriculum personali: laurea in Scienza della Comunicazione, in Sociologia Sperimentale Comparata, in Filologia Medioevale e Romanza, in Glottologia Afro-sannitica … master in Realtà Mediatica Polimorfica a Grottaferrata … stage di quarto livello quale aggiunto di secondo rango nello staff dell’onorevole Cazzolopone …
Mancavano gli idraulici. Nessuno sapeva riparare un rubinetto, nessuno sapeva costruirlo. Da quando gli esperti avevano stabilito che l’epoca industriale cedesse il passo al terziario avanzato, i rubinetti si facevano solamente in Cina. Un fatto altamente positivo, un’opportunità, avevano spiegato gli esperti a destra e a manca. Purtroppo s’erano sbagliati.
Ora è facile riderci su, ma allora pareva l’uovo di Colombo, la panacea di tutti i mali.
Metti che io venga nel tuo centro estetico e mi faccia fare tre lampade, pagandoti mille renmimbi, l’equivalente di cento euro d’allora. Coi mille renmimbi tu vai dalla parrucchiera e quella ci paga la rata dell’intervento alle chiappe, che s’è dovuta fare per poter andare a una di quelle trasmissioni che vede tutto il pianeta e dunque ti fanno sentire qualcuno. Il chirurgo dal canto suo ci può pagare l’avvocato, che lo difende nella causa che gli ha intentato la signora Alba … In questo modo il nostro PIL è già lievitato di quattromila renmimbi. A dimostrazione che si può far girare l’economia solo rendendoci dei servizi tra di noi, senza faticare troppo. Si troverà sempre qualcuno meno evoluto che produrrà il tondino, gli aeroplani, le patate al posto nostro. Lavori che si suda solo a pensarci. Gli daremo in cambio bozzetti, reggipetti, pagherò, voucher, Bot, Boc, cds. La finanza creativa servirà pure a qualcosa. Questa era la tesi.
Come si poteva pensare che quelli del tondino sarebbero stati così cafoni e ingrati da rifiutarsi di barattare un rubinetto con un CCT?
- È esattamente ciò che successe.- si disse Galbusera.
Era fermo a un crocicchio.
Una piccola folla seguiva col naso per aria le immagini sullo schermo che attraversava la strada, da un lato all’altro, sopra il semaforo.
Il novantasettesimo tentativo cinese di teletrasporto su Proxima Centauri era fallito, così come tutti quelli che l’avevano preceduto.
Altri tremilasettecento volontari italiani spariti nel nulla. Questa volta, tuttavia, lasciando dietro di sé una debolissima traccia di fumo.
Un passo avanti, secondo la scuola di pensiero che si rifaceva alla relatività generale. Un passo indietro, secondo i seguaci della fisica quantistica. Un atto dovuto secondo gli epigoni di Elon Lindenstrauss, medaglia Fields nel lontano 2010, propugnatore della teoria ergodica secondo cui tutto ciò che può accadere prima o poi accade.
Mentre secondo l’eminente sinologo Bordeson de Soto, si trattava di un evidente tentativo politico per screditare la presidenza dell’Illuminato. I politici di sinistra, sia pure con molti eleganti distinguo, erano d’accordo. Contrari quelli di destra. Possibilista l’UDC.
Quanto alle loro eminenze, i cardinali di Roma, secondo costoro a non rispettare la volontà di Dio, i cinesi sono atei confessi, non poteva finire altrimenti.
Non ci sono prove, ma qualcuno giura d’aver sentito Galbusera mormorare:
Uh Signur, se gh’avessen dà a trà a la demografia!(2)
Note
- Il Comune non l’ha tagliata la robinia, quest’anno?
- Certo che l’hanno tagliata…
- E cosa ne hanno fatto?
- L’hanno barattata coi cinesi di Venegono Superiore!
- E i cinesi cos’hanno dato in cambio?
- Hanno fatto l’illuminazione dello stadio!
- Uh Signore! Noi non eravamo capaci?
- Eravamo capaci una volta! Da quando lo scandio e l’ittrio li hanno solamente i cinesi, ti saluto ninetta!
- E i sindacati cos’hanno detto? Sciopero generale?
- Due hanno firmato, uno no. [↩] - Oh Signore, se avessero dato retto alla demografia! [↩]
Synthia: Apologia della Creazione Sintetica
21 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest
In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione.
Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente.
In realtà, il bisogno fisiologico di collocare Dio in uno schema funzionale è anche giustificato dalla semplice considerazione che se Dio non serve a nulla o se il suo fine è del tutto estraneo al nostro, allora il fatto che esista o meno diventa una questione ininfluente.
La Politica e il Flogisto
12 ottobre, 2009 di fma
Archiviato in Il Bello della Politica, latest
Esistono ipotesi seducenti, generate dal bisogno di spiegare in modo semplice fenomeni complessi, che passando di mano in mano, confortate dal consenso generale, assurgono a verità apodittiche, spendibili senza bisogno di ulteriori verifiche.
Ma non per questo corrispondono al vero.
Prima di Lavoisier era comunemente accettata l’idea alchemica che la materia fosse governata da tre principi: il mercurio (che rende le cose liquide), il sale (che le rende solide) e lo zolfo (che le fa bruciare).
Una Questione di Metodo
2 aprile, 2009 di fma
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose
Se quand’ero giovane mi avessero chiesto di indicare in ordine d’importanza i motori delle vicende umane credo che al primo posto ci avrei messo la storia. E anche al secondo, al terzo e al quarto. Mentre ora partirei dal caso, parendomi primario il suo ruolo, considerato che i protagonisti della storia avrebbero potuto anche non essere, solo che i loro ascendenti quella sera se ne fossero usciti per una pizza anziché restarsene in casa a fornicare.
Risparmiando al popolo della sinistra, nel caso del signor B., un sacco di fastidi e di veline.
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Come Sopravvivere all’Olocausto e Raccontarlo agli Amici. Parte seconda: Apocatastasi
15 ottobre, 2008 di Neottolemo
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Se con tutto quello che è successo fin ora, ormai si potrebbe archiviare la catastrofe planetaria come improbabile e repentina conseguenza dell’operato umano c’è ancora un’importante vicenda che merita menzione. E’ questa, se volete, la madre di tutte le distruzioni, che tra i più avvezzi al mistero è conosciuta come TM .
La profezia del 2012TM è rubata ai Maya che attraverso un ® delinearono degli intervalli di tempo che loro definirono cicli. Secondo questo computo®, la FUFFA (Federazione Unitaria dei Futurologi e Fisici Amatoriali) ha creato la profezia del 2012 e relativa mitologiaTM . Vedendo nello specifico si possono distinguere delle fasi.

Se Solleva il Mondo, la Leva E’ Vera
27 settembre, 2008 di zippole
Archiviato in Border Zone
Ho letto questo articolo di Mattions in risposta a Cruman sulla Verità. Ambedue prendono in considerazione il termine nel suo significato di oggettività, obbiettivo della ragione, per interpretarne l’uso in ambito di Fede. Ora vorrei tentare di arricchire il tema introducendone un altro significato che in maniera ingarbugliata si trova nella mia testa, e mi parla, parla, parla…

Come Sopravvivere all’Olocausto e Raccontarlo agli Amici. Parte prima: -4
17 settembre, 2008 di Neottolemo
Archiviato in Border Zone
Dal momento che il 10 settembre 2008 ho visto come sono andate le cose, ho deciso di anticipare la stampa di ben quattro anni e una manciata di mesi: la prossima fine del mondo ci sarà nel 2012. Precisamente il 21 dicembre 2012. Sull’ora precisa si sta informando chi di dovere. Io spero che sia verso le quindici, che a quell’ora mi prende sonno e non ho mai niente da fare.
Badate che quella del 2012 non sarà una fine del mondo come quella del 10 settembre. Ci sono delle differenze sostanziali che non vanno prese sotto gamba e vedo di elencarle partendo dalla fine del mondo più recente, quella del 2008 insomma.

Buchi Neri Bollenti
9 settembre, 2008 di Lameduck
Archiviato in Bacio della Buonanotte, Late Night Show
Lo so, siete arrivati qui attirati dal titolo da film blaxploitation porno e vi siete ritrovati sull’orlo di un buco nero a sentir parlare di fisica delle particelle. A cosa ci si deve abbassare per rendere appetibile la scienza!
Del resto, un blog che si chiama l’, quando c’è da parlare di black holes, non può che inzupparci il pane alla grande con tanto di scarpetta.

Speciale Finanziaria 2008/2009: Impronte digitali, dal Mito alla Realtà
30 luglio, 2008 di pacatoegentile
Archiviato in Cronache Italiane
La biometria è la scienza che studia l’utilizzo di caratteristiche fisiche per l’identificazione di una persona.
Le impronte digitali come metodo per l’identificazione di una persona sono state a lungo studiate.
Recentemente il governo ha affermato che entro il 2010 le nostre carte d’identità conterranno le nostre impronte digitali per poter meglio identificare le persone e dare maggiore sicurezza.
Purtroppo ciò non è assolutamente vero e nel resto dell’articolo vedremo perché, prima però diamo una breve introduzione ai metodi oggi usati per l’archiviazione e il confronto delle impronte digitali

Qui sopra potete osservare una tipica impronta digitale con i nomi di diverse minuzie ossia i particolari che vengono usati per il suo riconoscimento.
