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Default Italia – Il Destino Nelle Parole

18 novembre, 2011 di  
Archiviato in Informazione, Strange Days

“La vittoria è vicina.” (…) “Sara’ una battaglia lunga e pesante ma il risultato finale sarà la vittoria. Bisogna essere pazienti: piu’ il nemico subira’ perdite, piu’ ci bombarderà. La lezione che state dando al nemico gli impedira’ di riprovarci di nuovo”.

Saddam Hussein ad Al Jazeera, 23 marzo 2003.

Saddam Hussein, Baghdad, 30 dicembre 2006.

Saddam Hussein, Baghdad, 30 dicembre 2006.

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Gl’indignati: i buoni e i cattivi

Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose e squallide tifoserie, che, per definizione, privilegiano le emozioni rispetto ai ragionamenti. Ma chi sono veramente gl’indignati? Cosa vogliono? Cosa propongono? In che si differenziano gli uni dagli altri?

Gl’indignati, buoni.

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La Democrazia del Cazzo

2 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Meccanica delle Cose

Molto bene. I greci decidono di riprendersi il pallone e su web e facebook si grida al trionfo della democrazia. Va benissimo. A questo punto, facciamo un referendum in Germania e chiediamo alla “ggente” se vogliono continuare a comprare i nostri btp del cazzo, facciamo un referendum in Francia per vedere se gli va di salvare il culo a Berlusconi, facciamo un referendum a Bergamo per chiedere se vogliono che le loro tasse vadano alle case popolari per i negri. Anzi, quest’ultimo referendum facciamo pure a Palermo, a Napoli, a Roma a Bologna e vediamo che dice la “ggente“.

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Pensioni e Maggioranza: Non fatemi vedere il tricolore, che mi viene da ridere.

24 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Da qualche secolo a questa parte, i grandi condottieri italiani hanno la capacità di liquefarsi come neve al sole appena le contingenze li mettono seriamente alla prova. Non sono passati ancora 70 anni da quando l’intera classe dirigente italiana si è letteralmente dissolta di fronte alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, mentre le strutture di stato germanica e giapponese rimanevano intatte fino all’arrivo dei russi a Berlino e anche dopo due città distrutte da un bombardamento nucleare.

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Default Italia? Non Per Tutti. I Nostri Evasori Terzi al Mondo per Consumo dei Beni di Lusso

Prendiamo atto dell’alto monito del Presidente della Repubblica il quale, considerata la gravissima contingenza, sprona il governo ad una “mobilitazione straordinaria“. Il che, in parole povere, vuol dire tempesta greca e uragano portoghese in arrivo sui cieli del Bel Paese. Libertà totale nei licenziamenti, blocco dei conti correnti, assorbimento delle tredicesime e delle quattordicesime, riduzione delle prestazioni del servizio sanitario nazionale, annichilimento dei servizi sociali, ripristino dell’ICI, patrimoniale su beni mobili e immobili, compreso prima casa, taglio orizzontale nelle sovvenzioni ai trasporti e più ore di lavoro a parità di salario. In attesa dell’inevitabile, ovviamente.

Bene, bene. Sono misure che sono nell’aria da mesi. Chi pensava che la malattia passasse da sola o con le goccine omeopatiche si prepari ai siringoni di antibiotico.  La febbre è alta e non c’è altro da fare, tant’è vero che lo spread Bund-Btp, ingiustamente trascurato a causa dei fatti di Roma e della morte di Steve Jobs è tornato a livelli pre finanziarie. In pratica un centinaio di miliardi di euro buttati nella fornace del debito. Sic Transit Gloria Mundi.

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Fascismo 2.0

Diciamolo senza ipocrisia: il fascismo che l’Italia ha vissuto tra le due guerre, quello degli anni 20 e 30, quello di Mussolini, era onesto. Non buono, non accettabile, ma onesto. Era violento, prevaricante, antidemocratico, spregevole; ma si presentava con la sua faccia, non si nascondeva, non aveva paura di farsi vedere per ciò che era, non era ipocrita. E lo si doveva accettare in maniera totale, senza eccezioni, facendo dell’obbedienza cieca una virtù.
Per chi si opponeva, o anche solo pretendeva di ragionare con la sua testa, erano cavoli amari, e tanti ci hanno anche sacrificato la propria vita. Ma erano consapevoli, perché sapevano esattamente cosa avevano di fronte.
Oggi no, oggi abbiamo la democrazia e tutto questo non esiste più; abbiamo le libertà costituzionali e possiamo tranquillamente pensare, dire e fare quello che vogliamo. Con qualche limitazione ovviamente, che l’esercizio della propria libertà richiede necessariamente il rispetto della libertà altrui. Così per esempio si può contestare il governo ma non il potere finanziario a cui il governo fa da cameriere, perché il governo si può cambiare senza problemi ma lo stesso non si può dire dei suoi manovratori.

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Chi Sono i Black Bloc?

16 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

Per alcuni sono degli infiltrati della polizia e dei carabinieri. Per altri si tratta del braccio armato del movimento “No Global”, italiani e stranieri che si tengono in contatto per poi darsi appuntamento alle manifestazioni come quelle del G8 di Genova o di ieri a Roma per “farle fallire” come scrive il Corriere.

I Black Bloc sono come gli alieni. Tutti giurano di averli visti, ci sono pure i filmati e le fotografie, ma nessuno è in grado di mostrarne uno, vivo o morto che sia.
Ma i Black Bloc sono gente come noi? Quando si togliono il casco e la sciarpa, mangiano, bevono, giocano con i bambini, hanno un gatto o sono balck Bloc anche nella vita provata? Fanno la spesa o razziano il supermercato? Prendono i soldi al Bancomat digitando il pin o lo sfasciano? Fanno l’amore col casco? E in questo caso come la mettiamo con i baci ed il sesso orale? Anzi, ma tra di loro ci sono femmine o si riproducono per scissione?

E poi, perché si chiamano Black Bloc come un cioccolato fondente amarissimo all’80% di cacao?

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Anatomia del Disastro. Default, The Day After

21 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, Leggere

Nonostante la censura, le notizie che arrivano dalla Grecia sono così allarmanti che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% (in questo momento 130%) è già fallito.  Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico.  Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.

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Circa 4 settimane prima del D-Day

La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.

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L’orrore. L’orrore

19 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Io, a questo punto, se fossi  il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.
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Lega Nord: Secessione! Mi arruolo nell’esercito Padano

18 settembre, 2011 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte, Cronache Italiane

E così la posta si è fatta così alta, il debito è cresciuto talmente tanto che Bossi, leader mai così discusso dello spettro polveroso di quella che è stata la Lega Nord, ha dovuto rispolverare un vecchio atout, la secessione.

Poveri industrialotti bergamaschi, povere vecchiette timorate dei negher, poveri ex fascisti e ex comunisti delusi che pensavano di sostituire la camicia nera e quella rossa con la camicia verde di Bossi. Poveri padroncini di camion, poveri imprenditori, poveri impiegati con la sindrome razzista e la convinzione di mantenere tutta Italia con i loro 1300 euro al mese.
Dopo aver passato ore ad ascoltare principi della logica e della retorica come Calderoli, Borghezio, Renzo Bossi e, perché no, Castelli e l’Umberto stesso. Dopo essersi cibati ore e ore di radio Padania con l’Ortelli che parla dei segreti della massoneria e Sammy Varin che somiglia sempre di più a un piazzista di pentole, ecco che qualcuno apre il congelatore e gli riserve una vecchia pietanza rinsecchita senza avere nemmeno l’accortezza di passarla per il microonde e darle una riscaldatina.

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Sciopero CGIL, Camusso: questo è uno sciopero politico!

9 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani

Da wikipedia “Al di là delle definizioni, la politica in senso generale, riguardante “tutti” i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente chi fa politica attiva, ovvero opera nelle strutture deputate a determinarla, la politica è l’occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo stato o sue substrutture territoriali. In tal senso “fa politica” anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare.”
Si è svolto ieri lo sciopero della CGIL che ha visto la partecipazione, oltre agli aderenti alla CGIL, anche di iscritti alla CSL e UIL.

Una grande manifestazione contro la manovra economica che il governo sta approntando e di cui ha messo, proprio ieri, la fiducia.

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La Lega Centralista Difende l’Evasione e Attacca le Autonomie

31 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica

Fonte notizia: l’adige.it

Si sa che le regioni e province a statuto speciale hanno agevolazioni per quanto riguarda il flusso di soldi dallo stato. Si sa anche che queste regioni hanno anche maggiori competenze in termini di gestione dei servizi. Eppure, continuano a subire attacchi da parte della lega, quella lega che, a suo dire, opera a favore delle autonomie.

È di questi giorni l’affondo portato alle province di Trento e Bolzano da parte del presidente leghista della provincia di Vicenza, Attilio Schneck. L’affondo parte dai tagli agli enti locali e dall’indagine della finanza che ha scoperto una colossale evasione fiscale, in provincia di Vicenza, di 106 milioni di euro.

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Bossi: Solo il Potere

22 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

La padania è una semplice affermazione lessicale!

Fonte notizia: la repubblica.

“L’Italia finisce male”, dice Bossi in un comizio a Schio, “bisogna essere pronti per il dopo e, per noi il dopo è la padania. I popoli del nord uniti sarebbero lo stato più forte d’Europa”. E ancora, “la gente ha capito nel profondo del cuore che il progetto è passato e che l’idea di vincere insieme è partita”. E ancora, “la padania vuol dire unito e libero mentre il centro sud munge il nord”. Che l’Italia stia finendo male è sotto gli occhi del mondo. Con un corpo politico che da decenni pensa solo al suo benessere c’è poco da sperare in tempi migliori. Però, una delle cause dello sfascio dell’Italia è proprio la lega. Bossi dice “meno male che siamo partiti tanti anni fa”, si, vero, e in questi anni non ha fatto che operare, appunto, per la disgregazione dell’Italia. Quello che Bossi imputa alla crisi attuale, in realtà è da imputare al suo gruppo politico. Partendo dal federalismo, cavallo di battaglia della lega.

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L’Omeopatia per Uscire dalla Crisi Finanziaria

22 agosto, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose

Molto spesso nella storia si è scoperto che la soluzione ad un problema apparentemente complesso, era in realtà quella più ovvia e più semplice. Solo che finché si cercano soluzioni sofisticate, degne anche di grandi specialisti, è ben difficile vedere ciò che magari sta proprio davanti al naso.
Così stiamo assistendo ai patetici tentativi di governi e istituzioni di mezzo mondo per arginare la crisi, tranquillizzare i mercati, evitare il panico e, soprattutto, salvare il culo. Il proprio, ovviamente. Tentativi, appunto, patetici, perché non portano a niente: la situazione peggiora di giorno in giorno e lor signori sembrano lottare contro una diga in disfacimento armati solo con pezzetti di pongo.
E se la soluzione non fosse complicata? Se invece fosse estremamente semplice e perfino ovvia? Certo, ci vuole un cambio di prospettiva per uscire dagli schemi che, volenti o nolenti, ci siamo imposti, e soprattutto bisogna essere disinteressati per poterci riuscire. Non avendo un patrimonio da difendere, e dovendo guardare la soglia di povertà un po’ troppo da vicino, forse sono nella (fortunata?) condizione per poter guardare le cose in un altro modo.

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Libertà di licenziare il fallito e il suo fiscalista

13 agosto, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Per una volta sono d’accordo con Tremonti. Bisogna avere le mani più libere nel licenziare in questo paese. Soprattutto e, per primi, vanno licenziati il fallito ed il suo fiscalista.

Come premessa bisogna dire che il fallito ed il fiscalista di cui sopra sono solo dei volonterosi carnefici, i sonderkommando della situazione. Stanno solo eseguendo gli ordini di un’oligarchia sovranazionale con caratteristiche di associazione per delinquere di stampo mafioso e terroristico che, rifiutandosi di accettare che il capitalismo per come lo conosciamo è ormai un cadavere gonfio e puzzolente che butta fuori da tutti i buchi, assassinato da quella neoplasia maligna che si chiama neoliberismo, crede di salvare il proprio potere corrotto cancellando tutto ciò che di diritti dei lavoratori e walfare state è rimasto nei nostri paesi.

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Roma Caput Cazzii

26 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest, Oltre il Confine

Qualche giorno fa, nelle stesse ore nelle quali Francia e Germania definivano il futuro economico a medio termine dell’intera Europa, il parlamento italiano ascoltava rapito l’accorata difesa di di Papa che modulava i contenuti sull’onda dei temi più classici della sceneggiata: l’onore, i figli, o’carcere. Alla fine urla di giubilo, applausi, lacrime e abbracci. All’appello mancavano la pizza o’mandulino e gli spaghetti, assenti per motivi di servizio.

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Grillo e le elezioni a Pomezia

25 maggio, 2011 di  
Archiviato in Il Bello della Politica, latest

Pomezia è una città strana: nata da una costola dell’Agro Romano, e non Pontino, come pensano molti, è identificata quasi sempre con le immagini della fondazione e del celebre discorso del Duce. Esattamente una settimana fa su quelle espressioni e su quel mito ha giocato anche il comico Beppe Grillo, riproducendo, in un passaggio, i toni e la prossemica di Mussolini nel suo celebre discorso della fondazione di oltre 70 anni fa. A Pomezia, nonostante una vaga aura nostalgica tra i palazzi colonici dalle linee nette e di scarsa ispirazione architettonica, le elezioni comunali hanno sempre visto la vittoria alterna di sindaci di centrodestra e centrosinistra, a differenza di quanto accade nella poco distante Latina. Alla vigilia delle elezioni comunali 2011, in una città invasa da manifesti e gigantografie ( tra questi un eloquente richiamo a “lui”, Benito, fortemente voluto dal candidato Caprasecca all’insaputa, pare, della sua capolista Maricetta Tirrito e di Renata Polverini, che appoggia la lista Città Nuove), è arrivato anche Beppe Grillo. L’irruenza vocale che certamente si presta ad una degna imitazione si è però legata all’incedere dinoccolato e disordinato che lo contraddistingue, mentre presentava sul palco di Piazza indipendenza i suoi candidati per il Movimento 5 stelle.

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