Saviano e il Sermone dell’Ovvio
8 ottobre, 2011 di Comandante Nebbia
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Saviano, secondo Repubblica, è un “intellettuale”. sono proposti dal sito con la stessa frequenza e con lo stesso risalto con i quali l’Osservatore Romano ci informa delle posizioni del Papa su ogni aspetto della cronaca e della politica. Alla ricerca di qualcosa di edibile su una rete che diventa sempre più simile alla televisione, cedo alla lusinga di Saviano e dei suoi sette minuti punto zero cinque secondi di nulla.
Saviano parla a braccio e si vede. Incespica, solleva gli occhi al cielo ricordando Verdone di “Un sacco bello”, gesticola, ci dice che al Sud c’è il lavoro nero, che il lavoro nero a volte rappresenta l’eccellenza nella produzione. Vuole che la gente porti in piazza un brandello di stoffa con su scritto “voglio essere felice” perché “la felicità è un diritto”. Chissà chi glielo ha detto. Forse stanotte è venuto l’Angelo e l’ha informato in anteprima. La colpa, dice Saviano, è della politica, ma non di tutta la politica, solo di quelli che stanno al governo. Se ne deduce che gli altri, quelli che al governo ci stavano fino all’altro ieri, sono buoni. Fine delle ovvietà. Sipario.
Le Cosce e gli X Men
24 giugno, 2011 di Comandante Nebbia
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Cosce
A quanto pare cose come il debito pubblico, ritardo tecnologico, competitività, previdenza, crescita, risparmio energetico e politica estera a suon di bombe sono argomenti pallosi. La Rete, dopo l’”orgasmo democratico” dei referendum è in sonnolenza post coitale. Niente di meglio di una bella polemica .
Può piacere o non piacere, dicono. Appunto, non piace. Inutile cercare di rigirare le frittata. Un paio di gambe usate in quel modo sono offensive, punto e basta.
Chiedere scusa e ritirare i manifesti, grazie.
Scrive Caterina Soffici sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano”. A pioggia segue il consenso di tante signore su Facebook e l’appiccicosa solidarietà di numerosi maschietti che, probabilmente, sperano in questo modo di passare dalla modalità sbirciata a quella palpata.
A rischio di apparire insensibile e benaltrista, la polemica mi appare stupida, superflua e del tutto inadeguata al clima nel quale i nostri culi sono immersi nella totale inconsapevolezza della bocca che continua ad agitarsi a cazzo di cane. Poi, vorrei aggiungere una cosa per le signore, una specie di regola d’oro: diffidate dei maschi comprensivi e solidali, di quelli che, se portate una seconda per esempio, si dicono amanti della tettina a coppa di champagne o di quelli che fanno i super femministi. La loro è solo voglia di trombarvi alla prima occasione. Provare per credere (in luogo pubblico possibilmente e con una 44 magnum a portata di mano).
Ovviamente, la regola ha eccezioni. Il mio ideale di fisicità femminea, ad esempio, non prevede gli air bag.

cosce eccellenti
Figli e Figliastri
Sembra che il fulcro della lotta al malaffare italiano sia il passaggio di Miche Santoro, Fabio Fazio e San Roberto Saviano dalla RAI a La7. Alla fine, se uno ci riflettesse, capirebbe che mentre la RAI è controllata da Berlusconi, almeno per ora, La7 è proprietà di Telecomitalia, società che ha un grande debito di riconoscenza con la sinistra italiana, ed in particolar modo con D’Alema, l’oscuro promotore di un’indegna speculazione al cui confronto l’affaire Alitalia è una fesseria.
D’altra parte, questo giornalismo da “red carpet”, questa lotta anti sistema i cui covi sono occultati nelle stanze d’albergo a cinque stelle e nelle ville a picco sulle rocce della costiera Amalfitana, questa azione sediziosa alimentata a ostriche e champagne, servita da macchine blindate che sfrecciano a sirene spiegate e confortata da modelle longilinee dai fulvi capelli, è una sorta di grandefratellismo dell’informazione dove al posto della realtà si proietta un modello astratto e teorico della stessa. Saviano, Fazio, Benigni e Santoro, non sono uomini qualsiasi, sono X Men.
Gli uomini normali, quelli senza superpoteri, scrivono per 1300 euro al mese, senza scorta, con i boss di mafia, camorra e ndrangheta seduti allo stesso caffè dove fanno colazione così che per minacciarli . Ma questo è banale, noioso, demagogico e non interessa nessuno.

Santino di San Roberto Saviano
Le 10 Persone a cui Vorrei Sopravvivere
8 maggio, 2011 di Comandante Nebbia
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Invecchiare può fare bene: si è più saggi, lo spruzzo di grigio sulle tempie fa fascino, si fa di meno, ma più a lungo, si guarda con affetto alla vita che è stata e con allegra speranza per quella che resta da vivere.
Invecchiare può anche far male. Se vi sentite cinici, rancorosi, avvelenati, invidiosi, non avete avuto culo. State invecchiando male.
Ciò premesso, vorrei seguire l’esempio del mio mito personale: Roberto Saviano, l’uomo dal profilo vagamente neanderthaliano che . Per fortuna che la SIP dei tempi del monopolio non ha fatto in tempo a brevettare l’idea.
Il mio primo elenco: Le 10 persone a cui vorrei sopravvivere
Il Cachet di Benigni a Sanremo e l’Effetto Serra
19 febbraio, 2011 di Comandante Nebbia
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In Italia si fa politica ovunque tranne che in parlamento: Porta a Porta, Ballarò, Annozero, le segreterie dei partiti, le camere da letto, il palco di Sanremo. E la politica la fanno tutti, tranne che i parlamentari: i conduttori televisivi, i giornalisti, Saviano, quella meringa ammuffita di Fabio Fazio (la fenomenologia relativa è qui), le puttane tristi, Beppe Grillo, Roberto Benigni.
A questo punto, non dovrebbe scandalizzare il fatto che il cachet di Benigni a Sanremo sia stato di 250.000 euro, in fondo ha fatto un doppio lavoro. A quanto pare, oltre a far ridere, grazie a Benigni, gli taliani hanno capito che siamo in Italia, che non esiste più il Regno delle Due Sicilie, che 2011-1861=150 e che Gelmini, Calderoli e Bossi, pur di coccolare le ambizioni separatiste del geometra Brambilla di Bergamo, sono disposti a sfoderare il rigore economico messo da parte in occasione .
Ultimi Censori a Caccia D’autore
8 febbraio, 2011 di Gaspare Serra
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Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu lo possa
dire…
(Voltaire)
Autori scomodi al potere: in arrivo un indice dei libri proibiti?
Nel Veneto hanno iniziato a circolare liste di proscrizione di autori sgraditi al centrodestra, dei cui testi vari amministratori locali avrebbero chiesto la rimozione da ogni scuola e biblioteca pubblica!
Primo in lista? Ovviamente Roberto Saviano!
Un recente servizio del Tg3, infatti, ha rivelato come nella biblioteca civica del comune di Preganziol (seguita a ruota da altre Amministrazioni) Gomorra (best-seller venduto in 2 milioni di esemplari solo in Italia e tradotto in 43 lingue nel mondo) è stato ritirato dagli scaffali!
La motivazione ufficiale del bando veneto sarebbe la necessità di una presa di distanza dai cd. autori pro-Battisti, firmatari nel 2004 di un appello per la liberazione di Cesare Battisti.
Autori che, in realtà, non hanno certo inneggiato al terrorismo, limitandosi piuttosto a sollevare dubbi sulla regolarità del processo -a loro dire, sommario- a carico del terrorista rosso e ad invocare un atto di clemenza in favore dello stesso per chiudere la pagina nera degli anni di piombo senza l’ostinata ricerca di capri espiatori.
Saviano, la Dolce Euchessina
16 dicembre, 2010 di Comandante Nebbia
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Negli ultimi anni, ogni evento della storia della italiana non può definirsi tale se non viene battezzato da una “riflessione”, da un precone o da una lettera agli apostoli di Roberto Saviano.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Si verifica il fenomeno x. La Repubblica on Line allestisce lo spazio y, Saviano vi giustappone l’oggetto z, con z che assume valori nell’insieme discreto “articolo, lettera agli apostoli, riflessione, precone, raccolta di firme”.
Dopo gli incidenti di Roma, si scatena immediatamente il meccanismo testé descritto cosicché oggi chi si collega al sito repubblica.it può leggere, con moderata sorpresa, una lettera agli apostoli di Saviano: ““.
Umberto Eco da grande scrittore e emerito semiologo, in uno dei suoi innumerevoli saggi, fornisce una regola aurea per titolare un racconto, un romanzo, uno scritto qualsiasi. Secondo Eco, il titolo non deve mai anticipare il contenuto. Anzi, deve disorientare, spiazzare il lettore che si deve avvicinare allo scritto con un’idea che deve essere stravolta dalla lettura. Ecco quindi che chi si accinge a leggere “Il Nome della Rosa” come se si trattasse di un saggio di botanica, si trova catapultato in un oscuro romanzo medievale saturo di citazioni latine e greche.
Abbiamo Un Sogno: Non Aver Bisogno Di Eroi
29 novembre, 2010 di redazione
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Il è un filino troppo ottimistico, per usare un eufemismo, ma ho deciso lo stesso di unirmi ai 4035 aderenti, tra cui Dario e Jacopo Fo, Salvatore Borsellino e Serge Latouche, perché solo dei visionari hanno la possibilità per quanto improbabile di trovarsi pronti a dare le carte quando il banco è saltato, a salire in cassetta quando gli indiani hanno accoppato il cocchiere, a vincere le elezioni partendo da zero quando un’intera classe politica va a gambe all’aria. Né più né meno quello che ha fatto il visionario Berlusconi 17 anni fa, se ci pensate. Solo una visione, infatti, può rimpiazzare una visione, tanto è vero che fu con la visione dell’Europa Unita, antitetica (e pur “minore”) rispetto al berlusconismo, che Prodi vinse due elezioni, sia pure con maggioranze troppo deboli per poter governare, mentre ciò che manca alla sinistra da troppo tempo è proprio una narrazione sociopolitica da sostituire al non più utilizzabile socialismo reale. Ed è proprio quella che può fornire il progetto dal nome : è molto meno utopico della sua etichetta, e questa è una delle cose che si capiscono leggendo .
Io però tra tutti i messaggi che l’appello passa voglio soffermarmi su uno in particolare, perché mi dà l’opportunità di spiegare una cosa che mi ronza in testa da un po’. Il passaggio è “la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori“, la cosa che mi ronza in testa è “perché non riesco a farmi piacere Roberto Saviano?“. Nossignori, non ho letto Gomorra, e non sono andato a vedere il film di Garrone, regista cui pure avevo dato malriposta fiducia andando a vedere L’imbalsamatore e Primo amore, manieristici lenti e compiaciuti, prima di decidere che non mi piace. Prima però mi limitavo a rubricare la mia antipatia per il giovane fortunato scrittore partenopeo in tre diversi scontati capitoli: invidia per il successo anche economico, solita tendenza innata di noi sinistrorsi a dividerci e distinguerci anziché come i destrorsi fare fronte comune contro il nemico, contraddizione insanabile dello scrivere contro la camorra per un editore che – per restare ai fatti dimostrati giudizialmente – avendo bisogno di protezione anziché rivolgersi alle forze dell’ordine si metteva dentro casa per anni un boss mafioso.

Delle tre questioni, l’unica fondata obiettivamente, e quindi l’unica confessabile pubblicamente, era l’ultima. Cui però si aggiunge adesso l’altrettanto obiettivo fatto di co-condurre una trasmissione in tv, senza peraltro esserne capace (quindi per il solo fatto di essere personaggio, dunque all’interno della sintassi televisiva berlusconiana), prodotta da una società controllata dallo stesso editore di cui sopra. I miei amici di sinistra, di fronte a queste mie rimostranze (lo ammetto: condite anche da un’annosa antipatia anche per Fabiofazio) mi rispondono con una serie di obiezioni tutte riassumibili più o meno così: “eh ma oggi giorno se non fai così non lavori, se non sei dentro certi giri non lavori, e allora sono meglio gli oltranzisti integralisti ostracizzati che non riusciamo a vedere, o questi che grazie alla loro duttilità riescono a lavorare e allora si fanno vedere e sentire e mi fanno vedere finalmente in tivvù qualcosa di diverso, dalla Litizzetto ad Albanese a Paolo Rossi a Benigni, eccetera eccetera?“.
Pur essendo immediatamente denunciabile per logica (se quelli che danno veramente fastidio li hanno fatti davvero sparire e questi no, vuol dire che questi non danno veramente fastidio) se non per legittima suspicione (che ci sia un gioco delle parti tra editore-produttore e dipendenti), ho preso sempre per buona questa argomentazione difensiva, anche perché di solito proveniente da persone cui voglio bene e che stimo, della cui ottima fede quindi non ho ragione di dubitare. E tuttavia quella cosa in testa ha continuato a ronzare, fino a che…
Fino a che l’altra sera l’enfant prodige dell’anticamorra non si schiera apertamente per gli inceneritori. Ascoltandolo, mi si sovrapponeva al suo volto quello di un altro maitre a penser del progressismo, Veronesi: il luminare oncologo a favore dell’energia nucleare e per questo recentemente chiamato da Berlusconi a presiedere l’apposita Agenzia. Allora, non avendo nè il tempo nè la voglia di leggermi il mattone Mondadori e guardarmi tutte le comparsate televisive Vieni via con me compreso, mi metto a cercare in Rete, e scopro che Saviano:
- ha posizioni perlomeno discutibili sulla ;
- sui , prima di proporre la soluzione sbagliata inceneritori, dimostra di non conoscere le potenzialità di una vera raccolta differenziata e le vere cause dell’emergenza napoletana (per lui sempre il generico ““);
- sui rapporti tra , forse alla fine ha fatto un favore a Maroni (che studia per premier, e 11 milioni ad ascoltarlo se li sognava), e se così fosse non si sa se è meglio per lui che gli venga attribuita la colpa o il dolo, ma in ogni caso l’interrogativo è “sottostare al diktat o farsi tagliare il programma“? Daniele Luttazzi non avrebbe avuto dubbi, figurarsi Enzo Biagi. E difatti.
Bocciato definitivamente Saviano, quindi?
Intanto, per capire che il problema rifiuti non ha regionalità nè latitudine, divertiamoci con la lettura di Carlo Bertani del : è davvero molto istruttivo su cosa ne è degli inceneritori (e potrebbe essere delle centrali nucleari) in questo scellerato Paese.
Ma poi, poiché non voglio dare torto ai miei amici, concludo per l’ipotesi che Saviano non sia in malafede, in fondo è un ragazzo catapultato dalla fortuna editoriale – sicuramente meritata – in un ruolo, quello dell’eroe, che incarna come personaggio non avendo (e non per colpa sua, ovviamente) né la statura né il mestiere o il ruolo di un Falcone. Egli è dunque, come si diceva negli anni settanta, “un compagno che sbaglia“, come tanti di noi, anzi meno di noi, ma dato il ruolo che si trova a recitare ha una responsabilità tale, di fronte all’immenso seguito che ha, che certi errori non li può proprio fare. E allora chiudo, montandomi un po’ (okay: un bel po’) la testa, parafrasando Cerami, con dei “consigli al giovane scrittore“, nel caso voglia smentire i suoi sempre più numerosi detrattori (e non ricorrere a un “è tutta invidia” che a pronunciarlo si troverebbe in pessima compagnia):
- cominciando dal tenere duro sui pro-vita, dìa una sterzata cazzuta al programma, forte degli ascolti oceanici (che qualcosa ai vertici del PD dovrebbero dire, sulla voglia di sinistra che c’è nel Paese), tanto è l’ultima puntata, no? si documenti, se no si faccia passare le carte da Travaglio, sui rapporti tra mafia e Forza Italia nel 93/94, faccia qualche nome, parli fuori scaletta, vediamo se Masi è in grado di staccare la diretta e mettere le pecorelle…;
- chiusa la trasmissione, continui la sua meritoria opera di denuncia facendo un po’ più di nomi e cognomi, magari di politici, lui che può permettersi di pagare gli avvocati (e tanto se il lavoro lo fa bene le cause le vince, come Travaglio appunto): lasci a noi piccoli poveri blogger le vigliaccherie;
- tagli il contratto con Mondadori, e magari anche con Endemol: non finirà sotto i ponti, ma acquisterà il credito minimo per parlare ad orecchie intasate da decenni di lordure, e però scafate, come le nostre;
- aderisca a un progetto politico alternativo, come quello di Abbiamo un sogno, gli porterà il suo contributo di visibilità, e in cambio magari un po’ di incontri con un premio Nobel che ha dissimulato sempre il suo estremo coraggio con una maschera da giullare gli faranno dismettere quell’aria seriosa.
Ecco, il ronzio in testa non c’è più, ora so perché non amo il Saviano di oggi, e che percorso dovrebbe fare perché lo ami domani. Chi lo ama già oggi, prenda queste mie notazioni e indicazioni come auguri: , domani sarà Nobel anche lui, magari quando la scena italiana non avrà più bisogno del personaggio che interpreta.
Di
Chi si Nasconde Dietro le Slot machine?
19 novembre, 2010 di Dino Carnevale
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Anche se qualcuno è convinto che la criminalità organizzata si possa combattere a colpi di share contro il Grande Fratello, la grande macchina stampa soldi delle mafie continua indisturbata a fare i suoi affari con la omertosa complicità delle istituzioni repubblicane e dei media.
Dopo le scommesse, anche il gioco d’azzardo è definitivamente e silenziosamente legalizzato. I casinò rimangono sempre gli stessi, non ne sono stati aperti altri. Però, se uno vuole rovinarsi, non deve necessariamente mettere lo smoking e prenotare una paio di notti a Saint Vincent. Può tranquillamente rimanere in ciabatte e tuta da ginnastica, scendere nel bar sotto casa e giocarsi lo stipendio nelle slot machine. Oppure basta accendere il pc e collegarsi ad un sito di gioco on line.
Saviano e Maroni: Uno Scontro sul Nulla
16 novembre, 2010 di Comandante Nebbia
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Saviano legge un po’ di giornali, che oggi si dice “fare un’inchiesta”, va in televisione e afferma:
- La criminalità organizzata cerca contatti per infiltrarsi negli appalti pubblici.
- I contatti giusti sono gli amministratori locali.
- Al Nord governa la Lega.
- E’ possibile che la Lega e la criminalità organizzata entrino in contatto.
Poi c’è la pubblicità e il discorso si interrompe lì. Un nostro infiltrato alla RAI ci informa che il copione continuava con un approfondimento sul fatto che riscaldando l’acqua a 100 gradi circa questa inizia a bollire. In più, lasciando cadere un sasso, questi si muove in direzione del suolo con accelerazione pari a 9,80665 m/s2 e non prende a svolazzare tutt’intorno.
Santoro e il Chiagni e Fotti
19 maggio, 2010 di dellefragilicose
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La fauna di questo paese è divisa in parlanti, facenti e chiavanti.
I parlanti(1) in genere hanno un impiego fisso, si credono buoni cittadini, insegnano l’educazione e l’onestà ai figli(2) e passano gran parte del tempo a parlare dei problemi del paese(3), a discutere di calcio, dell’ultimo bisticcio fra D’Alema e De Benedetti, ad indignarsi per lo stipendio dei parlamentari e a scrivere post di cazzo su blog sfigati che non legge nessuno(4).
I chiavanti(5) ricoprono cariche pubbliche in istituzioni tipo parlamento, senato, regione, provincia, comune, municipio, università, ecc. Ufficialmente, la denominazione scientifica deriva dalla contrazione di “chi è avanti“, ma alcune dicerie popolari tenderebbero ad attribuirla al fatto che gli appartenenti a questo gruppo, composto quasi esclusivamente da esemplari maschi, esercitano il muscolo fecondatorio con non moderata frequenza(6) preferibilmente, ma non necessariamente, in compagnia di avvenenti giovincelle,figlie di parlanti, in cerca di notorietà, quattrini o entrambe le cose.
Note
- circa l’80% degli esemplari [↩]
- in modo che un giorno possano diventare anche loro dei parlanti [↩]
- da qui la definizione di parlanti [↩]
- tipo www.mentecritica.net [↩]
- meno del 2% della popolazione [↩]
- Gabriele D’Annunzio, in un messaggio privato a Benito Mussolini [↩]
Corruzione e Moralità: Quello che Saviano non ti Dice
26 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
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La crisi sistemica che attanaglia l’Italia è una cosa seria, non il solito argomento salottiero con il quale intellettuali e politici animano le trasmissioni televisive, scrivono libri o articoli sui quotidiani.
Non può essere affrontata con le minacce di destabilizzazione(1) perché se un sistema si regge sulla paura di crollare sotto il suo stesso peso non può durare comunque, né può essere regolata con quattro righe demagogiche e banali come fa Saviano(2), giusto per fare atto di presenza e dare l’ennesima dimostrazione di prosa vuota e pomposa(3).
Leggi il resto
Note
- Scajola: «C’è rischio destabilizzazione» Sull’inchiesta della Dda: «Ogni iniziativa giudiziaria ha contraccolpi». [↩]
- leggi e dimmi tu [↩]
- secondo me [↩]
Santi, Papi, Antipapi ed Infedeli
27 novembre, 2009 di Comandante Nebbia
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Mi piacerebbe vivere fra persone che sanno giudicare azioni ed opinioni indipendentemente da chi le fa o le esprime. Questo vorrebbe dire che il pregiudizio, la questione di principio, il carisma e l’immagine pubblica avrebbero poco valore. L’unico fattore decisivo sarebbero i fatti, i dati e l’inferenza critica che è possibile attivare su di essi.
Invece, almeno qui, non è così. Le idee e le opinioni, di per se stesse, non hanno sostanza sufficiente per essere sostenute o dibattute. Bisogna forzatamente incarnarle in un sostenitore, in un Cristo che si immoli per la Salvazione. La transustanziazione delle idee in paladini, è l’atto di resa della ragione nei confronti del fideismo, dell’integralismo e della cecità.
In Italia c’è il Papa, non credo che l’informazione vi giunga nuova. Il Papa, per i cattolici, è infallibile. Le sue parole possono essere ascoltate, elaborate, discusse, ma mai contraddette, pena l’apostasia.
Però il Papa non è l’unico a godere di questo privilegio. Una considerazione simile è riservata a Silvio Berlusconi da tutti coloro che hanno fede in lui come persona (e non in ciò che fa). Ecco, per esempio, che un processo non è rivolto a determinare i fatti, ma a perseguitare Silvio Berlusconi. Chi è contro certe riforma, non è contro la violazione dei principi costituzionali, ma contro Berlusconi. Non è una questione politica, ma una guerra di religione.
Qui è Ancora Fortapasc
16 marzo, 2009 di Comandante Nebbia
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E’ in programmazione in questi giorni il film “Fortàpasc” di Marco Risi che narra della vicenda di Giancarlo Siani. Non ho visto il film e questa non è una recensione. Eppure va riconosciuto ai produttori il merito di aver ricordato la figura di questo giornalista ucciso il 23 settembre 1985. Giancarlo Siani era un giornalista de “Il Mattino”, un quotidiano che allora come adesso ha una diffusione essenzialmente locale alla Campania e regioni limitrofe.
Niente Oscar a Gomorra, Colpa di Daniele Piombi
31 gennaio, 2009 di MrWolf
Archiviato in latest, Media Mente Critica, Schermo dei Sogni
L’ufficio stampa di certe case di produzione cinematografica e di alcuni scrittori particolarmente graditi al sistema informativo nazionale meriterebbe un premio speciale per la capacità di inventare storie che è un vero piacere leggere.
Leggendo questo articolo del si apprende che il film “Gomorra”, tratto dal libro “Gomorra”, scritto da Roberto Saviano, non sarebbe stato ammesso fra i candidati all’Oscar per il miglior film straniero a causa dell’ennesimo complotto.
Nonostante, almeno secondo quanto pensano regista e scrittore, Gomorra sia un film bellissimo e meritevole di ogni premio, sarebbe stato escluso dalla competizione perché la , la potentissima organizzazione che ogni anno decide del successo o del fallimento di centinaia di produzioni miliardarie, ha una vertenza legale in corso con Daniele Piombi per l’utilizzo improprio del termine Oscar in relazione ad un premio televisivo (sic).
L’Insostenibile Peso della Libertà
18 settembre, 2008 di peppemanga
Archiviato in Cronache Italiane
Quando ho sentito parlare di Roberto Saviano, quando ho letto il suo libro, ho pensato soltanto che fosse una persona da ammirare profondamente, una persona libera, onesta, coraggiosa. Non mi è mai passato per la mente, nemmeno per un istante, che stesse facendo tutto ciò solo per i soldi.
So anche il perché di ciò. Perché questo non rientra nelle mie categorie, nella mia mentalità. E neanche in quella di Roberto Saviano.

Lodo Alfano: Sarebbe Cosa Buona e Giusta Se…
11 luglio, 2008 di CogitoergoVomito
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane, Schermo dei Sogni, Strange Days, Veri Uomini
In un lodo (*) non riesco proprio a trovare nulla di male, e facendo quattro salti su google e sui vari motori di ricerca mi convinco sempre di più di ciò che penso. Infatti, cos’è un lodo? Un premio, un complimento, un vantaggio…. Tutte accezioni positive: quindi è una cosa giusta!
In un Paese perfetto, con un PIL perfetto, con un debito pubblico perfetto, con un numero di morti sul lavoro perfetto, con un numero di rom perfetto, con un numero di precari perfetto, il lodo Alfano sarebbe la legge giusta al momento giusto.
Premiare con un lodo le più alte cariche dello Stato, dei dipendenti pubblici, delle persone elette dal popolo che godano della stima e del rispetto di tutti i cittadini significherebbe grande maturità civica e grande rispetto per le istituzioni.
Parliamoci chiaro: se sono lì è perché – detta in soldoni – tu in teoria dovresti fidarti di loro, dovresti essere orgoglioso di essere rappresentato da loro e ti dovresti rispecchiare facilmente in loro e nelle loro idee. E invece, obiettivamente, il problema sono proprio loro.
Anzi no: è lui.

A chi Cannes e a chi le Pallottole. Agiografia di Roberto Saviano
23 maggio, 2008 di mc
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E’ difficile fare a meno di notare l’attenzione mediatica che si è concentrata intorno a Roberto Saviano nelle ultime settimane. Proprio quelle che hanno preceduto la presentazione del film tratto dal suo libro.
