Se solo una decina di anni fa qualcuno ci avesse predetto che la sinistra italiana non avrebbe più avuto rappresentanza parlamentare, che la presidenza del consiglio sarebbe stata nelle mani di un impresario di avanspettacolo, che si sarebbe ricostituita la Democrazia Cristiana, sia pure in una versione annacquata e molto più a destra rispetto all’originale, che lo spirito di rivolta riformista e rivoluzionario del paese sarebbe stato incarnato da un ex commissario di polizia, poi magistrato forcaiolo con evidenti limiti espressivi e paurose sbandate fasciste, avremmo cercato di distrarlo e chiamato di nascosto il 118 (che non esisteva ancora).
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Qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo di Sara, una ragazza di 22 anni, dal titolo “Mastella e l’Effetto Farfalla”. Proprio per quello stesso “effetto farfalla”, la discussione che si è sviluppata nei commenti ha rapidamente lasciato da parte il tema specifico “Mastella” per virare ad un’analisi di quello che si può fare per cambiare qualcosa nello stato di cose della nostra società.
Si è postulato, in queste pagine, che, esaurito il tempo delle ideologie e delle rivoluzioni che hanno insanguinato la storia, è giunto il tempo della ‘rivoluzione personale’, quella che parte da ciascuno di noi e ci induce a dare un senso ‘civile’ alla nostra presenza in questa società così complessa e contraddittoria. E’ una delle possibili risposte alla celebre provocazione di John F. Kennedy: “Non chiederti cosa può fare per te il tuo Paese; chiediti cosa puoi fare, tu, per il tuo Paese”.

Ora che la serrata dei camionisti è finita e tutti hanno detto di tutto e di più, proviamo anche noi a dire la nostra in modo che nessuno possa dire che ci si tiri vigliaccamente indietro quando c’è qualche sentenza da sputare o qualche cazzata da sparare.
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La giustizia è uguale per tutti. Tutti chi? L’Italia è uno stato di diritto. Ma quale diritto? E soprattutto, i diritti di chi?

Giugno.
Caldo.
Tramonto.
Festa di laurea in riva al mare.
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Stamattina la giornata inizia con una leggera pioggia. È buio e fa freddo. L’estate e le giornate di mare scuro e cielo limpido che l’hanno resa calda e bella come sempre, è finita. Continua a leggere »
A causa della sua stessa natura qualsiasi rivoluzione è destinata a fallire sul lungo periodo, si tratta di un’inevitabilità di natura strutturale. I movimenti e gli atti rivoluzionari nascono in virtù della necessità di rovesciamento dello status quo politico-sociale quando qualsiasi graduale evoluzione, scaturita dal dialogo fra le componenti sociali e le forze di potere, risulti impossibile.










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