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Elezioni in Danimarca: dopo 10 anni si cambia

1 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine, Vere Donne

Danimarca: I socialdemocratici perdono le elezioni… ma il centro-sinistra vince

Singolare risultato delle elezioni del 15 settembre in Danimarca dove si sono svolte le elezioni parlamentari che hanno decretato la vittoria del centrosinistra con 89 seggi a fronte degli 86 della coalizione di centrodestra.

Le elezioni hanno visto fronteggiarsi due schieramenti:

La coalizione di centro-sinistra, formata da 4 partiti: Socialdemocratici, Partito Popolare Socialista, Sinistra Radicale, questi ultimi più moderati dei Socialdemocratici e l’ Alleanza Rosso-Verde.

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Default Italia, 56 Giorni al Fallimento. Che Sei Disposto a Perdere?

15 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Qualche giorno fa ho letto qui su MenteCritica un interessante contributo che merita di essere approfondito. L’autore, arditamente, scardina un tabù e associa “i diritti dei lavoratori” ad una componente della retribuzione che, come tale, può essere assottigliata per agevolare l’impresa nel titanico compito di affrontare una crisi che, nel nostro paese, è sensibilmente aggravata dai valori infimi di credibilità a cui è giunta l’intera classe dirigente: politici, magistrati e parti sociali.
Non a caso, ho racchiuso la locuzione diritti dei lavoratori tra virgolette. In larga parte dell’opinione pubblica del nostro paese essa è percepita ancora con una valenza sacrale, incontestabile, dogmatica che poco ha a che fare con la cultura economica attuale e molto richiama i periodi storici dove socialismo e comunismo si proponevano come religione laica alternativa ed esclusiva.

Quindi, affermare che i “diritti dei lavoratori” sono, in un certo qual modo mercificabili, può suonare blasfemo a più di una coppia di orecchie. Bene, argomento ideale per un sito la cui prima, antipatica a tanti, indimenticabile tagline è stata: Non esistono questioni di principio.

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11/9 Chi ha Vinto?

11 settembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Sono un militare e i miei rapporti con la politica sono sempre stati i seguenti: la politica ti chiama quando lo ritiene opportuno e ti mette da parte quando lo ritiene opportuno. Niente di più di uno strumento. Come un pettine, una scopa, un kleenex.
Niente di male. La vita va così e saper stare al proprio posto è una grande virtù professionale oltre che un sistema per vivere più tranquilli.

Ciò detto, mi piacerebbe darvi un punto di vista alternativo dell’11 settembre 2001, tanto a fornirvi l’aspetto politico, sociale e umano ci sono già tanti giornalisti, gente che sa fare il suo mestiere meglio di me.

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La Chiesa, la crisi e l’ultracattolicesimo mascherato da volontariato

19 agosto, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Fonte notizia: la repubblica.it

Succede che, nel bel mezzo della crisi europea, la Spagna di Zapatero decida di mettere a disposizione della manifestazione cattolica della gioventù capitale pubblico. Succede che le organizzazioni laiche protestino contro tali finanziamenti con manifestazioni e succede che un cattolico pensi di organizzare un attentato alla manifestazione laica.

Ma quello che rappresenta la vera notizia, secondo me, è lo spreco di soldi – non importa se pubblici o vaticani, comunque pubblici, – per sfruttare il momento difficile che il mondo sta attraversando.

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Crack Italia: Meccanica dell’Apocalisse

Il problema non è più la politica nazionale, dice il buon Peppe, poco può la nostra classe dirigente in un frangente eccezionale come questo, quando si è dimostrata incapace di gestire l’ordinaria amministrazione. Ci dobbiamo rassegnare a subire, noi umili, perché il numero fa potenza, dice Fma, in un passaggio di lucido cinismo, salvo poi auspicare soluzioni che rivelano speranze ed ideali non ancora soffocati dall’esperienza e dalla disillusione.

Io, che la crisi economica l’ho incominciata a vivere con un ricco licenziamento a 50 anni e susseguente trasferimento forzato in uno dei posti più belli ed accoglienti del mondo, ma che non è casa mia, dico che l’acqua scorre dall’altro verso il basso e se trova una pozza la riempie. Questo spiega tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro.
La natura è rapace per istinto di conservazione e di perpetuazione. Per questo, nessuna specie dello schizofrenico campionario di vita che si è sviluppato su questo microscopico grumo di fango ha empatia sufficiente per comprendere il dolore che induce su un’altra quando la caccia, la uccide e se ne ciba. Se è mai esistito un animale che soffriva per la sorte dell’uccellino che sgranocchiava o della foglia di insalata che strappava, si è sicuramente estinto. E questo, per quel che vuol dire la parola “giustizia” nel nostro universo, è sommamente giusto. Quando si muore si soffre, quando si mangia e si fa l’amore, ci si sente bene.

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Fenomenologia del Bene, del Male e dei Numeri al Lotto

27 giugno, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest

Giudicare un uomo è opera complessa al punto che vi è delegato un essere divino o un magistrato il che, almeno dal punto di vista dello stipendio, è più o meno lo stesso.
Alcuni sono generosi, ma inaffidabili. Altri sono precisi come orologi svizzeri, ma opachi di mente e di cuore. Altri, a seconda delle contingenze, dell’umore e dell’intossicazione chimica possono essere di volta in volta ombrosi, spumeggianti, freddi, sorprendenti, noiosi, brillanti.

E’ per questo motivo che più che gli uomini, si cerca di giudicare le loro azioni, le scelte. Anche queste, però, sono di difficile valutazione. Aveva tutte le informazioni per fare quella scelta? Era lucido? Ci ha pensato abbastanza?
Alla fine, la montagna partorisce il topolino e ci si riduce all’elementare interpretazione della fenomenologia, in questo caso l’effetto delle azioni degli uomini. Se un uomo fa cose il cui effetto ci garba lo giudichiamo bene (è in gamba, si applica, è generoso, è competente, è onesto). Se, invece, il suo lavoro ci danneggia, egli diventa un pessimo soggetto (cazzeggia, è maligno, è ottuso, le puttane gli hanno succhiato il cervello).
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Stato e Chiesa

Sempre in Italia, molto più che in ogni altro paese a maggioranza cattolica , si dibatte sull’opportunità  che il clero esprima le proprie opinioni in merito alle leggi che regolano la vita dello Stato italiano. Le opinioni sia dei cittadini sia dei politici sono, spesso controverse e oppongono, anche in maniera forte, coloro che ritengono l’ingerenza della Chiesa opportuna, ai fini di un contenimento alla deriva dei valori cristiani, contro altri che ritengono la intollerabile, in uno stato sovrano e non confessionale. Tale dibattito ha radici lontane che nascono col nascere del potere temporale della Chiesa (Donazione di Costantino 313 d.c.)(1) e che neppure i Patti Lateranensi del 1929, che “pacificarono” i rapporti tra la Chiesa, offesa dalla presa di Roma attraverso la breccia di Porta Pia, e il Regno d’Italia. Con questi Patti si sanciva la nascita dello Stato della Città del Vaticano, unico caso nel mondo nel quale il primate di una religione, il Papa, diventava anche monarca assoluto di uno Stato, situato nel cuore della capitale di un altro Stato.

La distinzione fra i due piani diventa, quindi, indispensabile.

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Note
  1. in realtà un falso conclamato []
Fine delle Note

Pellegrino dell’Assoluto

29 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere

Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.

Carissimo Comandante Nebbia,

mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del dellefragilicose.blogsome.com che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.

Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.

Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…

Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.

Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.

Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.

Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.

Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.

La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.

I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.

Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.

Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.

Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.

Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.

Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.

Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.

Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.

Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.

Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…

Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.

Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di L. Bloy

Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.

Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.

Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.

S’abbia i miei più affettuosi saluti

grp

P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da questo link.

Piccolo Dio

5 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Oltre il Confine

Ma quant’era bella, Maryam Fekry detta Mariouma (Marietta), anni 22, di Alessandria d’Egitto. Il profilo su Facebook è ancora attivo e ce la mostra raggiante, esplosiva, multiforme, nutrita di sé. Mille Mariouma in una: i capelli trionfanti da Medusa sulle spalle nude, oppure raccolti in un candido velo, attorniata da oggetti in alabastro, giada, colonnine tortili, un artigianato che profuma di prezioso, di lindo e di misterico. Felice; con quel suo incarnato più bello del mondo, schiettamente mediterraneo. Fiera con toga e tocco, il giorno della laurea; e trasognata con amici e amiche, sulla passeggiata a mare della cocente estate egiziana. Vapori aurei; gioventù straziate ma tenaci nel sorriso; la guardo e immagino le descrizioni di Cortile a Cleopatra di Fausta Cialente. E, anche, Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani. La vedo giocare a tennis, in abiti bianchi, ridere e scherzare con amici sbilenchi e allampanati, gentile con tutti, inafferrabile al fondo. La vedo benestante, in una casa di pietra chiara, cosciente della sua appartenenza a una terra e a una storia. Mariouma è diventata il simbolo dello sterminio di cristiani in Egitto. Cristiani copti. Ancora una donna che s’incarna nella persecuzione dell’umanità nuova.

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Monicelli: In Morte d’un Eretico

30 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni

La carnosità e la carnalità. La risata, anzi, la risataccia, sapida, polposa, sgangherata. E secca. Secca, sì, affilata, tagliente e schioccante come frusta. Due opposti che si fondevano, nella maschera cisposa di Mario Monicelli. Un italiano aristocratico. Ribelle con una causa. Umanista. Umanesimo “minoritario”? Andiamoci piano. Monicelli discende direttamente dalle costole di Donatello, di Verrocchio e, ovviamente, di Machiavelli. Ma, sotto alcuni aspetti, traluce in lui qualche eco dell’Adriano di Yourcenar, non quello degli ellenistici languori, certo, ma il lucido intellettuale senza dio, il camminatore di sterrati solatii, solo, spettrale, dinoccolato ma umile. Che a quell’humus, a quella terra, torna, perché questo è il suo unico destino, e se ne riappropria e se ne ricongiunge. Non il superuomo che si fa divino, ma l’uomo snudato, che ci conficca lì, sgomberandoci d’illusioni consolatorie e meschine. Che ci rinfaccia la nostra solitudine immensa, e lo fa con la sgarbatezza rude dell’amore autentico, privo d’alibi. E l’amore sempre ferisce.

Lo rivedo avvolto in un cappuccio rosso, d’un rosso pontormiano, e mi rimanda a un’altra immagine a me nota: l’Autocamaldolese del romano Walter Lazzaro, il pittore dei silenzi sospesi, della vita che si umanizza nell’oggetto. Ma l’occhio di Monicelli è ridarello, alchemico, pazzo; quel suo ritratto è bestemmia, l’ultima burla alla mistica truffaldina. Pochi giorni fa manifestava contro i tagli alla cultura; e ieri s’è gettato nel vuoto, da una finestra, scegliendo, per sopprimersi, la maniera più vorticosa, straniante, diremmo: urlata, fottuta. Mi par di vedere quel volo, negli stessi occhi allucinati e folli, nell’ellisse sghemba d’un Pinocchio rimasto ligneo, quindi estraneo a codici e regole. Un estremo grido d’anarchia e d’amoralità. Monicelli ha voluto lanciarci la sua sfida suprema, martire di quella laicità che in Italia non ha mai avuto dimora. E per l’assenza della quale siamo privi di religione, e pervasi di clericalismo.

L’abbiamo sfregiato noi Monicelli. Noi, nella vigilia di Natali dolciastri, spumeggianti di rotondità vuote, e l’abbiamo appiattato là, su quel volgare cortile d’ospedale, disusato, distrutto. Ne abbiamo scardinato l’anima, perché non la potevamo contenere. La morte di Monicelli ci asciuga delle ideologie senza cuore. Ma non ce ne accorgeremo. E proseguiremo a vegetare, in quest’Italia incollata alla sua plebea atemporalità.

LA Publicy in Pratica: i Cittadini Privati

6 settembre, 2010 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Nel post precedente abbiamo visto alcuni principi ispiratori di un ipotetico diritto alla Publicy. Ma esiste veramente questa Publicy? Che cos’è? Dove la troviamo? Perché è importante? Facciamo un esempio concreto.

In USA vige una fatidica legge chiamata “Don’t Ask Don’t Tell”: obbliga i militari a non svelare la propria omosessualità, e addirittura a non parlare di omosessualità in generale. In cambio (in cambio???) nessuno può indagare sulla vita personale delle persone sospette di essere omosessuali. Un apparentemente innocuo “Non chiedere, non dire” cela la minaccia di violazione del diritto alla privacy nel caso in cui un militare omosessuale voglia esercitare il diritto alla publicy. Non è solo una questione teorica: si tratta di minaccia del licenziamento e l’onta di essere radiati dal corpo. La tutela della propria privacy (sacrosanta) è usata come moneta di scambio e al contempo come arma di ricatto per imporre ad alcuni – una minoranza – di non esercitare un diritto altrettanto fondamentale.

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Contorno di Patatine

30 agosto, 2010 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cazzotti

Tanto per cambiare, non c’entra un cippalippa. Cosa? Ma la religione, ovviamente. Il proclama di Gheddafi “l’Islam deve diventare religione d’Europa” fa fremere di orrore e tremore solo qualche legaiolo di Pizzighettone, bizzarramente unito a sparute pattuglie di ateisti razionalisti darwinisti copernicani, quelli cui il crocifisso in aula procura incubi ben maggiori dei crocifissi della Terra, siano essi bimbi rom arrostiti vivi o puerpere semisventrate in sala operatoria.

Freme di orrore il legaiolo comune, ma non la Lega di lotta e di sgoverno, sempre pronta a far pisciare i suoi maiali sulle piccole moschee di periferia, ma stranamente afasica di fronte alla burbanza d’un dittatore che sarà pure sanguinario e volgare (“pittoresco” è l’aggettivo ricorrente sui quotidiani), ma che è tutt’altro che scemo e ha compreso come grazie all’ignoranza imbelle del nostro Paese si possono concludere affari d’oro.

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Negazione della Libertà, della Donna o del Maschilismo?

19 luglio, 2010 di  
Archiviato in Oltre il Confine

In questi giorni il parlamento francese ha approvato, in prima lettura, un progetto di legge che vieta di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici.

Nel testo si legge che “le persone saranno, non soltanto, costrette a mostrare il volto all’ingresso dei servizi pubblici, ma anche durante tutto il periodo della loro permanenza”.

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Cristo si è Fermato a Pomigliano

Non è difficile prevedere che il prossimo 22 giugno gli operai di Pomigliano sconfesseranno la posizione intransigente della FIOM per accettare l’accordo proposto dalla FIAT.
E questo, plausibilmente, non perché siano intimamente convinti che si tratti di un investimento per il futuro, ma più semplicemente per la consapevolezza che l’alternativa è la dissoluzione di una fonte di reddito necessaria ed insostituibile in un contesto sociale dove anche la criminalità organizzata ormai preferisce investire sugli immigrati. Impiegati meno cari, più ricattabili e, all’occorrenza, eliminabili senza che nessuno faccia domande.
L’alternativa non è, quindi, tra sviluppo e stagnazione, ma tra sopravvivenza o estinzione. Non serve essere Jucas Casella per indovinare il futuro di questa vicenda.

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Synthia: Apologia della Creazione Sintetica

21 maggio, 2010 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest

In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione.
Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente.

In realtà, il bisogno fisiologico di collocare Dio in uno schema funzionale è anche giustificato dalla semplice considerazione che se Dio non serve a nulla o se il suo fine è del tutto estraneo al nostro, allora il fatto che esista o meno diventa una questione ininfluente.

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Date a Cesare quel che è di Cesare

23 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Il Bello della Politica, latest

“Come posso stare in un partito dove si prova ogni giorno a delegittimarmi? Dove si afferma che le mie idee non contano niente, quasi che il millantatore fossi io? Rappresento solo me stessa? Allora me ne vado.”

Questa volta la Binetti, a Dio piacendo, se n’é andata davvero.

Mi sono sentita un bersaglio – si sfoga – Un partito che sventola la bandiera del rispetto dei diritti umani, ma intanto nega il mio diritto alla parola e alla rappresentazione dei valori cattolici. Mi dispiace molto. Non serbo rancore per nessuno, ma una tappa della mia esperienza si é chiusa.” (1)

Tutto si potrà dire della Binetti, salvo che non avesse delle buone ragioni per andarsene. Le stesse che avevano i maggiorenti del partito per non trattenerla. Leggi il resto


Note
  1. Corriere della Sera, domenica 14 febbraio, pag. 14 []
Fine delle Note

La Trappola Ideologica del Body Scanner

Mi è stato chiesto di scrivere una breve nota sul body scanner e sulla sua validità come strumento di prevenzione degli attentati terroristici.
Purtroppo, devo parzialmente deludere l’amministratore di questo sito perché non so se questi dispositivi siano dannosi o no per la salute. Dovrei informarmi a riguardo, ma non ho tempo. Ho poco da dire anche sulla privacy. E’ una questione di sensibilità personale e, su certe cose, è inutile dibattere. Ognuno continuerà a pensare ciò che crede. A dirla tutta, le immagini prodotte dalla macchina non mi sembrano particolarmente sensuali, ma anche questa rimane un’opinione personale.

Cercherò, invece, di rispondere alla domanda tecnica: il body scanner è utile per la prevenzione di azioni criminali?
Il discorso, purtroppo, è molto articolato. Cercherò di riassumerlo nel modo più semplice e veloce possibile.
Incominciamo così: quando la giornata è fredda, cosa fate per ripararvi? Mettete solo il cappello di lana e poi uscite in mutande?
Troppo criptico? Proviamo a spiegare.

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