L’idea che mi gira in testa di mentecritica è quella di una piazza affollata, dove ci sono diversi crocicchi che parlano e discutono di questioni e di concetti che variano in maniera vertiginosa. Si hanno discussioni su Filosofia, si hanno costruzioni di Probabili futuri, si hanno argomenti sulla Fisica, si parla di Politica e di Costume e Società, si manda a fanculo un po’ tutti con grazia. (Grazia, scusa)
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Credo proprio di essere guarito.
Ho passato i nove decimi della mia vita in preda ad una sindrome perigliosa. Ben più grave della pressione alta (con cui riesco più facilmente a convivere) la malattia di cui ho sofferto così a lungo è la sindrome da carenza di incertezze. Bene, ora mi pare di averla debellata: sono meravigliosamente, deliziosamente pieno di dubbi.
E mi sento infinitamente meglio. Non devo mettere a posto ogni pezzo del puzzle della vita. Mi sono reso conto del meraviglioso proliferare delle infinite tonalità di grigio che si interpongono tra il bianco e il nero. Non devo più lottare con la coerenza. Posso tranquillamente discutere con chiunque e su qualunque tema senza pretendere di avere ragione. Anzi. Quando qualcuno mi dà ragione senza che mi convinca che ne sia convinto lo guardo con un po’ di sospetto: avrà capito che la mia è solo un’opinione e che spero tanto che qualcuno mi dia motivo per migliorarla, anche se dovessi modificarla fino a sovvertirla?
Dunque sia lode al dubbio.

La Monnezza ha composizione variegata ed umorosa, odori forti, ricca fauna vegetale ed animale. Come una foresta amazzonica. Eppure, a differenza della foresta amazzonica, non piace e nessuno si batte per la sua salvaguardia.

Cavaliere dell’Apocalisse di Marian Kolodziej
Premessa: è cosa buona e giusta leggere questo post prima di recarvi sugli altipiani di Arcinazzo a fare il picnic di pasquetta con palloni calciati, bambini manati, agnelli sacrificati alla diavolina e presto tira su tutto che piove. Ne trarrete sicuramente giovamento e un’espressione consapevole vi farà compagnia sulla sediola pieghevole che già non vi sopportava più la Pasqua scorsa, figuriamoci ora che vi si è rotto l’ABKing Pro.

L’appuntamento è un po’ prima delle 11 sul prato del Mitchell Park, a Palo Alto, non troppo lontano dagli alloggi della Stanford e dalla casa che Condoleezza Rice tornerà ad abitare tra un anno.
E’ domenica mattina e accetto di accompagnare una coppia di conoscenti alla Humanist Community, dove il loro bambino, insieme ad altri coetanei figli di non credenti, frequenta un corso orgogliosamente definito dogma free.
Questione delicata, intorno alla quale intendo ragionare con la convinzione che pensare e discutere serva sempre a qualcosa. Tema ricorrente del quale si dibatte, per delineare confini e ruoli, soprattutto quello della Chiesa come istituzione ed il suo peso nella dimensione civile e politica.
Ha le sue ragioni la laicità, ragioni che, in ambito politico e intellettuale, lanciano una sfida al dogmatismo cattolico contrapponendovi la libertà di coscienza che le connota.

In fisica, generalmente, con S si indica lo spazio e con T il tempo. E quindi? cosa ci sarebbe da sapere?
Incominciamo dicendo che lo spazio ha tre dimensioni, banalmente altezza, larghezza e lunghezza. E a meno che tu non ti chiami Abdulsalami e d’estate non fai a meno dell’abbronzante, a lunghezza stai quasi sicuramente scarsino.


L’Italia è un Paese a stragrande maggioranza cattolica. Non si discute, lo dicono i numeri: su una popolazione di circa 56 milioni di abitanti circa l’88% è battezzato, quindi può a buon diritto dichiararsi cattolico. E siccome chi detiene il copyright – mi si passi il termine – sul cattolicesimo è Santa Romana Chiesa con sede in Vaticano, tutti questi cattolici non potranno che uniformarsi agli indirizzi del Vaticano. E’ il Vaticano, infatti, il gestore unico del “club” al quale chi si dice cattolico è iscritto fin dal battesimo e del quale ogni volta che recita il “Credo” si impegna a rispettare le regole.
Ma è davvero così?
Non molto tempo fa il Dalai Lama, massima autorità spirituale dei Buddisti, venne in Italia per una visita ufficiale. Probabilmente il Dalai Lama avrebbe avuto molte cose da dire, non solo dal punto di vista religioso, ma soprattutto dal punto di vista politico.

Mi chiamo Federico e ho 18 anni: sono dunque un giovane. Uno di quei tanti ragazzi che le testate nazionali giornalistiche e i media in generale descrivono come drogati, violenti, che si fanno le cosiddette “canne” o invadono uno stadio. No, non è così, questa è una descrizione inappropriata che i giornali e le tv ci propinano tutti i giorni, ma che non corrisponde per nulla alla realtà. La maggior parte di noi invece, e lo posso dire con cognizione di causa in quanto frequento la classe quinta di un liceo scientifico, sono proprio l’opposto, persone che non si sono mai “sballate” una volta, educate, rispettose della vita propria e altrui.










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