Si fa presto a dire suicidio. Mi è sempre stato difficile definire tale quello di Alfredo, poeta siciliano, credente ma, soprattutto, omosessuale. Sia per la scelta del luogo (piazza san Pietro) sia per le modalità del gesto: un’immolazione? Un autodafè? Una protesta disperatamente ecumenica, cattolico-buddista? Alfredo si è dato fuoco. Per protestare contro l’oppressione della Chiesa verso quelli come lui. Da allora sono trascorsi dieci anni. Un’eternità. E gli “Alfredo” come le “Sara” sembrano più perseguitati che mai. Esecrati dalla gerarchia vatican-ratzingeriana, ignorati e incompresi anche da una buona parte dei militanti gay, gli omosessuali cristiani non compaiono in televisione, non assomigliano a tante “maschere” di cui ci credevamo liberati e che sono invece risorte dai nostri media come grottesche anticaglie. Eppure esistono, lottano, non smettono di sperare. E quel fatale 13 gennaio 1998 è diventato una data-simbolo, una ricerca di abbraccio e di riconciliazione nella lunga vicenda d’un odio inveterato.

Continua a leggere »
Ultimi Commenti