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L’annoso problema delle intercettazioni sarebbe presto risolvibile qualora si usasse un po’ di buon senso. Il vero problema e che c’è di mezzo sempre la politica a complicare le cose, quando invece, le criticità, dovrebbe risolverle. I media a sinistra stanno facendo di tutto in questi giorni per cercare di attaccare il neo-nato governo del Cavaliere cercando di «pungolare», allo stesso tempo, l’opposizione del Partito Democratico che un pochino latita. Gli strali verso il ddl, o dl, o il «m.c.l.d.f. (Minchia Che Legge Dovemo Fà)» sulle intercettazioni, che sta vedendo il governo tornare più volte sui propri passi per poi ripensare anche quelli, sarebbe senza dubbio uno «dei posti più morbidi dove metterci il naso» per una qualsiasi opposizione capace di intendere e di volere.

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Forza Italia

“Io ero solito stare dalla parte dell’Italia quando la Spagna finiva eliminata (e anche prima) ma questo non mi pare più possibile da quando quel paese è Berlusconia“, scrive Javier Marias. Ma noi siamo italiani, abbiamo tifato per Paolo Rossi e Bettega, le nostre vite sono scandite dai Mondiali - che da Espana ‘82 ci piace chiamare Mundial - di cui ricordiamo ogni gol e che ci commuoviamo a rivedere su Eurosport Classic, ma solo nel commento originale. Ci commuove Bruno Pizzul che dice “ha il problema di girarsi“, “cincischia a centrocampo” ed “è tutto molto beello“. Ci commuove la voce di Nando Martellini e i suoi infiniti errori. Ci ricordiamo la poltrona su cui eravamo seduti per Italia-Brasile 3-2, che c’era caldissimo fuori e il condizionatore faceva così rumore che la voce di Martellini spariva, che erano le cinque del pomeriggio, che papà era seduto lì e nonno ha perso il terzo gol perché è andato a prendere da bere.

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Rete4 non ha le pretese di una testata ammiraglia come Canale5 o RAI1 con i loro film in prima visione, i programmi di approfondimento e i grandi show del sabato sera. Né pretende di essere intellettuale come La7 e RAI3 o giovane, sincopata e a la page come Italia1. Rete4 è fiera del suo nullismo, del suo essere sospesa in un non spazio sonnacchioso e atemporale come quello di una foto dove tutti, vivi e morti, sorridono in eterno.

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La Casa della Libertà esiste sul serio e non è quella di Silvio: è la Freedom House, una associazione internazionale fondata da Eleanor Roosevelt che si occupa di monitorare il grado di libertà di stampa (e non solo) di ogni Paese del mondo, in base ad alcuni indicatori spiegati qui.

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Molti hanno l’impressione che la Spagna, in questi giorni, abbia attaccato a tradimento l’Italia. Una specie di Pearl Harbour mediatica che ha colto di sorpresa la nostra flotta alla fonda nel porto di Taranto.
In realtà le schermaglie sono iniziate prima. Forse il primo colpo l’ha sparato proprio il Silvione nazionale con quella specie di arma impropria che è la sua linguaccia impertinente.

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Etimologicamente parlando la parola felicità ha la stessa radice di fecondo, femmina, feto, felice, fieno, figlio: dal latino *fere = nutrire, a sua volta dalla radice indoeuropea *dhe = succhiare. Quindi insito nel concetto stesso di felicità c’è il nutrimento, la capacità di sostentare l’anima con le gioie della vita. Una capacità che stiamo perdendo, mi sembra, di pari passo con quella di apprezzare il buon cibo e le cose semplici come lo splendere del sole in un cielo azzurro di maggio. Stiamo diventando anoressici nei confronti della vita stessa. Devo dire che di questo assurdo atteggiamento sono stata campionessa per diversi anni, aiutata si dalla gente che avevo intorno, ma senza altra giustificazione che non fosse la precisa volontà di non vedere il lato positivo della vita.

Scarpe che sorridono

Deviantart

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E per fortuna anche questo Festival di Sanremo è andato. Non voglio parlare di questo come fanno tutti. Voglio raccontarvi di un altro festival. Un festival che è tra i programmi più longevi della televisione andando in onda dal 1956 regolarmente ogni anno. Uno degli eventi non sportivi più visto al mondo con un audience minima di 100 milioni di telespettatori fino ad un massimo di 600 milioni. All’edizione di quest’anno parteciperanno 43 cantanti in rappresentanza di altrettanti Stati. Ma l’Italia non ci sarà.

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L’Italia è un paese che ha una lunga tradizione di censure televisive riguardo l’animazione giapponese. Tutto comincia su RAI2, precisamente il 4 aprile del 1978 alle sette di sera. La RAI si apprestava a mandare in onda uno dei più importanti anime giapponesi riguardanti il filone dei robot, per la prima volta in Italia veniva trasmesso Goldrake. Per la prima volta in Italia veniva trasmessa una storia animata che affrontava tematiche impegnate come la lotta per il bene, la dualità tra bene e male, amori e rancori.

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Tacete e ascoltate e guardate che bucolico idillio, che sublime conferma è la Rai. Il pubblico al servizio del privato, la collettività presunta - sovrastruttura sgangherata, a mò di maschera mal assortita, del più bieco e squallido degli interessi. La sporcizia della commistione, l’odore stantio di sudore rancido e rappreso che cola da un corpo grasso e untuoso, dal ventre molliccio, flaccido e ciambelloso - la Rai. E Mediaset.

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fut_mus002.jpgMolti nostri connazionali sembrano aver dimenticato o forse semplicemente non hanno mai conosciuto uno degli slogan che hanno caratterizzato la formazione politica della mia generazione: la democrazia non è delega, è partecipazione. Dove per partecipazione non si intende necessariamente l’iscrizione ad un partito politico, ma anche e soprattutto la vigilanza costante e militante sul rispetto della libertà di pensiero e di opinione di tutti.
Solo con questa dimenticanza è possibile spiegare razionalmente l’atteggiamento di prona acquiescenza con la quale, quasi un terzo dell’elettorato, è disposto a mettere il proprio destino nelle mani di un uomo che ha disposto in questo paese un sistema di controllo del potere che esprime sinistre tendenze totalitarie. Continua a leggere »

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