L’annoso problema delle intercettazioni sarebbe presto risolvibile qualora si usasse un po’ di buon senso. Il vero problema e che c’è di mezzo sempre la politica a complicare le cose, quando invece, le criticità, dovrebbe risolverle. I media a sinistra stanno facendo di tutto in questi giorni per cercare di attaccare il neo-nato governo del Cavaliere cercando di «pungolare», allo stesso tempo, l’opposizione del Partito Democratico che un pochino latita. Gli strali verso il ddl, o dl, o il «m.c.l.d.f. (Minchia Che Legge Dovemo Fà)» sulle intercettazioni, che sta vedendo il governo tornare più volte sui propri passi per poi ripensare anche quelli, sarebbe senza dubbio uno «dei posti più morbidi dove metterci il naso» per una qualsiasi opposizione capace di intendere e di volere.









Molti nostri connazionali sembrano aver dimenticato o forse semplicemente non hanno mai conosciuto uno degli slogan che hanno caratterizzato la formazione politica della mia generazione: la democrazia non è delega, è partecipazione. Dove per partecipazione non si intende necessariamente l’iscrizione ad un partito politico, ma anche e soprattutto la vigilanza costante e militante sul rispetto della libertà di pensiero e di opinione di tutti.








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