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Default Italia 93 Giorni al Fallimento: Non Paghiamo Nessuno. Prendetevi il Colosseo

Bisogna ammettere che questa storia d’intervenire “a mercati chiusi” è una marchetta pubblicitaria geniale: il Paese si ferma, trattiene il respiro, presagendo imminenti catastrofi e si predispone inconsciamente ad elaborare il lutto. Ovviamente, la magia pubblicitaria consiste, a seconda delle circostanze, nel non dire nulla di doloroso (se del caso, anche nulla di nulla) o di dire cose dolorosissime, ma con formulazioni sufficientemente fumose, in modo che la gente comune non capisca quali misure siano state effettivamente adottate. L’effetto positivo è scontato. A questo punto i cittadini, sempre più confusi, si rituffano nelle faccende quotidiane, aggrappandosi volentieri all’idea che in fondo poteva andar peggio. Fatto!

Non è dato sapere se l’ex pifferaio magico e l’ex incantatore di serpenti, suo ineffabile tesoriere, debbano, di volta in volta, superare reali divergenze o semplicemente recitino parti in commedia. Ma non ha troppa importanza, giacché topolini e serpenti si sono acconciati da tempo a concentrarsi sulla melodia, senza prestare particolare attenzione al testo della canzone. Accade così che Chichì e Cocò possano canticchiare allegramente “e la vita l’è bela, basta avere l’ombrela” ed a distanza di soli due giorni intonare il “De profundis”.

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Default Italia, 93 Giorni al Fallimento: 46 Miliardi da Risparmiare Subito!

9 agosto, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

Dice Galbusera che lui, quarant’anni di lavoro nell’industria metalmeccanica, poi una pensione da dirigente, non si sente particolarmente colpevole della nostra situazione. Sostiene che se gli italiani si fossero comportati come gli svizzeri, forse oggi vivremmo in un paese meno solidale, a chiacchiere, però non avremmo il debito pubblico che abbiamo, dunque non saremmo qui a cagarci sotto aspettando il fallimento. Ma sotto sotto è preoccupato. Non ci vede chiaro. Ci sono domande a cui non sa rispondere. Chi la mantiene tutta quella bella gente luccicante, ce n’è ancora tanta, attualmente parcheggiata sotto l’ombrellone?(1)

Dice che quando Amato gli alleggerì il conto qualche sospetto gli venne, così come quando Prodi gli bloccò la pensione; ma trangugiò in silenzio, per non passare per un vecchio senza cuore che vuole togliere il pane di bocca ai bambini. Dove li prendono i soldi tutte quelle belle signore, rifatte, smaltate, strizzate nei loro abitini griffati che guardano le vetrine in centro? o quei giovanotti col bicchiere in mano sulla porta del bar?

Hai voglia quanto si potrebbe recuperare in termini di PIL. Sì, ammette di essere puritano, dentro. Questo paese gli ricorda sempre di più la Napoli della cartolina, col pino e il Vesuvio che fuma: “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o passato …”. Bisogna fare qualcosa. Ora. Se non la smettiamo di mantenere i faniguttun (rienfaisant) andremo a sbattere e non ci salverà neppure il Padreterno. Dice che stiamo regatando su un otto con, dove ce n’è otto che fanno ohop e uno solo che rema. È ora di cambiare. Bisogna liberarsi della zavorra e aggottare la stiva, poi potremo discutere di rotta. Prima però bisogna restare a galla.

Bisogna tagliare le spese fino a generare un avanzo di bilancio con cui attaccare la montagna del debito. Se ci teniamo, non solo a chiacchiere, ai nostri figli e ai nostri nipoti. Partendo dalla politica, naturalmente.

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Note
  1. vedi Il Sole 24 Ore []
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Default Italia: Tre Dure Misure per Superare la Crisi. Approvate dal Precario di Montecitorio

17 luglio, 2011 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

1) Tagliare i Rami Secchi
Come controllare la spesa pensionistica e ridurre quella sanitaria? Semplice, non curare i vecchi. Quando uno va in pensione non serve più a un cazzo. Per non assorbire energie economiche deve farsi il viaggio(1) il prima possibile. Impartendo opportune istruzioni ai medici della mutua si potranno curare malattie complesse come le cardiopatie, i tumori e l’artrite con rimedi naturali quali la camomilla, purgoni di magnesia e sciacqui con la tintura di iodio. La chirurgia sarà consentita solo a chi non avrà superato i 60 anni.
L’applicazione intensiva di questa politica sanitaria comporterà immediati vantaggi sia sul fronte previdenziale che della spesa sanitaria. Si prevede anche un sensibile aumento del PIL con conseguente aumento dei posti di lavoro nel settore Onoranza Funebri, da tempo in crisi causa allungamento della vita media. Si calcola che con questi risparmi sarà possibile garantire una rivalutazione dei vitalizi agli ex parlamentari del 20% e una copertura medica totale per loro, i loro parenti fino al terzo grado, le loro amanti, i vicini di casa dello stesso pianerottolo, del piano di sotto e di quello di sopra.

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Note
  1. perire []
Fine delle Note

Sanremo e Isola dei famosi: Finalmente! E’ Questa la tv Pubblica che Vogliamo!

Ieri dalla Venturi ha telefonato il dg della Rai pubblica. Ma ha subito messo le mani avanti! Io non mi dissocio ne’ dal modo con cui stai conducendo il programma, ne’ dai contenuti . Questa è la tv che voglio!. Non virgoletto perché questo più o meno il succo del discorso. La tv pubblica che vogliamo è L’Isola dei Famosi. La tv che vogliamo è quella in cui ogni argomento politico o di cronaca lo si può commentare o approfondire solo ogni otto giorni, come il pagamento delle pizza fritte a Napoli: “mangi oggi e paghi fra otto giorni”. E non basta! La tv che vogliamo è quella in cui per ogni argomento devono esserci le due tesi contrapposte (e poi perché solo due? e se ve ne sono più di due di tesi quale fra le tante scegliere? Non si capisce!) e addirittura per alcune trasmissioni vi devono essere due conduttori che per cultura (uno studi classici ed uno tecnici…) devono essere diversi e contrapposti.

Anche qui vale l’obiezione della dualità come unicità del contraddittorio. E qualcuno ha obiettato “ma perché tanto casino! Non è meglio dire, e facciamo prima, che trasmissioni di approfondimento e di cronaca politica in una televisione pubblica non ci devono essere?” Gad Lerner si frega le mani. Più va avanti in Rai questa cultura più il mio programma raccoglie ascoltatori! Fanno miglior figura coloro che si arzigogolano in argomentazioni e intrecci dialettici ed ingarbugliati e facciamo prima.
Presto e subito.
Togliamo ogni velo e diciamola la verità Ma dov’è il problema? Perché non dire apertamente, francamente che il modello di tv pubblica è quella rappresentata dal Grande Fratello, da L’isola dei Famosi e sopratutto dall’ evento degli eventi il “Festival di Sanremo!” In fondo la tesi non è “è questo che vuole il pubblico”?
E allora dov’è il problema! Quest’anno poi è al passo con i tempi! Conduce Gianni Morandi che voleva come sigla Faccetta Nera, ma accanto a Bella Ciao! Vi sono poi le veline Belen che alla conferenza stampa non sapeva che milioni di donne e uomini in Italia e in vari paesi del mondo avevano manifestato per la dignità della donna (mentre Luca e Paolo suggerivano sottovoce) accompagnata dalla Canalis (non eccezionale come attrice, conduttrice, come testimonial di spot, ecc ecc ) la quale ha candidamente detto che lei non aveva partecipato e non condivideva la manifestazione. Per lei è giusto che le donne siano trattate e considerate solo come corpo e sopratutto se lo mettono in vendita. Il talento, le capacità intellettive è meglio non averle.

Lei è un esempio su misura! D’altro canto si sa. le donne belle non hanno e non devono avere cervello! Di Paolo e Luca sorvolo. Mercenari nel mondo dello spettacolo, ma bravi perché appunto sanno interpretare con piena convinzione tutti i ruoli da quelli più impegnati dal punto di vista culturale a quelli più impegnativi del culturame nazional-popolare. Alcuni si sono ribellati a questo ciarpame (http://sanremochiuso.com). ma è poca cosa! La tv che noi vogliamo è questa. E poi ci stupiamo del degrado civile, morale, politico in cui ci troviamo! Diciamo che i politici sono altro rispetto alla maggioranza degli italiani?
O ne sono lo specchio, il riflesso del paese?

Dal Corriere, il botta e risposta di Masi e Aldo Grasso sulla telefonata all’Isola dei Famosi

Masi
Ho già espresso in più occasioni la stima e il rispetto che nutro nei confronti di Aldo Grasso, ma questa volta sono in totale disaccordo con il suo commento sull’Isola dei famosi. Non perché mi riguarda personalmente, ma perché – a mio avviso – è ingiustificatamente miope. La telefonata che ho fatto in diretta a Simona Ventura, peraltro durata meno di un minuto, è stata dettata da due motivi:
1) da una ovvia cortesia aziendale sollecitata in questo caso, nella mia visione, da una serie di attacchi ingiusti e faziosi ricevuti a priori dalla conduttrice del programma per le scelte fatte,
2) per evidenziare le procedure della Rai in tema di trasparenza del televoto; tema particolarmente delicato, in quanto al centro di polemiche anche per quanto riguarda il Festival di Sanremo; il mio intervento si era reso infatti obbligatorio – e sottolineo obbligatorio – da un provvedimento dell’Autorità Antitrust comunicatoci formalmente pochi minuti prima dell’inizio della trasmissione e chiaramente evidenziato dalle agenzie di stampa nella stessa serata e il giorno successivo.

Mi consenta poi due considerazioni finali. La prima è che non credo che l’episodio in sé meriti particolare attenzione, ma se lo si fa forse sarebbe stato meglio vedere la questione nella sua interezza. La seconda è che le mie letture giovanili (cito solo per esempio e per pura passione personale il Conrad di «Lord Jim», il Mishima di «Confessioni di una maschera» e un pò tutto Dostoevskij) mi hanno insegnato, quando si è convinti e in buona fede, a metterci la faccia anche per sostenere qualcosa molto lontano dalle proprie radici culturali e professionali. Anzi forse proprio per questo. So che non è molto politically correct ma tant’è…

Mauro Masi (direttore generale Rai)

La risposta di Aldo Grasso
Gentile dottor Masi, spero che lei si renda conto che, grazie alla sua telefonata, L’isola dei famosi è la prima trasmissione a ricevere in diretta la benedizione della direzione generale. Il servizio pubblico non aveva altri programmi da indicare come modello virtuoso? (a.g.)

Saviano e Maroni: Uno Scontro sul Nulla

16 novembre, 2010 di  
Archiviato in Informazione, latest

Saviano legge un po’ di giornali, che oggi si dice  “fare un’inchiesta”, va in televisione e afferma:

  1. La criminalità organizzata cerca contatti per infiltrarsi negli appalti pubblici.
  2. I contatti giusti sono gli amministratori locali.
  3. Al Nord governa la Lega.
  4. E’ possibile che la Lega e la criminalità organizzata entrino in contatto.

Poi c’è la pubblicità e il discorso si interrompe lì. Un nostro infiltrato alla RAI ci informa che il copione continuava con un approfondimento sul fatto che riscaldando l’acqua a 100 gradi circa questa inizia a bollire. In più, lasciando cadere un sasso, questi si muove in direzione del suolo con accelerazione pari a 9,80665  m/s2 e non prende a svolazzare tutt’intorno.

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La Libertà di Stampa e la Buona Informazione

2 novembre, 2010 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione, latest

La libertà di stampa è un tabù che l’inconscio collettivo tende a far coincidere con la buona informazione.

That’s the press, baby. The press! And there’s nothing you can do about it. Nothing!”, come diceva il vecchio Humphrey.

Ebbene, dopo cinquant’anni passati a leggere i giornali, considerato il punto in cui siamo, può nascere il dubbio che la libertà di stampa senza buoni giornalisti non basti affatto a fare una buona informazione.

Almeno per due motivi.

Il primo.

Siccome non tutti i fatti diventano notizie e siccome le notizie non possono avere tutte lo stesso rilievo, è evidente che qualcuno le sceglie e le classifica in ordine di importanza. Che nel farlo sia libero va bene, ma non garantisce che il risultato sarà oggettivo ed equilibrato.

Il secondo.

Siccome i fatti diventano notizie attraverso la mediazione del linguaggio e siccome il linguaggio è l’espressione di un retroterra culturale, la libertà d’informazione garantisce soltanto che la notizia rifletterà la visione del mondo del narratore.

Alcuni giorni fa il Corriere della Sera riportava su mezza colonnina a pagina 45: Tasse e Chiesa, L’Europa dice no allo sconto ICI.

Mentre in prima titolava: La nuova legge elettorale, Il rapporto che accusa Verdini, La Nato e i caduti italiani, Berlusconi fermo 7 giorni dopo l’intervento alla mano, Tassista ridotto in coma.


Siccome qualcuno potrebbe obiettarmi: ne sutor ultra crepidam!(1), io da semplice ciabattino chiedo: cosa spinge il direttore del maggior quotidiano italiano a mettere la mano di Berlusconi in prima pagina e il niet dell’Europa in 45esima?

Il calcolo economico, la consapevolezza che Berlusconi farà vendere e le bacchettate alla Chiesa no?

Ne dubito. Sono pronto a scommettere i miei ultimi dieci copechi che agli italiani interessa di più sapere che la Chiesa, oggi esentata, domani potrebbe essere chiamata a versare il suo nelle casse dello stato, piuttosto che la mano di Berlusconi guarirà in sette giorni.

Oppure è calcolo politico, volontà di non dispiacere un potente, desiderio ingraziarselo? Chissà! Ma, se così fosse, di che libertà staremmo parlando?

Dunque, se scartiamo il calcolo economico e quello politico, non ci restano che le convinzioni del direttore. Che è sicuramente una condizione di forza, ma anche un limite, perché nulla osta che le convinzioni, anche le migliori, siano sbagliate. Come il caso citato parrebbe dimostrare.

Certo che ognuno di noi, se costretto a scegliere tra un giornale squilibrato, debordante, partigiano, e uno regolato dal Minculpop, sceglierebbe il primo. Ma forse, potendo contare su più opzioni, ne preferirebbe un terzo, più fedele ai fatti che alle convinzioni del direttore.

È irrealistico chiedere una stampa più rispettosa dei fatti?

È illiberale chiedere che l’ego del cronista trovi un limite nel diritto del lettore di non essere disinformato?

Alla prima questione, su cosa determini il rilievo dato alle notizie, si allaccia direttamente la seconda, che riguarda il modo in cui le notizie vengono raccontate. Ogni giornalista e ogni giornale hanno il loro modo di raccontare le cose. Tanto che lo stesso fatto diventa una notizia diversa, passando da un giornale a un altro.

Per esempio:

Berlusconi: “Amo le donne e non cambio” Niente pressioni, il giudice fece uscire Ruby., secondo il Giornale.

Mentre per la Repubblica: Ecco i falsi della Questura dopo le pressioni del premier.

Stiamo parlando della stessa cosa, vista da due diverse percezioni del mondo e del potere. Probabilmente libere entrambe. Ci metto il probabilmente, per non fare la parte dell’ingenuo.

La stessa cosa se parliamo di televisione.

Poniamo che io mi creda di sinistra e scelga il TG3, ma sarebbe lo stesso se mi credessi di destra e scegliessi il TG4.

Avrò la mia razione quotidiana di chiacchiericcio politico, di lavoratori sui tetti, di vicende pruriginose, di crimini efferati. La nostra inviata col suo microfono ogni giorno davanti al luogo del misfatto. Sullo sfondo paesani alla rinfusa che si spingono per entrare nell’inquadratura. Costernata esposizione del crimine in forma di tema scolastico con finale edificante, fitta di aggettivi, trapunta di condizionali. Da una parte i cattivi, criminali o industriali, dall’altra il popolo, anziani indifesi, giovani mamme, sfortunati papà, bimbi inermi, migranti offesi. I nativi, richiesti di un’impressione, confermano che assolutamente non se lo sarebbero mai aspettato.

Stessa cosa da Bruxelles, solo che la nostra inviata Giuseppina P. è in collo di volpe e sullo sfondo non ci sono i cavoletti ma un festoso garrir di bandiere. Si vede che i Belgi non hanno tempo da perdere. Eloquio concitato, inquadratura stretta che non si vedano troppo le mani, perché con quelle, di qualsiasi cosa parli, non smette un momento di fare le fiche. Distratti, si finisce per perdere il filo del discorso.

Il Roberto T. che vi parla è quello di qua, quello sullo sfondo è Montecitorio. Cosa sia successo non si sa, probabilmente niente, ma si viene a sapere cosa ne pensano Gasparri e Franceschini.

Qui non ci si può difendere col non comprare il giornale. A chi non paga il canone, la multa gli arriva direttamente a casa.

Cosa si può fare per migliorare una simile Informazione, in attesa che nascano giornalisti migliori?

Non ho un piano preciso, ma due o tre cose si potrebbero fare, secondo me, senza rischi e senza spendere un soldo:

  1. Innanzitutto metterla a dieta. Smettere, assolutamente smettere, di finanziarla col denaro pubblico (Si veda a questo proposito l’inchiesta pubblicata su MenteCritica con i nomi delle testate e l’entità del finanziamento). Chi non incontra l’interesse dei lettori si dedichi ad altre attività. Perderemmo anche qualcosa di buono, ma soprattutto tante schifezze. Non si può avere tutto. I risparmi potrebbero essere devoluti alla ricerca, che dice che ne ha bisogno.
  2. Ridurre drasticamente il numero delle pagine dei quotidiani. Trenta al massimo, di cui non più del 20% dedicato alla pubblicità e vinca il migliore. Senza inserti di nessun tipo. Mai. Affinché gli addetti ai lavori imparino a fare economia di parole. La necessità di sintesi affina il linguaggio. La concisione è nemica dell’enfasi e della retorica. I lettori tornerebbero ad apprezzare l’arte di leggere e scrivere. E magari il prezzo dei quotidiani potrebbe scendere a un euro.
  3. Privatizzare la Rai, subito, domani mattina. Tanto peggio di così non può diventare. Oltre al canone ci risparmieremmo l’incazzatura di sapere che in quel modo paghiamo uno stipendio di due milioni all’anno ad Antonella Clerici.

Il tema è vasto. Si accettano contributi.


Note
  1. ciabattino non andare oltre le scarpe, vedi WikiPedia []
Fine delle Note

Chi l’ha Detto che Siamo Poveri?

Lacrime e sangue : questo è quello che ci promettono per i prossimi anni quelli che fino a poche settimane fa bollavano come traditori dell’Italia chi metteva in dubbio “le magnifiche sorti e progressive” del nostro paese.
E così ci troviamo, per l’ennesima volta, a frugarci nelle tasche ( vuote) perché , come chiunque dotato di un minimo di buon senso aveva previsto, la nave sta affondando.
Non entro qui nel merito degli “indizi gravi di colpevolezza ” a carico di chi governa ( l’ ICI tolta ai ricconi, la vergogna del rientro dall’estero dei capitali tassati solo al 5%, i soldi bruciati con l’Alitalia) né mi voglio soffermare sul fatto che, come al solito, è il lavoro dipendente a pagare dopo essere stato scippato del 30% della quota del reddito nazionale negli ultimi dieci anni: no, qui vorrei parlare di un concetto apparentemente astruso ma in realtà molto semplice : il DIVIDENDO DIGITALE.

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Santoro e il Chiagni e Fotti

19 maggio, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

La fauna di questo paese è divisa in parlanti, facenti e chiavanti.

I parlanti(1) in genere hanno un impiego fisso, si credono buoni cittadini, insegnano l’educazione e l’onestà ai figli(2) e passano gran parte del tempo a parlare dei problemi del paese(3), a discutere di calcio, dell’ultimo bisticcio fra D’Alema e De Benedetti, ad indignarsi per lo stipendio dei parlamentari e a scrivere post di cazzo su blog sfigati  che non legge nessuno(4).

I chiavanti(5) ricoprono cariche pubbliche in istituzioni tipo parlamento, senato, regione, provincia, comune, municipio, università, ecc. Ufficialmente, la denominazione scientifica deriva dalla contrazione di “chi è avanti“, ma alcune dicerie popolari tenderebbero ad attribuirla al fatto che gli appartenenti a questo gruppo, composto quasi esclusivamente da esemplari maschi, esercitano il muscolo fecondatorio con non moderata frequenza(6) preferibilmente, ma non necessariamente, in compagnia di avvenenti giovincelle,figlie di parlanti, in cerca di notorietà, quattrini o entrambe le cose.

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Note
  1. circa l’80% degli esemplari []
  2. in modo che un giorno possano diventare anche loro dei parlanti []
  3. da qui la definizione di parlanti []
  4. tipo www.mentecritica.net []
  5. meno del 2% della popolazione []
  6. Gabriele D’Annunzio, in un messaggio privato a Benito Mussolini []
Fine delle Note

What If …

13 aprile, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

What if…? Cosa sarebbe successo se i leghisti fossero diventati i padroni del mondo?
La letteratura meno impegnata ed il mondo del fumetto spesso si sono cimentati con un “cosa sarebbe successo se…?”, immaginando gli scenari più stravaganti, a volte inquietanti, che si sarebbero prodotti se alcune vicende per come le conosciamo avessero preso delle pieghe differenti.
Così se i nazisti avessero vinto la guerra, o se Superman fosse atterrato infante a Gotham City invece che a Smalville, tutto sarebbe stato diverso, con vicende in cui le possibilità della fantasia possono rincorrersi su uno sterminato terreno livellato ove anche il più impensabile costrutto può costituire la base di una narrazione a tratti iperbolica.
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Risultati Elezioni: Poche Chiacchiere, Chi ha Vinto e Chi ha Perso Veramente

Abbiamo passato anni a guardarli litigare in televisione, prendersi a pugni in parlamento, usare le loro cariche per sistemare parenti, amici, zoccole e puttani. Ci siamo deliziati ad infilarci nelle loro storie di droga, di prostituzione, di malaffare, di vizio. Ci siamo indignati nel vederli trattare camera, senato e commissioni come una specie di ufficio legale privato al quale delegare la cura dei propri interessi. Li abbiamo considerati come dei personaggi di reality le cui storie si dipanavano aldilà del vetro dello schermo della televisione: lontane, effimere, estranee, vagamente inverosimili.

Giulio Andreotti: Senatore a vita, 70 anni di potere ininterrotto in Italia. Ha vinto le regionali

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Lo Status Quo: Quando L’eccezione Si Fa Regola

L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta una lacuna evidente: mentre l’art. 62 del T.U.E.L.(1) obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali(2).

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Note
  1. Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali []
  2. oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche []
Fine delle Note

Liste PDL Escluse in Lazio e Lombardia: A Londra se ne Ride

3 marzo, 2010 di  
Archiviato in latest, Oltre il Confine, Rassegna Stampa

Silvio Berlusconi sfoga la sua furia contro i “dilettanti e gli idioti” che lo circondano, dopo che il suo partito è stato escluso ieri da due delle più importanti elezioni regionali di questo mese per non aver presentato le liste elettorali in tempo. A meno di uno sblocco in appello, Il Popolo della Libertà (PdL), partito del Primo Ministro, non sarà in grado di partecipare alle elezioni nel Lazio, la regione intorno Roma, e in Lombardia, il prato di casa Berlusconi, a causa di ciò che i media descrivono come una “commedia degli errori” .

Le elezioni sono state viste come un test sulla popolarità in declino di Berlusconi, tra scandali sessuali e le accuse sempre maggiori di corruzione. Nel Lazio, Alfredo Milioni, un funzionario del PdL, non ha rispettato il termine per la consegna della lista di partito, prima presentandosi troppo presto e poi troppo tardi. Arrivato presso l’ufficio elettorale con mezz’ora di anticipo, se ne è poi allontanato e ritornato 15 minuti dopo la scadenza ultima di mezzogiorno. Il signor Milioni ha offerto una serie di spiegazioni per la disavventura: secondo alcune si è allontanato per un panino. Secondo altre, era andato a controllare la figlia in attesa in macchina, che “era febbricitante”. Secondo un’ultima versione era andato a recuperare i documenti elettorali mancanti. Altre voci riportano che il partito ha superato il termine di consegna a causa di dispute interne sulle persone da presentare.

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Al Festival di San Silvio Nuovo Trionfo di Maria De Filippi

Malika Ayane vince il premio “Mia Martini”, la consolazione (si fa per dire) di tutti i trombati. Perché a lei, a Cristicchi e a Irene Grandi è stato preferito il trio Pupo-Filiberto-Canonici, e a nulla sono serviti gli spartiti volati sul palco, i fischi, le plateali contestazioni. Anzi, i destinatari se ne sono probabilmente gloriati. Il loro secondo posto è stato ben più significativo d’una vittoria. Troppo spudorata quest’ultima, momento topico, ma anche logico, essersi invece piazzati dietro un vecchio camuffato da giovane. Nel frattempo, per quattro giorni consecutivi ci hanno martellati con gli annunci delle loro prossime apparizioni tv, grazie anche al decisivo appoggio di Marcello Lippi, perfetta incarnazione (plasticata) di un’Italia pizza-mandolino-patria-famiglia cara all’iconografia fascista riverniciata per l’occasione, e oggi ammannita dai calciatori-intellettuali da Grande Fratello, da Lele Mora (che si aggirava per il festival dichiarandosi “fascista, anzi, mussoliniano”) e Fabrizio Corona. Tutti “anime nere” (in ogni senso) del Festival, tutti ad aggirarsi vistosi e squillanti dietro le quinte.

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I Grandi Scoop dell’Informazione Berlusconiana: Dopo i Calzini, Augias Spia per i Servizi Segreti Cecoslovacchi

19 ottobre, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

La disinformazione è uno strumento dichiaratamente militare. Tutte le forze armate del mondo dispongono di dipartimenti appositi per la diffusione di informazioni apparentemente vere, ma sostanzialmente inesatte, di fatti alterati scientificamente o di semplici e clamorose bugie vestite a festa. Lo scopo è quello di confondere il nemico, incrinare la sua fiducia e diffondere il caos, perché il caos è un’arma come qualsiasi altra.

La degenerazione dell’informazione italiana è ormai pari, se non superiore, alla degenerazione della politica, della morale nazionale e dell’etica individuale. Dopo anni di televisione berlusconiana, prima sui canali Mediaset e poi sulla RAI, si può scrivere e trasmettere di tutto, tanto il limite è già passato e di fronte ci sono gli spazi infiniti dell’universo dove regna incontrastata la tenebra.

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Esiste la Libertà di Stampa in Italia?

7 ottobre, 2009 di  
Archiviato in Appunti Italiani, Informazione, latest

Sì. Secondo me esiste libertà di stampa in Italia. Io credo, anzi sono sicuro, che non esista nessun ufficio governativo che ogni giorno legge in anteprima i quotidiani e decide chi deve uscire e chi no. Né mi aspetto che se adesso scrivo che, secondo il mio parere, Berlusconi persegue essenzialmente interessi personali attraverso la politica e molte sue affermazioni pubbliche appaiono palesemente architettate per la conquista del favore di povere menti, la polizia segreta o l’OVRA mi vengano ad arrestare nella notte.

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Perché Sanremo non è solo Sanremo

20 febbraio, 2009 di  
Archiviato in Consumo CriticaMente, latest, Meccanica delle Cose

E’ iniziato Sanremo e come ogni anno le polemiche hanno preceduto di mesi la gara vera e propria: prima i cantanti in gara, poi i temi delle canzoni, quindi presentatore e vallette.
Quest’anno però il chiacchiericcio da rotocalco di costume e spettacolo si è alzato di tono e negli ultimi giorni è divampata una polemica in cui tutti hanno voluto dire la loro, in fondo sono fedeli al motto: perché Sanremo è Sanremo.

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Breve Biografia di Riccardo Villari con Fatti Finora Sconosciuti

23 gennaio, 2009 di  
Archiviato in latest, Oltre le Righe

Riccardo Villari nasce a Napoli nel 1956. Il parto si presenta particolarmente difficile perché il bambino si rifiuta ostinatamente di lasciare l’utero materno. Solo dopo abbondanti somministrazioni di ossitocina la gestazione giunge al suo termine naturale con contrazione misurate intorno alla magnitudo 6 della scala Richter.

Già dai primi giorni, il piccolo Riccardo si distingue per la sua costanza negli studi. Una volta occupato il banco del primo della classe, non si alza fino all’esame di quinta elementare al quale giunge attingendo viveri dal capace cestino della merenda che lo sostiene efficacemente per cinque anni.

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