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Mio cugino vuole fare la modella

23 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Leggere

Un senso di inadeguatezza pervasivo

Penso di essere una persona profonda che normalmente si interessa al solo lato estetico delle cose. Non importa se funziona, basta che mi piaccia. Infatti ho preso un Macbook Air Jordan, bello piccolo e sottile, e lo tengo in una cartellina, quelle da ufficio, solo che dopo non lo trovo più, e allora gli ho attaccato uno di quei pirulini gingillosi che trovi sui cellulari delle tredicenni. Quando devo scrivere, se vedo spuntare un piccolo Pokemon attaccato a un filo, so che è lì dentro. Comodo, no? Mi viene naturale tenerlo attaccato durante le Lectures alla Facoltà di Economia, anche se le facce degli astanti della prima fila si riempiono di risolini e fra di loro si continuano a dare fastidio col gomito. Se mi chiedono qualcosa dico che è di mia figlia.

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Auguri Google e Salvaci dal Caos

27 settembre, 2011 di  
Archiviato in Meccanica delle Cose, Vox Dei

Scopro che oggi è il 13° compleanno di Google e, spontaneamente, mi viene voglia di fargli gli auguri. Google è praticamente un monopolista dell’informazione su Internet. Sulla rete, se una cosa esiste o no lo decide lui. Molti sottovalutano il potere demiurgico di Google supponendo, erroneamente, che la Verità sia di per stessa evidente. Invece, se un albero cade nella foresta, ma Google non lo indicizza, l’albero, nei fatti non è caduto.

Questo forse non è un bene, ma esiste un’alternativa?. Come per l’uomo, l’essenza stessa della rete ne rappresenta l’invalicabile limitazione. Essa è fatta di miliardi e miliardi di informazioni, la maggior parte delle quali inutili, ridondanti, incomplete, volontariamente fuorvianti. Se non ci fosse Google, ci si troverebbe a navigare senza mappa in un mare infinito di sciocchezze senza senso. Internet è un universo a parte, caotico, infinito, capriccioso e richiede un’entità superiore che ne tracci le leggi costituenti e la governi. Nel nostro universo non so se ci sia dio, ma in Internet Dio esiste e si chiama Google, l’equivalente internettiano di Jahveh.

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Utoya e Spider Truman: Disinformazione e Subornazione

25 luglio, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione, latest

Utoya
Non è possibile farsi un’idea di quello che è successo realmente in Norvegia senza una descrizione plausibile dei fatti. Novanta persone uccise, secondo quanto scrivono i giornali, da un unico uomo armato di pistola e mitraglietta. Anche supponendo che siano state utilizzate pallottole a punta cava, più letali ma meno precise di quelle convenzionali, è ragionevole pensare che ad essere attinte dal fuoco siano state non meno di 200 persone. Le mitragliette non sono armi da cecchino e le pistole sono operative solo a corta distanza. Vanno considerate, statisticamente, circa cinque cartucce per ogni vittima. Almeno 1000 cartucce, oltre 30 caricatori di seguito senza un inceppamento o una malfunzione. Straordinario.
Uccidere novanta persone in movimento veloce, o nascoste, in un’ora e mezza è un’impresa da film di Sylvester Stallone. Qualcosa non quadra. Manca all’appello qualche complice o sono state usate delle granate. Molte. Altro peso da sommare ai dieci chili degli oltre trenta caricatori. I conti continuano a non tornare.

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TAV: La Battaglia per un Paese che non c’è

Lo confesso: non ho un’idea chiara sulla questione della TAV in Val di Susa. E’ un’opera con impatti devastanti sull’ambiente? Sicuramente sì. L’equilibrio naturale è delicato e qualsiasi alterazione può indurre conseguenze irreversibili. Serve? Forse sì. Si tratta di un raccordo parte di un progetto a livello europeo. Difficile credere che sia stato possibile mettere su un ambaradan di queste dimensioni senza che tante entità non abbiano condiviso ipotesi di sviluppo ed utilizzo almeno plausibili. Probabilmente non è un’opera necessaria, ma solamente utile. Qualcuno è in grado di dare un giudizio definitivo ed inappellabile? No, oltre ogni dubbio. L’elevato numero di variabili in gioco, l’orizzonte temporale, la fluidità del contesto economico impediscono una risposta ineccepibile. Si può discutere all’infinito, ma non si arriverà mai ad una conclusione scientifica. E’ una cosa che va fatta o non fatta sula base di un sentiment, parola che gli specialisti del settore finanziario utilizzano per definire una sensazione solo parzialmente basata su fatti, ma integrata con una visione del futuro che rimane personale.

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Fenomenologia del Bene, del Male e dei Numeri al Lotto

27 giugno, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest

Giudicare un uomo è opera complessa al punto che vi è delegato un essere divino o un magistrato il che, almeno dal punto di vista dello stipendio, è più o meno lo stesso.
Alcuni sono generosi, ma inaffidabili. Altri sono precisi come orologi svizzeri, ma opachi di mente e di cuore. Altri, a seconda delle contingenze, dell’umore e dell’intossicazione chimica possono essere di volta in volta ombrosi, spumeggianti, freddi, sorprendenti, noiosi, brillanti.

E’ per questo motivo che più che gli uomini, si cerca di giudicare le loro azioni, le scelte. Anche queste, però, sono di difficile valutazione. Aveva tutte le informazioni per fare quella scelta? Era lucido? Ci ha pensato abbastanza?
Alla fine, la montagna partorisce il topolino e ci si riduce all’elementare interpretazione della fenomenologia, in questo caso l’effetto delle azioni degli uomini. Se un uomo fa cose il cui effetto ci garba lo giudichiamo bene (è in gamba, si applica, è generoso, è competente, è onesto). Se, invece, il suo lavoro ci danneggia, egli diventa un pessimo soggetto (cazzeggia, è maligno, è ottuso, le puttane gli hanno succhiato il cervello).
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Disintossicarsi con l’LSD (Link Siti Disperati)

21 giugno, 2011 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

Le religioni sono l’oppio dei poveri
Sperando in una giustizia divina, terrorizzati dalle pene dell’inferno, credenti hanno vissuto la loro vita giorno dopo giorno permettendo le ingiustizie dei potenti e sopportando le noie quotidiane, con l’unico vantaggio di salvare la famiglia e la credibilità dei paesani spesso solo di facciata, ma qualche volta realmente come se la fortuna avesse voluto favorirli in modo ben più benevolo che con una stupida vincita.

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Ai Confini della Follia

14 aprile, 2011 di  
Archiviato in Border Zone

Questo scritto dovrebbe essere letto dopo i precedenti “Non premete quel pulsante” e “Dopo il fuoco e il tempo l’uomo invento la realtà
Non credo che ci potrò scrivere un altro post su questo argomento perché ritengo veramente quello che sto per dire al limite del ragionevole e forse un po’ più in là.
Nei due scritti precedenti dicevo sostanzialmente che la non esistenza intesa come morte non è verificabile e che il mondo come lo conosciamo non è cosi certo come pensiamo.

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Quo Usque Tandem, Tunisino, Abutere …

11 aprile, 2011 di  
Archiviato in latest, Oltre il Confine

Quo usque tandem, tunisino, abutere …(1)

Un partito politico solitamente nasce per realizzare un progetto a favore di una parte, contro un’altra. Talvolta anche a favore di uno solo, che però deve avere moltissimi soldi e tre televisioni.
Sotto questo punto di vista l’azione di un partito non può essere informata che alla conquista e al mantenimento del potere, perché senza il potere nessun programma è realizzabile, per quanto bello sia. E siccome in un sistema democratico il potere viene dal consenso, ogni partito democratico dovrà operare per acquisirlo e per mantenerlo e, ove non ci riesca, rimettere in discussione il proprio progetto e la propria classe dirigente, perché è evidente che uno dei due è inadeguato. Probabilmente entrambi, essendo questa che ha generato quello.

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Note
  1. fino a quando, tunisino, abuserai … Mutuata dall’originale di Cicerone, Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? tratto dalle orazioni Catilinarie
    []
Fine delle Note

Adda Passà a Nuttata

3 marzo, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest

Ragioniamo tutti come se fossimo in presenza di una crisi interna al ciclo economico, al più, solo più grave, come fu quella del ’29. Ragioniamo come se la Finanza fosse ancora oggi la “quinta marcia” dell’Economia e ci masturbiamo all’idea che la catastrofe sociale che ci ha investito sia tutta colpa di quei “meccanici” infedeli che a Wall Street hanno truccato il motore della buona Finanza.

Ovviamente, la ricorrente metafora della “quinta marcia” è pura menzogna: nelle società moderne, organizzate su uno schema di capitalismo avanzato, Economia e Finanza sono indissolubilmente legate, non meno di quanto lo siano i due maccheroni che danno origine a quello straordinario prodotto dei pastai napoletani, chiamato “fusillo”.

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Il 13 Febbraio e le Donne

14 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Vere Donne

Post-esame universitario in un raro pomeriggio di sole invernale. Mentre finalmente passeggio senza troppi pensieri per la testa, incontro in una delle aule studio la mia amica C. . E’ raggiante, e come ho modo di scoprire di lì a poco, ha appena finito il suo appello brillantemente. Mi offre un caffè e qualche secondo dopo ecco che spuntano altri due sorrisi nascosti dietro di noi: S. e V. hanno finito e ci raggiungono. Ci si racconta inevitabilmente delle domande sostenute ma, soprattutto, di quanti esami manchino alla laurea! Argomento a dir poco a senso unico poiché si finisce sempre con il porsi la stessa domanda: e dopo? Non che le opzioni siano poche, ma l’aria che tira nel nostro campo è terribile; ognuna di loro svela piano il proprio piccolo sogno nel cassetto, quasi come per ricordarlo a sé stessa, e mentre raccontano la mia mente disegna l’immagine di luoghi esotici lontani o luminosi ed affascinanti.

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Pellegrino dell’Assoluto

29 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere

Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.

Carissimo Comandante Nebbia,

mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del dellefragilicose.blogsome.com che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.

Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.

Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…

Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.

Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.

Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.

Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.

Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.

La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.

I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.

Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.

Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.

Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.

Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.

Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.

Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.

Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.

Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.

Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…

Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.

Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di L. Bloy

Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.

Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.

Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.

S’abbia i miei più affettuosi saluti

grp

P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da questo link.

Mirafiori F.A.Q.

14 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani, latest

Scrivo in anticipo di 12 ore rispetto allo spoglio delle schede in Mirafiori. Non è infatti mia intenzione commentare il risultato del voto di oggi, nel breve periodo non lo trovo determinante.

Mi pongo invece il problema della legittimità di una simile consultazione e, per questo motivo, trovo ben più interessante rispondere a una serie di domande che mi sono posto delle condizioni in cui essa s’è svolta. Domande secche, che implicano risposte oggettive. Nessun commento, nessuna conclusione da tirare. A ognuno la sua idea.

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C’è già una Dittatura che Vive e Prospera in Mezzo al Caos Istituzionale

24 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest

Il 21 novembre leggevo sulla prima pagina del Fatto l’articolo di Paolo Flores d’Arcais, e mi chiedevo che fine avessero fatto gli intellettuali in questo paese. Sì, perché io considero Flores d’Arcais un intellettuale, ma o io sono in errore, oppure abbiamo due diverse concezioni del termine “intellettuale”.
Comunque sia, la sua premessa era (ed è tuttora) indiscutibile: andremo a votare (quando sarà) in condizioni di non-democrazia, perché questo Parlamento non risolverà alcuno dei problemi che vengono posti. Dalla legge elettorale al controllo dei media al conflitto di interessi non c’è dubbio che sia necessario intervenire come non c’è dubbio che dalle parti della maggioranza (ma non solo) nessuno abbia voglia o interesse a farlo. E’ appena il caso di ricordare che chi oggi sta abbandonando il governo ha votato e sostenuto tutte le porcate che negli anni ci hanno rifilato, incluse quelle appena elencate. Pare quindi difficile credere che queste stesse persone ora siano state fulminate sulla via di Damasco e si preoccupino quindi di restituirci una democrazia degna di questo nome.

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Italiani e Immigrati: Realtà tra le Righe

12 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

Mentre leggo il giornale spesso mi capita  di rivedere tra le righe storie vissute da vicino, di sentire parole che se non sono proprio del caso specifico almeno ne possono spiegare il contesto. E’ stato così in questi giorni per gli operai sulla gru. Anche qui è successo una cosa del genere tra l’indifferenza e la mancata risoluzione del problema drammatico dei lavoratori senza stipendio. A dire il vero, non l’avrei notato nemmeno io, presa come sono dalle mie difficoltà, se la sera prima che uscisse l’articolo nel giornale locale in quinta pagina non me ne avesse parlato un giovane lavoratore italiano che, oltre a non poter mandare i soldi alla famiglia a Cuneo, deve pagare  insieme agli altri l’affitto qua.

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Senza l’Italia la Fiat Potrebbe Fare di Più

«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia». Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, torna ad affrontare molte delle questioni che hanno tenuto banco nelle ultime settimane. In particolare, l’amministratore delegato del Lingotto ci tiene a sottolineare il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese. «Fiat – aggiunge – non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». «Tra il 2008 e il 2009 – continua Marchionne – la Fiat è stata l’unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato» diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. «Non voglio ricevere un grazie – spiega l’ad – ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi – prosegue – sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere»

Corriere

Marchionne ha ragione. Ha ragione nel senso che produrre a costi occidentali non ha più senso, specialmente per quelle attività dove la competenza, l’esperienza e l’eccellenza sono superflue. Le Fiat non sono esattamente delle astronavi. Con un po’ di addestramento potrebbero stare alla catena di montaggio anche degli scimpanzé. Figuriamoci cinesi, rumeni o brasiliani che, tutto sommato, sono sicuramente meglio degli scimpanzé. Specialmente dopo aver ricevuto la loro ciotola di riso quotidiana.

Il problema, ovviamente, è più generale e riguarda tutti, compresi gli imprenditori che non godono della ribalta mediatica di Marchionne. La soluzione non è semplice, passa per un doloroso cambio mentale e richiederebbe consapevolezza, forza di volontà e voglia di studiare. Non è roba per noi. Lasciamo fare ai tedeschi.

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LA Publicy in Pratica: i Cittadini Privati

6 settembre, 2010 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Nel post precedente abbiamo visto alcuni principi ispiratori di un ipotetico diritto alla Publicy. Ma esiste veramente questa Publicy? Che cos’è? Dove la troviamo? Perché è importante? Facciamo un esempio concreto.

In USA vige una fatidica legge chiamata “Don’t Ask Don’t Tell”: obbliga i militari a non svelare la propria omosessualità, e addirittura a non parlare di omosessualità in generale. In cambio (in cambio???) nessuno può indagare sulla vita personale delle persone sospette di essere omosessuali. Un apparentemente innocuo “Non chiedere, non dire” cela la minaccia di violazione del diritto alla privacy nel caso in cui un militare omosessuale voglia esercitare il diritto alla publicy. Non è solo una questione teorica: si tratta di minaccia del licenziamento e l’onta di essere radiati dal corpo. La tutela della propria privacy (sacrosanta) è usata come moneta di scambio e al contempo come arma di ricatto per imporre ad alcuni – una minoranza – di non esercitare un diritto altrettanto fondamentale.

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Privacy e Publicy

19 luglio, 2010 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Nella società attuale la privacy viene considerata, giustamente, un diritto della persona. Rispetto ad un passato in cui non esisteva nemmeno il concetto di privato come dimensione personale di esercizio dello stato di diritto, questo è un traguardo culturale importante. A tal punto che spesso il diritto alla privacy è innalzato al di sopra di altri diritti fondamentali, se non addirittura in chiara contrapposizione ad alcuni di essi, come ad esempio il diritto all’informazione.
In effetti, si è consolidata da tempo una visione dicotomica “privato vs pubblico” che porta con sé inevitabili conflitti. Ancor più quando il diritto alla privacy è invocato da persone che rappresentano le istituzioni della res-publica oppure da chi è coinvolto in procedimenti giudiziari.
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