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Default Europa: Le Elezioni Spagnole

23 novembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

E’ desolante leggere i pochi commenti sui risultati delle elezioni politiche spagnole seguite al tracollo del governo socialista di Zapatero, con il tonfo del suo partito, il PSOE , il non-trionfo dei conservatori del PP e lo spappolamento in mille direzioni degli elettori in un paese da mesi al centro dei commentatori per la pesante crisi sociale e per l’azione dei giovani indignados che hanno tenuto le tende per settimane nelle principali piazze del paese.

I socialisti di Rubacalba hanno perso quasi un terzo dei voti del 2008 (4,5 milioni di voti) riducendosi a poco meno di 7 milioni (il punto più basso di sempre) ma i conservatori del PP di Mariano Raioy, che con il 44,6% (+3%) hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ne hanno guadagnati meno di 500 mila ( 32 seggi in più alla Camera).

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L’Imbroglio di Mezza Estate dei Referendum Elettorali

Mentre gli italiani leggono con apprensione crescente i contenuti delle manovre di bilancio del governo e le eventuali mosse della cosiddetta opposizione parlamentare, per scoprire quanto e in che forme dovranno pagare il deficit accumulato dagli Attila che hanno governato il paese negli ultimi 15 anni, un ciclone silenzioso, ma altrettanto preoccupante, si sta abbattendo sul paese attraverso diversi tentativi di demolire ulteriormente quel poco che resta di sistema democratico e di rappresentanza attraverso la presentazione di modifiche del sistema elettorale parlamentare per via referendaria.

La crisi del bipolarismo, che si tenta di imporre dalla metà degli anni ’90 attraverso le modifiche di tutti i sistemi elettorali vigenti, è ormai evidente: i due principali partiti che dovrebbero contendersi l’egemonia politica sono talmente disastrati che, a seconda del livello elettorale non raccolgono più del 35-40% del voto degli elettori ed arrivano poco sopra il 50% con gli alleati-satelliti o più gentilmente con quelli che non hanno chance o il coraggio di avere “autonomia politica” come direbbe Giovanni Sartori: Lega, Destra e autonomisti del nord e del sud verso il PDL, Vendoliani, IdV e residui del vecchio ambientalismo verde verso il PD. Preoccupati tutti dall’ipotesi che alla prossima puntata Grillo o qualcun altro possa mandare qualche decina di guastatori-risanatori nei due rami del parlamento, e stufi di fare i conti con le imprevedibili mosse di quell’area di centro ( Casini, Fini, Rutelli e possibili transfughi dai due fronti ) che per quanto non esista in modo consolidato se non nelle tabelle dei sondaggisti è pur sempre un elemento permanente di ricatto su posti e poltrone che sono sempre più piccole e precarie per tutti.

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Il banchetto fantasma

28 agosto, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Non è stato facile trovarne uno nella mia città però ce l’ho fatta e sono riuscita a firmare. Oggi alle 12.30, in una piazza con il mercato già in smobilitazione, sotto la torre cittadina, c’erano due persone con un banchetto. Pochi segni di riconoscimento, a parte una bandiera dell’IDV un po’ stazzonata e seminascosta sopra il tavolino. Niente palloncini o gazebi, nessuno che abbordasse i potenziali firmatari. Forse anche i volontari erano in piena smobilitazione preprandiale. A quell’ora, come si dice da noi, la fame è cattiva.

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E’ Terribile ma Ammettiamolo: Abbiamo il Primo Ministro che ci Meritiamo

5 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Storie Italiane

Continuo a sentire strepiti, urla, proteste perché da venti anni continuiamo a mantenerci un governo porcellum con un adeguato presidente del consiglio. Ma se ci pensate bene, queste proteste sono sbagliate.
Noi siamo l’Italia dei compromessi, che ha cancellato il fascismo non con un atto di eroismo, ma con un tradimento di quelli che aveva accettato come alleati, che sbagliati o no, alleati lo erano davvero.

Noi siamo quelli che per il 50 per cento vogliamo un governo egoista bovino e retrivo. In ogni famiglia, in ogni casa, in ogni ufficio, in autobus o al cinema è quasi certo che il vostro vicino pensa che sia giusto che i gli stranieri poveri siano lasciati al loro destino perché noi veniamo prima.

Noi siamo quelli che mai pensiamo di poter avere un lavoro senza una raccomandazione, magari da Papy.

Siamo quelli che per il cinquanta per cento troviamo alla fine non disdicevole mandare le nostre figlie o sorelle o fidanzate a vendersi un tanto a peso con un vecchio porco in cambio di una sistemazione economica per tutta la famiglia.

Siamo quelli che ci facciamo eleggere con in mano una bandiera, ma poi corriamo appena qualcuno ci getta il boccone e lecchiamo per ringraziare.

No, non è strano che abbiamo questo primo ministro, la maggior parte di noi conosce solo il marketing di “c‘à niscuno è fesso” e mai rinunceremmo a nessuna briciola a costo di qualsiasi equilibrismo della coscienza.
No la corruzione non la porta Berlusconi, lui è solo il termometro di quanto ignobile un popolo possa diventare quando proviene da una storia di subalternità secolare senza il riscatto di una rivoluzione.

Se non si Morirà di Berlusconismo, si Potrà Morire di Federalismo

Il fetore è immensamente acuto. Un effluvio puteolente di smisurata grandezza si diffonde con imperturbabile e inarrestabile clangore. Mani sudaticce applaudono, fischi da stadio erompono e fanno ala al passaggio di un’auspicata legge di riforma. La legge che dovrà sancire la nascita del federalismo, fiscale e sociale.

Come se se ne sentisse il bisogno. Come se fosse davvero la panacea per i mali strutturali dell’economia nazionale e locale.

Stiamo tutti morendo. Ma qualcuno chiede ancora, tra uno spasmo e l’altro, a che ora usciremo per andare al cinema. Ecco è questa l’immagine che mi sono fatto del federalismo.

Non certo edificante e neppure tanto furba. Leggi il resto

Donne Politica e Società

Tra parità formale e discriminazioni di fatto La costituzione e’ donna. La politica no!.

In Italia è oramai comune la convinzione per cui le donne abbiano conquistato molti diritti e libertà negli ultimi decenni, specie a partire dagli anni ‘70. Sempre più uomini, addirittura, denunciano una discriminazione alla rovescia: la sopraffazione dell’uomo ad opera delle donne, sempre più intraprendenti e di successo, nella vita come nella società! Se in questo vi è indubbiamente un fondo di verità, comunque, al di là delle apparenze la questione femminile resta ancora attuale e ben lontana dall’essere del tutto chiusa!

A denunciarlo è la stessa Costituzione, ove sollecita espressamente il legislatore ad intervenire per garantire un’effettiva parità di diritti ed opportunità tra uomini e donne.

In particolare:

  1. l’art. 37 co.1 recita: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione;
  2. l’art. 51 co.1 (modificato dalla l. cost. n. 1 del 2003) sancisce: Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini;
  3. l’art. 117 co.7 (introdotto dalla l. cost. n. 3 del 2001) afferma: Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovo la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (principio introdotto anche negli statuti delle regioni speciali con la l. cost. n.2 del 2001).

Nonostante la riconosciuta parità formale tra i sessi, però, ancora la classe politica (non a caso quasi interamente maschile) non ha ancora fatto quel salto in avanti richiesto dalla Costituzione: il passaggio dalle mere enunciazioni di principio a risposte concretate legate ai bisogni reali e quotidiani delle donne (e delle famiglie, di cui le stesse sono il perno).

E’ divenuta, così, un’esigenza improcrastinabile

- il miglioramento dei servizi pubblici offerti alle famiglie, necessari per riscattare più tempo libero in favore delle donne. Il che è conseguibile, ad esempio:

  • sostenendo il costo della maternità con sussidi adeguati (non interventi minimi ed una tantum, come gli assegni per i nuovi nati);
  • rendendo detraibili tutte le spese mediche pediatriche (sempre più elevate);
  • investendo risorse per nuovi asili nido pubblici;
  • defiscalizzando il costo dei servizi di babysitter e badanti;
  • garantendo il tempo pieno nelle scuole.

- la predisposizione di un’effettiva tutela legislativa del lavoro femminile. Sarebbe opportuno, ad esempio:

  • fissare delle quote rosa nei posti di lavoro (imponendo ai datori di lavoro, almeno nei settori in cui ciò sia possibile, l’assunzione di donne almeno per il 40% del personale);
  • sanzionare più efficacemente i licenziamenti giustificati, di fatto, dallo stato di gravidanza della dipendente (anche se sempre più spesso, nel caso di lavoratrici precarie, non formalmente licenziamenti bensì mancati rinnovi dei contratti di lavoro).

L’elettorato è donna. La politica no!

L’insufficienza di rappresentanza femminile in politica, nonostante l’elettorato italiano sia in maggioranza femminile, si traduce inevitabilmente in una carenza di democrazia.

Una classe politica quasi interamente maschile, infatti, non può essere degna rappresentare degli interessi propri dell’elettorato rosa (quando si tratta di disciplinare, ad esempio, materie come la maternità, i diritti delle donne lavoratrici, la fecondazione assistita, l’aborto).

Per riportare solo alcuni dati significativi:

I- la rappresentanza delle donne nel governo, dal 1996 al 2005, è variata:

- da un minimo dell’8,6% (sotto il governo Berlusconi del 2001/2005);

- ad un massimo del 24% (sotto i governi D’Alema del 1998/2000).

II- le candidate elette alle elezioni politiche del 2001 sono state:

- 71 alla Camera (su 630 deputati);

- e 25 al Senato (su 315 senatori).

III- e nei Consigli regionali la rappresentanza delle donne, di regola, non supera il 10%!

Per affrontare questa emergenza democratica, allora, non è più sufficiente appellarsi al buon senso dei partiti.

Le principali cause per cui la politica parla sempre meno al femminile, difatti, dipendono proprio da una mancanza di democrazia interna ai partiti, i quali riservano generalmente alle donne solo ruoli da gregari (nessuna di esse può ambire a scardinare gli equilibri di potere in mano ai gruppi dirigenti) e dalla legge elettorale porcata vigente, che non offre alle donne (oltre che ai giovani) alcuna possibilità per emergere in politica senza la protezione di un influente dirigente di partito!

Per questo occorrerebbe, anzitutto introdurre l’obbligo di quote rosa nelle liste elettorali per le elezioni degli organi elettivi di tutti i livelli di governo (Stato, Regioni, Province e Comuni), ossia il principio per cui le liste elettorali debbano essere composte da un numero pari di uomini e donne (pena l’inammissibilità delle stesse!) e riformare la legge elettorale vigente (il cd. porcellum), abolendo le liste bloccate alle elezioni politiche così da restituire all’elettore il diritto di scelta del candidato (in caso contrario, le segreterie dei partiti avrebbero la possibilità di vanificare gli effetti dell’introduzione di quote rosa collocando le candidate sistematicamente nei posti in fondo alle liste, con ciò condannandole a non essere elette!).

Rimarrebbe nella libera disponibilità dell’elettorato, in ultima analisi, determinare col proprio voto la quota effettiva di rappresentanza dei due generi presenti negli organi elettivi.

E’ vero che il sesso non dovrebbe essere una ragione di preferenza in politica (essere uomo o donna non dovrebbe rappresentare un motivo per dare maggiore o minore rilievo ad una candidatura). E’ anche vero, però, che il sesso non può rappresentare una discriminante per le donne impegnate in politica (superabile solo nel caso in cui, alla qualità d’essere donna, si aggiunga una buona dose di bella presenza e di accondiscendenza).

Referendum, Sono Chiare le Priorità: Fottiamo la Lega

17 aprile, 2009 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Informazione, latest

La triste manfrina che si sta svolgendo intorno alla data di collocazione del referendum abrogativo di alcuni articoli dell’attuale legge elettorale è indigeribile persino a chi, dopo anni di disgustosi bocconi, pensava di avere lo stomaco di ferro.

Dopo l’esclusione definitiva della possibilità di associare referendum ed elezioni amministrative, si dibatte sull’ipotesi di proporre le schede insieme a quelle per i ballottaggi o, addirittura, di posticipare la consultazione referendaria all’anno prossimo (a babbo morto).

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Nessuna Legge Elettorale Può Difendere gli Italiani. Ecco i Veri Nemici del Nostro Paese

Uno degli argomenti clou di questa campagna elettorale è sicuramente il sistema elettorale introdotto dal Governo Berlusconi ad Ottobre del 2005, l’ormai famigerato porcellum. Per molti il porcellum è diventato come una spada sguainata da brandire contro la classe politica, una ragione in più per sbraitare contro la “casta”, per urlare sguaiatamente la nostra riprovazione contro chi “ci governa”.

Porcellum dolce, da mangiare in compagnia

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