I Gatti di Muggia e l’Usignolo di Keats
27 gennaio, 2010 di fma
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Dalla statale, che correva alta sui colli, l’occhio poteva cogliere l’intera città: le vie che l’innervavano, le case dorate, i barbagli delle finestre ferite dal tramonto. Il mare.
Doveva essere una tappa intermedia, un posto per cenare e trascorrervi la notte, ma una volta dentro, lungo il molo, con l’odore di salmastro ci colse l’inquietante sensazione d’essere a un capolinea: un avamposto dimenticato, una Fortezza Bastiani divenuta città. Ogni cosa era sì al suo posto, ma come immobile, sospesa, parte di un evento che non s’é verificato e di cui tuttavia non é ancora morta l’attesa.
Di umano nient’altro che tre figure in controluce, all’estremità di un pontile; meridiana disegnata sull’acqua che s’inanellava muta al piede delle palafitte.
Sul Limitare
3 novembre, 2009 di Daniela Tuscano
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“Sono nata il 21 a primavera”. E sullo straziante inganno di ieri, il crepuscolo di ieri, Alda Merini ha lasciato questo mondo. Perché ieri novembre ha voluto sorridere, inondando di sole la campagna lombarda. Non sembrava, non era, l’estate fredda dei morti, ma un tocco di rinascita. Questo clima così bislacco, che ormai muta pelle, e dipinge inquieti arcobaleni. E invece, semplicemente, lo spirito le stava preparando una casa degna. Una casa felice: debordante, come la felicità troppo invadente per quel fragile corpo. Quanto doveva arrabbiarsi, Alda Merini, nel sentir descrivere i matti come individui tristi.

Noi Stessi
17 maggio, 2009 di Pazzeggiando
Archiviato in Border Zone, Leggere, latest
Un 30 di Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e ci lasciamo accarezzare dai seducenti raggi del sole; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e non mettiamo nemmeno un filo di trucco perché quelle ore di sonno anche se poche sono state così pienamente godute che non hanno lasciato sul nostro viso nemmeno un piccolo segno di stanchezza. Camminiamo per le affollate strade della città e ci sentiamo forti e invincibili, orgogliose di quella giornata come di tutto il resto della nostra vita, pronte a calciar via qualsiasi dolore ci attanagli trasformando i problemi in sorrisi con un semplice tocco del nostro coraggio.
Eravamo-Siamo
Nel 1968 Abbie Hoffman, alla convenzione del Partito Democratico Usa, tentò di candidare alla Presidenza degli Stati Uniti un maiale di nome Pigasus.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora e il suino Pigasus, probabilmente, sono oramai decenni che è stato trasformato in prosciutti, salsicce e altri prodotti di salumeria. I Pink Floyd hanno fatto volare maiali sugli spettatori dei loro concerti e Abbie Hoffman si è suicidato ma quella lezione, almeno in Italia, non è stata dimenticata: basta vedere chi è l’attuale inquilino di Palazzo Chigi.
Il Poeta e il Presidente: Vendola a Cormano Commenta i “Promessi Sposi”
4 ottobre, 2008 di Daniela Tuscano
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione, Leggere, Media Mente Critica, i Classici
Dopo Lella Costa è toccato a un altro illustre ospite presentare il suo percorso umano e artistico a fianco di Alessandro Manzoni: stiamo parlando di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e fra i protagonisti dell’Ottobre Manzoniano, quest’anno dedicato al tema della giustizia.

Cosa ha Ucciso la Poesia?
28 giugno, 2008 di G.attonero
Archiviato in Leggere, Meccanica delle Cose
Bit e Byte non fanno rima con niente, Personal Computer non si coniuga con nessun’altra parola e nemmeno Bill Gates, con tutti i suoi bilioni di dollari, potrebbe trovare una rima per MS DOS o per Windows. Sebbene il PC possa dare un grande aiuto ad un grafico o ad un pittore non mi risulta che possa nulla per un poeta, oppure potrebbe, ma manca il software adatto. Tra assurdo e realtà proviamo a cavalcare questa ubbia che vaga per la mia testa come nuvoletta pellegrina in un cielo al tramonto.
Allora?
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Confessioni
1 giugno, 2008 di redazione
Archiviato in Il Bello della Politica, Leggere
Confesso chi veramente sono

Spesso la Malapolitica…
Spesso la malapolitica ho incontrato:
era il finanziamento ai partiti che raddoppia,
era l’assegnazione segretariale della greppia
arida, era il capolista dell’UDC al senato.
Bene altresì non vidi fuori dal palazzo
che scatena la popolare insofferenza:
era il concorsista alla ricerca
dell’appoggio, e la superbia, e l’evasore tollerato.
Liberamente ispirata a Spesso il male di vivere ho incontrato.
Sul Crinale della Duna
Non chiederci la scelta che salvi il nostro Stato
moribondo, né il voto utile,
o chi abbia più a cuore
il futuro di tuo figlio appena nato.
Ah l’uomo a cui di tutto han raccontato,
che non vede e non sente,
e non ricorda niente, che esulta e fa gran
tifo di sopra a un muro scalcinato!
Non domandarci la lista che gli occhi domani possa aprirti
sul futuro di cui tutti più bisogno abbiamo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Liberamente ispirata a Non chiederci la parola
Stillicidio di vita (22/02/2006)
Constatare a poco più di due anni di distanza che, se non fosse stato per la brillante idea avuta da qualcuno di ripresentarsi alle elezioni ancora una volta con un nome nuovo, sfruttando per l’occasione la sofisticata tecnica detta del riscaldamento della minestra all’americana, avrei potuto scrivere ieri quanto segue, e che invece è conservato sul mio computer in un file che riporta la data del 22/02/2006, è, come al solito, disarmante.
L’ultima campagna elettorale. Dedicata a quelli, beati loro, che l’avessero già dimenticata; e a quelli che invece in questi giorni la rivivono.Taci. Tanto
se parli non odo
parole che siano
umane; ma odo
soltanto grugniti
o suoni simili a versi
di cane.
Leggi il restoMarzo (2008)
Gemmeo il piano, così argentin le voci,
che tu avverti la fiducia in cuore,
e del futuro non di gioie avaro
già senti l’odore…Ma vecchio è il quadro, e le adunche mani
di nere trame segno son foriero,
e vuoto è il nuovo, e cavo a chi è pensante
il cavaliero.Silenzio, intorno: voci, solo sventate,
odi ogni sera dai telesalotti:
è un trito adescar di foglie fragili. E’ la campagna,
elettorale, dei morti.Liberamente ispirato a novembre
Peppino, ci Vediamo
26 marzo, 2008 di marco il buono
Archiviato in Leggere, Oltre le Righe
Storie da vendere
finché ne vuoi
intere pagine
riempirei
Ho libero accesso
ho la più ampia facoltà
di scrivermi addosso
vere o presunte verità
assorbo di tutto
raccolgo quei sentimenti e poi…Vi siete mai fermati a guardare i vostri vicini di casa? Le persone con cui lavorate? I negozianti che vi vendono pane e pasta?
Io sì, è un esercizio che dice molte cose, e vi riporta con i piedi per terra.
Leggi il restoLe Occasioni Perdute e Ritrovate – Rileggere Pascoli
31 dicembre, 2007 di Daniela Tuscano
Archiviato in Genericità, LeggereE’ forse inevitabile collegare quest’autore all’infanzia. Alla mia, segnatamente. Non posso esimermene, poiché fu il secondo poeta che incontrai, dopo Ungaretti (quello della Madre, non di “M’illumino/d’immenso”) e prima di Grazia Deledda, l’altra grande passione della mia gioventù. Nell’antologia – il “libro di lettura” – i versi di Fides spiccavano dietro un’immagine di bimba attonita, dagli occhi nerissimi e curiosi, immersa in un verde lussureggiante.
Pierangelo Bertoli: il Poeta
7 ottobre, 2007 di spes74
Archiviato in Caffè nel Deserto, Il Pianeta che Ride, Suoni & Musica
Perché l’ho definito il Poeta? Perché secondo me non c’è definizione più calzante. Quella è stata la sua “vera essenza” e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. Pierangelo Bertoli nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente “fertile” in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino fu colpito dalla poliomenite che gli compromise per sempre l’uso delle gambe, costringendolo a vivere e a muoversi su una sedia a rotelle; tutto questo, però, non gli ha impedito di dedicarsi con tanta passione alla musica: ci ha regalato dei veri e propri capolavori. Leggi il resto
L’Ora Nostra
25 agosto, 2007 di redazione
Archiviato in Leggere, Storia e MemoriaSai un’ora del giorno che più bella
sia della sera? tanto
più bella e meno amata? È quella
che di poco i suoi sacri ozi precede;
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Storie da vendere
Perché l’ho definito il Poeta? Perché secondo me non c’è definizione più calzante. Quella è stata la sua “vera essenza” e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte.

