Petrolio italiano?
1 settembre, 2011 di francescov
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Dopo innumerevoli incidenti petroliferi, l’Italia sembra essere diventata la star dei petrolieri per quanto riguarda la trivellazione off-shore del mare che, a quanto sembra, può essere trivellato a 12 miglia (un miglio corrisponde a 1852 metri) dalla costa. Questo significa che, in futuro, potremmo vedere piattaforme lungo le nostre coste dedite alla trivellazione selvaggia per accaparrarsi quel po’ (sembra che in Italia di petrolio ce ne sia ben poco) di petrolio che si trova nel nostro mare.
Da : “Da maggio 2011, nonostante il disastro causato dalla Bp nel Golfo del Messico, sono stati rilasciati ben venticinque permessi di ricerca per estrarre idrocarburi: dodici nel canale di Sicilia, sette nell’Adriatico settentrionale, tre nel mare tra Marche e Abruzzo, due in Puglia e uno in Sardegna. Se a questi si sommano anche le richieste per attività di ricerca petrolifera, il risultato finale è che circa 30.000 chilometri di costa (una superficie superiore a quella occupata dalla regione siciliana) potrebbero essere coinvolti in questo tipo di operazioni, rischiose sia per il turismo che per la pesca in caso di incidente, e non in linea con le nuove strategie di produzione energetica che dovrebbero sostituire quanto prima le fonti fossili con quelle rinnovabili.”
Che ci Faceva lì quel Peschereccio?
14 settembre, 2010 di Storie Italiane
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La notizia ha bucato come si dice. Un peschereccio di Mazara è stato mitragliato da una motovedetta libica, donato dal governo italiano (governo Amato) e con a bordo militari italiani. Ora tutti i mass media si sono , giustamente, soffermati sull’aspetto diciamo di sdegno e di ingratitudine della Libia, verso un paese che lo ha accolto come un imperatore, che gli ha donato le navi, e ci ringraziano in questo modo?
L’altro aspetto che è stato sottolineato è la presenza di militari italiani su quella motovedetta. Giustissimo. Ma le genuflessioni verso sistemi dittatoriali e l’ammirazione verso i dittatori della nostra politica estera e del nostro premier è nota. Lo sciagurato accordo di Bengasi con la Libia votata all’unanimità, anche da parte dell’opposizione non va dimenticato e sta li a ricordarcelo
Stabilità Mentale
4 settembre, 2010 di Marechiaro
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Non so se è solo una mia impressione o la stabilità mentale sta degenerando non solo per l’età e in condizioni di stress. Dalle liti in sala parto, in Parlamento, alle ragazze ingaggiate per assistere allo show del rais, allo strapotere dei gestori delle utenze pubbliche, alle stragi per futili motivi e ai vari incidenti dovuti a distrazioni che la cronaca segnala abbiamo solo una piccola parte del fenomeno, che non è dannoso solo quando destabilizza i vertici o provoca decessi ma per la sua continuità subdola.
Sto scrivendo mentre quello di fronte urla di tutto alle ragazzine, discolette per la verità, mentre la madre tace e il padre vero si è rifatto una famiglia. Pochi minuti fa ha smesso di funzionare un martello pneumatico che ci ha disturbato tutto il pomeriggio, proprio oggi che si cominciava a quietare dopo un’estate passata a dover assistere alle urla continue di un altro cinquantenne alla propria madre ottantenne, a volte piena di lividi che giustifica con cadute a cui non crede nessuno.
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Notte sulla Diga
17 gennaio, 2010 di angelo fabbri
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Aveva visto il mare incupirsi sempre di più, passare rapidamente dal verde limaccioso dei giorni di calma ad un grigio chiaro e poi al colore dell’acciaio, mentre onde sempre più lunghe gonfiavano l’acqua del porto come dopo l’entrata delle grandi navi.
Non ci aveva fatto caso, immaginando anzi che il peggiorare del tempo avrebbe potuto far avvicinare i pesci, che non si erano visti per tutto il giorno. Così non si era curato di anticipare il rientro e il barcaiolo aveva saltato l’ultima corsa, tanto chi poteva fermarsi sulla diga in una sera come quella, con la burrasca in arrivo? Sicuramente era rimasto al bar a farsi un altro quarto di vino, invece di consumare nafta e prendere un mucchio di freddo.
Aldo guardava sconsolato lo specchio d’acqua che lo separava dalla parte interna del porto, poche centinaia di metri ma invalicabili senza la barca. Era bloccato.
La cosa migliore da fare era restare lì ad aspettare il giorno dopo, quando sarebbe ripreso il servizio di trasbordo e avrebbe avuto modo di dirne quattro a quel disgraziato ubriacone. Non che fosse la prima volta che passava la notte sulla diga, capitava ogni tanto quando facevano le battute alle orate, ma in quei casi era ben attrezzato e non era solo.
E non c’era quel tempo.
L’ultimo pensiero gli era venuto sentendo il vento che soffiava con maggiore forza. Adesso si era orientato a libeccio e prendeva d’infilata il porto, strappando già al mare spruzzi di schiuma che volavano orizzontali sopra il cemento. Doveva sbrigarsi, tornare indietro e raggiungere la piattaforma in testa al molo, dove c’erano delle nicchie in cui ripararsi. Se si fosse messo a piovere o se un’ondata avesse scavalcato la diga avrebbe fatto un bagno completo e non aveva niente per cambiarsi. Non aveva neanche da mangiare, se era per questo: gli ultimi pezzi di pane avanzati da mezzogiorno li aveva gettati ai pesci mentre aspettava inutilmente la barca. Per fortuna aveva ancora una mezza bottiglia d’acqua, ma a scrutare il cielo sempre più scuro sembrava che quella non sarebbe mancata.
Cercando di non farsi intralciare nei movimenti dall’attrezzatura, cominciò a camminare a passo svelto, osservando le nuvole nere che cominciavano a confondersi col buio della notte.
Presto, più presto, stava per cominciare a piovere.

