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Il Crepuscolo del Bunga Bunga

Il Ventennio e gli Anni del Bunga Bunga

Gli anni del Bunga Bunga stanno per finire. E’ vero, Berlusconi è ancora lì, ma il belrusconismo è morto. Lo si capisce non dall’avanzata degli avversari, ameboidi ed inerti anche nel momento di massima debolezza del loro antagonista, ma dalla fuga disperata ed irriverente dei tanti topi che stanno abbandonando la nave. Per farsene un’idea basta leggere l’intervista di Feltri a “Il Fatto Quotidiano” dove il caro Vittorio, in poche righe,  non si limita a rinnegare tre volte prima che il gallo canti, ma si offre già candidamente al nuovo padrone di domani, quella Lega Nord con la quale da tempo condivide l’approccio culturale alla vita e l’elegante, misurata dialettica.
E’ probabile che di qui a qualche settimana si assisterà ad una successione di abiure che ricorderà quella che seguì la caduta del fascismo, quando per strada si camminava calpestando “cimici”, il distintivo del PNF che si portava appuntato sul bavero della giacca.
Gli anni del Bunga Bunga non ci lasciano nemmeno un distintivo. Magari si correrà il rischio di sporcarsi le suole con un preservativo usato o con della polvere bianca di incerta natura, ma certamente non ci saranno lasciti culturali da rinnovare con una nuova visione della vita o ambizioni nazionali da sostituire con un rinascimento filosofico e morale. Gli anni del Bunga Bunga sono stati un periodo di vacanza del cuore e della mente che ci lasceremo alle spalle ritrovandoci di colpo più vecchi, più stanchi, con le tasche vuote e con la sensazione di essere stati ingannati ed illusi come dei bambini. Gli anni del Bunga Bunga sono un pezzo della nostra vita, un tributo pesantissimo che abbiamo voluto pagare all’ambizione di un uomo mediocre che, invece di migliorare se stesso, ci ha convinto a diventare come lui, se non peggio.

La colpa è stata e rimane nostra. Non essere stati capaci di espellere il virus dall’organismo del nostro paese è la prova che la nostra democrazia è seriamente ammalata di immunodeficienza e che questa mancanza di anticorpi ci espone a rischi ancora più gravi nel futuro quando la nazione, fortemente debilitata,  all’uscita dal lungo sogno ad occhi aperti dovrà affrontare la terribile realtà di un’economia in recessione e di un paese che non sa più creare valore industriale o culturale.
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Debiti

13 ottobre, 2009 di  
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Ciò che state per leggere non ha fini didattici o didascalici, né vuole ispirare pietà o comprensione. Anzi, probabilmente è del tutto inutile, ma serve a fare capire, soprattutto a me stesso, come sia difficile conciliare ciò che so con ciò che sento.

Venerdì scorso ho portato la mia bambina a fare l’ultima vaccinazione obbligatoria. Il giorno della vaccinazione è familiarmente classificato codice porpora. Mia figlia non ama i medici, in generale non ama essere toccata e strapazzata da estranei. La cosa si concretizza in reazioni vigorose (la bimba ha preso da papà per attitudine al combattimento) e, quando si pesca il jolly, con una bella vomitata.

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I Tempi della Crescita

16 dicembre, 2008 di  
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Sono trascorsi più di tre anni dal giorno in cui ho scelto di raccontare i reati che ho commesso. Sono stati tre anni lunghi e sovente molto difficili.

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