La Putrefazione di Silvio
8 novembre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Not Afraid
Il destino è un creditore pertinace. Esige le sue spettanze con precisione assoluta e con un certo sadismo. Prima o poi tutti siamo chiamati a restituire con gli interessi ciò che ci è stato prestato. In alcune occasioni in maniera palese, in altre più sottilmente.
Non deve essere piacevole sentirsi un nano, fisicamente, intellettualmente e culturalmente, specialmente quando questa turba della mente si insinua in ogni fibra e avvelena una vita che, ad una persona maggiormente equilibrata, si sarebbe rivelata piena di soddisfazioni. Ancora peggio deve essere sentirsi chiamato a rendere quei trenta centimetri di altezza che si è impropriamente, e soprattutto inutilmente, portati per 17 anni.
I Love Berlusconi
29 settembre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane
E’ un amore recente, lo ammetto, perché ho passato gli ultimi diciassette anni a dirne peste e corna, voluttuosamente trascinato dal gorgo di un’opposizione, anzi un’avversione diventata nel tempo un’alta marea (ebb tide, Santo & Johnny, 1964)
Ovviamente, gli amori senili disdegnano l’effimera infatuazione tipica delle pulsioni giovanili (lo sturm und drang dell’onanismo), ma si nutrono pazienza (la radice è sempre pathos) e di tempo (inteso nell’accezione di Agostino), finché ad un certo punto ti chiedi: ma cosa ha fatto veramente di male?
Parlo dell’uomo, non del politico, giacché non ho alcun interesse per questa materia (del resto, ad essere onesti fino in fondo e scevri di insopportabili pregiudizi, si potrebbe oggettivamente convenire che anche in questo campo non ha fatto nulla di male, essendo pacificamente accettato da tutti che il nulla non è un bene, ma neanche un male).
Ma allora quali sono le malefatte di quest’uomo? Induzione alla prostituzione, che, com’è noto, è anche la definizione di un reato. Se lasciamo il diritto ai legulei e chiediamo ausilio agli accademici della Crusca, ci confermeranno unanimemente che stiamo parlando di un’attività (fisica e/o psichica) con la quale si spinge qualcuno (quasi sempre, qualcuna) ad effettuare in una circostanza (quasi sempre però, in via continuativa) prestazioni sessuali in cambio di danaro (o altri vantaggi, in qualche modo riconducibili a valori economici). Come dire che chi compra del prosciutto in una salsamenteria induce il salumiere al mestiere di salumiere.
Default Italia 93 Giorni al Fallimento: Non Paghiamo Nessuno. Prendetevi il Colosseo
9 agosto, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
Bisogna ammettere che questa storia d’intervenire “a mercati chiusi” è una marchetta pubblicitaria geniale: il Paese si ferma, trattiene il respiro, presagendo imminenti catastrofi e si predispone inconsciamente ad elaborare il lutto. Ovviamente, la magia pubblicitaria consiste, a seconda delle circostanze, nel non dire nulla di doloroso (se del caso, anche nulla di nulla) o di dire cose dolorosissime, ma con formulazioni sufficientemente fumose, in modo che la gente comune non capisca quali misure siano state effettivamente adottate. L’effetto positivo è scontato. A questo punto i cittadini, sempre più confusi, si rituffano nelle faccende quotidiane, aggrappandosi volentieri all’idea che in fondo poteva andar peggio. Fatto!
Non è dato sapere se l’ex pifferaio magico e l’ex incantatore di serpenti, suo ineffabile tesoriere, debbano, di volta in volta, superare reali divergenze o semplicemente recitino parti in commedia. Ma non ha troppa importanza, giacché topolini e serpenti si sono acconciati da tempo a concentrarsi sulla melodia, senza prestare particolare attenzione al testo della canzone. Accade così che Chichì e Cocò possano canticchiare allegramente “e la vita l’è bela, basta avere l’ombrela” ed a distanza di soli due giorni intonare il “De profundis”.
I 4 Veri Sì – Referendum Abrogativo o Confermativo?
13 giugno, 2011 di serpiko
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La prima risposta che arriva dalle urne non è un semplice, quadruplo “Sì” ai quesiti proposti. Va ben oltre, esula dal monosillabo che accompagna le interrogazioni e lambisce il significato stesso di “consultazione referendaria”. E arriva proprio quando la risacca di una serie di mancati quorum ne stava lentamente erodendo il senso. Ecco i quattro veri quesiti cui abbiamo risposto il 12 e 13 giugno 2011.
Se chiamati a votare su temi di reale importanza, gli italiani partecipano?
Sì.
Quando i quesiti sono chiari, gli italiani sono in grado di scegliere autonomamente il loro futuro?
Sì.
L’istituto del referendum per gli italiani ha ancora senso?
Sì.
E in ultima analisi, quando si tratta di difendere un’istituzione, gli italiani sanno ancora reagire in modo compatto?
Sì.
Ai Confini della Follia
14 aprile, 2011 di ob1kenobi
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Questo scritto dovrebbe essere letto dopo i precedenti “Non premete quel pulsante” e “Dopo il fuoco e il tempo l’uomo invento la realtà”
Non credo che ci potrò scrivere un altro post su questo argomento perché ritengo veramente quello che sto per dire al limite del ragionevole e forse un po’ più in là.
Nei due scritti precedenti dicevo sostanzialmente che la non esistenza intesa come morte non è verificabile e che il mondo come lo conosciamo non è cosi certo come pensiamo.
Novantatre Primavere
10 aprile, 2011 di Emanuele
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Leggere, Oltre le Righe, Storia e Memoria
Oggi mi ritrovo di nuovo in questa casa di riposo, da anni il solito odore pungente di minestrone e pasta scotta, saluto le infermiere che mi squadrano come fossi un divo del cinema e salgo con mio padre al secondo solito piano, anzi no, primo piano, da ieri l’altro.
Da qualche mese non vedevo la nonna, di solito fa tutto papà, poi ormai non mi riconosce più, 93 primavere e un alzheimer che domina la mente trasformano un Caro Manu in un freddo buongiorno.
Novembre
16 febbraio, 2011 di Comandante Nebbia
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Quando accadde era un giorno di novembre. Io ero seduto solo, proprio sugli scogli del molo di levante, quelli che si raggiungono con due chilometri di cammino sul sottile braccio di ferro e cemento che non è terra e non è cielo, ma un mondo a se stante sospeso tra il silenzio della solitudine ed il rombo sordo del mare e del vento.
Il cielo era scuro, perché era mattina presto e dai radi squarci di luce non si poteva capire se sarebbe stata una giornata di sole o di pioggia, ma lì non valeva nemmeno la pena di pensarci perché qualunque sarebbe stato il tempo a terra, in quel punto esatto sarebbe stata comunque una fredda giornata di mare.
Ero lì perché quando era cominciata la guerra ero scappato lontano di casa per proteggere la mia famiglia, ma poi ero tornato, perché quando c’è la guerra c’è guerra ovunque e se si deve morire, il posto più giusto ti sembra sempre casa tua.
Lettera Tardiva a Gesu bambino.
30 dicembre, 2010 di ob1kenobi
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Caro Gesù bambino,
intanto vorrei chiederti se puoi fare in modo che la gente invece che scrivere a qualcuno che non esiste riempiendo le discariche decidesse di scrivere almeno per Natale ai tanti che esistono e che non ricevono mai nessuna lettera e neanche nessuna visita.
Questa è lista di quello che assolutamente non voglio:
Sopra la Panca la Capra Campa
5 dicembre, 2010 di ob1kenobi
Archiviato in latest, Leggere, Oltre le Righe
Sono stato per alcuni giorni col notebook imballato: funzionava troppo lentamente e quindi subito ho adottato le solite contromisure: controllo antivirus eccetera. Ma il maledetto non ha voluto saperne e tutto è rimasto come prima. Alcuni giorni fa, mi sono trovato a fare il terzo riavvio del notebook (scoppiavo di rabbia). Finalmente dopo il BIP è cominciato il caricamento.
Quando il video si è acceso invece della solita schermata per il normale uso si è aperto un pannello mai visto prima. Il pannello a piena pagina in qualche secondo è diventato prima nero poi ho visto un’immagine in movimento.
Eutanasia: Il Pensiero di Marina
2 dicembre, 2010 di Marina Garaventa
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Questo è lo spot, censurato dalla tv italiana, sull’eutanasia: è rimasto per 7 giorni nella mia posta perché non avevo il coraggio di guardarlo. L’ho visto lunedì scorso: io non lo sapevo ma, proprio in quelle ore, Monicelli moriva.
Il “bello” di non poter parlare è che si ha più tempo per riflettere: le parole fluiscono, spesso, dalla bocca spinte dall’emozione, senza passare al vaglio del pensiero. Chi non può esprimersi verbalmente e deve mettere su carta pensieri compiuti, deve necessariamente riflettere, limare, pulire. La morte di Monicelli mi ha colpita come uno schiaffo, come l’ultimo irriverente sberleffo del genio, contro una vita che voleva imporgli un finale che, a lui, non piaceva. Io, oggi come da sempre, ho una grande avversione per il suicidio: da lottatrice, quale sono, non ho mai voluto, fin’ora, cedere le armi. Non si tratta di paura o di principi religiosi, è soltanto la caparbia volontà di non cedere, di non darla vinta al fato. Oggi, la penso così ma, comunque, la morte del regista e questo spot, uniti per un imperscrutabile gioco del destino, mi hanno obbligato a pensare.

Ed ecco riaffacciarsi alla mia mente Welby, Eluana e Peppino Englaro, i miei amici malati di SLA, le associazioni pro-vita, quelli che vogliono staccare la spina e quelli che non vogliono. Tutte facce di una stessa medaglia che assomma in sé un solo desiderio: vivere e morire con dignità e, soprattutto, in piena libertà.
Nessuno, io meno di tutti, è pro-morte: ma la morte è cosa solo nostra, e, ciascuno di noi l’affronta in modo diverso e unico, a seconda dei suoi principi e del suo vissuto.
Nessuno ha il diritto di giudicare e di decidere per noi.
Lavoro Nuovo, Vita Nuova!
21 luglio, 2010 di Luna
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Stento a crederci!
Ho un nuovo lavoro, meglio ho un vero lavoro!
Non che prima non lavorassi. Anzi.
Factotum in una piccola impresa familiare come dire: lavorare senza orario, senza ferie e con poco guadagno. Per solidarietà, mettendo a servizio della famiglia l’esperienza maturata presso una grande società commerciale dentro la quale ho trascorso una parte della mia vita. Tranquillamente.
Fino a quando, per una serie di eventi, sono saltati tutti gli schemi entro i quali credevo di aver stabilizzato la mia vita. Cambiamento, solitudine, paura, condizioni economiche precarie.
Ricominciare è la parola d’ordine.
Si, ma da dove, come e infine perché?
Da dove? Da me, ancora, come tabula rasa sulla quale riscrivere tutto.
Come? Rimboccandomi le maniche. Addio agli agi, affrontiamo le difficoltà, prima fra tutte trovare un vero lavoro. Perché? Per questi miei 40 anni che chiedono di essere vissuti!
Questo il preambolo.
Dopo è arrivata la fatica, il pessimismo, la sofferenza di non vedere possibilità di riuscita. Sono dell’idea che si debba lavorare per vivere e non vivere per lavorare ma…senza lavoro la vita si spegne, si cancellano le possibilità, la dignità dell’uomo è offesa.
Mi stavo spegnendo.
Tanti inutili colloqui, offerte di lavoro part time, con poco time (10 giorni al mese) per poter guadagnare il minimo necessario alla sopravvivenza; proposte “alLETTANTI” naturalmente rifiutate e laddove si prospettavano lavori stimolanti (l’ultimo come coordinatrice di ufficio)il corrispettivo erano stipendi da fame (lavorare 50 ore settimanali per 500 euro al mese!). Ho considerato anche la possibilità di andare a fare le pulizie…o di suicidarmi (è ironico).
Sono tenace.
Forse anche fortunata.
Ho trovato un lavoro serio, pagato il giusto, che mi piace presso un’azienda condotta con intelligenza da una donna che chiede il massimo a tutti noi ma è capace di contraccambiare.
Ho ricominciato a vivere, sperare, progettare.
Nel posso non provare un’incontenibile rabbia nei confronti di una classe politica che, non solo non offre soluzioni ma neanche prova a cercarle e continua a godersela, di questo periodo in barca, in barba ai nostri problemi. E una grande pena nei confronti dei giovani che vedono inghiottite aspettative e speranze nel buco nero della disoccupazione, di padri e madri di famiglia che vivono con il terrore, ripeto terrore di non poter garantire un futuro a loro stessi e ai figli.
Roma 2007
13 giugno, 2010 di Billie
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Lunedì mattina, 10.30, suona il citofono. “Sono donna di pulizia scale”, apro. Passano due minuti e suona il campanello di casa, vado alla porta e vedo chi è, senza aprire. Riconosco la signora rumena che da una ventina di giorni pulisce le scale e l’androne del mio condominio.
Una volta ero salita in ascensore con lei, le avevo fatto una domanda e mi aveva detto “non capito, arrivata da poco”.

Apro la porta e la donna mi chiede “hai chiavi cantina?”, è dove tiene scope stracci detersivi. Sì, ma veramente stavo lavorando e non ho voglia di interrompere, penso, scendere al piano terra e aprirle la porta. Il suo sguardo però mi inquieta, sembra inutilmente disperato, i suoi occhi silenziosi mi implorano. Qualcosa mi dice che non posso fare a meno di accompagnarla. Prendo le chiavi e scendo. Quando entriamo in ascensore ha un’incertezza, ma inizia a parlare: “forse perso chiavi, puoi fare copia?”. Sono infastidita, senza ragione. “Non può chiedere all’amministratore?”, le dico. La donna lascia passare qualche secondo e con la stessa intonazione ripete: “puoi fare copia? Io pago”. Rispondo di sì, ma non subito, la prossima volta gliele faccio trovare. “Venerdì”, va bene, venerdì. Posso fare la copia, posso fare le chiavi, posso non farmi pagare, gliele faccio trovare venerdì. Vado dal ferramenta, perdo dieci minuti del mio preziosissimo tempo, spendo due euro del mio preziosissimo denaro. Ora sono qui, è venerdì e aspetto quella donna. Ma torno indietro a pensare, voglio capire cosa mi è successo quella mattina, adesso per me è molto importante. Devo capire cosa è stato, di cosa mi sono sentita derubata, da cosa sono stata violata quando una donna ha bussato alla mia porta. È una persona, non vuole vendere niente, non è un testimone di geova, non deve leggere il gas, non mi consegna multe da pagare. Non reggo quello sguardo, ecco cos’è, non posso tollerare gli occhi della disperazione di una donna che forse ha perso le chiavi di una stupida cantina e per questo rischia di perdere il lavoro.
Una donna che deve decidere bene a chi chiedere di fare copia. C’è sempre qualcuno dietro una porta che non sa che farsene di tanta disperazione, e preferisce spostare lo sguardo quando incontra la paura negli occhi di un altro.
Corruzione e Crisi: Il Crollo di Berluscopoli
12 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
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Sono trascorsi poco meno di venti anni dall’avvio dell’inchiesta “Mani Pulite” che, partita nel febbraio del 1992, scatenò quella che allora apparve come una tempesta nella classe politica italiana.
In realtà, più che un vero e proprio sconvolgimento, ora è chiaro che si trattò solo di qualche capriola piuttosto spettacolare dove un paio di simboli di partito scomparvero temporaneamente per poi riapparire ovunque come cellule cancerose, qualcuno sopraffatto dal senso di colpa o da semplice paura si suicidò, qualcun altro si trasferì nella casa al mare e i restanti si fecero un periodo di purgatorio per poi ritornare sommessamente sulla scena. Senza dimenticare, ovviamente, il pubblico ministero di allora che ora è passato dall’altra parte e fa il segretario di partito. Se non puoi batterli, unisciti a loro.
Come Mascherare l’Acquisto Massivo di Preservativi: I Consigli di un’Esperta
7 maggio, 2010 di Rita
Archiviato in latest, Oltre le Righe, Vere Donne
Lo chiamo il cappuccetto, il cappellino, il salvagente, il palloncino. Condom o preservativo per i clienti più seriosi. Se non ci fosse lui, credo che molte donne come me non avrebbero cercato questo hobby creativo. Il bello è che tutti hanno i loro gusti ed esigenze anche in fatti di preservativi.
Michelino si porta sempre dietro i suoi perché è allergico, mentre il mio giovane Cherie ogni tanto ne porta di fluorescenti ed è uno spasso giocarci nel buio pesto. Altri hanno portato i loro un po’ perché avevano paura che io fossi così poco professionista da non usarne ed alcuni sono stati sinceri nel dirmi che si fidavano solo dei loro “se non ti offendi “. La frase se non ti offendi mi ha lasciato molto da pensare, chissà forse pensavano che io bucassi i condom per poi richiamarli dopo un mese per andare a scegliere il corredino o per paura che fossi una pazza appestata con manie di pandemie. Meglio così,una spesa in meno.

Italia Nera: Storie di Crimine Efferato
19 aprile, 2010 di Comandante Nebbia
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Quella che state per leggere è una storia torbida dalle tinte forti. Se non siete in grado di affrontare la crudezza di certe descrizioni, smettete di leggere qui e spostatevi su un altro sito più adatto alla debolezza del vostro stomaco.
Se, invece, avete deciso di continuare a leggere, sappiate che questo sito declina ogni responsabilità legale sugli effetti che la lettura di questa storia potrà fare su di voi e sulla vostra vita.
Leggi il resto
long night till tomorrow
15 aprile, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, Il Lavoro degli Italiani, latest
Il Centro Direzionale di Napoli. Una Manhattan dei poveri progettata da un architetto giapponese e realizzata secondo gli standard costruttivi di Casal di Principe. Un luogo impersonale e remoto dove imperversa l’acciaio inossidabile arrugginito,non ci sono tre metri di pavimentazione integra e le cui scale mobili mai entrate in funzione e ora definitivamente vandalizzate conducono a parcheggi sotterranei inibiti a chi non è in grado di difendersi da un’aggressione fisica.
Il Centro Direzionale. Tre o quattro torri della Regione Campania affittate a costi paragonabili al PIL della Grecia. Le torri Telecom, Enel, Wind. La torre dell’AGCOM con i suoi comandi della guardia di Finanza e della Polizia Postale.
Il Centro direzionale. Le decine di piccoli uffici sorti per suggere l’umore mieloso che sgorga generoso dall’alveare pubblico. Centri per l’erogazione di corsi di formazione finanziati dalla regione o dalla comunità europea, società di consulenza informatica, urbanistica, legale, banche, finanziarie, consolati. Intorno, centinaia tra bar, ristoranti, pizzerie, negozi di abbigliamento e regali sempre brulicanti delle migliaia di impiegati che prendono il caffè, mangiano e comprano cose inutili.
di
Ci torno per tre giorni dopo due anni di assenza. Ne ho trascorsi diversi lì, ma ora lavoro altrove. Il primo giorno ho un’impressione, passo le ore libere dei restanti due per verificarla.
Per strada poca gente, molto meno di quella che ricordavo. Mancano sicuramente i ragazzi, i consulenti, i lavoratori a progetto.
Il venti per cento dei negozi sono chiusi, sbarrati. La totalità di quelli che vendevano cose inutili quali libri, dischi, regalini o gadget non esistono più. I ristoranti sono semivuoti. Nessuno nei tavoli all’esterno a godersi il bel sole d’aprile. Molti, da soli, mangiano panini seduti sulle panchine che danno sui giardinetti spellati pieni di merda di cane.
Poca gente anche al bar a dispetto della passione dei napoletani per il caffè.
L’unico posto che è rimasto simile a quello che ricordavo è il tabaccaio/ricevitoria. Fila per comprare le sigarette, fila ancora più lunga per giocare al lotto, al gratta e vinci o per giocarsi una “bolletta” alle scommesse. Resto qualche minuto e arrivano tre donne anziane. I numeri, il gratta e vinci, il superenalotto. Una dice di essersi trascinata fuori dal letto solo per giocarsi i numeri.
Incontro un amico che non vedo da tempo. E’ una persona per bene, un uomo onesto che ha sempre fatto il suo dovere. Mi racconta che la Telecom ha deciso di cedere il dipartimento in cui lavora e che questo preclude al licenziamento suo e di altre duemila e ottocento persone con l’escamotage della cessione del ramo d’azienda. Ha cinquanta anni, due figli adolescenti e, anche se non lo dice, si vede che ha paura. E’ un ingegnere elettronico, ma non sa cosa fare. O forse proprio perché è un ingegnere non lo sa. E’ nell’età nella quale ci vuole stabilità e invece deve ricominciare da zero come è successo ai suoi colleghi dell’Agile ex-Eutelia la cui sede deserta e sbarrata è a poche centinaia di metri a linea d’aria di distanza.
Ritorno a casa su un treno semivuoto. Devo cambiare carrozza perché qualcuno ha vomitato nel cesso e la porta non si chiude. Quando lo dico al ferroviere scuote la testa e passa avanti senza dire niente.
Ora si potrà comprare una cucina componibile o una nuova lavastoviglie con il contributo dello stato. Il Corriere, subito sotto il coccodrillo per Raimondo Vianello, dice che questo servirà per riavviare l’economia.
Bene. Bene.
L’Altra Faccia della Giustizia
9 aprile, 2010 di Dani di Yastaradio
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest, Oltre il Confine
Da qualche decennio ormai, prima in America e di seguito anche in Europa, si sta diffondendo un nuovo paradigma di giustizia che si propone di superare i precedenti fallimentari modelli (quello retributivo e quello riabilitativo(1) ), diffondendo un approccio giuridico ma soprattutto culturale alternativo.
Questa nuovo approccio ai temi della giustizia viene chiamato riparativo.
Note
- Il modello retributivo di giustizia è quell’approccio che prevede la garanzia di una pena certa e proporzionata alla gravità del reato, con conseguente effetto deterrente sul comportamento criminale futuro.
Il modello riabilitativo invece sposta l’attenzione dal reato al reo, affidando alla giustizia il compito di mettere in atto azioni volte ad arginare la recidiva attraverso la riabilitazione e il reinserimento.
Il modello Riparativo si differenzia da questi precedenti approcci perché pone al centro la vittima e i danni ad essa provocati. Lo Stato viene ad assumere un ruolo di vittima secondaria. L’autore del reato non è un soggetto passivo al quale vengono rivolti i trattamenti, ma un soggetto attivo che si adopera per riparare il danno provocato. [↩]
