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E’ da un po’ di tempo che mi trattengo sulla politica. Anni fa non avrei mai immaginato che un simile argomento avrebbe potuto consumare il mio fegato in maniera così abnorme. Anni fa c’era spazio solo per un più che qualunquista “sono tutti uguali”. Oggi non è più così, sto ore e ore a perdere tempo sulle farneticazioni di Repubblica e il Corriere della Sera, in costante aggiornamento sulle evoluzioni dell’agenda del paese.

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La notizia di cui vi parlerò oggi è molto vecchia. Ha goduto di un minimo di stampa solo nel mese di aprile del 2008, poi è scomparsa. Probabilmente molti di quelli che leggono non la conoscono.
Se un fatto del genere fosse accaduto altrove, avrebbe fatto un po’ più di rumore, ma la cosa è accaduta a Treviso, nel cuore di quella Padania, che in nome di una politica nuova e rivoluzionaria rispetto al faccendismo romano, vuole la separazione dei suoi destini da quelli del resto del paese.

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Siamo in agosto, il mese destinato (almeno da chi può) alle meritate vacanze.

Fa caldo per tutti, figurarsi per un governo ombra. E così, mentre quel prepotentone di Putin se la prende con la Georgia, i quotidiani riportano le reazioni dei governi di tutto il mondo, nonché la posizione del ministro degli Esteri Frattini (e ci mancherebbe che non l’avesse!), ma ci lasciano orfani della posizione ufficiale del PD. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

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Tempo fa, su queste pagine, il Comandante Nebbia rivolgeva un appello all’elettorato di Centro-Destra perché fornisse le motivazioni del voto allo schieramento capeggiato da Berlusconi. La domanda era interessante, ed alcune risposte sono venute. Dal mio punto di vista, le risposte non erano convincenti. Per questo ho voluto condurre personalmente un’analoga mini-inchiesta e devo dire di non aver ottenuto risposte molto più interessanti.

A parte forse una.

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Non vi parlerò del dito di Bossi. Certe fesserie le lascio a chi di mestiere fa il disinformatore e con queste cose ci si guadagna la pagnotta. Io ho un lavoro vero.
Se c’è qualcuno in questo paese (e sembra che siano tanti) che, grazie a un dito e a una maglietta, ha permesso ad un gruppo di opportunisti di sedere al lauto banchetto del potere per trent’anni senza produrre alcun risultato operativo, dovrebbe fermarsi un attimo e riflettere.
Poi, se e quando verrà il momento, vedremo se oltre al dito sanno usare tutta la mano. Io poco ci credo. Vedremo. Io sto qua e aspetto.

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Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?

Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!

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Il ponte sullo Stretto di Messina è a mio avviso oggi molto più di un ambizioso progetto di ingegneria.
Esso costituisce infatti il migliore esempio della “cultura del no” che blocca le prospettive del centro sinistra e dei democratici più in generale.

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Quando un uomo si impone un ruolo che non è nel suo carattere fa una terribile violenza a se stesso e difficilmente ottiene risultati soddisfacenti. Qualcuno dovrebbe spiegare al segretario del Partito Democratico che aver vinto qualche torneo di burraco e gli occhi adoranti di Marianna non fanno automaticamente di lui un condottiero. Se ci sono difficoltà nel farglielo capire, ci posso provare io. In genere me la cavo in questi casi nei quali bisogna far digerire un’amara verità alle persone. Lasciatemi qui il suo cellulare e appena trovo un attimo gli faccio un colpo di telefono.

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Se solo una decina di anni fa qualcuno ci avesse predetto che la sinistra italiana non avrebbe più avuto rappresentanza parlamentare, che la presidenza del consiglio sarebbe stata nelle mani di un impresario di avanspettacolo, che si sarebbe ricostituita la Democrazia Cristiana, sia pure in una versione annacquata e molto più a destra rispetto all’originale, che lo spirito di rivolta riformista e rivoluzionario del paese sarebbe stato incarnato da un ex commissario di polizia, poi magistrato forcaiolo con evidenti limiti espressivi e paurose sbandate fasciste, avremmo cercato di distrarlo e chiamato di nascosto il 118 (che non esisteva ancora).

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Le criticità all’interno del Partito Democratico iniziano a palesarsi pubblicamente e molto prima del previsto. Arturo Parisi (luogotenente di Romano Prodi), proprio ieri, ha fatto «outing» chiedendo la «testa» di Veltroni direttamente dalle pagine del Corriere della Sera e rivendicando la paternità del Pd.

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