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Fare il Papa, di questi tempi, non deve essere una passeggiata.
Non perché sia difficile oggi più di un tempo essere difensore della fede cristiana di ortodossia cattolica che - ancorché sia attaccata in tante parti del mondo - contiene di suo motivi di validità e di attualità.

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Gli amici, se non mi prendono bellamente in giro, spesso mi dicono: “Ma tutti quei riferimenti culturali dove li prendi? Hai studiato molto o leggi molto?” Alcuni, pochi in verità, aggiungono: “Sei davvero bravo!”

A questo punto, poiché non mi sento né bravo, né studioso, né intellettuale, ma nemmeno una completa “schiappa”, voglio confidarvi un segreto, che in fondo potrebbe anche non interessarvi.

Io leggiucchio qua e là, un po’ di tutto, e quando mi capita sotto gli occhi una frase che mi piace, una massima, un proverbio o altro, spigolature in fondo, me li appunto e poi, alla prima occasione, li esibisco. Mi piacciono i detti latini, che ho studiato nel mio lontano passato, cui faccio spesso ricorso per dare più “spessore” ai miei ragionamenti. Ve ne ammannisco un paio subito subito ché potrebbero adattarsi a ciò che dirò in seguito: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur” (Il popolo vuole essere ingannato, dunque sia ingannato). L’altro forse più cogente (mamma che aggettivo!) al momento che attraversiamo: “Nulla salus bello” (“Non c’è nessuna salvezza nella guerra”. Virgilio, Eneide, XI, v. 362).

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29/07/2008.- Mi agito sulla sedia, sventolando il ventaglio - un po’ per il caldo e un po’ per darmi un tono… Sto aspettando Magdi. Sì, proprio lui Madgi Cristiano Allam.
Comano Terme: varco in trepidante anticipo la soglia che mi separa dall’incontro. Mi sono messa un po’ in ghingheri. Sarà un appuntamento indimenticabile, nella cornice di questa natura rigogliosa ma casta.

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Stamattina il cielo è rannuvolato e lo sono un po’ anch’io. Non so nemmeno per quale ragione. Mi accingo a fare colazione quando sento grattare sui vetri del balcone che dà direttamente in giardino. Giardino? Un po’ di terreno intorno al mio appartamento, sì e no settanta mq, anche mal tenuto. Guardo con un certo sospetto, ma anche con un po’ di apprensione, temendo di trovarmi di fronte ad un rom che mi vuole aggredire a tradimento in casa mia. Penso subito che devo provvedere…ma nel giardino vive e vegeta Carneade, il mio cane. Che fa? Nemmeno si è degnato di darmi un leggero allarme con un piccolo latrato? Invece dietro il vetro c’è proprio Carneade, che mi fa segno di volere entrare.
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Martin Kippenberger è stato un grande artista tedesco il cui vissuto è stato caratterizzato da forti tensioni interiori e tormenti esistenziali. E’ morto 11 anni fa, ad appena 44 anni, lasciando un discreto patrimonio di opere. Una di queste raffigura una rana crocifissa, con un boccale di birra in una mano ed un uovo nell’altra. L’autore l’ha definito un autoritratto nato da un periodo buio ma nel tempo il messaggio dell’opera si è evoluto diventando simbolo del mitteleuropeo tipicamente ubriacone e blasfemo in privato ma integerrimo cattolico in pubblico.

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Qualche sera fa ho avuto l’opportunità di essere presente ad un incontro/dibattito sul costo ipotetico della chiesa cattolica per lo stato italiano. Erano presenti Curzio Maltese, l’autore del libro “La Questua” nel quale analizza i costi attuali e le mancate entrate da parte dello stato sui beni della chiesa e Umberto Folena, giornalista dell’avvenire il quale ovviamente interpretava la parte “accusata”, più una simpatica moderatrice con il carisma di Charlotte di Sex and the City. Ovviamente, essendo l’incontro a Bologna e facendo parte di una serie di incontri dedicati alla ragione, il pubblico era tendenzialmente a favore delle tesi di Maltese. A questo aggiungiamo che Folena non ha fatto assolutamente nulla per cercare di fare breccia nel cuore degli ascoltatori anzi, mediante sapienti battute da Bar dello Sport di quart’ordine subliminalmente offensive (battute scontate tipiche di discussioni in cui l’audience ha un basso livello intellettivo e culturale), ha rischiato in più di un’occasione il linciaggio verbale e fisico.

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A leggere i resoconti a caldo della manifestazione girotondino-dipietrista organizzata da MicroMega conclusasi stasera a Piazza Navona (scrivo alle 22 dell’8 luglio) viene tristezza. Se questa è la punta di diamante dell’opposizione a Berlusconi, il Cavaliere può dormire sonni tranquilli.

I soliti resoconti della Questura parlano di 15.000 partecipanti, gli organizzatori ne rivendicano 100.000. Facciamo finta che a piazza Navona, in una bella serata di luglio, non ci si possa andare anche solo per fare il turista: mettiamo il caso che piazza Navona non fosse stata abbastanza vasta, che i volenterosi non fossero 100.000, ma 200.000.

E allora, sarebbe cambiato qualcosa?

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Prima di entrare nel merito di quanto intendo sviscerare col presente articolo, ritengo indispensabile porvi alcuni semplici quesiti:

Ritenete importante la formazione delle ‘giovani menti’?

Voi genitori, valutate l’istruzione dei vostri figli come un bene inestimabile?

Pensate sia fondamentale che essi abbiano a disposizione tutti gli strumenti possibili per crescere consapevoli, divenendo adulti responsabili e realizzati, in grado di affrontare e superare i problemi e le difficoltà che inevitabilmente incontreranno?

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Ha compiuto ottant’anni lo scorso 19 marzo, Hans Küng. Ma il piglio vivo e alacre con cui affronta la platea dell’Università della Bicocca sgombera subito il campo da equivoci: il primo volume della sua monumentale autobiografia, La mia battaglia per la libertà (Diabasis), non è un punto d’arrivo, e lui non intende “ricapitolare” nulla. “Mettere al centro l’idea di libertà - spiega l’illustre teologo - significa guardare avanti”. La vita, continua Küng, scrive sempre le storie più interessanti. E per questo le vicende che racconta sono vere. Uno scorcio manzoniano in queste parole e, forse, non potrebbe essere altrimenti. Squarci d’una religiosità severa, vissuta con austera passione, ma esigente e mistica.

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“Bush ammette: sulle torture sapevo tutto”. E’ il titolo di un articolo de “Il Mattino”, pubblicato il 13 aprile 2008. Fino a qualche tempo fa noi, poveri illusi, sapevano che Bush era rimasto sorpreso ed indignato per le torture che si perpetravano ai danni dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghaib e a Guantanamo, perché sospettati di essere terroristi di Al Qaida. Tanto è vero che furono celebrati anche dei processi contro i torturatori, infliggendo loro anche molte condanne penali. E’ stata tutta una farsa come la guerra in Iraq.

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