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I sindaci con i botti in testa

1 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Ispirati dall’appello di una piccola associazione per la difesa degli animali, numerosi sindaci hanno vietato i fuochi d’artificio a capodanno. Un provvedimento che desta molte perplessità,  a partire proprio dalla pretesa dell’associazione animalista, preoccupata del benessere degli animali domestici.

Animali che prima di qualsiasi altra considerazione non dovrebbero passare la vita rinchiusi in appartamenti, pratica che invece non raccoglie alcuna critica o stigmatizzazione da parte della stessa associazione promotrice o di altre, piuttosto inclini invece a celebrare “l’amore per gli animali” che condanna milioni di esemplari a una vita da reclusi tra quattro mura o in una gabbia.

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Alfano Boccia le Primarie nel Pdl

Secondo Alfano è inutile fare le primarie per la scelta del leader del Pdl quando si sa che il popolo Pdiellino sceglierà comunque Berlusconi perché è lui il catalizzatore del partito e solo in lui vedono la leadership, pertanto sarà lui a presentarsi alle prossime elezioni.

Questo, in sintesi il ragionamento del segretario del Pdl Angelino Alfano.

Dopo le polemiche all’interno del partito tra coloro che vogliono le primarie e chi no, il segretario da una linea chiara e definitiva: niente primarie che, tra l’altro, definisce “un sacrificio organizzativo inutile”.
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Default Italia, 67 Giorni al Fallimento. Una Nuova Norimberga

4 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Sono passate da poco le 18 e qui, nel profondo Nord Est italiano, piove e c’è la nebbia. E’ un pomeriggio che sa già di autunno. Sole, caldo e vita distano migliaia di giorni e migliaia di chilometri.

Leggo, più per masochismo che per necessità, la pagina del corriere on line dove, per l’ennesima volta, si riassumono i punti salienti della manovra 3.0 o 4.0 (cit.), non ricordo più.
Più o meno a metà, non mi sembra più di leggere, ma di assistere ad una puzzolente e nauseabonda evacuazione corporale. Come pezzi di merda che cascano nel cesso, la deiezione fecale travestita da manovra finanziaria si compone di stronzi grandi e piccoli. Carnosi, morbidi, pesanti. Si vede che chi li sta cacando sono anni che mangia bello grasso.

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Un Governo in Subappalto

5 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest

Facciamo un brevissimo riepilogo della situation per cercare di capire chi comanda veramente in Italia, che qui si rischia di perdersi in un labirinto di intrallazzi.
La sensazione è che il governo del grande comunicatore sia stato dato in subappalto, visto che chi ha ufficialmente vinto la gara, ormai è evidente, non è assolutamente capace di governare perché qualsiasi cosa tocca la fa fallire neanche fosse affetto dalla maledizione di un Re Mida all’incontrario. Meglio che si dedichi quindi a trombare nel suo patetico casino domestico e a far meno danni possibili. Il gran frullo di passere notturne ad Arcore potrebbe essere un modo, ideato da premurosi amici e amici degli amici, per tenerlo abbastanza rincoglionito di giorno per permettere agli altri, i subappaltatori, di lavorare in pace, visto il disastro in corso. Un giorno magari scopriremo che quella sonnolenza perfino durante le cerimonie di beatificazione dei papi (intesi come pontefici) era dovuta anche a qualche pasticchina di clorpromazina. “Ma cosa hai messo nel caffè?”, diceva una canzoncina degli anni ’60. Leggi il resto

I Bambini Sono di Tutti, i Cani del Padrone

Ho letto con un certo disappunto delle polemiche che si sono sviluppate intorno all‘articolo di Maria Volpe dove si descrive, con una certa efficacia, il fatto che in alcuni locali e, più in generale, il alcuni ambienti, gli animali (cani e gatti) siano meglio accolti dei bambini in carrozzella (o a piedi, aggiungerei).

La genitorialità non è necessariamente un valore, nel senso che se uno vuole i figli li fa, se invece non li vuole non è tenuto a farli. Se poi gli piacciono i cani e ne prende uno, due, tre, dieci, ci dorme insieme, gli da i bacini sul musetto e gli prepara la pappa, liberissimo. Ognuno, nei limiti della convivenza civile, fa un po’ quello che vuole.
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In Italia Tutto si Può Fare …

12 marzo, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

In Italia tutto è possibile.
Si può cambiare la legge, la Costituzione.Il reato può diventare ingiusto in base al reddito e il sopruso trasformarsi in diritto acquisito. Si può comprare la verginità di adolescenti, ma anche l’età con un semplice ritocco anagrafico.
Si può comprare la vita e la morte di bambine e bambini, e ritrovarsi dopo anni con un pugno di mosche. Si può corrompere, colludere, mafieggiare, stando seduti sugli scranni parlamentari e in cori cardinalizi, in attesa di leggi ad personam che rendano candide le anime e i casellari giudiziari.

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Un’Altra Idea di Giustizia

18 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Cazzotti, latest, Oltre le Righe

Mi capita spesso di inciampare nelle manifestazioni di sdegno, le più disparate, con cui i bravi cittadini cercano di distinguersi dai loro concittadini cattivi.

Talvolta a ragione:

Ma come, puzzone, io pago le tasse e tu no?”

È implicito nella comune accezione di giustizia che i cittadini siano tutti uguali davanti al fisco e che nessuno si comporti come se lo fosse un po’ di più.

Altre volte sulla base di semplici aspettative deluse:

“Avevo riposto in te tante aspettative e tu così mi ripaghi?”

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MenteCritica.net in Vendita

15 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Massimo Calearo, Bruno Cesario, Silvano Moffa, Domenico Scilipoti, Maurizio Grassano, Antonio Razzi, Catia Polidori, Giampiero Catone e Maria Grazia Siliquini ci hanno dato l’ennesima lezione di vita. Il mutuo, la ristrutturazione dell’appartamento, l’aziendina, teniamo tutti famiglia, dobbiamo campare. Con l’opposizione al sistema non si vive a meno che non sei un santo laico come Grillo, Santoro, Travaglio e compagnia bella. Per gli sfigati incapaci come me non resta che l’acquiescenza servile verso il padrone pagatore.

Questo sito fa un centinaio di migliaia di contatti al mese, io me la cavo a scrivere tutto e il contrario di tutto. Esempio:

Versione A

“Ieri la democrazia italiana ha raggiunto il livello più basso della sua storia. Nelle aule sorde e grigie di un parlamento ostaggio degli interessi di un satrapo arroccato a difesa dei suoi privilegi si è avuta l’ennesima dimostrazione che non esiste rappresentanza politica popolare, ma solo una battaglia tra oligarchi che, indifferenti ai bisogni della nazione, si battono in nome delle loro fortune personali come soldati di ventura che saccheggiano una città”

Versione B

“Ieri, a dispetto di un’opposizione che continua ad invocare il fantasma di un’inesistente dittatura, il parlamento italiano ha fornito l’ennesima prova della sua indipendenza di fronte ai giochi di potere di uomini interessati esclusivamente alle loro fortune personali ed indifferenti ai bisogni della nazione. In un’aula di Montecitorio insolitamente luminosa e frizzante di allegria, il disegno di un ambiguo figuro che si era proposto di rovesciare la volontà popolare per servire oscuri interessi è stato stroncato dalla coraggiosa azione di pochi singoli che, sfilandogli di fronte, hanno avuto il coraggio di dire “No” senza piegare la schiena e guardandolo dritto negli occhi”.

In qualità di amministratore e principale redattore di Mentecritica.net mi pongo ufficialmente in vendita. Recentemente ho subito pesanti tracolli finanziari, sono reduce da un licenziamento e da un trasloco sulla Luna che mi è costato tre litri e mezzo di sangue. Tengo famiglia.
Chiunque abbia una causa da propagandare, un partito da sostenere, un prodotto da vendere, mi contatti. Posso agevolmente deprecare il gioco d’azzardo o consigliarlo, parlar bene della famiglia cristiana o sostenere il matrimonio omosessuale, fare preconi sulla sobrietà o incoraggiare l’uso di alcol e fumo.
Vista la situazione garantisco lavori rapidi a prezzi bassi. Preventivi gratis. Scrivere qui.

Il Crepuscolo del Bunga Bunga

Il Ventennio e gli Anni del Bunga Bunga

Gli anni del Bunga Bunga stanno per finire. E’ vero, Berlusconi è ancora lì, ma il belrusconismo è morto. Lo si capisce non dall’avanzata degli avversari, ameboidi ed inerti anche nel momento di massima debolezza del loro antagonista, ma dalla fuga disperata ed irriverente dei tanti topi che stanno abbandonando la nave. Per farsene un’idea basta leggere l’intervista di Feltri a “Il Fatto Quotidiano” dove il caro Vittorio, in poche righe,  non si limita a rinnegare tre volte prima che il gallo canti, ma si offre già candidamente al nuovo padrone di domani, quella Lega Nord con la quale da tempo condivide l’approccio culturale alla vita e l’elegante, misurata dialettica.
E’ probabile che di qui a qualche settimana si assisterà ad una successione di abiure che ricorderà quella che seguì la caduta del fascismo, quando per strada si camminava calpestando “cimici”, il distintivo del PNF che si portava appuntato sul bavero della giacca.
Gli anni del Bunga Bunga non ci lasciano nemmeno un distintivo. Magari si correrà il rischio di sporcarsi le suole con un preservativo usato o con della polvere bianca di incerta natura, ma certamente non ci saranno lasciti culturali da rinnovare con una nuova visione della vita o ambizioni nazionali da sostituire con un rinascimento filosofico e morale. Gli anni del Bunga Bunga sono stati un periodo di vacanza del cuore e della mente che ci lasceremo alle spalle ritrovandoci di colpo più vecchi, più stanchi, con le tasche vuote e con la sensazione di essere stati ingannati ed illusi come dei bambini. Gli anni del Bunga Bunga sono un pezzo della nostra vita, un tributo pesantissimo che abbiamo voluto pagare all’ambizione di un uomo mediocre che, invece di migliorare se stesso, ci ha convinto a diventare come lui, se non peggio.

La colpa è stata e rimane nostra. Non essere stati capaci di espellere il virus dall’organismo del nostro paese è la prova che la nostra democrazia è seriamente ammalata di immunodeficienza e che questa mancanza di anticorpi ci espone a rischi ancora più gravi nel futuro quando la nazione, fortemente debilitata,  all’uscita dal lungo sogno ad occhi aperti dovrà affrontare la terribile realtà di un’economia in recessione e di un paese che non sa più creare valore industriale o culturale.
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Bunga Bunga Essentials

30 ottobre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

  • Berlusconi quando dice di essere uno di cuore ci crede veramente.
  • A quanto pare basta alzare il telefono e dire a un Capo Gabinetto della questura di Roma una palla qualsiasi per fargli liberare una persona in arresto. Nessuna comunicazione scritta, niente fax, nessun portaordini in motocicletta con ordini firmati. In Italia un buon imitatore può fare un golpe senza muoversi dal suo salotto.
  • In tutte le foto che ho visto, tranne quella su MenteCritica, Ruby ha la faccia zigrinata perché è minorenne. Ora mi chiedo, ma se è minorenne come faceva a lavorare nei locali notturni? Perché ci sono foto di gente che le palpa il culo? E soprattutto, quando le palpavano il culo, aveva la faccia zigrinata?
  • Certo che ridursi a passare le serate con due tipi come Lele Mora e Emilio fede è proprio uno squallore.
  • La Minetti è consigliere regionale, igienista dentale, ex letteronza ed affidataria per minori in difficoltà. Però, quando si dice multiforme ingegno.
  • Secondo Ruby, Silvio è come la Caritas. Se io fossi la Caritas mi offenderei.

Bunga Bunga

28 ottobre, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Storie Italiane

Se non ci fosse l’ennesima minorenne in mezzo, questa storia del bunga bunga sarebbe quasi divertente.
Che una ragazzina possa raccontare certe cose non mi scandalizza. Quello che ci dovrebbe colpire veramente è che, in questo paese, questo tipo di racconto suoni verosimile.
Fra storie di transessuali, puttane, intercettazioni telefoniche, test antidroga e case a Montecarlo, la semiotica del potere italiano trasmette sensazioni di godimento fisico più che di soddisfazione intellettuale. Dal comandare è meglio che fottere si è passati agevolmente al comandare e fottere perché, quando si può, è meglio non negarsi nulla.

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Pomigliano: Bere o Affogare

28 giugno, 2010 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani

Ma chi ci crediamo d’essere? Galvani? –
Mia madre mi zittiva così, se m’azzardavo a chiedere qualcosa che secondo lei era fuori dalla nostra portata. Fa conto un paio di scarpe nuove, o un pallone da calcio.
Erano gli anni cinquanta. Galvani era il padrone della cartiera, chiunque avrebbe capito che era irrealistico pretendere ciò che solo lui poteva permettersi.
Anche se a me non pareva giusto: perché lui si e io no? Domandavo stizzito.
Mio padre alzava gli occhi e mi guardava come si guarderebbe un mentecatto. Scuoteva la testa e accendeva la radio.

L’unico che stava dalla mia parte era il nonno, per il quale Galvani era uno sfruttatore della classe operaia, che presto sarebbe stato spazzato via dalla Storia.
Peccato che in casa nostra il suo parere non contasse nulla.
La borsa la teneva la nonna e lui, come diceva mostrando le saccocce rovesciate, non ne aveva mai in tasca più di una lepre nella giacchetta.

Però potevamo andare alla “Casa del Popolo”, se ci faceva piacere. Dove tutti la pensavano come noi. Anche se in quel modo io ci rimettevo le cinquanta lire della mesata. Su questo mia nonna non transigeva, né io mi sentivo di biasimarla. Lei credeva di fare la volontà di Dio e dunque il mio stesso bene; io credevo di fare il mio dovere verso la Storia. Pari e patta.
In quegli anni neppure degli spiriti liberi, quali mio nonno e io, arrivavano a pensare d’aver diritto di mangiare pollo tutti i giorni, o di avere il frigorifero, o il televisore.
Il televisore non ce l’aveva neppure Galvani.

La coscienza di poter aspirare a una vita agiata, agli elettrodomestici e al riscaldamento, nacque un decennio dopo, con l’industrializzazione diffusa. I polli cominciammo a mangiarli quando si trovò il modo d’allevarli in batteria. Una conquista che cambiò la nostra vita, fondata fin allora sulla polenta, da così a così. Mentre per i polli fu una tragedia, posto che quella novità portò la loro speranza di vita dai sei mesi a un mese, poco di più. Mors tua vita mea. Chi ci è passato lo sa, i diritti vanno e vengono, non sono né sacri, né inviolabili. Né tanto meno immutabili ed eterni.

Mio padre lavorava anche al sabato. Malgrado la Costituzione fosse in vigore ormai da una decina d’anni le condizioni di lavoro erano regolate dal r.d.l. n.692 del 1923, che fissava in 8 ore l’orario giornaliero, per sei giorni alla settimana. A cui potevano sommarsi 2 ore di straordinario al giorno, per un massimo di 12 ore alla settimana.
Peccato che non ci fosse abbastanza lavoro, diceva mia madre.
Una disciplina che durerà fino al 1997, quando la legge n.196 recepirà la prassi in essere e porterà la settimana lavorativa a cinque giorni, per un totale di 40 ore, proseguendo la tendenza al miglioramento delle condizioni di lavoro ,in essere da oltre un secolo.

Qualcosa tuttavia dovette cambiare verso la fine del secolo, se nel ‘98 una richiesta di Bertinotti, di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, fece cadere il governo Prodi.
C’è chi anziché Mercato preferisce chiamarlo Mondo del Lavoro, probabilmente gli stessi che chiamano Operatore Ecologico lo Spazzino, ma a me pare che nella realtà delle cose le condizioni di lavoro, nell’intero pianeta, soggiacciano alle leggi del Mercato. Nel senso che le retribuzioni e i diritti e i doveri dei lavoratori sono oggetto di contrattazione, singola o collettiva, e il risultato è ogni volta il punto di equilibrio attraverso il quale passa la risultante del sistema di forze che rappresenta la realtà economica, locale o nazionale, di quel momento. E siccome le forze mutano nel tempo, muta il punto di equilibrio e mutano le condizioni di vita dei lavoratori, e i loro diritti, tra cui la remunerazione, e i loro doveri.

Ignorarlo, invocando astratti vincoli etici, ai quali dovrebbero subordinarsi le forze animali che muovono i mercati, mi sembra non tanto giusto o sbagliato, quanto irrealistico.
Che ricaduta politica concreta ha sostenere che i diritti non si possono barattare col posto di lavoro, come sosteneva l’altro ieri Rosi Bindi? Oppure che l’accordo con la FIAT non si deve considerare un paradigma, ma un puro accidente, come argomentava Enrico Letta?
L’accordo di Pomigliano, che fissa condizioni assolutamente peggiorative rispetto alle preesistenti, recepisce i nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro quali si sono venuti delineando, nel mezzogiorno d’Italia, nel nostro paese, in Europa, negli ultimi vent’anni. In funzione dei mutamenti che sono avvenuti a livello mondiale dalla caduta del muro in poi.
Che senso ha chiamarlo ricatto? O fingere che non esista?

L’unica cosa concreta che possono fare i lavoratori, in un frangente simile, è di mantenere il proprio posto di lavoro. Perché soltanto continuando a essere lavoratori, e non disoccupati, possono sperare di poter fare qualche cosa, in casa propria e fuori, per mutare in meglio la loro condizione.

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