Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo più e perciò lo conosco poco.
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne dimenticherò mai.
Il tempo non cancella i sentimenti, e i grandi uomini sono immortali.
E dire che io, quel 16 ottobre 1968, non ero nemmeno nato, e quel podio dei 200 metri dell’ Olimpiade di Città del Messico l’ho visto solo qualche decennio dopo.
Quella sera del tumultuoso 1968, due velocissimi uomini neri si ribellavano in silenzio, a testa bassa, mostrando un pugno chiuso.
Il terzo uomo, bianco, si era schierato dalla loro parte, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.















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