E’ arrivata la befana
6 dicembre, 2011 di Eduardo Quercia
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Sembrerebbe che la crisi abbia ristretto tutto, persino la categoria tempo: quest’anno la befana è arrivata con un mese d’anticipo con un bel carico di carbone per i cattivi (soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati) e ricchi doni per i buoni (i più abbienti in genere, a partire dagli evasori). Dalle mie parti si dice: le chiacchiere fanno le chierchie, ma i maccheroni riempiono la pancia (nessuno sa cosa voglia dire esattamente chierchie, ma il concetto resta estremamente chiaro lo stesso).
Ieri sera mi sono ciucciato con l’ingordigia di un affamato bimbo di pochi mesi le copiose chiacchiere di Monti e della sua magnifica, perché magnificata, tecnostruttura, comprese le patetiche lacrimucce della Fornero, una via di mezzo fra libro Cuore e Pinocchio.
Una noia mortale, persino maggiore di quella procurata dai discorsi di fine anno, declinati regolarmente sulla retorica più trita dl Presidente della Repubblica di turno. L’Italia sta per affondare, ecco il decreto salva-Italia. Che l’Italia stesse per affondare lo sapevamo tutti, così come sapevamo che il nostro debito pubblico ammonta a circa 1.900 miliardi di euro e che da 10 anni vivacchiamo nella stagnazione a causa di una crescita pressoché ancorata allo zero.
Guerre di distrazione di massa
17 agosto, 2011 di Lameduck
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La crisi è solo una scusa
14 agosto, 2011 di Lameduck
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Ha ragione . Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose – perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.
Libertà di licenziare il fallito e il suo fiscalista
13 agosto, 2011 di Lameduck
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Per una volta sono d’accordo con Tremonti. Bisogna avere le mani più libere nel licenziare in questo paese. Soprattutto e, per primi, vanno licenziati il fallito ed il suo fiscalista.
Come premessa bisogna dire che il fallito ed il fiscalista di cui sopra sono solo dei volonterosi carnefici, i sonderkommando della situazione. Stanno solo eseguendo gli ordini di un’oligarchia sovranazionale con caratteristiche di associazione per delinquere di stampo mafioso e terroristico che, rifiutandosi di accettare che il capitalismo per come lo conosciamo è ormai un cadavere gonfio e puzzolente che butta fuori da tutti i buchi, assassinato da quella neoplasia maligna che si chiama neoliberismo, crede di salvare il proprio potere corrotto cancellando tutto ciò che di diritti dei lavoratori e walfare state è rimasto nei nostri paesi.
Articolo 81, Articolo 41 e Statuto dei Lavoratori
12 agosto, 2011 di redazione
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Luciano Gallino: «Toccare lo statuto è una regressione giuridica»
intervista di Tonino Bucci
Uno spettro si aggira nel mondo, il double dip. In gergo finanziario indica la rappresentazione grafica della recessione a forma di W, quella più temuta, composta da due tracolli in successione. Crisi, ripresa, nuovo crollo. La storia novecentesca del capitalismo non dovrebbe farlo dimenticare. Anche la catastrofe del 1929 si manifestò in pieno dopo quattro-cinque anni. In un primo momento la risposta in America fu improntata alle ricette tradizionali: salvataggio delle banche e messa in sicurezza del sistema finanziario. Solo dopo venne il New Deal di Roosevelt, un piano di massicci investimenti pubblici dello stato e una riforma fiscale con imposte per i ceti ricchi. Oggi, stesso film. La risposta dei governi alla crisi globale negli ultimi tre anni non è uscita fuori dagli schemi tradizionali. Le ricette di cui discute anche il governo italiano – pareggio di bilancio, tagli alla spesa pubblica, riforma del mercato del lavoro – accelerano gli effetti recessivi. Dai recinti del neoliberismo non si esce, la dottrina ufficiale è che «l’indebitamento eccessivo è sempre seguito da almeno un decennio di bassa crescita, in cui consumi e investimenti languono e la disoccupazione resta elevata» (Sole 24 Ore di ieri). Ma davvero è così? Ne parliamo con il sociologo Luciano Gallino.
Abbecedario Italiano
10 marzo, 2010 di redazione
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Prepara i tuoi bambini al loro futuro di cittadini italiani con l’abbecedario di MenteCritica. Per ogni lettera, una parolina ed un disegno che servono per imprimere nella mente dei bimbi il concetto associandolo alla letterina. Stampa l’abbecedario e fai colorare le figurine.
Buon divertimento bambini e dite grazie a mamma e papà per avervi procurato un gioco così bello ed un futuro così splendente.
Non adatto ai bambini di età inferiore a tre anni.

Il Posto Fisso è una Fregatura
4 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Qualche mattina fa leggevo la bella lettera di un amico che, parlando del suo lavoro (da dipendente), raccontava dell’entusiasmo con il quale sta affrontando le nuove responsabilità che gli sono state affidate e della determinazione che intende avere se e quando si tratterà di prendere decisioni difficili e dolorose.
Mi ero ripromesso di non commentare o almeno di non commentare troppo. Ognuno fa il suo percorso e non è utile trasmettere esperienze che fanno riferimento ad altri tempi ed altri costumi.
Ora, invece, mi ritrovo a scrivere di lavoro, forse proprio avendo in mente quella bella lettera ed, in particolare, i passi dove il mio amico descrive il modo con il quale è stato capace di conciliare il maggiore impegno con la vita familiare.
Per quanto sia poco loquace nella vita a base carbonio, questa virtù non mi è stata concessa in quella a base silicio dove, ormai da anni, parlo e sparlo di ciò che conosco e, con molta disinvoltura, di ciò di cui non so nulla.
Chi mi vuole bene, mi perdonerà. Degli altri non mi preoccupo.
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Una Cambiale Firmata Berlusconi
8 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
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Fa tristezza, prima che rabbia, leggere la lettera al direttore di Piero Ichino .
Che un argomento di tale portata sia praticamente escluso dal dibattito politico nazionale e confinato nello spazio destinato alle letterine a Babbo Natale dà ampiamente la misura della povertà intellettuale di una nazione i cui interessi orbitano, ormai quasi esclusivamente, intorno allo stomaco inesausto di un vecchio satrapo ampiamente in credito con la vita e che .
[...] È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B —«a progetto», o comunque a termine— è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla «normalità», costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato. [...]
Il Mondo dei Disoccupati Cronici
5 febbraio, 2010 di Storie Italiane
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Salve,
sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta di disperati che è costantemente alla ricerca di lavoro e quando lo trova si sente dire: “le faremo un contratto a termine per tre mesi poi forse ci sarà una proroga” o nel migliore dei casi sono sinceri e ti dicono: “stiamo cercando solo per alcuni mesi..”. Al 90% è sempre cosi.
Ho 33 anni, sono giovane, vorrei farmi una famiglia, ma non lo posso fare perché gente come me, lavoratori di serie b o c se vuoi, non può.
Diritti Precari – Seconda Parte
22 gennaio, 2010 di Gaspare Serra
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E’ possibile leggere la prima parte a questo link.
I termini “lavoro” e “precarietà” sempre più spesso sono impiegati in Italia come sostanziali sinonimi. Le riforme del lavoro susseguitesi nell’ultimo decennio (dalla riforma Treu del centrosinistra a quella Biagi del centrodestra) si sono, infatti, caratterizzate per un tratto comune l’introduzione di una notevole “flessibilizzazione del lavoro” (di nuove forme contrattuali a termine), da un lato e la mancata previsione di “garanzie e tutele” specifiche per i lavoratori a termine (o la mancata estensione, in alternativa, delle tutele già previste per il lavoro a tempo indeterminato anche ai precari), dall’altro lato.
La normativa del lavoro vigente in Italia, dunque, se, da una parte, incentiva i datori di lavoro ad assumere “a tempo determinato” (essendo tali rapporti di lavoro sottoposti a trattamenti fiscali di favore e/o esenti dalle più stringenti maglie di protezione che proteggono il lavoro a tempo indeterminato) dall’altra non incentiva affatto a valorizzare le professionalità dei precari stabilizzandoli nel tempo (dopo una sia pur opportuna fase iniziale di verifica della professionalità e del rendimento del lavoratore).
Dinamica del Futuro Prossimo Venturo
25 settembre, 2008 di mc
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Secondo la mia personale esperienza ci sono due sistemi essenziali che gli uomini utilizzano per interagire tra di loro.
Il primo è quello naturale per eccellenza, la sopraffazione. La competizione per la risorsa viene risolta con l’applicazione della forza bruta fino alla definizione della questione.
Il secondo è quello della mediazione dove il risultato viene raggiunto attraverso un perfezionamento evolutivo della transazione ottenuto per via di dettagliate ripartizioni della risorsa o regolamentazione fine dell’accesso alla stessa.
